Domani sole. O forse grandine. Perché i meteo non c’azzeccano

Le previsioni del tempo non ci azzeccano. Ma proprio per niente. Tempo fa ho fatto un esperimento, segnandomi tutti i giorni le previsioni di quattro o cinque servizi meteo diversi. Le previsioni erano assolutamente stravaganti, variando dal sole alla pioggia, modificandosi repentinamente e sbagliando in alcuni casi clamorosamente anche a ventiquattr’ore di distanza (e qualche volte il giorno stesso). Siamo tutti attratti dalle previsioni; sapere se nella fine settimana si potrà fare una gita fuori porta è indiscutibilmente rilevante, anche se non quanto il sapere se si potranno raccogliere le olive, seminare il grano e altri lavori agricoli, quanto la programmazione di molteplici altre attività all’aperto come l’edilizia, poi i voli aerei per finire, poi, con l’importanza militare (lo sbarco in Normandia fu rinviato per il pessimo clima sulla Manica, per fare un esempio).

Le ragioni di questa colossale imprecisione sono molteplici, anche se gli esperti sottolineano come stiamo facendo passi avanti notevoli; almeno, questo viene sottolineato in paesi anglosassoni (fonte) perché, a dirla tutta, da noi le cose stanno peggio con un danno che è reale al di là delle battute; il generale Baroni, noto meteorologo, scrive:

Ciò che più conta è che la nuova Meteorologia, avvalendosi dei computers, ha potuto affermarsi decisamente sul piano della obiettività, e sta proprio in questo la conquista scientifica che inorgoglisce, forse in modo un tantino esagerato, il meteorologo moderno. Nella stima del grado di prevedibilità di un fenomeno atmosferico bisogna tuttavia tenere nel giusto conto la limitazione di qualsiasi modello matematico nel rappresentare con esattezza tutta la dinamica del sistema atmosferico. In altre parole gli attuali modelli matematici di atmosfera risultano in qualche modo ancora inadeguati. Essi non riescono a cogliere bene i moti a piccola scala, che sono poi quelli che maggiormente influenzano lo stato del tempo a dimensioni locali. Il grigliato del modello di calcolo che definisce l’area geografica in esame e al quale si riferiscono i dati meteorologici osservati in partenza, ha maglie ancora troppo larghe (decine di km di lato, su scala globale) più adatte a seguire l’evoluzione dei sistemi di moto a scala planetaria o almeno emisferica che non i mesosistemi, vale a dire quelli a scala minore, i quali, guarda caso, sono proprio quelli in grado di interferire con la circolazione atmosferica in grande e che vanificano talvolta l’esito della previsione (fonte).

Capisco a metà. Innanzitutto essendo le stazioni meteorologiche, i palloni aerostatici eccetera sempre quelli, e i computer ugualmente evoluti per tutti, viene da chiedersi come mai centri diversi annuncino previsioni fra loro così radicalmente diverse; una possibile spiegazione è che differiscano i modelli matematici utilizzati.

Tutta questa fantastica incertezza, poi, dovrebbe rendere cauti nell’uso di termini quali ‘obiettività’, perché siamo in pieno nel campo di quella che tecnicamente si chiama affidabilità degli strumenti di rilevazioni e quindi fedeltà dei dati. Questo è realmente il primo ostacolo alle buone previsioni perché i dati di partenza, certamente molto più precisi di qualche decennio fa, non possono esserlo al 100%, ed anche errori veramente minimi (per limiti degli strumenti, o per eccessiva variabilità territoriale non tutta esattamente riducibile al modello) posso avere conseguenze rilevanti in seno ai complessi algoritmi utilizzati e alla massa enorme di dati trattati (un’ottima spiegazione di questo elemento la trovate QUI).

Ma quello che mi interessa di più è la faccenda dei modelli matematici. Ce ne sono molteplici (vedi le Risorse finale) che ingoiano moli notevoli di dati su ampia scala e che sono passibili di modifiche locali se il meteorologo intende intervenire sulla base della propria esperienza. Questa aleatorietà spiega bene l’impossibilità di prevedere su piccola scala (a volte anche ampia) per il moltiplicarsi di variabili difficilmente valutabili (colline, corsi d’acqua, opere umane…). I modelli non bastano, i computer neppure. Occorre anche la sapienza del meteorologo che quei dati sa interpretare, sempre con un margine d’errore più o meno alto. Agenzie diverse utilizzano modelli diversi, elaborano diversamente i dati, interpretano differentemente. Quelli commerciali vivono di pubblicità e possono essere tentati da un certo sensazionalismo per attrarre visitatori. Tenetelo presente, testate i vostri meteo, e cercate quello che sbaglia meno. Se non avete tempo e pazienza per farlo scegliete fra questi.

Rimangono sul tavolo alcuni problemi. Italiani. Innanzitutto non decolla il Servizio Meteorologico Nazionale Distribuito, presente in quasi tutti i paesi.

Questa lacuna a livello nazionale ha determinato, negli ultimi 30-40 anni, la nascita e lo sviluppo di servizi meteorologici regionali, ora quasi tutti interni alle Agenzie Ambientali, che hanno soddisfatto le esigenze reali delle rispettive amministrazioni, offrendo servizi meteo di elevata qualità tecnica e a supporto di Agricoltura, Turismo, Protezione Civile, Ambiente e così via. Operando a scala regionale, tali servizi si sono sviluppati più o meno “ognun per sè”, con scarso coordinamento, e certamente questo processo di frammentazione è cresciuto nel tempo, sempre a causa della mancanza di un coordinamento nazionale. Unica eccezione il supporto meteo fornito al sistema dei Centri Funzionali regionali e centrali, a beneficio della protezione civile, dove invece si è avuto una certo coordinamento, promosso dal Dipartimento della Protezione Civile nazionale. Ma nulla o quasi nulla è stato invece fatto per mettere più a sistema i prodotti/servizi meteo a beneficio di tutte le altre attività e per l’ambiente in generale (fonte).

L’idea che sta circolando, di allestire un centro unico universitario nell’area milanese dell’ex Expo non viene giudicata ottimale degli esperti (per esempio De Bernardinis), mentre è stata da poco presentata la proposta di legge per regolamentare i siti meteo commerciali e varare, finalmente, il SMND. Speriamo.

Occorre anche ricordare che in Italia non esistono più cattedre di meteorologia e che, in mancanza di percorsi di laurea e certificazioni chiunque può dirsi “meteorologo”, con evidente dequalificazione di tutto il sistema (fonte).

Che il servizio meteo non sia reputato importante, se non proprio strategico, è piuttosto curioso; oltre che in Italia questo disinteresse pare manifestarsi in Grecia, ma altrove si riserva altro e più serio trattamento, non a fini commerciali, per una previsione che, con i suoi margini di errore, non può che incidere su molteplici attività umane, e quindi sociali ed economiche.

Comunque vi lascio avvertendovi che domani ci sarà sicuramente sole. O forse pioggia. Possibili nevicate e uragani da qualche parte. Restate in casa o uscite a vostro rischio.

Risorse:

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