Come smascherare i mistificatori su Internet

“E’ confuso quello che dici.”

“Perché è vero”

(Daniel Pennac, Ecco la storia)

Sulla questione della verità e dintorni sono intervenuto più volte qui su Hic Rhodus, ma la lettera di un utente mi sollecita a mettere un po’ d’ordine su questioni davvero complicate.

Prima di tutto devo riportarvi la lettera, che fa riferimento a un mio post sul complottismo.

Posto che la realtà è complessa e consente la coesistenza di diverse “province di significato”, sta di fatto che talora il confine tra complottismo e “informazione libera da condizionamenti” mi appare di difficile discernimento. A tal proposito le allego le affermazioni di un amico per le quali non riesco a capire dove finisce uno degli aspetti sopra citati e comincia l’altro. Parliamo di un marxista antiamericano. Le chiederei un commento sull’insieme e, se le va, anche su singoli punti. La ringrazio in ogni caso e cortesi saluti.

E adesso dovrei riportare il lungo brano di questo “marxista antiamericano” ma non lo farò. I lettori la trovano in fondo a questo articolo, come documento e riscontro, e per i nostri scopi immediati faccio io un iper-riassunto. In pratica l’autore del brano si scaglia contro il neoliberismo che fingendo di preoccuparsi per il bene collettivo agisce in modo cinico per i propri interessi con la complicità dei governi; secondo l’autore c’è un complesso di potentati economici interconnessi e supportati da FMI, governi e un sacco d’altri entro una perfetta conspiracy theory (parole sue) ampiamente supportata da prove (sostiene l’autore).

Il problema che mi pone il lettore quindi è: come si fa a stabilire se questo giornalista (o blogger, non so) è in pieno trip complottista o fa informazione libera? Poiché una risposta richiederebbe molte pagine, e resterebbe sempre, essa stessa, in bilico nella sua affidabilità (per motivi che sto per dire), mi concentrerò solo su due o tre punti generali e trasversali. Vale a dire: mi guardo bene dal rispondere punto per punto alle accuse dell’autore di quel brano, e resto a un livello più alto (“alto” sul piano delle generalità) in modo da dare una risposta non nel merito ma nel metodo, e quindi valida in generale, in questa e in altre situazioni. Per non ammorbare i lettori anziché ripetere cose ampiamente scritte in altri post rinvierò a loro (dandovi così materia, se seguirete tutti i link, per una lettura impegnativa…).

Prima parte: il triangolo fondamentale referenti-pensiero-linguaggio

È vero o non è vero che c’è una congiura neo-liberista che ci vuole rendere schiavi? Prima di tutto dobbiamo capire cosa intendiamo con “verità”. C’è una verità dei “fatti” e una delle “idee” che se non distinguiamo ci lascerà sempre in dubbio. La verità dei fatti riguarda cose come le seguenti:

  • Bezzicante sta scrivendo questo articolo (anzi, al momento in cui leggete “…ha scritto”);
  • quest’anno il mio ciliegio darà pochi frutti;
  • l’uomo è andato sulla Luna la prima volta nel 1969;
  • mescolando soluzioni contenenti quantità equimolari di NaOH e di H2SO4 si ottiene una soluzione acida.

La verità sulle idee riguarda cose come le seguenti:

  • mi piace molto scrivere su questi argomenti;
  • mia moglie mi ama moltissimo;
  • sulla matematica come linguaggio Russell aveva torto e Wittgenstein ragione;
  • non ci sono più le mezze stagioni.

Incominciamo dai fatti: sono sempre “oggettivi”? Il primo elenco di cose (o fatti) sono passibili di una testimonianza che, se ritenuta affidabile, viene assunta come prova (per esempio nei processi), oppure di una replica eseguita da un osservatore terzo, come nel caso della soluzione chimica. Però ci sono molti però; cos’è una testimonianza affidabile? Lasciamo perdere il dolo, la burla, il colpo di follia. Ci sono quantità inverosimili di esempi di “fatti” descritti in maniera radicalmente differente da testimoni diversi, come ci ricorda il magistrale Rashomon di Kurosawa. Com’è possibile che questo accada? Succede perché ciò che noi guardiamo è sempre oggetto di interpretazione da parte della nostra mente che “adatta” il mondo circostante ai propri schemi mentali (come li chiama Neisser). Più i “fatti” sono complessi, inusuali, inattesi, drammatici, e più persone con esperienze, competenze e intelligenze diverse sono coinvolte, e più abbiamo, come risultato, una molteplicità di descrizioni degli stessi “fatti” (le prove empiriche sono innumerevoli). Ora: salvo nel caso delle prove ripetibili (che riguardano un’estesa gamma di fenomeni fisici, chimici etc. gestiti a livello sperimentale, comunque non prossimi all’esperienza quotidiana) la stragrande massa di “fatti” in cui siamo immersi è, nella sostanza, una stragrande massa di interpretazioni di fatti; e se una certa maggioranza di persone ha un’interpretazione simile non significa affatto che quella sia l’interpretazione giusta.

Le idee sono sempre chiare? Ciò diventa enormemente più problematico se dai fatti passiamo alle idee. Qui probabilmente è più facile capire il perché; prendiamo la prima banalissima frase: “mi piace molto scrivere su questi argomenti”; è vero? È falso? Cosa vuol dire “mi piace molto”? Il mio ‘molto’ è come il vostro ‘molto’? E qual è l’area che circoscrive “questi” argomenti? Prendete adesso la seconda frase: “mia moglie mi ama moltissimo”; cosa vuol dire? Come si definisce ‘amore’? La mia idea di ‘amore’ è uguale alla vostra? Le idee sono le nostre rappresentazioni di ciò che percepiamo, e quindi sono fondamentalmente rappresentazioni di quello che la nostra cultura, valori, sentimenti ed esperienze combinano nella nostra testa a ridosso dei “fatti” di cui abbiamo parlato sopra.

Ma il quadro si complica col linguaggio. I fatti li interpretiamo e le idee le concepiamo per mezzo del linguaggio, ed è qui che si concentra la gran parte dei nostri problemi. Il linguaggio è uno strumento fatto per mentire, come ho spiegato in un altro post e questo accade malgrado la nostra buona volontà per “difetti” propri del linguaggio e del suo uso sociale (anche di questo ho scritto, QUI).

A questo punto abbiamo le tre tessere fondamentali del nostro puzzle: i referenti (le cose, i fatti), il pensiero e il linguaggio che sono uniti fra di loro non in modo circolare ma – secondo Ogden e Richard (1923) secondo le direttrici rappresentate in figura:

Ref Pensiero Ling

C’è un rapporto di simbolizzazione/concettualizzazione fra pensiero e linguaggio; c’è un rapporto di riferimento fra pensiero e referente; mentre fra linguaggio e referente c’è una relazione presunta e incerta (qui rappresentata col tratteggio). Ciò significa che quando descriviamo una cosa, ciò che abbiamo in mente quando percepiamo quella cosa (fatto o idea) e quando la descriviamo potrebbe non coincidere. La descrizione di un fatto o idea potrebbe non riguardare esattamente quel fatto o idea (e la sottolineatura di quell’‘esattamente’ è ovviamente fuori luogo).

Parte seconda: ideologie e cliché

Quanto sopra riguarda il linguaggio ordinario (quello che usiamo tutti, tutti i giorni; per inciso: il linguaggio scientifico deriva pienamente da quello ordinario) e i meccanismi mentali basilari. Adesso possiamo complicarci un pochino la vita ricordando a noi stessi che per ragioni ampiamente studiate dai sociologi, noi tutti evitiamo di “inventarci” i discorsi che facciamo fra noi ogni santo giorno, affidandoci a stereotipi e clichè che hanno funzioni simboliche e confermative. Voglio dire: non è che ogni volta che dobbiamo dire “Cara, mi passi il sale per favore?” facciamo una lunga conversazione interiore per stabilire se ‘cara’ sia il termine adeguato o se sia preferibile ‘adorata’, ‘mio amore’ o semplicemente ‘Rosina’, né ci interroghiamo se chiedendo il sale saremo intesi o se ‘sale’ possa essere equivocato in qualche modo. Qui aiuta l’indicalità del linguaggio (ovvero il fatto che i significati sono interpretabili grazie al contesto) e l’uso di cliché e stereotipi di cui ho ampiamente trattato QUI, che non sono utilizzati per esprimere dei significati espliciti bensì dei sensi impliciti (ovvero hanno una funzione denotativa sociale simbolica, e non una connotativa esplicativa).

Le ideologie, infine, giocano un ruolo pesantissimo nella comunicazione, specie in quella politica, religiosa, affettiva e comunque particolarmente rilevante per noi. Con ‘ideologia’ qui intendo quell’insieme di valori, concezioni del mondo e della vita, senso di appartenenza a culture e orizzonti politici generali che sono parte integrante, e assai potente, di quegli schemi mentali cui accennavo sopra; se le ideologie in senso stretto sono quelle comunista, fascista, liberale e così via, allargando un po’ il concetto qui intendo anche l’appartenenza religiosa, le idee circa la famiglia e l’educazione dei figli, l’adesione o meno a proposte socialmente innovative ma da molti contestate come i matrimoni omosessuali e l’eutanasia e così via. Sulle ideologie, e quanto male facciano alla libertà di pensiero, ho scritto un vecchio post che trovate QUI. La mia personale idea è che sempre le ideologie siano gabbia alla libertà del nostro pensare e agire; sempre sono concettualmente sbagliate perché rigide e dogmatiche, e tendenzialmente intolleranti.

Conclusione

Adesso abbiamo tutti i tasselli per capire se il “marxista antiamericano” sia un fanatico complottista o un paladino della vera informazione. E naturalmente la risposta, in coerenza con tutto quanto scritto qui sopra, non può che avere due distinte forme:

1) Non lo so. Non posso saperlo. Io non mi intendo di multinazionali farmaceutiche, delle Sette sorelle e di altri colossi industriali americani e non ho stretto loro la mano – come vanta l’autore del testo; poiché penso che la natura umana non sia naturalmente buona, e che l’avidità sia il principale orizzonte di valori di buona parte del top management internazionale, posso ritenere che una critica generale sia fondata; che ci siano accordi spartitori; che ci siano anche complicità istituzionali. Credo che le cose che non sappiamo siano in numero considerevole, e che molte di esse riguardino attività atte a nuocere alla gran massa delle persone. Ma non so quale sia la verità profonda e se Tizio anziché Caio sia consapevolmente coinvolto e in che modo, se Sempronio rappresenti una forza positiva che cerca di riequilibrare il sistema o il contrario… non so niente. E onestamente non sono così sicuro che lo sappia l’autore del brano in questione, malgrado (e forse proprio in forza di ciò) si dilunghi, nelle ultime righe, a spiegare quanto direttamente lui ne sappia. L’unico modo per farsi un’idea è leggere molti fonti indipendenti e possibilmente contrapposte, compararle con ragionevolezza e competenza, trarre delle conclusioni ipotetiche e muovere l’opinione pubblica con forme di coinvolgimento dal basso abbastanza usuali nel mondo anglosassone e pochissimo da noi. Un lavoro ciclopico, difficilmente realizzabile da singoli giornalisti o blogger bene intenzionati e possibile solo da organizzazioni indipendenti e accreditate.

2) Comunque non mi fido di lui: uno definito (auto-definito?) “marxista antiamericano” ha già un vistoso paio d’occhiali a senso unico; uno che utilizza frasi fatte come “top managers ultra-pagati”, le “sette sorelle”, “decisioni politiche naziste” e così via mi pare arruolato a tempo pieno nel battaglione anti-sistema e quindi propone già una tesi, e tutti i dati collimano con la tesi, ovviamente. Citare genericamente la “verifica in centinaia di casi” del malaffare senza fare un preciso elenco di quali siano, e in che modo si tratti di malaffare conclamato (e non di ipotesi), a me disturba e allontana (poi sì, ho capito, probabilmente non era un ampio volume ma un breve articolo, ma se io qui affermassi apoditticamente che conosco milioni di blogger e giornalisti pagati per diffondere minchiate e mantenere alta la tensione sociale, e mi fermassi a questa denuncia, sarei solo un mestatore e intorbidatore di coscienze, no?).

Se, alla fine di tutto questo lungo discorso, qualcuno volesse una ricetta facile facile per distinguere fra (potenziali) complottisti insulsi e (costruttivi) giornalisti/blogger rivelatori di (ipotetiche) verità, ecco la mia check list finale:

  1. chi si auto-etichetta, o etichetta gli altri, o comunque fa dichiarazioni dichiaratamente ideologiche è un potenziale candidato a dire baggianate (sull’uso improprio delle etichette politiche ho parlato QUI);
  2. chi fa eccessivo uso di cliché e stereotipi linguistici utilizza un linguaggio non proprio, quindi usa concetti che non gli appartengono, quindi è un potenziale candidato a dire baggianate;
  3. chi asserisce è sicuramente un potenziale candidato a dire baggianate; l’asserto è violento e un po’ fascista, è indimostrato e indiscutibile, mentre proporre argomenti è più faticoso (per li deve scrivere e per chi li deve leggere) ma rappresenta la chiave del possibile dialogo e dell’ipotetica (ma sempre sana) confutazione;
  4. chi assicura genericamente di avere le prove, di avere visto e partecipato, di avere letto in decine di documenti, ma non esplicita alcuna fonte chiara, possibilmente terza e facilmente accessibile, è sicuramente un potenziale candidato a dire baggianate;
  5. chi propone (pseudo) argomenti a tesi, ovvero tutto ciò che descrive si inquadra perfettamente nella tesi sostenuta, mentre nulla viene portato ragionevolmente in senso contrario, è sicuramente un potenziale candidato a dire baggianate.

Il marxista antiamericano che ha scatenato questo lungo post possiede tutti e cinque questi requisiti. E ora, se proprio ne avete voglia, leggetevi quel che ha scritto.

Il testo di cui il lettore ha chiesto un parere:

“Il problema più ampio a mio parere è tutto il sistema neoliberista (in vari settori) il quale funziona per fare l’interesse (ovviamente solo finanziario perche distruggendo / creando una società falsa e piena di ingiustizie anche loro alla fine del gioco stanno molto peggio) di grandi multinazionali e dei loro proprietari e principali azionisti e top managers ultra-pagati….(nelle banche e società finanziarie in particolare ma anche per le altre multinazionali). Fanno finta di volere fare solo gli interessi dei popoli per il loro benessere e di volerli “tutelare” e proteggere da “socialist” o “comunisti” ed altri simili (cioè da qualsiasi settore pubblico o governativo od amministrativo o di regolamentazione che non sia pienamente in mano ad interessi privati). Quando un’associazione farmaceutica internazionale vuole “proteggere” i poveri Africani che devono pagare dazi troppo alti sui farmaci importati mentre loro invece vorrebbero “liberalizzare” i prezzi (perche se alcuni stati fanno pagare dazi più alti i loro cittadini non sono “liberi”), vengono anche aiutati dai media mainstream che gli fanno tutta la propaganda necessaria o gli permettono di farla… (e.g. Sole 24 ore)… ma anche dal potere politico nei paesi in questione. Il post che ho scritto sui sette superpoteri globali non descrive una cosa che mi sono inventato io. I sette superpoteri (la parola inglese complexes è migliore) e come questi funzionano e quali sono le loro caratteristiche e dinamiche ed i loro meccanismi interni è una realtà empirica verificabile e verificata. Verificata in centinaia di casi e migliaia di esempi. Quindi quando si crede che un caso non rientri in quella schematica meglio andare a verificare di nuovo perché probabilmente si e’ fatto un errore. Gli esempi “fuori norma” sono pochissimi. Un esempio diciamo “più classico” che ha causato anche milioni di morti in varie guerre in tutto il medio oriente sono le sette sorelle. Nel mio post ho messo il link alla storia delle Sette Sorelle fatto da Al Jazeera. Ovviamente non riesce a rivelare le decisioni politiche più schifose e Naziste, ma ne rivela alcune. Vale la pena di vederselo perche gli altri complexes funzionano nello stesso modo. Per esempio United Fruits e Del Monte in America Centrale. La “formula” dei complessi e molto simile da un complesso all’altro. Ed è proprio quando ho notato questo che ho deciso di scrivere un unico post su tutti e sette (ed ovviamente vi sono anche dei rapporti e dei nessi fra i sette, per esempio fra le sette sorelle, il Wall Street Complex, ed il Military Industrial complex)… E che si tratti di Goldman Sachs ed il Wall Street and City of London Complex, o che siano le Sette Sorelle, o che siano Big Food, o Big Pharma, o Big Tobacco, o Big Media o Big Advertising, il modus operandi è lo stesso ed usano tutti l’ideologica economica del neoliberismo come giustificazione di fondo. Aiutati in questo dall’FMI , la Banca Mondiale e la World Trade Organization… (ed anche la Intellectual Property Organization e l’ILO il quale è “tripartita” e da una forte voce nelle norme per il lavoro ai cosiddetti “Employers”… cioè associazioni di imprenditori che nella maggior parte dei casi sono gli imprenditori più fascisti nei vari paesi del mondo. Li ho visti, sono andati a trovarli nelle loro sedi, e gli ho persino stretto la mano. Ed ho anche assistito a certe riunioni nella Banca Mondiale. Quindi non ho nessun dubbio e so che non si tratta di una conspiracy theory ma della realtà.”

Risorse:

  • C.K. Ogden e I.A. Richard, The meaning of meaning, il volume completo in formato pdf;
  • Alberto Marradi, Sai dire cos’è una sedia?, il pdf dei capitoli di Marradi di un noto libro che mostra empiricamente la realtà dell’ipotesi Ogden-Richard (purtroppo solo la parte teorica, per quella empirica dovete comperare il libro, ma vi assicuro che ne vale la pena!).

4 commenti

  • Analisi critica ineccepibile. Tuttavia non bisogna neppure tapparsi gli occhi. Il processo di globalizzazione va “protetto” da contagi quale quello dal virus del “welfare state” di ispirazione socialista (ohibò!) cresciuto e consolidatosi soprattutto in Europa. Dopo tutto il Tea Party americano ne è una espressione recente (nazionale se si vuole, ma certo non isolata a livello internazionale).

    Che su un tale tema le ragioni liberiste vengano propugnate con crescente successo con mezzi di pressione molto efficaci da parte di poteri divenuti (ed è mia personale impressione) preminenti (basti pensare al peso assunto dalla “finanza” anche su vicende ed equilibri nazionali) può portare ad immaginare l’esistenza di complotti assolutamente non necessari ad una logica ampiamente condivisa che ha un proprio e dichiarato fondamento.

    Meglio sarebbe una severa critica sulla degenerazione che è stata permessa dai partiti del sistema “welfare” per farne strumento di consenso, specialmente in Italia, e che ora ci pone nel mirino di paesi del nord Europa, come quelli che più ragioni hanno fornito ai neoliberisti.

  • Ringrazio il dottor Bezzi per la sua analisi ed anche il signor Pellegri per il suo equilibrato contributo alla questione.

  • Non esiste nessun complotto e nessuna cospirazione, d’altra parte è più che evidente il declino della filosofia dell’uguaglianza a favore del neoliberismo, che include senz’altro una lotta alla povertà ma non alla disuguaglianza tra popoli diversi e tra poveri e ricchi appartenenti al medesimo Stato. Il neoliberismo non è interessato a scalfire i meccanismi che le disparità le producono e le accrescono. Ed è spaventoso. I governanti non decidono più. In Europa uno solo ha provato a dire la sua, e vediamo bene che non ha funzionato.

    • Che il neoliberismo includa senz’altro una lotta alla povertà mi suona un po’ ipocrita, in pratica un pio desiderio che non giustifica la ricerca bulimica di occasioni d’arricchimento attraverso l’abbattimento di regole dettate da considerazioni della socialità del vivere.

      Coerenza sarebbe ammettere che il dogma Darwiniano, così incautamente invocato/evocato dai neoliberisti, non contempla né lotta alla povertà né la sopravvivenza di chi non ce la fa. Così
      perfino il problema demografico planetario ha in sé la soluzione. Gaudemus fratres!

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