I linciaggi come prassi nell’America Latina

USA - 2007:  Charles Bloom color illustration of a young Jesse James (in red) being restrained as he and his mother watch his stepfather being tortured by Union soldiers. (The Kansas City Star/MCT via Getty Images)

Una folla inferocita che fa giustizia di un reo, o presunto tale. Come in Furia, di Fritz Lang, come nei film di cowboy che impiccano senza tante storie il ladro di bestiame. Ma qui non parliamo di film ma di una realtà agghiacciante e poco conosciuta; in diverse parti del mondo il linciaggio è una forma di giustizia-fai-da-te piuttosto diffusa e raramente perseguita dalla legge. La storia del linciaggio si perde nel tempo. Fra il 1882 e il 1968 (insomma, non parliamo del Medioevo) ci furono negli Stati Uniti 4.743 linciaggi, dei quali 3.466 di neri (fonte). In Turchia il linciaggio di curdi o esponenti di sinistra è sostanzialmente impunito (fonte); in India si linciano decine di donne accusate di stregoneria (fonte) oppure persone di religione diversa (fonte).

Ma la patria dei linciaggi è sostanzialmente il Centro e Sudamerica. In Argentina, per esempio, il fenomeno è in rapida crescita con un’opinione pubblica a parole contraria ma sostanzialmente “comprensiva”.

A recent poll shows that most people in Buenos Aires are against lynching. However, 90% of them believe crime is out of control. Many do not trust the police forces, which have a history of abuse and have had declining success indicators for years. To top it all off, the economic insecurity that Argentina chronically suffers from adds to the disintegration of the social fabric and leaves more people destitute and without legitimate sources of income. Anger, violence and theft are only to be expected. Without appropriate state institutions to respond to this, and no effective police forces to stop them, local communities have de facto impunity in handling these issues themselves through violent means. (fonte)

Analogamente in Bolivia e Brasile, paese quest’ultimo che pare essere all’apice del fenomeno; secondo il sociologo de Souza Martins, negli ultimi 40 anni almeno un milione di brasiliani ha partecipato a un linciaggio (fonte). Anche il Guatemala è accreditato di essere uno dei paesi col maggior numero di linciaggi (ovviamente non esistono statistiche precise), a partire dalla fine della guerra civile nel ’96;

What lynchings more certainly reveal is a frustration among the polity at large with an anemic criminal justice system infamous for impunity rates exceeding 90 percent, and on the street, with a police force hamstrung by corruption and ineffectiveness. Combined with still-high homicide rates, these conditions—which have seemingly tattooed themselves onto the Guatemala political architecture, regardless of economic growth, political party in office, or foreign intervention—have resulted in a backlash that transcends geography and civil war era trauma to affect a new generation of dispirited Guatemalans the country over. Lynchings are indeed an effort to reassert some agency, some autonomy, and some control over a life of uncertainty, and insecurity. This is not just the case for indigenous groups, but rather for all Guatemalans. (Matthew Klick, Guatemala Calling: Lynching and the Politics of Inequality; altra fonte con analoghe conclusioni).

I linciaggi sudamericani non sono semplici esecuzioni, ma rituali feroci in cui le vittime sono torturate per ore prima di essere bruciate vive o impiccate (fonte). Assumono quindi un aspetto di catarsi collettiva, di liberazione di una violenza repressa spesso frutto di anni di guerra (come in Guatemala ma non solo). Questa violenza repressa viene esasperata dalle ingiustizie sociali e, prima di tutto, dalla mancanza di una giustizia istituzionale credibile, capace di dare reale protezione ai ceti popolari dalle vessazioni dei criminali. La giustizia popolare è una risposta al crimine dilagante e a istituzioni assenti, quando non complici. Per quel che valgono queste statistiche, secondo InSight Crime delle 50 città più pericolose al mondo ben 43 si trovano in Centro e Sud America (fonte).

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Traffico della droga, frammentazione sul territorio delle organizzazioni criminali, il retaggio delle guerre civili (a El Salvador, Guatemala e Nicaragua) e la corruzione (con infiltrazioni criminali) nelle istituzioni, sono le cause di questa violenza secondo InSight Crime. Anche il tasso omicidiario vede primeggiare molti paesi dell’area (fonte).AI-CH908_LATAM_G_20140412014204.jpg

Avrete notato che fra le cause di questa diffusa violenza non è stata citata la povertà; alcuni commentatori, osservando la relazione inversa fra ricchezza di quest’area (in crescita negli ultimi decenni) e violenza persistente, parlano di “mistero” aggiungendo, però:

Part of the problem is disagreement over how “poverty” is defined. For one, it is more than just a narrow material measure. While millions of Latin American and Caribbean citizens at the bottom end of the social ladder have experienced real income gains, the quality of economic growth has been poor. For many countries, poverty reduction was based on a model advocating consumption. Declines in poverty were often due to direct cash transfers and access to low-wage part-time work. This resulted in limited social mobility. (fonte)

I fattori sociali ed economici della violenza sarebbero quindi imputabili a un’ampia ineguaglianza sociale (l’America Latina presenta l’apice mondiale dell’ineguaglianza dei redditi – stessa fonte); all’ampia disoccupazione giovanile con conseguente aspirazione al crimine, vista come scelta migliore; e alle cause già segnalate, insicurezza sociale, scarsa assicurazione della giustizia etc.

In conclusione dal Messico al Brasile permane un mix micidiale di concause che rendono “normale” la violenza. La violenza è nelle e delle istituzioni, la violenza è la risposta criminale più diffusa e la violenza è la risposta esasperata, sotto forma di linciaggi, di folle emarginate che non vedono altre soluzioni alla propria salvaguardia, ma anche alla propria voglia di “vendetta sociale”, se così possiamo chiamarla. E che i responsabili dei linciaggi siano raramente incriminati consente di mantenere questo evento brutale nell’ordine delle azioni possibili, formalmente vietate ma culturalmente accettate.

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