Il Dieselgate Volkswagen e la nuova era dell’automobile

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Vignetta di Daryl Cagle, http://www.cagle.com/

Ormai, tutti sappiamo che la Volkswagen ha frodato i controlli USA sulle emissioni inquinanti, e che le automobili “truccate”, se in USA sono meno di mezzo milione, in Europa sono molte di più, mentre in Italia dovrebbero essere più di un milione. Le conseguenze sulla casa tedesca e sui mercati sono impossibili da prevedere appieno, e le notizie sull’argomento si susseguono di ora in ora, a un ritmo che un blog come il nostro non può aver la pretesa di seguire.

Noi qui su Hic Rhodus vorremmo invece prendere spunto da questa complessa situazione per ipotizzare cosa potrebbe accadere nei prossimi anni.

Innanzitutto, è inevitabile cominciare da un breve riassunto delle puntate precedenti: come tutti sapete, in USA un team di ricerca dell’Università di West Virginia, sottoponendo alcune auto diesel del gruppo Volkswagen a un test su strada, ha rilevato emissioni di ossidi di azoto enormemente superiori ai limiti di legge, che in alcuni stati degli USA sono anche più restrittivi che in Europa. Dopo l’apertura di un’inchiesta, la Volkswagen è stata costretta a riconoscere che un software è installato su circa 11 milioni di autovetture diesel distribuite in tutto il mondo, di cui poco meno di 500.000 in USA, mentre per quanto è stato comunicato dal nostro Ministero dei Trasporti, in Italia le auto incriminate sarebbero circa un milione. Comunque, è molto difficile immaginare oggi l’entità dei danni provocati alla Volkswagen da questo scandalo, considerato che il titolo ha già perso il 30% in pochi giorni e che con tutta probabilità gli USA condurranno un’inchiesta penale e non si limiteranno a una salata multa.

car-driving-off-cliffA preoccuparsi, però, non è solo la Volkswagen, che pure si trova in una posizione difficilissima. In teoria, verrebbe da dire, un simile infortunio da parte del maggior produttore mondiale di automobili dovrebbe spingere i suoi principali concorrenti a stappare bottiglie di champagne; ma la realtà è diversa: la caduta del titolo VW ha trascinato con sé l’intero settore, e circola un evidente nervosismo tra i grandi produttori europei di auto, come la BMW, di cui si legge che avrebbe qualche modello “a rischio”, o la Daimler-Mercedes, che ha dovuto smentire che un aggiornamento del software delle centraline di un popolare modello di camion sia collegato al “Dieselgate”. In altre parole, anche indipendentemente da quanto la pratica di imbrogliare nei test sia diffusa anche tra altri produttori, a rischiare ricadute anche gravi è ora l’intera industria dell’automobile, e in particolare quella tedesca, e ovviamente il suo ampio indotto. Insomma, la tecnologia automobilistica sembra avere difficoltà a tenere il passo delle restrizioni ambientali che, per paradosso, essa stessa ha contribuito a instaurare, e non bisogna dimenticare che il 20% delle azioni della Volkswagen è di proprietà pubblica (in particolare del Land della Bassa Sassonia), il che rende la situazione ancora più complessa e imbarazzante, in un intreccio tra tecnologia, business e politica che sembra in grado di mettere in crisi l’industria automobilistica europea, e quindi una parte importantissima dell’industria manifatturiera. Questo “banale incidente” sembra insomma poter innescare una slavina di proporzioni storiche.

Ebbene, proprio mentre i piani tedeschi per l’invasione del mercato statunitense si trasformavano in una disfatta, un ben diverso annuncio riceveva molta minore attenzione: si tratta dell’apertura del primo impianto completo di produzione della Tesla in Europa, più precisamente in Olanda. Si tratta solo di un passaggio della strategia di espansione della Tesla, che prevede di aprire nuovi impianti in Europa nel 2016. Eppure questo annuncio è molto suggestivo, tanto da apparirmi quasi come il segno del tramonto di un’era dell’automobile.

teslaMa perché la Tesla dovrebbe essere così importante? In fondo, su scala mondiale si tratta di un costruttore molto piccolo, che produce un paio di modelli di nicchia, in un settore, quello delle auto elettriche, che al momento non è ancora realisticamente competitivo, tantomeno in una fase di prezzi petroliferi così bassi. Invece Tesla è un’importante cartina di tornasole, perché presenta alcune caratteristiche che a mio avviso annunciano quella che pomposamente nel titolo ho chiamato la nuova era dell’automobile. Vediamo alcune di queste caratteristiche:

  1. Tesla produce solo auto completamente elettriche. Produce anche motori elettrici e altre componenti che vende ad altri costruttori, come Mercedes e Toyota, ed essendo completamente specializzata in auto elettriche in un certo senso traccia la strada per altre case più tradizionali.
  2. Tesla vende le auto online, anziché usare una rete di concessionari. In USA, i concessionari di auto hanno intentato numerose cause legali per bloccare le vendite di Tesla, e in molti stati USA la vendita di auto Tesla è vietata (v. questa mappa).
  3. Il CEO di Tesla è Elon Musk, un “imprenditore visionario”. Musk è uno dei fondatori di PayPal, che ha rivoluzionato il settore dei mezzi di pagamento, e il CEO di SpaceX, un’azienda aerospaziale che tra i suoi piani ha la produzione di mezzi per l’esplorazione di Marte. Musk è probabilmente il più rivoluzionario uomo d’affari al mondo; tra le sue molte conferenze e interviste segnalo quella ospitata dal bel sito di conferenze online http://www.ted.com.
  4. Tesla ha rinunciato ai suoi brevetti sulle auto elettriche, e ha reso tutta la sua tecnologia sostanzialmente open source. Si tratta di una mossa meno suicida di quel che sembra, perché ha lo scopo di accelerare lo sviluppo di un settore in cui Tesla si considera chiaramente leader, ma certamente è un gesto audace, che ha anche indotto altri a seguirlo. Tesla punta sull’innovazione anche in altre aree, come nell’assistenza, ed evidentemente non teme la concorrenza tecnologica.

Insomma: mentre la Volkswagen, forse il più grande esempio di produttore tradizionale di automobili, nel tentativo di sfondare sul mercato americano inserisce software truffaldino nelle centraline delle sue auto e si trova di fronte a una “punizione” dalle proporzioni imprevedibili, il più anticonvenzionale e innovativo produttore di auto a emissioni zero sbarca in Europa, con un approccio in grado di far saltare tutta la catena dell’automotive, dalla componentistica alla distribuzione.

Sarà la Tesla a mettere in ginocchio l’industria automobilistica tradizionale? Forse no: le auto elettriche sono poche, costose, con un’autonomia limitata e batterie ancora ingombranti e scomode. Le case europee e americane hanno forti legami con la politica, una rete di distribuzione capillare, una grande esperienza e una gamma ampia e diversificata. Non si può certo ritenere probabile che Tesla con solo un paio di modelli metta in seria difficoltà i colossi europei.

Connected-CarsEppure, la storia recente della tecnologia è piena di esempi simili, e come dicevo la stessa PayPal è uno di questi. Se non sarà Tesla oggi, è probabile che un’altra azienda ambiziosa e agile ribalterà domani gli schemi del mercato dell’auto, consentendoci di personalizzare la nostra vettura al computer e consegnandocela sotto casa una settimana dopo come se fosse un paio di scarpe comprato online; quell’auto avrà probabilmente una tecnologia elettrica o ibrida, avrà sistemi elettronici di guida a bordo, un sistema di intrattenimento e navigazione basato su tablet e smartphone anziché sui costosissimi navigatori e hi-fi proprietari obbligatori sulle auto di lusso fino a ieri, e si collegherà ad altri veicoli e ai segnali stradali per migliorare la sicurezza o per evitare il traffico. Nessuna di queste innovazioni è direttamente legata al Dieselgate, ma una crisi delle grandi case potrebbe aprire più rapidamente spazi all’innovazione a tutto campo di chi non ha “patrimoni” da difendere. E forse, quando ci si volterà indietro per ripercorrere le date che avranno segnato questa nuova era, il giorno del Dieselgate sarà una di esse.