Ehi, siamo dentro Matrix, svegliamoci! (Ma come?)

thematrixincode99

Che è la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione. E il più grande dei beni è poca cosa, perché tutta la vita è sogno, e i sogni sono sogni (Pedro Calderón de la Barca, La vita è sogno)

Repubblica rivela che molti studiosi, scienziati e concreti uomini d’affari americani credono veramente che l’umanità viva dentro una simulazione stile Matrix, e qualcuno sta pagando fior di quattrini affinché gruppi di scienziati trovino il modo per “uscire” da questa finzione, ipoteticamente messa in piedi da civiltà future (secondo la nostra prospettiva relativa, in realtà nostre contemporanee). Divertente e raggelante, lo so.

L’idea dell’irrealtà del mondo è antica. Scrive il taoista Chuang Tzu (Zhuāngzǐ) nel 300 a.C.:

Un tempo Chuang-tzu si vide, in sogno, come una farfalla.

Si vide come una farfalla che volteggia liberamente, e si diverte.

Non sapeva di essere Chuang-tzu.

All’improvviso cominciò a percepire altre sensazioni, e si sentì di nuovo Chuang-tzu.

Tuttavia, non sapeva se era Chuang-tzu che si era visto in sogno come una farfalla,

o se era la farfalla che si era vista in sogno come Chuang-tzu.

Cartesio, nelle Meditazioni metafisiche scrive qualcosa di analogo:

Ma, sebbene i sensi talvolta ci ingannino riguardo ad alcuni particolari minuti e marginali, tuttavia vi sono moltissime altre opinioni delle quali non si può chiaramente dubitare, sebbene siano desunte da essi; come ad esempio che io sono qui, sto seduto presso il fuoco, indosso la mia vestaglia invernale, tocco con le mani questo foglio, e cose simili. […] Benissimo dunque; come se non fossi un uomo che è solito dormire la notte, e nei sogni provare tutte quelle immagini, e talvolta anche meno verosimili di quelle che provano costoro da svegli. Quante volte poi il riposo notturno mi fa credere vere tutte queste cose abituali, ad esempio che io sono qui, che sono vestito, che sono seduto accanto al fuoco, mentre invece sono spogliato e steso tra le lenzuola! Eppure ora vedo con occhi che sono sicuramente desti questo foglio, questo mio capo che muovo non è addormentato, stendo questa mano con pienezza di sensi e di intelletto e percepisco: chi dorme non avrebbe sensazioni tanto precise. Come se poi non mi ricordassi che anche altre volte nel sogno sono stato ingannato da simili pensieri; e mentre considero più attentamente tutto ciò, vedo che il sonno, per sicuri indizi, non può essere distinto mai dalla veglia con tanta certezza che mi stupisco, e questo stupore è tale che quasi mi conferma l’opinione che sto dormendo.

La relazione fra realtà e sogno (inteso come luogo altro dal reale) e comunque della difficoltà a definire cosa sia reale percorre la filosofia (Schopenhauer, Wittgenstein), la sociologia (Berger e Luckmann), la letteratura (Cervantes, Borges), il cinema (Mr. Nobody), tanto per proporre alcuni nomi fra i tanti e senza considerare le diverse rappresentazioni e conclusioni dei diversi autori.

Ma probabilmente è capitato anche a voi di pensare: “se tutto questo fosse solo un mio sogno?”; “se io fossi solo l’inconsapevole attore di una simulazione, di una super realtà virtuale?”; o, peggio: “se io fossi il sogno sognato da qualcun altro?”. Senza entrare in paranoia, ma uscendo un pochino dal semplice gioco, è utile sottolineare che non esiste alcun modo per saperlo. In nessunissimo modo potete architettare un sistema per sapere se siete prigionieri di Matrix o se il mondo è veramente quello che vedete attorno a voi. E come potreste? Qualunque “prova” potete immaginare potrebbe essere parte della finzione medesima; vi date il famoso pizzicotto per svegliarvi? Può essere un pizzicotto immaginario, frutto di una finzione viva e credibile; cercate una prova nelle relazioni sociali? Potrebbero essere parte del software (diciamo così) al pari di quanto accade in qualunque videogioco, solo un po’ più sofisticato. Volete convincervi che tutte le persone vicino a voi sono reali, e non fantocci usati per ingannarvi? Come pensate di fare? In quale modo potete assicurarvi che possiedano un reale libero arbitrio, dimostrando così la loro umanità, se non potete provare il vostro libero arbitrio?

Perché un’altra versione di questo incubo non riguarda tanto la realtà esterna a noi ma la nostra stessa natura umana, libera e capricciosa, rispetto all’ipotesi che ciascuno di noi sia in fondo una macchina, un pupazzo, che scrive storie già scritte, che percorre strade predestinate. Io sto scrivendo questa riflessione perché sono ispirato, oppure perché eseguo delle linee di un programma, perché nell’evoluzione del cosmo e quindi anche nei miei geni era scritto da qualche parte che oggi a quest’ora avrei scritto esattamente quello che sto scrivendo (il destino…)? Ebbene non c’è alcun modo per dimostrare empiricamente che abbiamo libero arbitrio. Non esiste un test, un algoritmo, un macchinario o un qualche accidente in grado di confermare in maniera incontrovertibile che no, non era destino che io scrivessi questo articolo, si tratta di una mia scelta razionale, frutto del mio libero arbitrio perché io sono l’unico artefice della mia vita.

Siete scettici? Allora vi sfido a scrivermi in che modo ritenete di dimostrare 1) il libero arbitrio e 2) la realtà della realtà (cioè non viviamo dentro Matrix).

Se non vi ho minimamente convinto potete chiudere qui la vostra lettura, ma se vi ho almeno un tantino catturato, se – divertiti o angosciati – pensate che il tema non sia infondato, resterebbe da chiedersi “che fare?”. Che fare per svegliarsi? Che fare per essere autonomi e liberi? La risposta è: Nulla! Assolutamente nulla. Nell’ipotesi che una qualunque delle cose qui scritte sia vera dovete considerare che:

  1. non dipende da voi;
  2. non potete farci assolutamente nulla;
  3. non c’è modo conosciuto per uscirne (nel caso una delle ipotesi risultasse in qualche modo vera);
  4. “fuori” non sappiamo cosa c’è;
  5. “dentro” non si sta poi così male.

Se il libro che ho letto è stato appagante è ridicolo chiedersi se “l’ho letto veramente o l’ho solo creduto”; se l’amore che ho fatto è stato fantastico è da paranoici chiedersi se “l’ho fatto veramente o era una simulazione”; se ho deciso di prendermi una settimana di vacanza è da matti cercare di capire se è stata veramente una mia decisione o una mera esecuzione di una strada già scritta.

Se poi i famosi scienziati americani (citati all’inizio) dovessero scoprire che sì, siamo dentro una sorta di Matrix, allora ci porremo il problema.

Il senso di questa nota, in conclusione, riguarda il relativismo con cui dobbiamo guardare le cose: il mondo, la nostra vita, la politica, le relazioni sociali. Se non possiamo dimostrare di esistere, come possiamo giudicare in maniera univoca e certa la cose attorno a noi?

Ma c’è una seconda conclusione, più sottile, che lascio fare a voi ricordando, semplicemente, che chi sogna crede di essere sveglio, ma chi è sveglio sa di esserlo.

4 commenti

  • “chi sogna crede di essere sveglio, ma chi è sveglio sa di esserlo”…e dunque, quand’anche fossimo svegli solo in sogno, da svegli ci dobbiamo comportare!

  • In merito al dibattito sulle teorie della coscienza segnalo un testo che ho trovato interessante: “Perchè non siamo il nostro cervello” (Alva Noe Raffaello Cortina Editore 2010)

  • Se puó interessare ne hanno parlato anche qui, in modo un po’ differente http://www.scientificast.it/2016/10/10/perche-luniverso-non-simulazione/

  • Piero Indrizzi

    l’uomo, così come ogni altro essere vivente:
     Non sceglie di esistere come vivente.
     Non sceglie di esistere come specie.
     Non sceglie di esistere come individuo.
     Non sceglie la propria formazione biologica.
     Non sceglie la regolazione del proprio sistema endocrino.
     Non sceglie il proprio condizionamento biologico e ambientale.
     Non sceglie il comportamento etologico di primate.
     Non sceglie il condizionamento materno e familiare.
     Non sceglie il condizionamento sociale. (*)

    Da questo ne consegue che:

     L’uomo non poteva non essere che quello che è.
     Quindi tutti gli uomini non potevano non essere che quello che sono.
     E dunque la società non poteva e non può essere che quella che è.
     E la storia non poteva non essere che quella che è stata.
     La conclusione è che siamo in una trappola da cui non solo non è possibile uscire, ma all’interno della quale non abbiamo alcuna possibilità di movimento e di scelta.

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