Il business delle palestre, dove si incontra gente stravagante

Vado in palestra. Con discontinuità e senza grande passione ma per un po’ sono stato risucchiato in quel mondo finché, dopo essermi rovinata la schiena, sono tornato con un approccio assai più delicato (tipo gruppo di signore di mezza età che fanno ginnastica posturale e io sono l’unico uomo, capito?). Però ne ho capito il fascino, le ragioni, i personaggi chiave di questo piccolo microcosmo assai divertente, specie in relazione a palestre un po’ “in”, alla moda, pretenziosette com’è la mia. Poi, oltre al fatto di costume, si può fare un po’ di riflessione seria su questo business niente male ma insidioso.

1. Zoologia delle palestre

  • La signora a cavallo fra avanzata maturità e mezza età che va in palestra tutti i giorni, ma proprio tutti-tutti: “Ah guarda, piuttosto che sono ingrassata preferisco che mi dici ‘cornuta’”;
  • il giovanotto fico, struttura triangolare, tutto un muscolo, tutina aderentissima, si c02b46a14d19610a1603a61a6cba50ebaggira fra gli attrezzi con indolenza e ogni tanto si degna di utilizzarne uno; per il resto niente, semplicemente “vive” in palestra, attrezzo fra gli attrezzi, salutando solo di sfuggita e solo chi gli pare, guardando la propria immagine riflessa dai vetri;
  • la signora attempata e obesa, in maglietta rosa shocking striminzita, sempre quella;
  • il quarantenne occhialuto, insaccato e un po’ calvo, sovrappeso, che diligentemente fa il suo programma: impiega più tempo a sistemare l’asciugamano sull’attrezzo che non a fare l’esercizio;
  • la signora giovane, bella, snella, dalla generosa scollatura che si piega sugli attrezzi, si piega molto, davanti a te, e si muove molto, davanti a te;
  • il cinquantenne un po’ porco, che attacca bottone con tutte le ragazzine;
  • il manager che fa gli esercizi senza sudare e parlando continuamente al telefonino;
  • il personal trainer atletico, alto, sguardo assassino, bello di una bruttezza virile, tutto un fascio di muscoli, che ogni volta che ti passa vicino ti sussurra “oggi spacchiamo tutto!”;
  • il signore silenzioso e solitario che arriva, fa un ora di tappeto e va via, senza guardare nessuno, tutti i giorni alla stessa ora;
  • marge-bench-pressl’obeso grave che corre sul tappeto, e corre, e corre, rosso come un peperone, e sprizza sudore, e ha gli occhi fuori dalla testa… l’avrà fatta l’assicurazione?
  • l’uomo di mezza età né bello né brutto ma tanto narciso, che nello spogliatoio si aggira nudo assai prima di fare la doccia e a lungo dopo averla fatta, e si asciuga i capelli restando nudo a gambe larghe davanti allo specchio, e col phon si asciuga le ascelle e pure il dindolo, e si piace tanto!
  • il personal trainer obeso, e quindi necessariamente sfigato e con pochissimi clienti. Sta in un angolino a fare esercizi da solo: vorrà finalmente dimagrire?

2. Economia delle palestre

Non stupirà nessuno sapere che il business del fitness in generale è cospicuo e in ascesa. Assumendo per buoni i dati diffusi dal Rimini Wellness nel settore lavorano 120.000 addetti per un giro d’affari di oltre 14 miliardi in Italia mentre, in Europa, si parla di un settore che vale il 2% del PIL e il 3,5% dell’occupazione (fonte). Nel mondo il Global Wellness Institute parla di 3,7 trilioni (3.700 miliardi) nel 2015 così ripartiti:

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Questo è il wellness, naturalmente, un settore enormemente più ampio delle sole palestre.

Le palestre, parte di un’economia in crescita, hanno problematiche specifiche: quelle piccole, per essere competitive, finiscono per avere margini di guadagno molto limitati, mentre quelle molto grandi, generalmente parte di catene multinazionali, possono permettersi economie diverse, ed eventualmente anche perdite che possono essere sopportate nel quadro di più complesse strategie aziendali (fonte). Un approfondimento di questo discorso (palestre grandi/piccole e margini di guadagno) lo potete trovare QUI.

I rischi sono quindi elevati in un mercato che si è espanso (e continua) ma affronta una sempre maggiore concorrenza; fra i rischi più evidenti franchisehelp.com, nella sua Fitness Industry Analysis 2017, segnala:

  • la guerra dei prezzi impari fra grandi compagnie e piccole società;
  • i trattamenti di favore concessi da aziende, università e altri a favore di determinati centri;
  • il fatto che i personal trainer possono offrire servizi a domicilio;
  • servizi on line, anche con lezioni di fitness, sono facilmente disponibili;
  • tecnologie portabili e applicazioni consentono monitoraggi della salute e dell’attività fisica senza necessità di avvalersi di specialisti.

ballet-bart-simpson-cartoon-cool-favim-com-3380228Insomma: wellness sì, e anche fitness e ginnastica se avete mezzi, capacità imprenditoriale e se fate parte di una catena che garantisca buoni servizi e tariffe elevate. Se no potete pensare all’indotto, per esempio alle macchine utilizzate nelle palestre; un caso d’eccellenza è l’italiana è la Technogym, azienda leader mondiale nelle attrezzature ginniche hi-tech (1.400 dipendenti, 200 brevetti depositati, 500 milioni di ricavi nel 2015 – fonte).

3. Sociologia delle palestre

Palestre, Spa, centri benessere e via discorrendo fanno parte di un’economia che ruota attorno alla presa di coscienza dell’importanza della cura del corpo assieme al crescente edonismo della società occidentale. Sono due fenomeni differenti ma strettamente intrecciati, mi permetterei di dire: uno buono e l’altro cattivo. Il comportamento buono riguarda il prendersi cura di sé per stare bene; per esempio dimagrire per limitare i danni di malattie cardiovascolari; mangiare meno carne per prevenire certi tumori; fare esercizio fisico per le mille ragioni che ormai sappiamo tutti. Questo è bene e, per larghi tratti, è un fenomeno nuovo, dovuto al benessere, al tempo libero disponibile, all’attenzione generale su questi temi. Ma da qui a esagerare il passo è breve: quella stessa attenzione generale può diventare eccessiva attenzione, esasperazione di modelli spesso eterodiretti, alle mode che possono diventare ossessioni anche pericolose, come l’anoressia che colpisce oggi image163circa 3 milioni di giovani (fonte). Il problema dell’edonismo potrebbe apparire secondario se non fosse che quello che vediamo nelle palestre è solo l’epifenomeno di un’antropologia che si manifesta principalmente nelle priorità dei valori che guidano i comportamenti generali: non accettare che il proprio figlio sia sottostimato dall’insegnante, imbufalirsi per un sorpasso, considerare sempre e comunque geniali le proprie idee, non accettare un rifiuto amoroso, intendere il vago “bene comune” come subordinato al proprio tornaconto… Queste sono manifestazioni concrete e perniciose dell’edonismo egocentrico, un po’ infantile e narcisistico che permea la società. Che poi i narcisi vadano in palestra per essere anche belli, affascinanti, magri, tonici, scattanti, anche se hanno più di cinquant’anni e la pancetta, questo fa solo ridere.

One comment

  • Io sono un antico frequentatore di palestre. Ma ho sempre scelto quelle “row”, grezze, senza corsi, che, in una realtà provinciale come la mia esistono ancora. Queste palestre sono sopravvissute all’onda del wellness che ha portato con se alcuni aspetti di sensibilità new-age.
    Il fitness, che é arrivato prima, ha lasciato il proprio segno con cyclette, tapis roullants ed ellittiche ma non ha ucciso i pesi.
    Sono questi posti rilassanti in cui l’apparire conta poco anche se ci sono comunque i “bombati”, ragazzoni ipertrofici che fanno uso di steroidi e per i quali l’aggettivo più valorizzante é ancora “grosso”. Vi sono rade signore/signorine che, qui, si allenano sul serio e, non manca qualche irrecuperabile alla forma fisica. Ma quello che mi piace è che, in questi posti, c’é ancora una certa democrazia dell’essere: tutti uguali di fronte alla fatica.
    Cari saluti

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