Moriremo ammazzati come cani?

NOMON

L’ennesimo omicidio di massa negli Stati Uniti, con l’esasperazione di Obama e l’apparente inutilità degli appelli liberali a un maggior controllo sulla vendita delle armi, non può non scuoterci. Una volta assistevamo alla follia omicida americana con sdegno e pietà, giudicandola una stortura nella grande democrazia di oltre Oceano ma ora, dopo Parigi, l’esodo massiccio di immigrati di cui si sussurra di infiltrazioni jihadiste, con i continui furti in villa e le reazioni estreme delle vittime che sparano prima di dare il “chi va là?”, insomma, oggi com’è noto l’allarme sociale è cresciuto e offusca anche l’ottimismo economico che pare in crescita anche da noi. Diciamolo: siamo preoccupati; abbiamo un po’ paura; la violenza si diffonde attorno a noi; chi può si prepara al peggio e chi non sa come difendersi si barrica in casa. Moriremo ammazzati come cani?

Naturalmente la paura non legge i dati ufficiali sugli omicidi. Al senso di insicurezza diffuso non si può rispondere che “gli omicidi sono in calo” se ogni dannato giorno, al telegiornale, ci raccontano qualche ammazzatina. Ogni donna uccisa è una dolorosa pietra nel mesto giardino del femminicidio indipendentemente dalla reale quantità di donne uccise, perché la nostra coscienza contemporanea non ammette più questo genere di violenza; ogni bambino ammazzato ci scuote nel profondo perché in Occidente si è modificato il valore intrinseco delle loro piccole vite; ogni anziano ucciso in casa per rapina ci spaventa oltremodo perché ne sentiamo la prossimità e vi rispecchiamo la nostra vulnerabilità. Eppure è vero: gli omicidi sono in calo in un Paese, in un Continente, fra i meno violenti al mondo. Ciò non significa che non ci siano rischi. Evidentemente l’essere umano è per natura omicida e il processo culturale di domesticamento è lungi dall’essere completato. I rischi ci sono. Ma sono rischi veramente minimi e, da un punto di vista statistico, trascurabili. Anche negli Stati Uniti.

Cominciamo da dati abbastanza noti relativi agli omicidi in Italia, così mettiamo subito le cose in chiaro. Secondo Istat:

Nel corso del 2013 in Italia si sono consumati 502 omicidi volontari, in diminuzione (-4,9 per cento) rispetto ai 528 del 2012 […]. Tale diminuzione prosegue e consolida un trend di lungo periodo. Infatti, alla diminuzione repentina avvenuta tra il 1991 – anno di picco – e il 1993 (da 3,38 a 1,87 omicidi per 100 mila abitanti) ha fatto seguito un calo progressivo, con lievi perturbazioni, fino allo 0,83 registrato nel 2013, che se confermato rappresenta un minimo storico. I tentati omicidi nel 2013 sono stati 1.222, il 7,9 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Rimane delineato, malgrado alcune fluttuazioni, il trend discendente di lungo periodo (dai 3,87 tentati omicidi per 100 mila abitanti del 1991 ai 2,03 del 2013).

A livello europeo l’Italia è uno dei paesi col minor tasso di omicidi volontari:

Omicidi Schermata 2015-12-03 alle 09.01.47

L’Italia avrebbe performance assai migliori se il Paese non fosse funestato da situazioni regionali particolari dove la criminalità si presenta in forma organizzata e particolarmente aggressiva.

Ampliamo subito lo sguardo a livello mondiale utilizzando il prezioso studio delle Nazioni Unite sugli omicidi, del 2013. Lo studio è ricchissimo di informazioni e qui ne estrarremo solo alcune. Lo studio si rivolge solo agli omicidi volontari (no guerre, no suicidi…) così definiti:

2Schermata 2015-12-03 alle 09.08.27

Dal 1955 al 2012, i tassi di omicidio sono calati in Europa e Oceania e, con alti e bassi, rimasti più o meno simili nelle Americhe (5 Paesi, non solo Stati Uniti) sia pure con tassi molto più alti che nelle altre aree citate. Il tasso 2012 complessivo è il seguente:

3Schermata 2015-12-03 alle 09.14.45

Se il tasso europeo vi sembra comunque significativo tenete presente che è ampiamente condizionato dai dati dell’Europa dell’Est (circa 6%) mentre nell’Europa del Sud viaggiamo sull’1,5%. Ed ecco il quadro globale:

3Schermata 2015-12-03 alle 09.20.26

Sorprese! L’Europa assieme a Canada, Australia, Cina (chi conosce la Cina non si sorprende affatto), Giappone e pochi altri paesi ha tassi minimi di omicidi; gli Stati Uniti e l’India pochi di più. Peggio in Russia ed Europa dell’Est, peggio ancora in Medio Oriente e Africa, ancor più in Centro e Sud America. Alcune note mete turistiche (Messico, Sud Africa, Brasile…) sono fra i paesi più pericolosi al mondo. Ed ecco il quadro europeo a livello regionale:

4Schermata 2015-12-03 alle 09.26.44

Come già anticipato abbiamo qualche problema in Calabria e più in generale al Sud ma non stiamo peggio delle altre nazioni dell’Europa – Est esclusa dove comunque i tassi sono in forte discesa.

Il rapporto fornisce moltissimi altri dati che i lettori interessati potranno consultare al link indicato. Accenniamo solo poche altre suggestioni.

La già accennata criminalità organizzata, indubbiamente una piaga in Italia, non contribuisce significativamente – rispetto altri paesi del mondo – all’incremento del tasso di omicidi:

5Schermata 2015-12-03 alle 09.41.55

Il rapporto, su questo punto, dedica un paragrafo specifico all’Italia; segnalando esplicitamente che il decremento nel tasso di omicidi non significhi affatto una diminuzione della presenza mafiosa in Italia, relativamente agli omicidi – ciò di cui ci occupiamo in questa nota – il tasso è inequivocabilmente declinante.

6Schermata 2015-12-03 alle 09.45.15

I femminicidi (o ‘femicidi’) presentano tassi abbastanza bassi in Europa: circa 0,70 su 100.000 persone (in diminuzione negli anni) e in particolare in Italia.

Altri dati su conflitti sociali così forti da degenerare in omicidi non interessano, fortunatamente, l’Europa.

In conclusione occorre sottolineare con vigore come ogni morto ammazzato scuota giustamente le nostre coscienze; ogni nuovo omicidio è un omicidio di troppo; ogni donna ammazzata è insopportabile per la nostra convivenza; ogni omicidio di mafia è intollerabile in uno Stato di diritto. Ciò detto, probabilmente viviamo in uno dei continenti più tranquilli del globo e in uno dei paesi più tranquilli d’Europa. Dobbiamo imparare a conoscere le nostre paure e la loro origine; i romeni non sono assassini per definizione, gli arabi non sono jihadisti solo perché musulmani e via via tutti gli stereotipi che confondono la nostra mente. Dobbiamo vigilare, certo; impedire la deriva della giustizia-fai-da-te, educare i bambini alla parità di genere, proporre un sistema giudiziario veloce che dia certezza della pena, tutto quello che volete, tutte cose giuste. Ma – cerchiamo di stare tranquilli – la probabilità di morire ammazzati è bassa. Bassa, bassa, bassa.

4 commenti

  • Claudio Antonelli

    Analisi precisa che cerca di chiarire la confusione d’idee causata dall’allarmismo italiano. Oso proporre, ora, questo mio pezzo di due o tre anni fa, in cui giungevo alle stesse conclusioni, mettendo a raffronto il Canada e l’Italia e denunciando l’isteria italiana in relazione alla cronaca nera (in Canada, per tanti motivi, la cronaca nera viene spesso completamente ignorata…)

    Roma e il suo record di omicidi
    “Roma, città violenta”, “Anno di sangue a Roma”, “Stillicidio di sangue nella capitale”, “Roma come una polveriera”… Sui giornali e la Rete, la parola “Roma” si trova associata, un numero altissimo di volte, a “sangue” e “violenza”. E per una volta c’è unanimità tra la popolazione italiana, solitamente divisa su tutto. Qualunque sia il loro colore politico, gli italiani appaiono sdegnati e inorriditi di fronte a un dato innegabile: ben 35 omicidi sono stati commessi nella capitale nel corso del 2011. E dai giornali e dagli altri organi d’informazione è un accorato o rabbioso denunciare l’aspetto “Chicago anni ’20” di Roma, capitale indiscussa del crimine. E per una volta, di fronte a questo triste record di omicidi registrato a Roma nel 2011, il “Beato te che vivi in Canada!” con cui mi apostrofano ogni volta che mi trovo nella penisola mi appare sacrosanto, e lo rievoco ora compiaciuto: sì sono contento di vivere in una città, Montréal, e un Paese, il Canada, dove l’ultima delle preoccupazioni della gente è la cronaca nera con le statistiche di omicidi avvenuti nel 2011.
    Che differenza tra Roma “città aperta” al crimine e le città canadesi, gioielli di pacifismo e fratellanza! Chi fa una ricerca in Rete per documentarsi sugli omicidi commessi a Montreal e a Toronto nel 2011, si trova rassicurato da bilanci trasudanti autocompiacimento ed ottimismo. “Montréal città sicura”, “Montreal: diminuzione record del numero di omicidi”, “Il numero degli omicidi a Toronto in caduta libera nel 2011”. Sia per Montréal che per Toronto, insomma, è tutto un inneggiare bilingue al “low crime rate” e al “plus faible taux d’omicides en près de 40 ans”.
    Ma nel completare questo mio paragone tra Roma, città violenta che tanti allarmi e paure suscita tra gli italiani, e Montréal e Toronto, città dove il numero d’omicidi, già molto basso, non farebbe che diminuire, occorre far ricorso, dopotutto, a dati meno soggettivi, ossia alle statistiche concrete attestanti il numero di omicidi volontari commessi nel 2011 a Montréal e a Toronto rispetto a quelli commessi a Roma. Il responso è sorprendente. A Roma – ripeto – se ne sono commessi ben 35, cifra considerata dagli italiani altissima. E nella pacifica, idilliaca Montréal qual è stato il numero di omicidi commessi nel 2011? E il numero degli omicidi commessi in Toronto, città celebrata per la sua qualità di vita? Ebbene a Montréal se ne sono avuti 35. Proprio come a Roma. Mentre a Toronto gli omicidi sono stati 45. Insomma, tutto sembra indicare che il tasso di omicidi a Roma, nonostante i pianti torrenziali delle prefiche nostrane, non sia poi tanto diverso da quello di Montréal e di Toronto. Del resto, stando alle statistiche e agli studi di esperti, ma non certo stando all’isteria mediatica italiana, l’Italia – paradossale ma vero – è un paese tra i meno violenti, e meno violento anche del Canada. Perché se non è sempre facile determinare l’esatto numero di abitanti di Roma, di Montréal e di Toronto, per un esatto raffronto tra queste tre città, è più facile determinare il tasso di omicidi per un intero paese. E il tasso italiano è inferiore a quello canadese.
    I dati della realtà quindi, ancora una volta, smentiscono l’allarmismo italico. Ma, allora, questo ululare e queste denunce apocalittiche? La mia spiegazione: ciò che conta in Italia è il parlarsi addosso, lo sdegnarsi, il denunciare, l’inveire, il drammatizzare, il moralizzare, l’accusare gli altri italiani – prima di passare forse a tavola e farsi una bella mangiata. È il solito parlare per parlare, da allarmisti isterici con la pancia piena, esperti nell’antica arte – garanzia di lunga vita e di un sano equilibrio psichico – del “chiagni e fotti!”

  • brunovigilioturra

    Ottime riflessioni. Resta il fatto che omicidi e violenze generano paura e la paura è una merce estremamente ambita e preziosa poiché alimenta molti prosperi mercati: armi, difesa personale, antifurto, investigazione e polizia privata, voto politico, giornalismo (solo per citarne alcuni)…

    • Caro Bruno concordo. Ma è proprio perché il mainstream (ho imparato che si dice così) va in questa direzione che Hic Rhodus punta i piedi, analizza i dati, e dice il contrario!🙂

      • brunovigilioturra

        Ed è proprio così che deve essere! Una azione quanto mai necessaria ed utilissima! (….altrimenti anche quel poco che dico io non potrebbe avere un fondamento saldo…)

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