Sessualità e prostituzione. Alla ricerca del non giudizio

spunti-prostituzione-1978

La prostituzione è (forse) il mestiere più antico, ma è certamente un fenomeno fortemente  influenzato dalla cultura del luogo e del tempo in cui si manifesta. Svolge infatti funzioni sociali e assume significati sempre diversi in relazione al luogo e al periodo storico in cui lo si osserva. Le scienze sociali, infatti, in generale ci insegnano che la cultura in cui siamo inseriti, in cui veniamo socializzati, arriva ad influenzare tutti i nostri comportamenti, anche quelli più intimi e considerati “universali”. Perfino i rapporti sessuali hanno modalità diverse a seconda dell’orizzonte normativo e valoriale di riferimento e, quindi, della cultura di coloro che li praticano.

Parlando di sesso mercificato, quindi, ciò che è considerato prostituzione in un paese può non esserlo in un altro; ciò che è prostituzione in un determinato luogo e in un determinato tempo può non esserlo più in quello stesso luogo in un tempo diverso. Tanti gli esempi che si potrebbero fare. Il caso della lap dance – la danza erotica durante la quale il cliente, normalmente un uomo, è seduto e la ballerina si trova in contatto fisico con il basso ventre (da cui il nome) di lui o a breve distanza- è forse uno dei più emblematici in questo senso. La lap dance, proprio a causa di alcune varianti e, soprattutto, dei suoi diversi significati e dei diversi contesti culturali in cui viene praticata, è vietata in alcuni paesi, permessa in altri, considerata una vera e propria forma di prostituzione in altri ancora

Ma qual è il significato di prostituzione oggi? Quali sono le motivazioni dei clienti? Che caratteristiche hanno, oggi, i luoghi della prostituzione? Lungi dal voler provare a rispondere a tutte queste domande, ciò che possiamo fare in questa sede, come primo passo, è tentare di contestualizzare (seppure molto brevemente) il fenomeno all’interno delle grandi trasformazioni sociali legate ai processi di globalizzazione.

Incertezza, fluidità dei rapporti, insicurezza, rischio, paura, ecc. sono tutti aspetti della società globalizzata che, da vari punti di vista, sono stati considerati dagli scienziati sociali come conseguenze della perdita dei punti di riferimento tradizionali, di regole e valori uno tempo chiari e indiscussi. Tutto ciò si riverbera anche sui temi legati alla sessualità e alle questioni di genere. Siamo, infatti, in tempi di “sessualità duttili” (Giddens), di “identità liquide” (Bauman) caratterizzate da grandi trasformazioni rispetto alle tradizionali identità di genere e al tradizionale modello di dominio dell’uomo sulla donna.

La fluidità delle relazioni sociali ai tempi della globalizzazione si manifesta così anche nella sessualità che perde, quindi, i suoi “tradizionali” e precisi riferimenti culturali, ad esempio, su cosa significhi essere “uomo” e cosa significhi essere “donna”. Nella cultura popolare già da tempo sono entrati a far parte parole di uso comune come “metrosessuale” oppure “polisessuale” che ci indicano la necessità di trovare termini sempre nuovi per descrivere tipi di sessualità che non si riescono più a rappresentare con i termini tradizionali. Per non parlare del caso eclatante di Facebook, in cui sono previste addirittura oltre 50 opzioni diverse tra cui scegliere l’identità di genere da dichiarare sul proprio profilo.

Su queste basi il mondo del sesso mercificato e i suoi luoghi diventano un vero e proprio specchio di tutte queste trasformazioni legate alla sessualità e alle questioni di genere, ma anche delle resistenze che, talvolta, il “cittadino globale” prova a contrapporre ad esse.

I nightclub e i bordelli (luoghi privilegiati della prostituzione femminile), ad esempio, appaiono oggi come luoghi reazionari all’interno dei quali “uomini in crisi” cercano di portare indietro le lancette dell’orologio dell’emancipazione femminile facendo sì che il bordello diventi un luogo di resistenza al cambiamento. Gli uomini che frequentano i nightclub pagano una recita in un ambiente “sicuro”, in cui il copione è stabile e non prevede imprevisti particolari. Il cliente paga per sentirsi “protetto” e “non giudicato” all’interno di un contesto in cui esercitare la propria mascolinità attraverso l’interpretazione di ruoli tradizionali per cui gli uomini sono “cacciatori”, sono “dominanti” e le donne sono “prede”, “assecondanti”, “subordinate” e “femminili” (come un tempo… prima della emancipazione).

D’altra parte, parlando invece di prostituzione maschile, gli stessi “uomini in crisi” (già, perché i clienti, almeno in Italia, sono quasi tutti maschi, qualunque sia il tipo di prostituzione a cui ci riferiamo) possono sperimentare la propria sessualità ancora in luoghi protetti, quelli legati al cosiddetto battuage – la pratica del sesso impersonale in luoghi pubblici (parchi, parcheggi, stazioni di servizio, ecc.). Il buio e l’anonimato del battuage garantiscono il “non giudizio” che è una componente essenziale del sesso impersonale (il sesso, cioè, il più possibile svincolato dalla componente affettiva). “Non posso essere giudicato da chi non mi conosce”.

Si potrebbe forse dire, quindi, che tutti i luoghi della prostituzione (femminile e maschile), pur molto diversi tra loro, hanno una fondamentale caratteristica comune: sono luoghi in cui il cliente si sente poco (o non si sente affatto) giudicato. Sono luoghi, cioè, in cui il “cittadino globale e solitario” (Bauman) trova condizioni favorevoli per negoziare e/o proteggere la propria identità sessuale, restando al riparo dal giudizio degli altri, riducendo la paura di non essere in grado di soddisfare le altrui aspettative sociali, lontano dal giudizio e dal controllo della “società disciplinare” (Foucault).

Il cliente resta lonbarnao-librotano, cioè, dal giudizio di quella stessa società che ha condannato Tiziana Cantone all’appellativo di “troia” per il modo in cui viveva la sua sessualità o che “condanna”, attraverso un suo tribunale, una prostituta minorenne a ricevere (e magari leggere), come risarcimento dal suo cliente, 30 libri sul femminismo con il fine di recuperare la dignità perduta a causa della vendita di prestazioni sessuali.

Forse, capendo qual è il senso che oggi ha l’azione sociale di andare con un prostituto o con una prostituta riusciremo meglio a capire il fenomeno della prostituzione. Un fenomeno tanto diffuso e di cui tanto si parla, ma che, in fondo, non è poi così conosciuto. Un fenomeno che, forse, è difficile comprendere perché, come uno specchio, ci mette a confronto con questioni irrisolte e in continuo divenire legate al nostro modo di interpretare la sessualità e le questioni di genere.

 

Contributo scritto per Hic Rhodus da Charlie Barnao.
Palermitano, insegna Sociologia e Sociologia della 
sopravvivenza presso l'Università "Magna Græcia" 
di Catanzaro.

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...