Darwin assediato dai creazionisti

Ho visto ieri sera un vecchio film del ’60 di Stanley Kramer che in italiano si chiama … e l’uomo creò Satana (titolo orribile, anche se in effetti è una citazione dal film) mentre l’originale inglese è Inherit the Wind (citazione biblica: Proverbi, 11:29: He that troubleth his own house shall inherit the wind:/ and the fool shall be servant to the wise of heart); con uno Spencer Tracy in forma nel ruolo dell’avvocato liberale e uno spettacoloso Gene Kelly nel ruolo del giornalista che gioca a fare il cinico. Il film riprende un’opera teatrale di qualche anno prima, che si rifaceva a sua volta a un caso giudiziario reale avvenuto nel 1925 in Tennessee dove un professore, John T. Scopes, venne accusato di avere insegnato ai suoi scolari l’evoluzionismo darwiniano, contrariamente alle leggi dello Stato che imponevano le tesi creazioniste. “Imponevano”, capito?

Avevo già visto il film e lo ricordavo meglio, onestamente, ma se vi capita guardatelo, vale la pena: anche se i caratteristi creazionisti (il pubblico ministero sopra tutti) appaiono eccessivamente macchiettistici, l’idea che si tratti di una storia vera, non poi così lontana negli anni, dovrebbe incuriosirvi.

John T. Scopes

La vicinanza ai giorni nostri è assai più reale di quanto crediate: non si tratta solo dei novant’anni che ci separano dal processo dello Stato del Tennessee contro Scopes, ma dell’attualità del fatto che il creazionismo è ancora di grande attualità e, di converso, l’evoluzionismo è tuttora rigettato (e combattuto) non già presso i Talebani ma nella colta, civilizzata, moderna Europa, per non parlare dei progressisti, ipermoderni Stati Uniti d’America.

Anche se i dati di questo genere sono sempre abbastanza problematici e basati ovviamente su sondaggi, il non più recentissimo Gallup (Giugno 2012) rivela che il 46% degli americani crede nel creazionismo duro:

Forty-six percent of Americans believe in the creationist view that God created humans in their present form at one time within the last 10,000 years. The prevalence of this creationist view of the origin of humans is essentially unchanged from 30 years ago, when Gallup first asked the question. About a third of Americans believe that humans evolved, but with God’s guidance; 15% say humans evolved, but that God had no part in the process.

Poiché mi pare sconcertante vorrei ribadire: una delle tre risposte possibili era:

Human beings haved developed over millions of years from less advanced forms of life, but God guided this process.

Questa risposta metterebbe d’accordo prove scientifiche considerate fra le più “certe” nel campo scientifico con la fede religiosa. La datazione inoppugnabile di reperti fossili vecchi di milioni di anni con la parola della Bibbia, con la ragionevole interpretazione della Genesi come allegoria (come, peraltro, vengono interpretate ora come allegoria ora come mero esempio e ora come errore “tecnico” insignificante rispetto al magistero più alto molte parti del libro sacro). Questa opzione di risposta ha raccolto quasi un terzo di risposte lasciando a un altro 46% la posizione intransigente (= 8.000 anni fa Dio ha creato l’uomo così com’è ora) e al residuo 15% (QUINDICIPERCENTO!!) l’idea evolutiva darwiniana senza intromissioni divine.

Guardando il grafico Gallup – che esegue questo sondaggio ogni due anni – non si notano curve particolarmente significative nel tempo.

Gallup

Non è finita.

Lo stesso sondaggio rivela che due terzi degli americani vorrebbero che il creazionismo fosse insegnato nelle scuole assieme all’evoluzionismo, ma il 37% vorrebbe fosse insegnato invece dell’evoluzionismo. Nella Bible belt (sud-est degli Stati Uniti) in alcuni College e Università si insegna solo il creazionismo.

Dati abbastanza diversi da parte del Pew Research Centre che ha pubblicato il mese scorso dati secondo i quali il 33% crede che Dio abbia creato l’uomo così com’è e il 24% che Dio ha guidato il processo evolutivo (anche Pew sostiene la stabilità dei suoi dati, rilevati dal 2009).

I dati di Pew sono interessanti perché incrociati con le appartenenze religiose e politiche sulle quali non mi intrattengo qui.

Non è qui il luogo per parlare di affidabilità dei sondaggi, ma che sia il 46% di Gallup o il 33% di Pew mi pare un’enormità nella ipertecnologica, superinformata, cosmica, multiculturale, siliconvalleyata, hollywoodiana e non so cos’altro America del XXI Secolo.

E nel resto del mondo? Un articolo del 2005 su Science ci aiuta: peggio degli Stati Uniti solo la Turchia, e meglio tutti gli altri Paesi oggetto dell’indagine, come vedete nella figura (attenzione: qui la domanda era differente rispetto a quella delle indagini americane viste sopra e chiedeva semplicemente di dichiarare vera o falsa l’affermazione: “Human beings, as we know them, developed from earlier species of animals”).

 publicAcceptanceEvolution

È difficile reperire dati organici su questo argomento e quindi evito di riportare informazioni frammentarie su inquietanti attacchi all’evoluzionismo da parte di governi, istituzioni, centri culturali in Paesi dove operazioni di censura anti-scientifica possono essere facilmente approvati e, nei nostri giornali, scompaiono in trafiletti di pagine interne.

Il dogmatismo della fede – come in questo caso – è una delle quattro forme di formazione di una credenza che descrive Charles Peirce (il fondatore della semiotica), che in un articoletto del 1870 (Il fissarsi della credenza) così riepiloga:

  1. la tenacia, un abito mentale che ci fa aggrappare a una certezza combattendo contro ogni dubbio che ci metterebbe in ansia e in crisi;
  2. l’autorità che impone un modo di pensare creando col tempo un costume mentale nei cittadini ad essa soggetti;
  3. l’a priori, che assomiglia a una falsa liberalità e flessibilità facente appello comunque a una ragione ultima indiscutibile;
  4. il metodo scientifico, che ovviamente Peirce ritiene l’unico valido.

Sul dogmatismo di cui al secondo punto Peirce ha parole quasi profetiche, se pensiamo agli orrori della prima metà del secolo successivo:

Questo metodo [dell’autorità], fin dai tempi antichi, è stato uno dei mezzi principali per sostenere dottrine teologiche e politiche corrette e per preservare il loro carattere universale e cattolico […]. Dovunque vi era un’aristocrazia o una corporazione o qualsiasi associazione di una classe di uomini i cui interessi dipendono o si suppone che dipendano da certe proposizioni, si troverà inevitabilmente traccia di questo prodotto naturale del sentimento sociale.

Potreste ritenere che l’essere il punto culminante dell’evoluzione di un’ameba in scimmia, oppure l’ispirato soffio vitale di un dio benevolo, non ha nulla a che fare con lo spread, il governo Renzi, gli OGM o il prossimo sbarco su Marte, ma non è così. La “credenza” assoluta, disposta a ignorare prove scientifiche ed evidenze empiriche, ha a che fare con un’idea di verità assoluta e trascendente, di cui abbiamo già parlato in questo blog, che tracima dalla fede religiosa alla vita civile. In nome di questi tipi di credenze si educano in un determinato modo i bambini; si indirizza la scienza e la tecnologia; si promulgano leggi, impongono costumi e puniscono devianti; si fanno guerre; si uccidono persone, menti, idee. Il dogmatismo ottuso, assoluto, cieco, va combattuto in qualunque forma e in qualunque caso: che sia gridato da un prete, da uno scienziato, da un filosofo o da un politico.

Viva tutti i John Scopes della Terra!

Altre risorse:

10 commenti

  • marcus prometheus

    John Scopes era l’insegnante censurato e multato di 100 $ nel processo, percio’ la ultima frase dell’articolo e’ completamente da ribaltare. Evviva John Scopes!

  • ilmentitore

    curioso che in un post si profetizza il relativismo, e in un altro si combatta il dogmatismo… c’è da rifletterci.

    • La sua frase lascerebbe intendere che il relativismo DEBBA includere il dogmatismo, ma non è proprio così, e se rilegge il precedente post (Verità e relativismo) vedrà che cito alcuni autori mostrando di aderire a coloro che intendono il termine come apertura alle diverse argomentazioni, nel rispetto dei diversi valori (i propri e gli altrui). Non ritengo di dover aderire a posizioni che non presuppongono argomentazioni ma fedi, e non tollerano diversità di valori perché dogmatiche. Se lei vede in questo un limite, benissimo. Questo è il limite.

      • Il relativismo include tutto e il contrario di tutto. Esiste un modo unico di argomentare, ed è la logica; non solo, se il fine dell’argomentare è quello di aumentare la conoscenza, non vedo come questo fatto (altrimenti che staremmo a parlare a fare?) possa essere compatibile con considerazioni di tipo qualitativo come “valori”. Non sono stati sufficienti i danni causati dalle ideologie nella prima metà del ventesimo secolo?
        E non si tratta di fedi, si trattano semplicemente di regole che in un’argomentazione vanno rispettate. Se non ci si mette d’accordo, non vedo come sia possibile alcuna comunicazione.

  • Il dogma risponde all’umana necessità di rassicurazione. Cancella il dubbio, giustifica gli errori ed al contempo funge da deterrente. Tutto ciò porta inevitabilmente a soffocare l’intelletto e l’innata tendenza evolutiva al miglioramento personale e collettivo. Se si è disposti a credere, come qualcuno ha detto, che “i fossili sono stati messi sulla terra da dio per mettere alla prova la fede dell’uomo”, lo si sarà anche a credere che ogni guerra è giusta, che abbiamo dei microchip sottopelle, che la terra è piatta e l’AIDS non esiste.
    Ragionamento esemplare, dati da brivido.
    Grazie😀

  • Hai letto “Nati per credere”?
    Tratta del creazionismo e del nostro cervello che sembra predisposto al credere in qualcosa di superiore.
    Dall’introduzione “Ritenere che un agente intenzionale, dotato di progetti e di scopi, sia nascosto dietro la complessità dei fenomeni naturali potrebbe essere un’abitudine fortemente radicata nelle nostre specializzazioni adattative. Gli esseri umani amano le spiegazioni basate sulle intenzioni, come se avessero un sensore sempre acceso per captare la presenza di propri simili o per prevedere le mosse di nemici esterni.
    Questi sistemi cognitivi si sono evoluti successivamente per assolvere a funzioni nuove. Posti di fronte a fenomeni incomprensibili o molto dolorosi che ci sovrastavano, come la morte di un familiare o di un compagno, abbiamo cercato di spiegarli attraverso storie e agenti invisibili. In questo modo, usando, sfruttando e potenziando le competenze cognitive a disposizione, siamo finiti per diventare delle autentiche “macchine di credenze”. ”

    Comunque è incredibile che il creazionismo (nel modello puro e in quello del disegno intelligente) sia così diffuso.

    • Non conosco quel testo. Ormai la biologia ci sta spiegando anche qual è il neurone dell’umorismo, per cui non mi stupirei ci fosse una spiegazione fisiologica anche alla credenza di Dio. Diciamo che per formazione ed età preferisco le vecchie spiegazioni antropologiche, sociologiche e psicologiche, che già sono abbastanza esaurienti…

  • Ottimo articolo. Vivo negli USA da molti anni e devo dire che condivido lo stesso sentimento di assoluto stupore misto a costernazione quando mi rendo conto di quanti Americani – apparentemente educati e svegli – abbracciano le orrende teorie creazioniste. Colleghi con cui lavoro ogni giorno e che mi sembrano avere un cervello… fino a quando mi guardano e mi chiedono con aria minacciosa: “Perchè, scusa, quanti anni credi che abbia la Terra?”. Rimango allucinato e allibito ogni volta. Però poi mi ricordo che questo, oltre ad essere il paese di Silicon Valley e dei migliori college del mondo (migliori forse no, questo è discutibile, ma il loro prestigio è immenso), è anche un paese che ha due problemi alquanto specifici:

    1). un sistema educativo pubblico atrofizzato, per via di una catena di decisioni amministrative prese più o meno da Reagan in poi. Nessun Presidente è in grado di investire nell’educazione perchè sarebbero soldi politicamente “sprecati” (il ritorno non si può vedere in soli 4 anni)
    2). un anti-intellettualismo originale e ancora molto profondamente radicato e presente, in base al quale “la tua cultura vale tanto quanto la mia ignoranza” perchè questo è il paese della libertà.

    In questo contesto, il punto 2) è forse il più importante e il più grave per gli Stati Uniti.

    • Grazie di questa testimonianza. Purtroppo ho la sensazione che i due punti da lei menzionati non siano una peculiarità solo americana e in particolare il 2 mi pare prendere piede anche in Europa e, specialmente, in Italia.

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