Economia: una rondine non fa primavera, ma è sempre meglio di un gufo…

rondineIn questo inizio di 2015, abbiamo assistito a un insolito fenomeno: il manifestarsi di alcuni segnali positivi per l’economia italiana. Da un lato la Banca d’Italia ha comunicato che prevede per il 2015 una crescita del PIL “significativamente superiore” delle sue stesse precedenti proiezioni; dall’altro lo stesso annuncio è stato dato dal Centro Studi di Confindustria. Infine, l’Istat ha comunicato che, finalmente, ci sono segni di ripresa dell’occupazione, e che a dicembre il numero degli occupati è cresciuto di circa 93.000 unità.

Si tratta di segnali di un reale miglioramento, o di un fenomeno statistico magari stagionale, come qualcuno ha suggerito?

La questione non è peregrina: quante volte negli ultimi sette-otto anni abbiamo sentito dire che la ripresa è dietro l’angolo? Troppe, e  non solo dai nostri politici: molti analisti ci hanno abituato ad affermazioni come “questo è l’ultimo anno di recessione, dal prossimo l’economia riparte”, e anche centri di ricerca come quelli di Bankitalia e Confindustria non sono rimasti esenti in passato da un eccessivo ottimismo, o dovremmo dire da un insufficiente pessimismo. Guardare a queste previsioni con un certo scetticismo è quindi inevitabile.

Peraltro, ci sono altri analisti che sono più prudenti: la Commissione Europea prevede per l’Italia nel 2015 un modesto 0,6% di crescita, e l’agenzia di rating Fitch giudica ancora “fragile” la crescita italiana. Come stanno le cose, insomma?

Innanzitutto, partiamo da un dato di fatto: le condizioni “di contesto” negli ultimi mesi sono diventate più favorevoli. La domanda estera, legata alla ripresa degli altri paesi, cresce; il prezzo del petrolio, che incide pesantemente sulla nostra “bolletta energetica”, è intorno  ai 50$ al barile, circa la metà dell’estate scorsa; il Quantitative Easing deciso dalla BCE di Mario Draghi, pur controverso, potrà avere effetti espansivi (si veda quest’interessante articolo su lavoce.info); lo spread dei nostri titoli di Stato è intorno ai 130 punti, e, nonostante la crisi greca lo abbia fatto salire un po’ nelle ultime settimane, sembrano (ma non sono) lontanissimi i tempi in cui superava i 570 punti.

Chiariamolo subito: queste condizioni favorevoli, e per certi versi eccezionalmente favorevoli, poco hanno a che vedere con gli effetti di azioni concrete del nostro Governo; si tratta prevalentemente di fattori esterni, a cui in qualche caso contribuisce l’aspettativa che l’Italia, facendo le riforme, migliori la sua competitività e la sua capacità di sviluppo. Comunque la si pensi sul Governo Renzi, è infatti difficile sostenere che esso abbia già realizzato riforme i cui risultati pratici siano oggi efficaci nell’economia reale.

Come si è spesso detto in questi ultimi anni, per avere una ripresa reale, anche in Italia, non si può prescindere da una crescita della domanda interna. Insomma, alla fine ai fattori di contesto favorevoli deve associarsi un miglioramento dei parametri economici interni, o a beneficiare del miglioramento delle condizioni globali dell’economia saranno solo le aziende in grado di esportare, ma non il sistema-Italia nel suo complesso. La domanda quindi diventa: ci sono, in questo momento, indicatori di un miglioramento dei fattori endogeni di una possibile ripresa economica italiana?

La risposta, a mio avviso, è: finalmente qualcuno c’è.

Cominciamo appunto dall’occupazione: il dato di dicembre che citavo all’inizio è davvero significativo? Include qualche fenomeno stagionale? Per capirlo, proverei a confrontarlo con gli analoghi dati dello stesso mese degli ultimi anni:

Fonte: Istat

Fonte: HicRhodus da dati Istat

Possiamo quindi escludere, almeno in prima istanza, che si tratti di un fenomeno stagionale, visto che in genere dicembre non è un buon mese per l’occupazione.

Un secondo dato interessante è quello della produzione industriale, che nel complesso è calata (dello 0,8%) anche nel 2014, Tuttavia l’andamento dell’ultimo trimestre del 2014 è relativamente incoraggiante:

Fonte: Istat

Fonte: Istat

Infine, tornando al tema della domanda interna, osserviamo che secondo i dati della Confesercenti nel secondo semestre 2014 il settore ha mostrato segni di ripresa, con un incremento di occupati e di imprese:

imprese commercio

Sempre secondo la Confesercenti, “La fase peggiore della crisi del commercio  parrebbe essere superata. Nel 2014 si scorgono segnali positivi, ed il 2015 potrebbe finalmente essere l’anno della ripresa”. Ovviamente il commercio è un indicatore diretto dell’andamento della domanda interna da parte dei consumatori, e, anche se vale la pena di sottolineare che la maggior parte della crescita di cui parliamo è trainata dalle imprese gestite da immigrati, l’inversione di tendenza anche in questo settore è da rimarcare.

A quali conclusioni possiamo giungere? A mio avviso, i fattori favorevoli che abbiamo citato all’inizio sono finalmente accompagnati da indicatori reali di un miglioramento della congiuntura. Questo miglioramento ha, sempre secondo me, poco a che fare con la politica economica nazionale, e riflette probabilmente una reazione autonoma dell’economia reale a quei fattori; dobbiamo augurarci che le misure decise e in via di esecuzione siano in grado di consolidare questa tendenza, e che le turbolenze ancora una volta di origine esterna (crisi ucraina, questione greca) non raggelino questo timido tentativo di primavera. Da questo punto di vista, più che temere i gufi tanto invisi al nostro Presidente del Consiglio, dobbiamo considerare decisiva la capacità o meno del Governo di rendere finalmente efficaci alcune delle riforme chiave di cui abbiamo spesso parlato su Hic Rhodus e che, piacciano o meno, sono la mission di questo Esecutivo. L’economia è fatta anche di aspettative, e una parte degli effetti positivi di un percorso di riforme sta nel trasmettere un messaggio di progettualità; ma questo vale se poi alle dichiarazioni d’intenti corrispondono fatti misurabili. Su questo, alla fine, si vedrà se il nostro premier, abilissimo nel mettere all’angolo gli avversari politici, sarà stato all’altezza come uomo di governo: non solo per noi vale il motto Hic Rhodus, hic salta.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...