Dov’è finito Berlusconi?

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Mi è venuto un pensiero improvviso: ma Berlusconi dov’è finito? È vivo? È ancora in politica? Sembra evaporato nel nulla, e con lui molti altri comprimari della sua parte: Meloni, per esempio, che spero si stia godendo la maternità; Brunetta, che pare esistere a sprazzi, fortunatamente rari, quando viene raccolta la sua rituale critica al vetriolo; tutta la vecchia guardia di Confalonieri, Letta & Co., per anni consiglieri, mediatori, tessitori delle reti del Cavaliere. Mi sono fatto un giro in Rete, guglando (scusate il mio decadimento linguistico) nella sezione notizie: in questo momento, mentre scrivo, c’è una noticina di queste ore che ribadisce il suo No alla riforma costituzionale, una dichiarazione di un paio di giorni fa sul suo Milan, preceduta da un articoletto di una settimana fa (sul Giornale) sulla partecipazione a un corso di formazione politica… Insomma un niente comunicativo. Torno con la mente a non tanti anni fa: Berlusconi mattatore, grande comunicatore, saltimbanco, in occupazione permanente di tutte le reti televisive, oggetto di attenzione da parte di tutti i quotidiani e di discussione di tutti i runner del parco dove alla mattina porto il cane. Ma dove diavolo è sparito?

Ma la domanda vera mi pare quasi essere: “Dove sono finiti tutti”? Tranne il povero Salvini, che raggiunto il muro dell’11-12% (nei sondaggi) ha finito la sua rimonta e mantiene una debole visibilità sparando sciocchezze sesquipedali a raffica, l’unico protagonista vero della comunicazione politica attuale è Renzi. Non si parla altro che di Renzi, cosa dice, cosa fa, cosa non fa, sua moglie, suo padre, suo zio, le sue riforme, gli oppositori delle sue riforme, si dimette, no non si dimette… Sul palco del teatro politico lui è il monologhista, primattore, capocomico. Le pallide figure comprimarie (Bersani) e le poche comparse (Gotor, Mineo…) gli offrono il destro per la battuta, l’aiutano a legare le scene, si prestano al dileggio. Si parla di Bersani in virtù di Renzi, e non più per una sua qualche qualità o prodezza. Così per D’Alema.

Si può pensare che fosse così anche ai tempi di Berlusconi. Non mi pare. Berlusconi occupava la scena ma in quanto contendente: si batteva con Prodi, lottava contro “i comunisti”, aveva il suo daffare con Bossi e Fini… Lui vinceva, ovvio; era il protagonista ma sul palco c’erano non pochi deuteragonisti. E c’era Ruby, il Milan, l’azienda da salvare, le olgettine… Il suo spazio – intendo in senso semantico – era ricco di connotazioni assai diverse e la narrazione berlusconiana era una favola ricca di sottintesi, inclusioni, parentesi, incisi, storie nelle storie. Non è così per Renzi. La narrazione renziana è politica. Lui e l’economia; lui e l’Europa; lui da Obama; lui e la grande sfida delle riforme; lui e la sinistra interna che si mette di traverso.

Se Bersani, Speranza e gli altri avessero una sensibilità semiotica saprebbero di essere ineluttabilmente sconfitti. Indipendentemente dalla solidità e utilità delle loro idee. Loro esistono in quanto riflesso negativo di Renzi. Senza Renzi non hanno “senso” (in senso semiotico), fuori dal PD, in una scenario privo dell’acerrimo nemico loro perderebbero spessore, diventerebbero immediatamente monodimensionali (il riferimento marcusiano non è casuale).

Un Renzi unico attore della scena politica rappresenta un problema complesso e inedito. Innanzitutto dietro Renzi non c’è un deserto, no, ma neppure un’ampia prateria verde. C’è un partito lacerato che non è più socialdemocratico ma non è ancora liberal-socialista. C’è un populismo esasperato che durerà ancora nel tempo. C’è un senso oppressivo di sfiducia nel Paese. C’è una ripresa sostanzialmente mancata, una generazione sprecata, un Europa alla canna del gas. Renzi è un gigante macrocefalo attorno al quale si agitano servili interessi e rancori profondi. Ma dietro Renzi c’è poco. E dopo Renzi cosa mai potrebbe esserci? Il Grande Ritorno di Berlusconi, La Grande Rivincita di Bersani, L’Epifania Grillina? Chiedo ai miei lettori, a mo’ di gioco: se Renzi va a casa, chi mettiamo a Palazzo Chigi? Salvini? Di Maio? Cerchiamo di pensare a qualcuno di spessore: rispolveriamo Letta? Cerchiamo l’ennesimo tecnico-salvatore-della-patria? C’è qualcosa di malvagiamente ironico nella parabola renziana, che non è neppur più, come dicevano all’inizio i suoi sodali, “O con Renzi o come prima” ma, più tristemente, “O in questa palude sperando di uscirne o nel nulla a morire d’inedia”. E la palude ha molti nomi, a partire dal fatto che la Seconda Repubblica, purtroppo, non è mai arrivata. È questa occupazione dello spazio semantico nella politica italiana che ci deve preoccupare e fare riflettere. Non ci sono politici, non ci sono reali oppositori, non ci sono ricambi generazionali, sembra che la politica sia morta lasciano spazio a sterili invettive. E questo è un indicatore serio e grave dello stato di salute della nostra democrazia.

3 commenti

  • Ho sviluppato una certa qual amtipatia in Renzi. Pur riconoscendo una genuina volontà di cambiare le cose nella palude italica mi sembra che le mosse “ad consensum” (gli 80€, le paghette varie, l’ergersi ad anti-europeista, addirittura cenni di retorica anti-sistema) prevalgano, o almeno coprano un po’ le azioni. Capisco che senza accattivarsi il consenso non si fa nulla e che il sentiment positivo delle persone ha un effetto virtuoso su alcuni parametri economici. Credo di comprendere la sua tattica, ma mi appare talora invadente gli ambiti dei suoi avversari e la politica economica basata sul consenso, per quel poco che capisco, sta tenendo in sospeso clausole di salvaguardia che, se la una crescita francamente efficace non avverrà, ci chiederanno il conto. Ció detto il contraltare é la retorica anti-banche, anti-poteri forti, anti-Europa, anti-multinazionali…Posto che queste ultime andrebbero rimesse in riga e che una risposta organica ai veri perdenti della globalizzazione, che non sono tutti quelli che si lamentano, le forze politiche “classiche” non riescono a comunicarla, o ancor peggio non riescono a pensarla.
    Almeno così mi parrebbe. Saluti

  • Piero Indrizzi

    BRUNETTA NO………….TI PREGO……………..MENS SANA IN CORPORE SANO!!!

  • La sensazione che si ha, effettivamente, è quella dell’ “ognun per sé”. La demagogia del ventennio berlusconiano/leghista ha disintegrato il fragile tessuto politico nazionale, lasciando solo mucchi di promesse vuote (il milione di posti di lavoro…fa impressione solo ricordarlo), costi della burocrazia decuplicati grazie alla scellerata “devolution” e al federalismo in salsa italiota, la capitale (Roma) in mano alla mala e un paese sostanzialmente in default. La destra italiana si è disciolta tutta, con vergogna direi, lasciando tutto in mano al contenitore M5S, che è il miracolo demagogico italiano, sia carne che pesce, con dentro istanze di estrema destra e di estrema sinistra assieme. Renzi è sbruffone e fa parlare di sé anche per strategia, non vergognandosi di nulla e mentendo con una invidiabile faccia di bronzo, il M5S paraculeggia tirandosi avanti e indietro per non perdere consensi, perché è in sé stesso fragilissimo e sempre ad un passo dall’implodere, proprio perché contenitore di estremi e senza un riferimento culturale vero, se non l’insulto e il dileggio grillesco. La vedo grigia per l’Italia. Molto.

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