Sono Pazzi Questi Romani

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Il consiglio comunale di Roma ha approvato la mozione per la candidatura della città alle Olimpiadi 2024 con 38 voti favorevoli, sei contrari e nessun astenuto. Per parte mia confido invece che venga scelta una delle concorrenti (Parigi, Budapest, Amburgo o Boston), perché penso che le Olimpiadi a Roma sarebbero una sciagura. Il “Corriere” afferma che si tratti di una manovra per puntellare Marino ma allora non si spiegherebbe il voto favorevole di parte di molti esponenti della minoranza. Una colossale sciocchezza, una decisione – per qualunque ragione presa – che lascerebbe a prossime amministrazioni future l’onere della gestione di una macchina colossale produttrice di buchi economici noti, e per questo doppiamente sbagliata: sbagliata perché non ce lo possiamo permettere (e lo spiego in questo post) e sbagliata perché demagogicamente presa senza costi per chi l’ha decisa rinviando oneri, problemi, conseguenze a chi siederà in Campidoglio (e a Palazzo Chigi) nei prossimi anni.

Schermata 2015-06-30 alle 08.14.43Mettiamo pure tra parentesi la lunga tradizione di ladrocini in tutte le “grandi opere” che, credo senza demagogia, sarebbero facilmente prevedibili anche per una mangiatoia eccezionale come le Olimpiadi, con la conseguenza di sprechi pagati dai contribuenti ed ennesima conferma internazionale delle nostre meschinità. Mettiamola fra parentesi perché ovviamente l’abuso, la corruzione e lo spreco non si combattono restando fermi ma – appunto – combattendo, cambiando, controllando, impedendo ai ladri di accedere agli appalti e via discorrendo; ma poiché ce lo diciamo da (quanto? vent’anni? trent’anni?…) un sacco di tempo e siamo rimasti al punto di partenza, credo realistico chiedere prima di immaginare e mettere in pratica misure di trasparenza anti corruzione e poi di provare a impelagarsi in qualche grande opera. Forse mi sbaglio, ma la storia di questi giorni, di Mafia Capitale per intenderci, mi fa pensare che no, non siamo ancora pronti.

Ma la grande perplessità deriva essenzialmente dal fatto che nelle ultime più recenti Olimpiadi il bilancio economico è sempre stato negativo: grandi spese per pochi guadagni. Tant’è vero che diverse città inizialmente candidatesi si ritirano (fonte). I conti facilmente reperibili in Rete mostrano chiaramente che tutte le ultime Olimpiadi sono state una rimessa per la nazione ospitante. Secondo uno studio di Gavin Poynter da Barcellona in poi le Olimpiadi hanno smesso di essere un affare per la nazione ospite (QUI la fonte giornalistica, poco oltre quella originale). L’analisi costi-benefici può essere ingannevole e facilmente distorta (grazie a eccessive semplificazioni) a favore di un ipotetico guadagno: tanti punti di PIL, tanti posti di lavoro, spese (previste) contenute e compensate da cresciuto gettito fiscale (così lo studio romano che citerò più avanti), immagine internazionale che favorirà turismo e investimenti. Sembra sempre un affare; deve sembrare un vero affare! Ma

Evaluating the effects of mega-events, such as the Olympic Games, is a complex affair. The economic and social costs and benefits for the host city or region are not easily estimated. The evidence available from the experience of cities that have hosted the Olympics over recent decades suggests that the positive claims derived from hosting the event, often made during the bidding competition itself, may be exaggerated. It is therefore entirely reasonable to ask who might be the winners and losers (Gavin Poynter, From Beijing to Bow Creek, pp. 2-3).

Schermata 2015-06-30 alle 08.15.01Per chi è interessato a questioni di metodo rinvio al testo di Poynter e mi limito qui a segnalare l’evidente necessità di distinguere fra costi e benefici finanziari (tutto sommato abbastanza facili da valutare) dai cambiamenti economici e strutturali di lungo termine (Poynter, pp. 8-9) evidentemente più complessi da identificare con chiarezza; per esempio le strutture costruite ad hoc e poi abbandonate (come testimoniato da questa fotogallery relativa a Berlino, Atene, Barcellona, Sydney e Melbourne) hanno costi duraturi di consumo di suolo, inquinamento, deturpazione di paesaggio. Ma ci sono anche – continua Poynter, pp. 18-19, i costi intangibili relativi all’impatto per la popolazione locale, con le tasse, i disagi per la costruzione delle strutture e mille altre questioni che producono impatti più o meno positivi (o boomerang negativi) che si riflettono anche sulla successiva ospitalità. Questa difficoltà a computare correttamente i costi (tutti) e i benefici (solo quelli realmente connessi ai Giochi) è testimoniata da molti studi; per esempio i vantati successi dei Giochi di Londra 2012 sono il frutto di conteggi grossolani, in cui molte voci di beneficio che si sarebbero avute in ogni caso, indipendentemente dalle Olimpiadi, sono invece stati attribuiti all’evento (fonte) perché, ovviamente,

The more powerful the vested interests, the less likely it is that the analysis can be seen as objective.

olympic-games-costIn effetti il progetto olimpico romano si è caratterizzato per la sobrietà, col ripristino di strutture già esistenti e la costruzione di pochissimi nuovi impianti; con l’apporto di privati; introiti vagheggiati da più fronti e dati – dallo studio preliminare – per certi. Il problema è se credere allo studio della Commissione Fortis che supporta la candidatura romana, e presentata all’allora Presidente del Consiglio Monti che – ricorderete – non sostenne la candidatura; oppure se credere a una serie storica di recenti insuccessi olimpici (dal punto di vista degli impatti economici) aggravata dalla storia italiana recente, dalla complessità di Roma e dalla scarsa affidabilità degli attuali strumenti di controllo che riusciamo a mettere in campo. Vorrei aggiungere che Roma, e l’Italia in generale, non ha bisogno di promozioni turistiche di questo genere; le bellezze italiane sono indiscusse e note in tutto il mondo e se i turisti non arrivano da noi in misura adeguata è solo grazie al disastro turistico che siamo in grado di produrre, come abbiamo già avuto modo di raccontare. L’Italia ha bisogno di una politica turistica intelligente. Roma ha bisogno di un aeroporto che funzioni secondo standard internazionali, di una stazione ferroviaria che non somigli a un suk, di alberghi che si innalzino dal miserabile livello attuale e di meno “centurioni” attorno al Colosseo. Dopo tutto questo, semmai, potremo riparlarne.

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