Categoria: Società

– Commenti a eventi “sociali” non compresi nei precedenti;
– Televisione; gossip; personaggi…
– Costumi sociali; mode; comportamenti (p.es. il bullismo giovanile).

I legami sociali deboli e la scomparsa del futuro

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E’ impossibile comunicare la sensazione della vita di un qualsiasi momento della propria esistenza, ciò che rende la sua verità, il suo significato, la sua essenza sottile e penetrante. E’ impossibile. Viviamo come sogniamo: soli. (Joseph Conrad, Cuore di tenebra)

Non potete non provare sconcerto verso quelli che potremmo chiamare “sfilacciamenti del mondo”: perdita di umanità, follie incontenibili, comportamenti assurdi, disimpegni imbarazzanti.

Basta con le pseudofemministe a seno nudo

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Questo post esce in ritardo rispetto all’episodio concreto che l’ha provocato perché abbiamo avuto argomenti più pressanti e importanti da commentare. Ma poiché fatti analoghi sono, ormai, stancamente ripetitivi, ieri o domani poco importa, ecco qua una critica di valore generale. L’episodio ispiratore è quello della performer Milo Moiré che l’8 Gennaio ha passeggiato nuda davanti alla cattedrale di Colonia per protesta contro i fatti di capodanno

Progettazione sociale e rete, quali legami?

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Passano gli anni, ma la pratica di lavorare in ambito sociale per progetti rimane una costante, in particolar modo in contesti di disoccupazione giovanile dove l’inserimento lavorativo ed i bisogni socio-sanitari si incontrano per sperimentare nuove strategie comuni di intervento. Ed è proprio attorno a tale aspetto che mi preme sottolineare quanto le partnership, ossia la rete tra partner, possano diventare uno, se non, l’elemento principe per la concretizzazione economico-sociale di quanto pianificato.

Moriremo ammazzati come cani?

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L’ennesimo omicidio di massa negli Stati Uniti, con l’esasperazione di Obama e l’apparente inutilità degli appelli liberali a un maggior controllo sulla vendita delle armi, non può non scuoterci. Una volta assistevamo alla follia omicida americana con sdegno e pietà, giudicandola una stortura nella grande democrazia di oltre Oceano ma ora, dopo Parigi, l’esodo massiccio di immigrati di cui si sussurra di infiltrazioni jihadiste, con i continui furti in villa e le reazioni estreme delle vittime che sparano prima di dare il “chi va là?”, insomma, oggi com’è noto l’allarme sociale è cresciuto e offusca anche l’ottimismo economico che pare in crescita anche da noi. Diciamolo: siamo preoccupati; abbiamo un po’ paura; la violenza si diffonde attorno a noi; chi può si prepara al peggio e chi non sa come difendersi si barrica in casa. Moriremo ammazzati come cani?

È giusto disubbidire?

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Una professoressa coi suoi studenti, durante una recente manifestazione, polemizza con un poliziotto che l’invita a rispettare le leggi replicando “Non si rispettano regole sbagliate”. Sull’onda, poi, continua, a titolo di esempio, sentenziando che nel ’38 le leggi razziali non si dovevano rispettare. L’idea che ribellarsi è giusto (da Sartre a Ottolenghi), che la lotta contro il potere sia sempre corretta (da Pasolini a De Luca – Erri, non Vincenzo) che bisogna essere sempre indignati (Hessel) e via discorrendo è antichissima, sia pure con motivazioni e forme storiche diverse ma si manifesta oggi con una diffusione di massa, una continuità e una pervasività particolari,

Piccoli slittamenti amorali

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Gli uomini fanno il male come le api il miele (Golding)

Con un certa sofferenza personale devo esplicitare – prima di tutti a me stesso – questa consapevolezza che prende forma nella mia coscienza: l’impossibilità di perseguire una verità, se volete utilizzare subito categorie importanti, o anche solo l’impossibilità della linearità della condotta, quella della semplicità della conciliazione fra pensiero e azione. Noi – questo il succo della mia riflessione – non solo non pensiamo sempre le stesse cose, non professiamo sempre gli stessi valori, cambiandoli invece con impressionante velocità in base alle circostanze e convenienze ma, di più, riteniamo di difendere valori fondamentali che sono costantemente traditi dai nostri comportamenti.

Le gang giovanili in Italia

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Se avete una certa età sapete di cosa parlo se cito West Side Story, grande musical e poi grande film (1961) che riproponeva una specie di Giulietta e Romeo tra gang giovanili, una americana (i Jets) e una portoricana (gli Sharks); se avete un po’ meno di quell’età non potete non conoscere I guerrieri della notte (The warriors, 1979, di Walter Hill), notte da incubo per i membri della gang newyorkese dei Warrior che dovranno sfuggire alla caccia da parte di tutte le altre gang della città. Se siete proprio pivelli non conoscete questi titoli ma certamente altri, poiché la cinematografia americana ha frequentato spesso il tema passando da un canone romantico a uno più violento. Se della cinematografia americana non vi importa nulla pazienza, ormai il fenomeno è ampiamente presente in Italia anche se diventa raramente fenomeno da prima pagina, come nel recente caso del capotreno milanese a cui membri di una gang di salvadoregni hanno quasi staccato un braccio a colpi di machete.

Sulla tortura in Italia. A margine di una sentenza più da sculacciata di babbo severo e spazientito che giuridica

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Sembra che gli Italiani abbiano vissuto alcune migliaia di anni imbavagliati e improvvisamente abbiano scoperto la libertà di parola, non importa se priva di senso, purché sia urlata, possibilmente in TV ma anche sui blog e sui social. Uno degli argomenti più (mal)trattati è stato quello della tortura. O meglio, della reprimenda della Corte europea dei diritti dell’uomo sfociata nella sentenza di condanna economica, giuridica e morale che i giudici di Strasburgo ci hanno con gran (e poco buon) gusto appioppato. La questione nasce 14 anni fa a Genova in occasione del G8 turbato da una serie di disordini e scontri causati da black-block indisturbati, scontri dei quali il conto più salato fu pagato dagli altri manifestanti, in gran parte (non tutti) incolpevoli. Oltre alla morte di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda gli episodi più gravi si verificarono con l’incursione della Mobile alla scuola Diaz e il successivo trasferimento di 63 feriti in ospedale e 93 fermati alla caserma di Bolzaneto.