Oggi, come tutti sappiamo, è il giorno in cui vengono inventate e diffuse le più ingegnose e scherzose “bufale” che spesso, o perché ci crediamo o perché ci piacciono, contribuiamo a far circolare, magari commentandole come se fossero vere.
Forse qualcuno di noi se ne vergogna, ma credo di non sbagliare se affermo che a tutti è capitato, almeno una volta, di cascare clamorosamente vittima di un Pesce d’Aprile; è quindi lecita, se non inevitabile, la domanda “Ma come mai la gente ci crede?”
La verità è dentro di noi. La verità siamo noi. Poiché guardiamo il mondo dall’interno verso l’esterno (dall’interno del nostro “io” verso il mondo fuori di noi) tutto ciò che è prossimo a “noi” (le nostre idee, i nostri valori…) riverbera di luce chiarissima e ci sembra illuminare l’oscurità selvaggia della jungla di stupidità in cui siamo immersi. Noi sappiamo; capiamo; vediamo. Gli altri sono sciocchi o, peggio, in malafede. Noi sappiamo le cose, conosciamo la verità. Dobbiamo necessariamente dirla al mondo. Urlargliela. E insultare coloro che diabolicamente si mettono di traverso, perché se lo meritano.
Da un punto di vista etico e politico vorrei essere un vulcaniano. Dominato dalla sola logica e senza sentimenti. Perché i sentimenti distorcono la visione che abbiamo della realtà. Non sono più un giovanotto e ricordo benissimo i cuori oltre la barricata, il sol dell’avvenire, la bella morte, il grande ideale, il rigore innanzitutto, il personale è politico, i compagni che sbagliano, meglio morti che rossi, bella ciao…
Un succedaneo delle Sentinelle in piedi, che non fanno più notizia. Adesso propongono un’ora di veglia di preghiera contro l’approvazione del DDL Cirinnà sulle unioni civili, in discussione dal 26 al 30 di Gennaio. E allora, fino al 30 di Gennaio, vai di preghiere. Tutte le informazioni sul sito Un’ora di guardia. Il proclama parla chiaro:
Gli uomini fanno il male come le api il miele (Golding)
Con un certa sofferenza personale devo esplicitare – prima di tutti a me stesso – questa consapevolezza che prende forma nella mia coscienza: l’impossibilità di perseguire una verità, se volete utilizzare subito categorie importanti, o anche solo l’impossibilità della linearità della condotta, quella della semplicità della conciliazione fra pensiero e azione. Noi – questo il succo della mia riflessione – non solo non pensiamo sempre le stesse cose, non professiamo sempre gli stessi valori, cambiandoli invece con impressionante velocità in base alle circostanze e convenienze ma, di più, riteniamo di difendere valori fondamentali che sono costantemente traditi dai nostri comportamenti.
I risultati delle elezioni politiche sono notizie vecchie e anche noi di HR ne abbiamo già parlato ma restano diverse domande ancora senza risposta inclusa la classicissima e sempreverde “ma perché il PD continua a farsi del male da solo?”. Mi permetterete allora alcuni appunti di carattere sociologico che devono prendere le mosse da quanto accaduto alle regionali per andare poi subito oltre.
Periodicamente si denuncia il fenomeno parlamentare del cambio di casacca, deputati e senatori che abbandonano il loro gruppo aderendo ad altri e spesso, in virtù di tale cambio, portando voti decisivi alla maggioranza. Ultimamente ha fatto notizia il conteggio proposto da alcuni quotidiani secondo i quali, a inizio Febbraio 2015, ben 254 parlamentari (circa un quarto del totale) avevano cambiato gruppo in circa due anni di legislatura.
Ho trattato molte volte il tema dell’ideologia, qui su HR, in forme più o meno dirette e con riferimento a fatti politici contingenti (in fondo all’articolo l’elenco dei post). Qui vorrei trattarne in generale, per fare chiarezza, perché ritengo sia un concetto cruciale nella nostra epoca, da comprendere per cercare di distaccarci dalle ideologie, di superarne le pastoie, i vincoli, i legacci che ci impediscono di giudicare il mondo con autentica libertà di pensiero o, quantomeno, con minori restrizioni alla nostra possibilità di comprendere cosa accade, perché succede, cosa sia meglio fare.
Ho accennato un sacco di volte, in miei articoli passati, al concetto di ‘complessità’ come elemento che spiegherebbe situazioni sociali ed economiche particolarmente ingarbugliate della nostra epoca. In questo articolo cerco di spiegarvi di cosa si tratta perché, veramente, se non capiamo la complessità, e le sue conseguenze, non riusciamo a spiegarci il mondo e restiamo schiavi di pregiudizi, stereotipi, posizioni ideologiche. Specialmente di posizioni ideologiche.
Sulla questione della verità e dintorni sono intervenuto più volte qui su Hic Rhodus, ma la lettera di un utente mi sollecita a mettere un po’ d’ordine su questioni davvero complicate.
Posto che la realtà è complessa e consente la coesistenza di diverse “province di significato”, sta di fatto che talora il confine tra complottismo e “informazione libera da condizionamenti” mi appare di difficile discernimento. A tal proposito le allego le affermazioni di un amico per le quali non riesco a capire dove finisce uno degli aspetti sopra citati e comincia l’altro. Parliamo di un marxista antiamericano. Le chiederei un commento sull’insieme e, se le va, anche su singoli punti. La ringrazio in ogni caso e cortesi saluti.
Dichiaro subito che la mia massima aspirazione è fare assolutamente tutto ciò che mi pare. Credo che questo sia il migliore incipit al presente articolo perché sono certo di essere in buona compagnia, e in questo modo spero di avere catturato la vostra attenzione e benevolenza perché purtroppo, a partire da tale aspirazione, dovrò condividere con tutti voi l’impossibilità di realizzarla completamente. Poiché siete amici vi risparmio tutta la pletora di teorie socio-antropologiche su come siamo finiti, nei millenni, a costruirci una gabbia sempre più fitta di regole (che hanno molto a che fare coi doveri e un po’ coi diritti); sapete, io non uccido voi e voi non uccidete me, io non vengo a rubare la tua mucca e tu non provi a stuprare mia sorella… dopodiché se qualcosa va storto (succede spesso) c’è un giudice che chiarisce le colpe e le pene conseguenti… Poiché Hic Rhodus è un blog sostanzialmente politico salto anche tutta la parte giuridica, o meglio: di filosofia del diritto, e arrivo al nocciolo della questione che esprimerò in questo modo: perché così pochi diritti?
[I dati qui presentati sono stati aggiornati con un post del 21 Marzo 2018]
Ho visto ieri sera un vecchio film del ’60 di Stanley Kramer che in italiano si chiama … e l’uomo creò Satana (titolo orribile, anche se in effetti è una citazione dal film) mentre l’originale inglese è Inherit the Wind (citazione biblica: Proverbi, 11:29: He thattroubleth his own house shall inherit the wind:/ and the fool shall be servant to the wise of heart); con uno Spencer Tracy in forma nel ruolo dell’avvocato liberale e uno spettacoloso Gene Kelly nel ruolo del giornalista che gioca a fare il cinico. Il film riprende un’opera teatrale di qualche anno prima, che si rifaceva a sua volta a un caso giudiziario reale avvenuto nel 1925 in Tennessee dove un professore, John T. Scopes, venne accusato di avere insegnato ai suoi scolari l’evoluzionismo darwiniano, contrariamente alle leggi dello Stato che imponevano le tesi creazioniste. “Imponevano”, capito?
Pierre fu colpito dall’infinita varietà degli intelletti umani, la quale fa sì che nessuna verità appaia in modo eguale a due persone diverse.
Lev Nikolaevic Tolstoj, Guerra e pace
Questo post parla del concetto di |verità| per sostenere che il concetto è pericoloso e probabilmente la verità non esiste. Fa parte di un trittico noiosissimo che includerà anche |Bene| e |Giusto| e che scrivo per mettere, anche qui su Hic Rhodus, i tasselli fondamentali della comprensione del nostro agire sociale ideologico; e quindi limitato ed eterodiretto. Ciò che sosterrò in questo trittico è che siamo spesso legati a preconcetti, idee demagogiche, retoriche quando non irreali ma molto potenti, che limitano fortemente la nostra capacità di giudizio e, conseguentemente, d’azione. Oltre che di una qualche utilità pratica quando andiamo a fare la spesa o guardiamo la TV, mettere in discussione in concetto di verità ha molta importanza quando parliamo di grandi scelte collettive (cosa sia meglio fare per aumentare il benessere della popolazione) e quando esercitiamo il nostro agire politico. In politica tutti siamo “di parte”; ma si può essere di parte contrapponendo argomenti oppure brandendo una qualsivoglia verità. Ed è chiaro che nessun argomento ha una probabilità minima di scalfire una Potente Verità Assoluta. Ecco perché affronto questo argomento. Perché siamo un popolo molto innamorato della verità, anche se ne sposiamo una diversa ogni qualche decennio, e questo ci rende immobili, vecchi, stanchi, astiosi.