Non guardate Striscia la Notizia

Sapete già tutto sul “caso Insinna” ma, proprio nell’eventualità foste appena tornati dal Kissadovestan, vi riassumo: Flavio Insinna ha condotto per anni un programma pre-serale di giochi chiamato “Affari tuoi” (popolarmente: i pacchi), e mentre mostra sempre un volto carinissimo, piacione, ruffianone nel teleschermo, dietro le quinte si è lasciato andare a sfoghi volgari contro la produzione e i concorrenti; almeno uno di questi sfoghi è stato registrato a sua insaputa e proposto nella trasmissione Striscia la notizia con grande scalpore e scandalo.

Senza ombra di dubbio una notizia di serie B o C. Di Flavio Insinna non mi interessa granché, dei pacchi (non più in programmazione) neppure, di questi scandaletti, gossippetti, anticipi di tormentoni estivi non parliamo quasi mai qui su HR tranne nei casi in cui ci sia da trarne una morale più ampia, e questo, sinceramente, mi sembra il caso.

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Vorrei prima dire qualcosa su Insinna: si tratta di un attore navigato e – se leggete sulla Wikipedia – anche generoso. Come tutti, può piacere o no; per esempio a me non piace un granché e il suoi stile di conduzione dei pacchi non mi sembrava il migliore, fra quelli dei diversi conduttori che si sono avvicendati (sì, certo, l’ho visto, sono un sociologo e devo guardare tutto per dovere professionale). Ciò detto non è un pivello, ma un professionista serio; la sua conduzione, nello stile del gioco (popolare e un po’ caciarone), era comunque assolutamente adeguata e inappuntabile. Ciò che è successo altrove (camerini, corridoi…) e in altri momenti (dopo la registrazione del programma) riguarda l’Insinna che non sta recitando, non sta svolgendo il suo lavoro a beneficio delle telecamere ma sta reagendo, lasciandosi andare alla rabbia, con i produttori del programma. Una cosa brutta e, se ascoltate l’originale (lo trovate al link iniziale) concorderete che la situazione è stata davvero antipatica, ha detto certamente cose pesanti ma, come posso dire? niente che una persona arrabbiata non si lasci uscire dalla bocca se perde il controllo. Mai visto una persona arrabbiata? Non dico a casa vostra ma, per esempio, nel vostro ufficio? a scuola? ai margini di un campo di calcio? A voi non è proprio mai capitato? È possibile; conosco persone incapaci di perdere la calma e altre che se escono dai gangheri straparlano. E un secondo dopo si pentono ma ormai quel che è detto è detto. Insinna si è scusato, ma certamente ha mostrato una grave caduta di stile professionale se, scontento delle scelte della produzione, non ha saputo trattarle nel dovuto modo e nelle sedi appropriate, lasciandosi andare al divismo cui è concesso tutto.

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Ciò detto, per quanto mi riguarda, la cosa finisce lì, perché l’oggetto di questo post non è Insinna ma il fenomeno sociale che è seguito. Ma sul serio se uno sbrocca per lo stress, in una situazione comunque semi-privata, litigando coi suoi collaboratori, deve diventare un caso di ostracismo e indignazione di massa? La mia risposta è no, e vedo che non sono l’unico a pensarla così (per esempio Labate sul Corriere e Feltri su La Stampa) ma, certamente, uno dei pochi.

Il vero scandalo è la messa in onda di Striscia la notizia. La registrazione audio è stata evidentemente carpita a insaputa di tutti (o quasi?) e recapitata a Striscia (come, perché, dietro quali compensi?) per scopi che sono da indagare: chi crede che Striscia abbia semplicemente realizzato un’ennesima testimonianza-verità si sbaglia di grosso, come stiamo per spiegare. Questo non è neppure un servizio giornalistico à la Report, non è spettacolo, non fa ridere. È solo uno sputtanamento. Di una rete concorrente, di un conduttore “nemico”, ma sono piuttosto certo che non risieda neppure qui la spiegazione, anche se ne può essere una componente marginale comunque presente.

La spiegazione è un’altra: Striscia la Notizia è una trasmissione completamente falsa, un miscuglio di MinCulPop e neolingua visuale, una truffa mediatica, il grande megafono del peggior berlusconismo prima e del più fetido giustizialismo ora.

“Mi spiace che tu non capisca che quello che si propone Striscia è un lavoro di smontaggio, di messa a nudo di quei meccanismi che sono in grado di rivelare al telespettatore la natura di finzione della Tv. Se la televisione è l’oggetto da de-costruire, la scelta più efficace è cercare di demolire il genere televisivo che più di tutti gli altri chiede, ottiene credibilità, e si propone come contrario della finzione, come “finestra sul mondo”: l’informazione. Il dubbio è il padre di Striscia. Il linguaggio usato è quello dell’ironia. ”
(Antonio Ricci)
“Caro Antonio Ricci, se il compito di Striscia la Notizia fosse davvero lo smascheramento della finzionalità televisiva, come tu non puoi che raccontarci e raccontarti per questioni di sopravvivenza emotiva, oltre vent’anni di programmazione con ascolti altissimi avrebbero dato come risultato un pubblico televisivo consapevole, responsabile , di un livello culturale accettabile, e non quel bacino di share composto da delatori frustrati, aspiranti veline, casalinghe in stato confusionale che si riversa poi nel bacino elettorale coi risultati che sappiamo.”
(Nicola Lagioia)

(fonte)

Striscia la Notizia ha abituato i suoi spettatori che il mondo è fatto di puzzoni smascherati dal diligente cronista che, utilizzando la chiave dell’ironia lascia, in realtà, trapelare messaggi politici assolutamente chiari, studiati a tavolino. Scrive Flavia Guidi su Vice:

L’alternanza tra le frasi “di sinistra” dette da Insinna in onda in occasione della sopracitata ospitata a Carta Bianca—spesso prese in giro tramite l’accostamento a epiteti ridicoli, tipo “il subcomandante Flavio” o “dice cose marxiste-leniniste”—e il comportamento ipocrita del conduttore nei fuorionda in cui insulta concorrenti e dipendenti RAI è studiata a uno scopo preciso.

Questo scopo è dichiarato esplicitamente da Striscia nel secondo servizio: da una parte, mostrare l’ipocrisia e le menzogne del conduttore; dall’altra, mostrare come la sinistra italiana sia stata pronta a bersi tutte le sue bugie.

Insomma, Striscia sembra dire di voler aiutare la sinistra a non fidarsi di “uno dei tanti che si fingono compagni solo per trarne qualche vantaggio” (segue una grafica di Insinna nei panni di Che Guevara). Ma la verità è un’altra: il messaggio che si vuole far passare è che non esistono buoni, ma solo “buonisti” che parlano bene in pubblico e poi, quando le telecamere sono spente, sono i primi ipocriti. E questo è un messaggio politico abbastanza preciso.

Verrebbe da dire che Striscia non è un programma trash e volgarotto, ma semplicemente si camuffa con un linguaggio trash e volgare per apparire dissacrante e stare vicino a un pubblico non eccessivamente acculturato, poco critico, desideroso di vedere il potente di turno perculato e smascherato, il fatto vergognoso locale additato alla pubblica indignazione…

E tra una velina dal seno abbondante, un Gabibbo giustiziere, qualche notizia falsa come condimento, Striscia è diventato il costruttore di un linguaggio culturale pervasivo e obnubilante.

Striscia non ha denunce eclatanti da fare: con la scusa dello show ironico non è tenuto a fare servizi giornalistici; la realtà difficile e complessa del mondo è ridotta a episodi, individui, fatti specifici. Che non sono mai riportati a una ragione sociologica o a una spiegazione politica. C’è sempre un qualche individuo da smascherare, e viene smascherato; da chi? Dagli intrepidi inviati di Striscia (analoghe Le iene, solo un po’ meno trash). Questo format non è formativo, non è educativo, non apre le menti e abitua a credere che il male nel mondo sia una faccenda di episodi. Non ci sono buone o cattive politiche, non ci sono ingiustizie, non ci sono analisi da fare: ci sono momenti circoscritti narrativamente – tutti generalmente con connotazioni emotive utili per indignare – e c’è il loro smascheramento. È un format teatrale, una trama da B Movie di genere, un canone necessariamente ripetitivo perché non è giornalismo ma goccia cinese di una visione del mondo, della sua realtà e della relazione che dobbiamo avere con esso: una visione conservatrice e inquietante fondata sulla delazione e sull’emotività, idonea a imbruttire i telespettatori marginalizzandoli in una ristretta area cognitiva: passiva, fruitrice di mezze verità, educata alla dualità bene-male in cui il primo termine è appannaggio di Striscia e il secondo rappresenta il mondo “della casta” che cerca di circuirci.

Striscia la notizia a me pare un brutto programma ma, questo voglio sottolineare, è più che altro una brutta azione. È una lucida e deliberata operazione di disinformazione, di allontanamento delle coscienze dal mondo reale, di pornografia politica e culturale; uno specchio deformante con un proprio linguaggio che porta il suo considerevole contributo al qualunquismo populista dilagante. Grazie a Striscia molte persone credono che la giustizia italiana si risolva chiamando il Gabibbo, in una cornice di disillusione inappellabile sulla possibilità di una denuncia reale, politica o legale che sia. Ma il mondo dominato dal Gabibbo non è un mondo più giusto, ma un mondo più disperato; il messaggio di questa trasmissione è sottilmente eversivo: non credete nelle istituzioni. Siete soli, in un mare di malfattori, e solo Striscia vi salverà.

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4 commenti

  • Molto interessante. Non conoscevo il caso, ma l’hai illustrato molto bene. E grazie

  • Vincenzo Tortorici

    La definizione “pornografia politica e culturale” è perfetta!!!

  • Nel mio piccolo ho smesso, da molti anni, di guardare Striscia solo perché non mi divertiva più. Credo che inizialmente la funzione di servizio del programma, svolto sotto il segno dell’ironia, un senso lo avesse. Il problema é la ripetitività che, stagione dopo stagione, porta agli esiti indicati. Questo anche per l’assenza di un programma contenitore più grande in cui diluire il momento dissacrante e/o rivelatore.
    Senza dimenticare che anche un prodotto televisivo di denuncia più strutturato come Report ha talora sparato boiate perché il fine esplicito tracima sopra tutto il resto.
    Alla conduzione di Insinna riconosco una forma di professionalità efficace che, nel sue essere sopra le righe, mi respinge; ammetto però di essere stato sorpreso dallo sfogo di cui ho letto solo virgolettati.
    A volte serve ricordare che dietro la bidimensionalità recitata della scatola televisisiva c’é il lavoro e tutte le sue complicazioni.
    Saluti

  • CLAUDIO LUONGO

    condividendo l’articolo, confermo che non ho mai visto Striscia semplicemente osceno.

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