A proposito di garantismo: la questione morale à la viva il parroco

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Fermi! Per favore fermi un attimo, se no non capiamo più nulla. Il PD ha non pochi guai giudiziari. È vero, non si può nascondere ma, soprattutto, non si deve. Altrettanto tutti gli altri partiti, e qui è necessaria una prima dichiarazione di principio: tutti ladri non significa nessun ladro; ovvero: non è che se lo fanno tutti, i reati vengano derubricati o la morale imbocchi una strada particolare dove c’è più tolleranza… E ora corro a una seconda dichiarazione di principio che deve correggere un elemento della precedente: non sono tutti ladri. Sembra ridicolo doverlo precisare ma l’idea che TUTTI i politici siano ladri (o corrotti, o infidi, profittatori, venduti, voltagabbana e via discorrendo) non solo è palesemente falsa ma anche sciocca sul piano logico (se – più o meno – tutti i politici fossero marci sarebbe difficile salvare i cittadini italiani nel loro insieme). Che sia falsa risulta evidente consultando gli elenchi di condannati e indagati. Cercando in rete ho trovato l’aggiornata pagina di L’incredibile Parlamento italiano (di cui non ho verificato né la validità né eventuali tendenziosità politiche) che propone un lunghissimo elenco che fa cadere le braccia, certo, ma dove troviamo una minoranza di politici. Sempre troppi comunque. E si tratta solo di parlamentari. Ovviamente occorre aggiungere gli enti locali. Nel totale, secondo il blog di Grillo, gli esponenti PD indagati nel solo 2015 sono stati 83. Tantissimi. Secondo Franco Bechis, la cui dichiarazione è ripresa nella nota sul Sacro Blog,

Non da quelle labbra [ovvero dal PD] è accettabile l’indegno can can che si sta facendo su un esponente del M5s di un piccolo comune del napoletano [il riferimento è alla vicenda di Quarto]. Vicenda del tutto minore rispetto al 99,99% dei casi in cui è stato coinvolto un esponente Pd.

Questa mentalità è il vero tarlo dell’amoralità politica italiana, ripreso recentemente sui social da esponenti PD che mostravano le percentuali (alte; qui un elenco dove ancora manca il sindaco Nogarin di Livorno) di indagati grillini sul totale dei rappresentanti di quel gruppo, rispetto alla analoghe percentuali (basse) di indagati piddini sul totale delle migliaia di politici di questo partito.

Questa mentalità mina alle radici la prima dichiarazione apodittica fatta all’inizio. Se il dibattito politico rispetto alla questione morale si riduce semplicemente a chi ha più indagati e chi di meno, la conseguenza da trarne è che averne pochi vada comunque benino, sia in qualche modo accettabile. Potremmo anche fare delle classifiche dei reati, tipo “sì, noi abbiamo due corrotti ma voi un mafioso che vale di più!”. Questa è la scorciatoia per non affrontare mai la questione morale. Questo è il modo per esasperare l’opinione pubblica alimentando le partigianerie (“I nostri sono meno ladri dei vostri! Suca!!”) impedendo l’analisi delle cause e l’approntamento di una qualche risposta, necessariamente politica prima che giuridica, che valga per tutti. Io non voglio piddini indagati né grillini né, se mi permettete, nessun altro; vorrei tutti galantuomini e galantidonne con alta moralità che competono per realizzare le migliori politiche pubbliche confrontando idee e valori differenti. Punto. Lo spreco enorme di capitale sociale dovuto alla necessità di occuparsi di scandali (spesso veri e qualche volta presunti) ogni giorno è enorme e i cittadini, anziché scaldarsi nei talk show come nei derby perché il nemico è stato indagato mentre l’amico è stato prosciolto, dovrebbero pretendere una più alta moralità da tutti, nessuno escluso.

E ora quattro semplici punti che a me paiono fondamentali.

  1. Il garantism84da5085cbb9f23fc2d88ed46daf03d3o è un obbligo. È ovvio che l’apertura di un fascicolo non significa che il destinatario sia necessariamente colpevole. Sono molti i casi di politici indagati e poi assolti, quando non addirittura mai arrivati a giudizio per chiusura negativa delle inchieste; molti condannati in primo grado e poi assolti. Carriere politiche in molti casi compromesse. La democrazia può sopportare questo prezzo? In un’epoca in cui costruire artatamente prove false, mezze prove, situazioni in cui “incastrare” il nemico è piuttosto facile, è giusto condannare socialmente, costringendo alle dimissioni, politici che poi dimostreranno la loro estraneità ai reati loro imputati? Questo ragionamento è alla base di ciò che si chiama ‘garantismo’ che ovviamente viene invocato, di regola, dalla parte che vede i propri esponenti sotto la lente dei magistrati. Credo che il garantismo sia necessario, ma a patto che sia per tutti e che sia, diciamo così, moderato. Un conto è essere beccati in flagrante a rubare, corrompere, abusare, altro conto è essere indagati sulla base di contorti sospetti, leciti ma frutto di remote intercettazioni, deboli accuse di parte, ipotetiche deduzioni.
  2. L’onestà personale (di ciascun politico) entra con difficoltà in un’agenda politica. Voglio dire che l’onestà è già un obbligo giuridico, oltre che morale. E se la morale è relativa, i Codici no: rubare è un reato anche se il reo, nel suo fòro interiore, si autogiustifica (“L’ho fatto per il partito, non per me!” era il refrein degli indagati coinvolti in Mani pulite). Con la frase “L’onestà dei singoli non può entrare nell’agenda politica” intendo quindi questo. È ovvio che esista un obbligo all’onestà. Non deve essere necessario ribadirlo sul piano concettuale politico perché, paradossalmente, questa necessità mostra l’incapacità della politica ad auto-controllarsi. L’onestà è un orizzonte valoriale universale indiscutibile ma qualunque ottima persona (politici inclusi) può trovarsi, a un dato punto del suo percorso di vita, a fare i conti con un reato, o quanto meno con una scelta illegittima, o almeno inopportuna. Anche un’attenta selezione del personale politico (ma poi: fatta come?) non può garantire che a un certo punto quella persona (una persona, prima ancora che un politico) non ceda alle lusinghe del potere, a un ricatto, a una necessità… Di questo possibile cedimento ho parlato in un post precedente al quale rimando.
  3. Di più: non è possibile ricorrere a ipotetici indicatori di “onestà” (per esempio l’esibizione della fedina penale) che diano garanzie assolute, come spiegammo in un altro vecchio post.
  4. Tutto ciò premesso, ovviamente molto si può fare, se solo si vuole, per ridurre gli spazi di malaffare e corruttela politica. E ciò che si può fare – solo volendolo – è noto da tempo e da molti commentatori (politici, magistrati, studiosi…) da tempo proposto. Alcuni esempi fra i più urgenti (che non riguardano solo i politici):
  • semplificare la normativa vigente; l’eccesso di leggi, come in Italia, dà spazio a cavilli, interpretazioni, vaghezze e quindi contenziosi infiniti e, specialmente, praterie di malaffare (Corte dei Conti; Passera; Transparency Italia);
  • valutazione, valutazione e ancora valutazione delle politiche pubbliche, e quindi meritocrazia, meritocrazia, meritocrazia (Hic Rhodus; Passera; Transparency Italia). Chiara, trasparente e difesa contro i corporativismi che governano l’Italia (Hic Rhodus);
  • evitare i conflitti d’interesse e rendere trasparente l’amministrazione pubblica (Transparency Italia) incluse le forme di finanziamento dei partiti (Fondazione Magna Carta; Hic Rhodus);
  • allungare i tempi di prescrizione (ANM; Di Pietro) o, in alternativa, prevedere corsie preferenziali per i reati di corruzione (Cantone);
  • ridurre drasticamente le stazioni appaltanti, che ora sono ben 35.000 (Passera; Libertà e Giustizia) e imporre costi standard (Hic Rhodus);
  • abolire le gare pubbliche al ribasso e approvare il nuovo codice sugli appalti (Anac – Cantone; Legambiente e altri);
  • normare il lavoro di lobby obbligandolo alla trasparenza (Transparency Italia; Università Bocconi; Inchieste La Repubblica).

E molto altro, naturalmente. Tenete presente che su alcuni di questi punti il dibattito è abbastanza arretrato e contraddittorio; non tutti, per esempio, sono d’accordo sull’allungamento dei termini di prescrizione, anche fra gli stessi magistrati (p.es. Nordio); sul finanziamento pubblico dei partiti apriti cielo! Diciamo comunque che si tratta di temi che andrebbero discussi e messi all’ordine del giorno di un governo serio, di forze politiche serie – minoranza inclusa – per ridare credibilità alla politica.

corruption.jpgQuello che tutti noi, cittadini, elettori, danneggiati dalla corruzione e dalla cattiva politica, dobbiamo pretendere, è un atteggiamento bipartisan su questi temi. Mettere in cantiere poche buone leggi concrete, approvarle velocemente (la maggior parte è a costi zero; un discreto numero farà risparmiare immediatamente soldi pubblici…) e smettere con la gara su chi ha meno corrotti. Leggi concrete; non complicate leggi generiche, eventualmente istitutive di una nuova “Autorità” (per esempio la Legge 6 Novembre 2012, n. 190: Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione che, malgrado l’altisonante e promettente titolo, istituisce semplicemente l’Autorità Nazionale Anticorruzione – attualmente diretta dall’ottimo Cantone, per carità! – con migliaia di obiettivi su tutto e di più ma con pochi strumenti per operare; qui un’analisi critica).

Se la politica italiana non sarà in grado di accelerare in questo senso sarà condannata, condannando nel contempo l’intero Paese. Senza credibilità (anche internazionale) su questo punto è inutile parlare di riforme. La corruzione ma, in generale, la cattiva politica, sono il vero costo della politica in Italia. Dobbiamo pretendere efficienza dell’amministrazione pubblica; funzionari pubblici cristallini; trasparenza; valutazione e merito; norme (poche e chiare) che impediscano a monte ambienti opachi che favoriscono il malaffare; sanzioni aspre per chi corrompe e chi si lascia corrompere (interdizione pubblici uffici, esclusione da futuri appalti…). Ma se noi cittadini continuiamo a negare il marcio che starebbe nella nostra parte e gioire per il marcio altrui, se tutto si riduce, una volta ancora, a una gara fra gruppi e corporazioni, allora avremo perso. Tutti.

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