Non basteranno i muri a fermarli

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I movimenti di popolazioni, oggi, sono inevitabili. La tecnologia che noi abbiamo in Occidente per i nostri spostamenti è a disposizione anche di chi si muove da Paesi meno abbienti e dei trafficanti di esseri umani. Che si tratti di rifugiati o di migranti per ragioni economiche credere di respingerli con barriere è un po’ ingenuo. Capisco che dal punto di vista elettorale possa servire dirlo. Sul breve periodo. Ma il problema si ripresenterà (Filippo Grandi, alto commissario UNHCR; fonte).

L’idea di tenere lontani gli invasori, nomadi, migranti e vaganti di ogni genere con delle barriere impenetrabili è antichissimaL’hanno avuta per primi i cinesi, più o meno 2.300 anni fa, con l’inizio della costruzione della muraglia, completata nel XVI secolo. Facendo un lungo salto storico il muro di Berlino ha assunto un significato diverso; non tenere lontani i nemici ma tenere dentro, prigioniera, la popolazione della DDR che desiderava fuggire e raggiungere quello che all’epoca si chiama “mondo libero”. Le barriere, comunque sia, ricordano storie di esclusione. Tenere fuori, o tenere dentro, sono forme diverse di esclusione. E se ai muri aggiungete i reticolati e i fili spinati, a chi non è giovanissimo difficilmente non vengono in mente i lager nazisti, i gulag stalinisti e altre atrocità. Ma evidentemente la storia si ripete continuamente e sin dalla metà del secolo scorso, muri, reticolati, blocchi, zone controllate militarmente sono stati costruiti, sostanzialmente nella nostra grassa indifferenza, in numerose aree del mondo. Prima di elencarveli devo fare una piccola digressione.

Quando ho iniziato questa ricerca immaginavo di incontrare mezza dozzina di barriere (oltre quelle recentissime europee); mi sono invece imbattuto in un loro numero impressionante, tale che ho dovuto rinunciare a una più dettagliata descrizione per non appesantire il testo. Sono sicuro di non averli elencati tutti, e certamente alcuni “muri” (più spesso fili spinati) sono tremendi e rilevanti e altri semplici testimonianze di stupidità locale. Ma che sia l’opera di un sindaco xenofobo o di un primo ministro guerrafondaio, queste barriere rispondono, tutte, all’idea della separazione dall’altro, della negazione dell’inclusione, della paura e conseguente ostilità verso la contaminazione.

Questo è l’elenco che sono riuscito a ricostruire:

  • Muro di Gorizia (1947-2004) ha separato, negli anni caldi dei rapporti post-bellici fra Italia e Jugoslavia, italiani e sloveni (fonte);
  • barriera India-Pakistan (dal 1947): 3.300 Km. di recinzioni fortificate e sistemi di sicurezza volute dal governo indiano (fonte).
  • Corea (dal 1953 ad oggi), zona demilitarizzata coreana (ZDC) di 248 Km. per dividere le due Coree dopo la firma dell’armistizio (fonte);
  • Belfast (dagli anni ’60 ad oggi), muro di 13 Km. per dividere la popolazione cattolica da quella protestante (fonte);
  • Cipro (dal 1974 ad oggi), zona verde demilitarizzata di 180 Km. con sette valichi per separare la zona turca da quella greca (fonte);
  • Marocco (dal 1982 ad oggi), 2.720 Km. di muro nel Sahara occidentale per difendersi dal Fronte Polisario, denso di bunker, fili spinati e migliaia (qualcuno dice milioni) di mine anti-uomo (fonte);
  • bigstock-Fence-with-a-barbed-wire-16871762muro fra Kuwait e Iraq (dal 1991); 190 Km. costruiti dopo la prima guerra del Golfo per prevenire ulteriori invasioni da parte dell’Iraq (fonte);
  • muro fra India e Bangladesh (dal 1993); ben 3.200 Km. di filo spinato, cemento e mattoni per impedire l’immigrazione verso l’India (fonte);
  • muro al confine fra Messico e Stati Uniti (dal 1994); frutto di successive aggiunte per proteggere gli USA dall’immigrazione clandestina messicana e sudamericana in genere (fonte);
  • enclave spagnola di Ceuta (dal 1999) e Melilla (dal 1998) in Marocco, doppia barriera metallica attorno alle due città per impedire l’immigrazione illegale, pagato con finanziamento europeo (fonte);
  • muro di Quebec (dal 2001): costruito per proteggere l’area del Summit of the Americas (fonte);
  • il muro di Cisgiordania (dal 2002) voluto da Israele: 790 Km. di barriera nel solco dell’espansionismo e della segregazione voluta da Israele (fonte);
  • Botswana-Zimbabwe (dal 2003), 500 Km. di rete elettrificata per separare il ricco Botswana dal povero Zimbabwe (fonte);
  • Qalqilya, Cisgiordania (dal 2003): un’intera città palestinese completamente circondata da mura con due soli varchi; naturalmente per proteggere Israele (fonte);
  • barriera Arabia Saudita-Yemen (dal 2003) voluta dai sauditi per contrastare l’immigrazione illegale dal più povero Yemen (fonte);
  • barriera di Dandong, Cina (dal 2003) al confine della Corea del Nord (fonte);
  • muro fra Thailandia e Malesia (dal 2006?; fonte);
  • muro fra Arabia Saudita e Iraq (progetto 2006 ripreso di recente; fonte);
  • muro di via Anelli a Padova (2006) per separare un’area di difficile integrazione dalla sana borghesia cittadina (fonte);
  • muro di Baghdad (2007; poi anni successivi); dopo un primo muro per separare sciiti e sunniti sono recentemente ripresi lavori per limitare le infiltrazioni terroriste (fonte);
  • muro di Rio de Janeiro (dal 2009) costruito per isolare alcune favela (fonte);
  • muro Iran – Pakistan (dal 2010): 700 Km. di terra, pietra e filo spinato per proteggere l’Iran da droga e terroristi (fonte);
  • muro Israele – Egitto (dal 2011) voluto dagli israeliani per contrastare l’immigrazione e il terrorismo; 230 Km. di filo spinato, torri e sistemi di sicurezza (fonte).

Muri 01bwEd infine ecco i recentissimi muri europei per fermare gli immigrati (oltre a Ceuta e Melilla che trovate nel blocco precedente):

  • Muro di Asotthalom al confine fra Ungheria e Serbia (fonte) l’Ungheria ha poi proseguito con parziali recinzioni sul confine croato (fonte);
  • muro croato-sloveno (fonte)
  • muro bulgaro-turco (fonte);
  • barriera fra Nea Vyssa (Grecia) ed Edirne (Turchia) (fonte);
  • Calais (palizzata attorno al porto per evitare immigrazione clandestina in Gran Bretagna; fonte).

In particolare quest’ultimo elenco è in forte evoluzione (abbiamo da poco saputo delle intenzioni austriache di costruire un muro al Brennero) ed è estremamente significativo che anziché una politica europea dell’immigrazione si debba assistere al tamponamento dell’emergenza, in siffatto modo, da parte di alcuni paesi.

Questo post non ha una vera conclusione, né una morale da trarre. Cercando queste informazioni mi è preso un tale scoramento che non saprei cosa aggiungere. Il delirio, l’insensatezza di questa situazione è tutta nell’elenco semplice e crudo (e incompleto) che vi ho offerto. L’idea di separare, di scavare fossati, di erigere muri per non vedere i più poveri, per non lasciarli infiltrare nei nostri territori, o per tenere distanti popolazioni di fede diversa, potenziali nemici… Mi sembra la sceneggiatura di un film scadente. Ma davvero qualcuno pensa, oggi, di fermare la marcia di centinaia di migliaia di disperati? Davvero un muro e il filo spinato scoraggerà la fame di milioni di fuggiaschi? Aveva un senso all’epoca di Qin Shi Huang, e già in quella della Berlino comunista di senso ne aveva pochissimo, se non come disperata propaganda. Hic Rhodus non è mai stato facilone sui temi dei flussi migratori e abbiamo scritto in precedenti puntate di questo dossier che occorre affrontare seriamente il problema, perché l’Europa non reggerebbe l’impatto di questi flussi enormi. Non siamo affatto fra coloro che dicono di aprire incondizionatamente le frontiere e accogliere tutti. Noi siamo per una politica europea, organica, comune, capace di regolare i flussi attraverso accordi più seri di quello recente e disastroso con la Turchia, capace di intervenire nelle zone di partenza anche con azioni robuste sotto il profilo economico (come previsto dalla proposta italiana Migration Compact) e, se serve, militare (per esempio in Libia). Ma i fossati no. I muri no. Il filo spinato, i campi profughi, i bambini che vagano soli questo no. È inumano ma, soprattutto, è stupido e non servirà.

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Risorse:

Il Dossier migrazione su Hic Rhodus:

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