Il business della pornografia

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Abbiamo trattato l’argomento sotto un profilo abbastanza generale tempo fa ma vale la pena tornarci sopra in virtù della diffusione di diversi dati che offrono una prospettiva nuova al tema. Qui tratteremo specialmente l’aspetto commerciale che è decisamente interessante. Come spiega The Economist in un recente articolo (Naked capitalism, 26 Settembre 2015) l’industria del porno mondiale era arrivata a valere fra i 40 e i 50 miliardi di dollari prima dell’avvento moderno di Internet e della facilità di organizzare e indicizzare migliaia di clip porno gratuite; ora vale probabilmente un quarto ma ciò non significa che non si possano 20150926_IRC846ancora realizzare profitti ragguardevoli. PornHub, leader del settore, dichiara che l’anno precedente (2014) sono stati visti 80 milioni di suoi video con oltre 18 milioni di visitatori fra i quali sono ben piazzati anche gli italiani (vedi figura a fianco). Ma data la gratuità di questi siti in che modo si produce denaro? Col traffico.

Earlier than other parts of the online world, porn discovered that traffic and data are the coin of the digital realm. Tsunami-like traffic became the basis for a new business model. The list sites of the web’s early days sold clicks on their sites to traffic brokers, which redirected visitors to pay sites (stessa fonte).

E guardate che il traffico verso questi siti è impressionante se sempre PornHub dichiara di consumare 1,5 terabits al secondo. Come ha capito qualcuno anche in Italia, non si vende più un prodotto ma si sfrutta il traffico che gli utenti spontaneamente sviluppano cliccando sui banner (confermando che l’oro di Internet siamo noi anche se in maniera un po’ differente da quanto scriveva Ottonieri).

La stagnazione dell’industria pornografica classica causata da Internet (rispetto alla vecchia cinematografia fiorente negli anni ’80 e ’90) ha diverse vie d’uscita menzionate nell’articolo dell’Economist, ma la più interessante (e inquietante) riguarda la realtà virtuale che sta diventando una tecnologia concreta dalla quale si stimano introiti per circa sei miliardi di dollari entro il 2015, dei quali un miliardo provenienti dall’industria porno:

MW-DP298_virtua_20150702124814_ZHThe relationship between adult film and virtual reality will likely be mutually beneficial for the top players — with pornography bolstering the sales and use of headsets, and subscriptions giving the porn industry a much-desired new revenue stream, said Piper Jaffray analyst Gene Munster. “It could revolutionize an industry that has been stagnant for many years,” he said. The porn industry is betting new advances in the technology can convince more people to pay for the content, since sales of traditional adult video have actually been slowing. Revenue growth among adult and pornographic websites increased at an annualized rate of just 0.3% to $3.3 billion over the five-year period ending in 2015, as the business grapples with high piracy rates and the proliferation of free sites such as PornHub that offer homemade content with few ads, according to IBISWorld Market Research. (Jennifer Booton, Porn industry’s billion-dollar new frontier, [http://www.marketwatch.com/story/how-the-future-of-virtual-reality-depends-on-porn-2015-07-15] “Market Watch”, 26 Luglio 2015)

Se queste sono le proiezioni nei prossimi anni non bisogna credere che il porno virtuale non sia già una realtà; da pochi mesi CamSoda fornisce un livestreaming in realtà virtuale per chi ha un dispositivo capace di decodificarlo, come Google Cardboard o altri già disponibili (fonte: John Gaudiosi, Virtual Reality Livestreams Come to the Porn Industry, “Fortune”, 16 Dicembre 2015).

La realtà virtuale pornografica appagherà i consumatori di questo genere? Non è detto: in rete si trovano critiche ironiche come QUESTA, e QUESTA e certamente molte altre, ma ho la quasi certezza che oggi siamo nella preistoria della realtà virtuale (non solo nel porno, ovviamente) e che fra pochi anni se ne vedranno delle belle (comunque intendiate questa frase).

Vorrei finire con una considerazione che dall’economia sconfina nella sociologia: questo enorme traffico, questa quantità considerevolissima di utenti sono uomini e donne, naturalmente. Il solito PornHub ci informa che un quarto dei visitatori è composto da donne, che hanno gusti voyeuristici specifici e ben definiti, differenti fra i vari paesi e continenti. Per esempio le donne americane, australiane e gran parte di quelle europee (italiane incluse) cercano con maggior frequenza video lesbici. Non so se è utile saperlo per i lettori di HR, ma probabilmente per i produttori di pornografia sì.

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