Ecco come la Merkel, Napolitano e Capitan Uncino stanno tramando per conquistare l’Umbria

Chi frequenta i social è circondato da denunce complottiste: da quella per salvare Berlusconi alla Merkel che ci vuole affamare (a un livello tutto sommato basso di paranoia) fino ai rettiliani che stanno prendendo il potere e alle scie chimiche che ci uccidono. Questo post definisce cosa sia il complottismo, ne approfondisce le conseguenze politiche e ne denuncia i rischi per la democrazia.

Cos’è il ‘complotto’. Il termine significa congiura, cospirazione; alcuni individui tramano segretamente a danno di altri per imporre un proprio dominio. Prego di notare due elementi fondamentali, che ci serviranno più avanti: il complotto è ordito da individui: poiché si intende apportare un danno (reale o presunto) a terzi, la cosa deve restare segreta – e questo è il secondo elemento – per impedire che la vittima si cauteli e sfugga. Poche persone quindi, fidate, sodali. Quando si dice “È colpa della CIA” – un tipico soggetto di complotti, a quanto si dice – non si intende che le decine di migliaia di persone stipendiate dalla CIA agiscano con dolo nel tale modo, ma che pochissimi responsabili e pochissimi esecutori della CIA hanno ordito ed eseguito il piano, o solo parti collegate di un piano di cui veramente solo un pugno di persone comprende l’esito finale. Individui potenti quindi; pochi; e nella segretezza. La storia dell’umanità è ricca di complotti documentati: dalla congiura contro Cesare fino a Ustica, solo per l’Italia si potrebbe scrivere un volume piuttosto imponente. Oggi ‘complotto’, o ‘congiura’ (o immagini figurate parte della retorica politica: “teorema”, “disegno persecutorio”, “poteri forti”) sono abbondantemente parte dello scenario politico: Berlusconi e il complotto dei magistrati comunisti contro di lui; Grillo e i numerosi complotti orditi da Bilderberg con la complicità della Germania, grazie al pupazzo Letta e al golpista Napolitano per affamare l’Italia; il regista del tradimento dei 101 che hanno affossata la candidatura di Prodi a Presidente…

scie chimicheCos’è il ‘complottismo’. Come molti ‘-ismi’ è l’estremizzazione del concetto. Il complottismo è vedere complotti dove (probabilmente) non ce ne sono, in maniera ossessiva e solo apparentemente logica. Qui gli elementi chiave sono due: l’ossessività e la logica (mancante o apparente). La prima fa riferimento a un atteggiamento che a livelli estremi è patologico, ma che anche senza divenire tale è insistente, convinto, generatore di ansia per chi lo vive. Il complottista crede veramente che ci sia un grande complotto per nascondere l’Area 51, che i rettiliani siano fra noi per prendere il potere, che le scie chimiche servono per dominarci col controllo delle condizioni climatiche e via discorrendo. Chi è convinto di questo non può vivere la stessa vita di chi, al massimo, crede che Ruby fosse la nipote di Mubarak… Voglio dire: il complottismo non è semplice credenza o creduloneria. L’ossessione implica fanatismo. Il fanatismo si esprime mediante una radicalizzazione fra il “noi” pochi (e quindi eroi) che crediamo al complotto (e che condividiamo conoscenze e codici) e un “loro” che non credono malgrado le evidenze, malgrado noi si faccia di tutto per convincerli. E quindi “loro” sono stupidi (la maggioranza) o collusi (specie se magistrati, poliziotti, giornalisti, politici…).

La pseudo-logica del complottismo. Un elemento cruciale del complottismo è la pseudo-logica di cui cerca di ammantarsi. A premessa occorre ricordare quanto scritto in apertura: i complotti ci sono sempre stati nella storia, li abbiamo studiati, e indubbiamente ne abbiamo fatta esperienza nella nostra epoca: Ustica l’ho già citata, ma possiamo aggiungere il golpe Borghese, la P2, Gladio, le “trame nere” e le brigate rosse… Sempre per restare in Italia. La fantasia non è, pertanto, nel paventare la possibile esistenza un complotto (la cui possibilità è reale), né nel supporre che ci siano responsabilità di un qualche genere dietro a ogni decisione strategica, positiva o negativa, ma nell’identificarne uno specifico, solitamente bizzarro, da pochissimi creduto, e cercare di sostenerlo con documenti e prove generalmente frammentarie quando non false. Se anche il dolo, a volte, non è da escludere (come nel clamoroso caso dei Protocolli dei Savi di Sion, fondamento della persecuzione ebraica del secolo scorso, vagheggiante una cospirazione ebraica per la conquista del mondo e tutt’ora ritenuto vero in diversi paesi islamici), grande importanza occorre dare all’auto-convincimento, alla voglia di credere, all’importanza di interpretare certi fatti nel senso desiderato. Sono meccanismi noti, che agiscono su chiunque. Alcuni sociologi l’hanno chiamata “illusione della trasparenza”, che ha a che fare con l’idea – molto diffusa quanto errata – che i fenomeni sociali, essendoci familiari grazie alla nostra immersione nella società, siano facilmente comprensibili con una riflessione autonoma priva di metodo, metodo che include logica e informazioni, dati, riscontri. Ma c’è anche una componente psicopatologica, nei casi estremi, fatta di delirio, paranoia e compulsione.

La difficile contro-argomentazione. Più la fantasia complottista è ardita e paradossalmente più difficile può riuscire la sua demolizione; il complottista non si sente obbligato a fornire prove oltre quelle – per lui evidentissime – che già esibisce, e chiede a te scettico di provare a confutarle. Ma le sue “evidenze” sono costituite spesso da frammenti eterogenei, spesso reali in sé, nella testimonianza specifica e frammentata che forniscono di un elemento di dettaglio, che vengono accostati con salti logici, forzature, mezze verità, plausibilità (che è una grande avversaria della verità) in modo tale da rendere complicata la contro-argomentazione. E in ogni caso la tua confutazione parrà al complottista superflua, poco affidabile, manipolatoria. Se passate un po’ di tempo su siti complottisti rimarrete affascinati: per esempio, come fate a non vedere i rettiliani attorno a voi? Eppure gli strumenti per identificarli sono pure on line e disponibili a tutti! E le scie chimiche? Come non capire che ciò che è recentemente accaduto in Sardegna altro non è che un preordinato attacco di questo genere? Ecco lì la foto satellitare che lo dimostra!

troikaIl complottismo non paranoide e le conseguenze per la democrazia. Le persone dedite a queste fantasie paranoiche sono poche, anche se poi i fruitori sono in numero sensibile. Ma l’atteggiamento complottista, pur senza rettiliani, è estremamente diffuso in Rete: l’Euro è una grande congiura per renderci schiavi della Germania; il PD con la benedizione di Napolitano troverà un modo per salvare Berlusconi; e così via. Idee di questo genere sono continuamente riaffermate senza argomentazioni, senza fonti, senza prove, e altro non fanno che soffocare la possibilità di argomentazione. Il complottismo è la soluzione facile a problemi difficili in un mondo che sta generando ansia a tutti noi.

Fuori dalla patologia – e dal ridicolo – trattata fin qui il complottismo vive una forma “bassa” certamente meno ossessiva ma – vedremo – con conseguenze sociali più gravi. Un esempio di questo complottismo diffuso ha riguardato, in questi mesi, la questione della decadenza di Silvio Berlusconi. Chi frequenta i social network è stato inondato per mesi da post, tweet, etc. in cui si sosteneva, risolutamente, che Napolitano avrebbe concesso la grazia a Berlusconi. Non si vedeva la logica di questa presunta concessione, e le parole di Napolitano parevano chiare nell’indicare che non sarebbe stata concessa alcuna grazia; eppure si sono sprecate a migliaia le dichiarazioni indignate di chi vedeva, nella grazia che Napolitano avrebbe sicuramente concesso, una sorta di “pagamento” del favore ricevuto da Berlusconi del secondo mandato. Un’idea infondata che ha trovato nuova linfa col messaggio alle Camere col quale il Presidente sollecitava provvedimenti a favore dei carcerati: c’è stato in quel periodo una corposissima ripresa dell’indignazione, dove i più confondevano grazia con indulto e ignoravano le prerogative del Capo dello Stato. Intanto si soffiava anche sul fuoco dell’inciucio PD-PDL, per il quale il primo avrebbe salvato Berlusconi in commissione poi – non essendo avvenuto ciò – lo avrebbe salvato in aula, perché avevano pur già tradito Prodi i famosi 101 (come se queste vicende avessero qualcosa in comune, e quindi rivelando un’assoluta incapacità di analisi), perché PiDiElle e PiDiMenoElle sono “ovviamente uguali” (e basta dire che sono ovviamente uguali affinché molti ritengano senza altro onere di argomentazione che lo siano effettivamente), perché… perché… Nulla di ciò è avvenuto, Berlusconi è decaduto ma non uno, dico: UNO, ha scritto un tweet dicendo “ho scritto per settimane delle stupidate, mi scuso”. Nessuno si pente non già perché manchi il sentimento del ridicolo, ma semplicemente perché il complottismo vive di una continua indignazione, e i bersagli sui quali esercitarsi sono infiniti, sempre nuovi, e senza memoria.

Senza memoria, senza necessità logica, senza riscontri, il complottismo non patologico vive e prospera grazie a pochi e semplici elementi:

  1. ha un’apparenza di ovvietà e trasparenza: qui non sto parlando di rettiliani e scie chimiche, ma di decadenza di Berlusconi in un Paese dove, va detto, l’impudenza dei politici e la solidarietà mascalzona della casta hanno mostrato un’insopportabile evidenza per decenni; di Bilderberg ed egemonia tedesca nell’economia europea in un’epoca dove la povertà cresce a ritmi spaventosi dentro un sistema economico-finanziario malato e oscuro ai più; di Stamina a pazienti spaventati e disperati, e abbondantemente subornati dal cliché della mala sanità, che pure ha molti aspetti di verità… Ecco: il complottismo popolare è la muffa di un albero vigoroso, visibile, noto a tutti;
  2. si alimenta di ignoranza; ma veramente siamo diventati tutti così esperti di economia e finanza, di politica e regole istituzionali, tanto da avere argomenti solidi al nostro arco di complottisti indignati? Una ricerca superficiale nei social mostra che no, tali argomenti non sussistono se non raramente, che nella stragrande parte dei casi ci si nutre di parole d’ordine, immagini retoriche, fonti non dichiarate, concetti vaghi e informazioni false che vengono riprese un’infinità di volte dal popolo dei social contribuendo a irrobustire l’idea del noi che sappiamo e che siamo solidali contro un loro sempre abbastanza generico (la casta, la finanza internazionale…);
  3. è artatamente alimentato da politici che cavalcano l’insicurezza; Berlusconi e Grillo in grandissima parte (coi loro collaboratori e seguaci), ma in misura minore anche gli altri quando conviene loro, cavalcano ad arte il complottismo piegandolo alle loro esigenze, supportati dai loro blog, dai loro giornali, dai loro epigoni e – senza dubbio – da intellettuali schierati a supporto delle tesi più improbabili (anche perché la stupidità – come ci ha insegnato il compianto Cipolla – è equanimemente diffusa in tutti i ceti, intellettuali e docenti universitari inclusi); l’insicurezza e la cultura emergenziale sono i migliori assi nelle maniche della politica populista, in epoche di crisi…
  4. è inclusiva; nel senso che quando il nostro gruppo di riferimento dichiara con vigore, addirittura con violenza, che una certa cosa funziona nel tale modo, è difficile dire “No, io non sono d’accordo!”. Il gruppo ci dà forza e identità, ci salva in un certo senso dai mali del mondo, e se dicono tutti quella tale cosa deve essere vera, e io che li amo, e loro che mi amano, dobbiamo pensarla allo stesso modo.

Il complottismo si alimenta della complessità sociale. Capire il mondo, oggi, è incommensurabilmente più difficile di vent’anni fa, per non dire poi di trenta o quaranta. Il mondo è infinito, succedono cose incomprensibili, si soffre per questioni che colpiscono ma non si controllano (questioni materiali concrete ma anche solo simboliche, etiche…) e la risposta che si trova a portata di mano (a portata di informazione, istruzione, cultura, capacità di adattamento al mondo…) è il complotto. La causa è quella complessità sociale di cui ho parlato anche in altri post, che possiamo sintetizzare nel fatto che gli scambi sociali (reali, virtuali, ipotetici; economici, relazionali, affettivi…) sono moltiplicati in maniera esponenziale (e del tutto incomparabile anche col recente passato) rendendo enormemente vasto il mondo (non il pianeta, che è sempre più piccolo, ma “il mondo” inteso come luogo in cui costruiamo il senso del nostro vivere). Oggi siamo circondati da innumerevoli situazioni ciascuna delle quali agisce con pressioni differenti su di noi: dalla vita familiare a quella – oggi complicatissima – del lavoro, della partecipazione sociale a un mondo condiviso con molti altri, per lo più sconosciuti. Sopra a tutto ciò ci sono cose come la globalizzazione, la crisi finanziaria, la bolla speculativa americana, la potenziale pandemia cinese, Internet e i grandi disastri climatici in diretta TV… Siamo tutti schiacciati da questa mirabolante matassa di questioni angoscianti di cui è difficile capire qualcosa… Non si capisce, non si controlla, ma si subisce e soffre. Qualcuno ci vuole male. Qualcuno ordisce tutto questo contro di noi.

Il pericolo del complottismo per la democrazia. Perché questo complottismo diffuso è pericoloso? Perché non appare stupido come la credenza nei rettiliani e dà una risposta semplice ad argomenti complessi altrimenti insopportabili e incomprensibili. Tutto è finalmente chiaro: non c’è bisogno di studiare economia per capire che la crisi è voluta dalla Merkel per affamarci e dominare l’Europa! Non c’è bisogno di comprendere i complicati protocolli sanitari per capire che non ci vogliono lasciare curare col metodo Stamina perché la lobby delle cause farmaceutiche non vuole! Non occorre addentrarsi nel politichese della casta per capire che sono tutti d’accordo, PiDiElle e PiDiMenoElle, per affamare il popolo e mantenere il potere dei magna-magna! È tutto semplice e chiaro, e se qualcuno si mette di mezzo cercando di intontirci con complicati discorsi per spiegare, chiarire e argomentare è un servo, un complice, un mascalzone. Il populismo è sempre stato chiaro nella sua semplificazione dei problemi, nelle ricette semplici a questioni complesse che tanto raramente sono messe alla prova. In questo modo si perpetua la menzogna e l’ignoranza. E si allontanano le soluzioni. Se milioni di cittadini credono che basterebbe decidere oggi di uscire dall’Euro per iniziare a star meglio domani stesso, e che questo non si fa perché un pugno di potenti ha interessi personali nel continuare ad affamarci, questi cittadini illusi e nutriti di demagogia sono di fatto sottratti al capitale sociale della Democrazia, che invece si nutre di faticosa costruzione di percorsi attraverso la complessità.

Se lo dicono tutti, strillando, forse non è vero. Ecco che la morale, se la vogliamo trovare, è che occorre sempre, assolutamente sempre, immancabilmente sempre, esercitare il faticoso esercizio della critica. Il Web diffonde una quantità di informazioni senza renderci più competenti, e anzi confondendoci le idee e contribuendo alla nostra omologazione. E i leader sui quali facciamo affidamento potrebbero non avere sempre la risposta giusta, e qualche volta potrebbero avere quella sbagliata… Noi non possiamo sapere tutto; la maggioranza di noi non può passare ore e ore a cercare fonti e compararle; ma possiamo allestire un facile sistema mentale anti-truffa e anti-complotto:

  1. diffidare degli slogan e delle semplificazioni. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, e chi vi dice il contrario mente;
  2. non prendere in considerazione le notizie eclatanti, atte a suscitare indignazione, prive di fonti; su Twitter girano in continuazione tweet di denuncia di situazioni le più assurde senza che si possa capire chi è il protagonista, cos’abbia veramente fatto, dove si possa trovare una documentazione minima sul fatto in questione;
  3. nessuno è obbligato a pensare che tutto ciò che proviene dalla propria parte (politica, morale…) sia sempre necessariamente vero, e tutto ciò che previene dagli altri sia sempre necessariamente falso.

E adesso, caro lettore, devo salutarti. Il microchip che ho sottopelle è difettoso e Numero Uno mi ha imposto di andare a farmi revisionare.

Risorse complottiste e sulle bufale in rete:

Questo post ha avuto una lunga gestazione ed è stato reso migliore grazie al contributo di Alba, Teo Neri (@TeoNeri), Filippo Ottonieri (@ottonieri) e Signor Spok (@SignorSpok). Il fatto che sia rimasto un mattone indigesto è ovviamente solo mia responsabilità.

Una prima versione (con altro titolo ) è stata scritta il 4 dicembre 2013 divisa in due parti, la prima su Parolechiave e la seconda in contemporanea su MenteCritica.

5 commenti

  • E’ stato lungo..ma ce l’ho fatta , se fosse stato scritto in un giornale di..carta , giuro che non l’avrei finito . Invece vi ho trovato molte argomentazioni interessanti e approfondite , sopratutto quando si parla della “rete” ritengo che e’ un tema da approfondire .

  • Ho trovato l’articolo molto ben fatto e formativo e mi sono premurato di diffonderlo sui miei social.Quindi nulla da dire, se non sperare di continuare a leggere cose interessanti ed istruttive. Forse un appunto lo avrei : la lunghezza dell’articolo non aiuta la diffusione. Infatti,mi sono permesso di diffonderlo per capoversi successivi. Consiglierei,per il futuro, di fare più articoli correlati

    • Grazie dell’apprezzamento. Sulla lunghezza: come avrai notato, in fondo ho richiamato le fonti dove originariamente ho pubblicato il testo (solo nella fase di lancio abbiamo utilizzato alcuni testi non originali, ma comunque rivisti). Tali fonti erano due, proprio perché il post è molto lungo e si pensò di dividerlo. Fra noi della redazione ne abbiamo discusso a lungo e la scelta maturata alla fine è di accettare per Hic Rhodus anche testi di lunghezza media (3-4 cartelle) differentemente dallo stile tipico dei blog (1-2 cartelle) e di suddividere, eventualmente, solo testi veramente lunghi (diciamo oltre le 4-5 cartelle). Hic Rhodus non si propone per letture rapide, noterelle immediate etc. che riserviamo ad altri luoghi (io ne posto quotidianamente su Tumblr per esempio) ma per testi che richiedono una più lunga elaborazione concettuale, una scrittura più meditata e una lettura, certamente, più faticosa. E’ una scelta pericolosa e non per tutti, lo sappiamo, ma speriamo di costruire pian piano un pubblico capace di apprezzarlo.
      Grazie del tuo commento!

  • Vogliamo parlare del complotto rettiliano che mi aveva nascosto questa stesura del lavoro? (per altro c’è un collegamento ad un mio scritto su Hic Rhodus, quale onore!). Non resta che dargli ancor più risonanza🙂 più gente legge e meglio è

  • Gran bel articolo. Non è per nulla un mattone e si legge in un fiato.

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