Semiotica di Grillo. Cosa vuole dire, e ancor più cosa vuol far capire Grillo, nel suo messaggio sul nuovo blog

Beppe Grillo sgancia il suo “nuovo” (?) blog da Rousseau e dal Movimento, continuando il gioco delle piattaforme, dei link, dei siti, dei responsabili non responsabili e di quel labirinto oscuro che forma la cupola della Casaleggio (con più o meno Grillo) e del MoVimento (con più o meno Di Maio).

E il mitico Beppe spiega questa suo nuova (?) vita con un messaggio nel suo stile che trovate QUI; c’è anche la trascrizione, che mi consente di essere fedele all’originale. Un testo importante perché è il manifesto del nuovo corso di Grillo, è una dichiarazione politica, rivela il senso del grillopensiero che ha portato alla straordinaria affermazione del gruppo antipolitico per eccellenza che ha buone possibilità di guidare a breve l’Italia (qualunque non dio disponibile ci scampi!).

Allora vi proponiamo l’analisi, l’esegesi di questo testo perché ancora, e ancora, e ancora (chissà quando i nostri lettori si stuferanno di queste nostre insistenze sull’importanza del linguaggio?) le parole sono importanti. Le parole (come abbiamo visto in altro post) costruiscono il nostro pensiero e trasformano la realtà attorno a noi. Quello che dice Grillo non è una semplice dichiarazione notarile, una banale descrizione del suo nuovo blog, una mera informazione di servizio. Non è come il bugiardino dei medicinali che informa e istruisce su quante compresse sia corretto assumere: è un’azione politica (‘azione’, le parole agiscono).

Prima guardiamo il testo analiticamente; dopo questa lunga tabella proporrò una sintesi.

Il testo integrale di Grillo

Le mie osservazioni

1.

Inizia adesso un’avventura straordinaria di liberazione, di mente, di fantasia, di utopie, di sogni, di visioni. Io andrò in cerca di folli, di artisti, mi piace avere dei punti di vista, ma di idee, perché io sono stufo delle opinioni, sono stufo delle opinioni. Sì d’accordo ognuno ha diritto alla propria opinione, ma ha diritto ai fatti.

L’idea di “fatti” sociali distinti dalle opinioni, dove i primi sono realtà positiva da ricercare, sono “verità”, mentre le seconde sono fragili considerazioni con poco costrutto (Grillo associa a ‘opinioni’ il concetto di ‘idee’) è un retaggio positivistico che risale a Cartesio. Non credo che Grillo intenda fare filosofia. Lui dice sostanzialmente che ciascuno può pensarla come gli pare ma c’è una verità vera, costituita da “fatti”, che lui intende perseguire.
2.

Io voglio sognare voglio avere qualcosa che mi spinga sempre in avanti. E con voi voglio farlo tornando al blog come era, nel senso che facciamo interviste, Mohamed Yonus, Stiglitz, Fo, c’erano premi nobel che ci scrivevano e adesso abbiamo un sacco di interviste, se vedete qui in basso ci sono le interviste di persone che lavorano nei robot, di qua ci sono persone nel hyper-loop, nell’alta velocità, smart city. Abbiamo sistemi di comunicazione meravigliosi che stanno arrivando, come il Li-Fi. Quindi bisogna capire che bisogna essere sempre curiosi, il mio mantra è questo qui, la vita è essere curiosi.

Ed ecco che immediatamente, a sostegno dei fatti veri, propone interviste e opinioni. Inducendo il lettore a immaginare l’equazione: tutte le (altre) opinioni sono fasulle; ma queste opinioni – che io vi presento con ricchezza e generosità – sono il nuovo e vero mondo al quale aspirare.
3.

Quando non sei curioso sei morto. Quindi io comincio questa avventura con un entusiasmo straordinario e cosa posso dirvi, sono uno che ha vissuto di parole, e la parola modifica il pensiero, modifica il modo di pensare e quando tu sei convinto che la parola abbia quel  significato è lì che vieni anche tradito dalla parola stessa. Oggi le parole sono tradimento, vengono usate oggi certe parole.

Altra giravolta retorica. Anche senza avere letto Hic Rhodus, Grillo è consapevole della potenza del linguaggio come strumento per modificare le coscienze. Mette quindi le mani avanti: lui ha vissuto di parole ma devi stare attento, perché le parole vengono usate per tradire… Da chi?
4.

La crusca ogni tanto fa delle uscite meravigliose su come dire che da uno vale uno. Dovrebbe essere non detto perché è una chiave popolare, quindi con la chiave popolare ci si ingrazia le persone durante le votazioni, cioè delle cose veramente… Poi magari sul populismo sono dette, come delle bastonate, oppure sul pauperismo. Mi han dato del pauperista. Ora io posso essere tutto tranne un pauperista. Poi confondono il pauperismo, depauperismo con l’effetto, la causa, la causa con l’effetto. Il pauperismo sono sacche di povertà determinate da brutte economie, brutti governi. Questa gente è stata al governo, ha causato una sacca di povertà, quindi un depauperamento nel limitare di 10 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà e poi danno del depauperista a me che non sono altro che stupito da questa, da questa ignoranza cosmica, veramente.

La Crusca come fonte di equivoci è un artificio. E’ solo un argomento secondario per andare al centro dei nemici.

In questo passaggio Grillo si ingarbuglia un po’ (ma è trascrizione di un discorso orale, può capitare…) ma ecco centrare l’obiettivo: il nemico è “questa gente” che “è stata al governo”… Torna il refrain delle origini. Poiché Tutti sono stati al governo – tranne lui – allora tutti sono colpevoli, tranne lui.

Qui c’è veramente un bell’artificio retorico perché il lettore ha perso il filo. Non stavamo parlando di parole e del loro uso più o meno corretto? Come siamo finiti a parlare del pauperismo causato dalla kasta?

5.

E poi le parole. Ecco competenza, incompetenza. Quando io vengo definito un incompetente, io voglio la definizione di cos’è la competenza. Perché non essere competente, cioè essere incompetente in un mondo che se ne sta andando, in un mondo di disgregazione come questo, per me è una nota di vanto,

Nuova giravolta e torniamo alle parole. Gli danno dell’incompetente e lui:

  1. cosa mai vorrebbe dire ‘incompetente’? (vale a dire: parole vuote di significato, dette per dire, dette per colpirmi; e invece no, per una qualunque definizione di ‘competenza’ basta Google…);
  2. il secondo punto è un colpo da maestro: poiché sono parole vuote usate per colpirmi, ebbene, mi vanto della mia incompetenza (altre volte si è vantato dell’accusa di populismo); je suis incompétent. Come trasformare l’accusa in un vanto per fare funzionare una retroazione: se me ne vanto è perché hai usato parole il cui senso reale non è nel significato ma nell’intenzione politica.

Ecco che si comprende perché, parecchie righe sopra, parlava del potere delle parole. Poi ha fatto qualche digressione, e infine l’affondo. Mi attaccano con parole loro che non hanno il significato che credete. Un maestro!

6.

e allora questi si attrezzano, si equipaggiano con tutti i sistemi possibili per portare avanti un mondo che si sta decomponendo. Io sono un po’ competente, cominciò a essere un pochino più competente nel mondo che arriverà, nel mondo che arriverà per i miei figli, per i miei nipoti, un mondo dove ci sarà la mobilità in un certo modo, un mondo dove i giovani non compreranno più la casa, non compreranno più la macchina, gireranno in bicicletta, a piedi, dove l’ambiente la farà magari da padrone, dove ci saranno i blockchain, le valute criptate, la cripto-informazione, dove ci sono mondi che loro non sanno neanche pronunciarne la parola esatta. Allora essere un incompetente nel loro mondo per me è una nota di vanto, ma di vanto. Noi siamo un po’ come, noi quelli del movimento, io sono un rabdomante col cellulare in mano, con l’iphone in mano e guardo, guardo, guardo il mondo così e cerco fonti d’acqua, cerco delle fonti d’acqua, ma ogni tanto trovo una fogna.

Nuova digressione per preparare un successivo affondo. Intanto  Grillo ci spiega che in fondo sì, è vero: “nel loro mondo io sono incompetente, ma [questo è fondamentale] sono un po’ competente [eufemismo: lo sono molto] di quello che arriverà”.

E poiché – ha detto sopra alla riga 4 – quelli di adesso sono dei puzzoni, io non ho quelle competenze (la puzzonaggine) ma quelle prossime, di un mondo diverso.

7.

E allora, allora ho dei dubbi, mi fermo, sbaglio, ma lo sbaglio mi dà poi la forza di recuperare, è il coraggio lo sbaglio. Lo sbaglio è il nostro coraggio, anche quando sai di non farcela, sai che non ci sono i numeri, sai che un’impresa impossibile, ebbene riuscire ad andare avanti è essere coraggiosi. E’ l’unica forma di coraggio che io conosca, ma è meravigliosa.

E quindi, altro piccolo capolavoro retorico anche se minore, è chiaro che Grillo sbaglia (con la catasta di critiche ricevute in questi anni non può tacerle…) ma sono gli errori di un uomo che non ha le competenze puzzone dell’oggi, ma quelle coraggiose del domani.
8.

E allora

Sugli “E allora”, “quindi” e “perciò” si dovrebbe scrivere un libro. Senza che il lettore se ne accorga, “e allora” significa che tutto ciò che segue nel testo è una logica conseguenza di quanto precede. E’ una sorta di fallacia logica indotta. Se il lettore è arrivato fin qui, con “e quindi” assume sapore di verità quanto segue…
9.

giriamo con queste tecnologie che abbiamo in mano che è antropologicamente, è un cambiamento antropologico della tua mano che tiene stretto il mondo, tu entri nel mondo e il mondo entra in te. Quindi il mondo che entra in te può essere devastante come essere la più bella idea della terra. C’è tutta una sfida di un mondo che cambia, continenti che si sciolgono, ci sono passaggi che nascono dai ghiacci, ci sono città che sprofondano, ci sono città che che nascono in mongolia, uno dei più bei progetti di città del futuro, dove ogni quartiere è autosufficiente, con la mobilità, di alimentazione, di energia. Meravigliose idee mongole. Ma allora che cosa aspettiamo a dare un’occhiata a queste cose,

… e quanto segue cerca di assumere toni vagamente profetici: cambiamento antropologico, il mondo che entra in te, le idee mongole perfino!

Credo che qualcuno possa anche essere impressionato…

10.

e se non lo faccio io che ho 70 anni e sono un bambino, che ormai dicono che si vive fino a 123 anni, ma se non lo faccio io chi lo fa.

Dal punto di vista semantico questa parte si chiama “TA-DAN!” Non c’è niente da aggiungere: chi, si domanda retoricamente il Nostro, chi lo può fare, se non lui?
11.

Io voglio andare in giro e portarvi le immagini, portarvi queste persone che vedete qua sotto, portarvi anche sensazioni diverse. Ci sono già le e-residence. E-residence vuol dire che tu puoi avere la residenza in Estonia, aprire un conto corrente in Estonia già adesso, con criptovalute là. Ci sono già gente che fa soldi e che raccoglie crowdfunding in valute per quell’operazione lì, si emette quella valuta solo per quell’operazione lì. C’è il mondo di google che ha mappato tutti i pannelli di Brooklyn e ha riunito tutti i pannelli di Brooklyn, e tutti quelli che avevano pannelli, che facevano energia solare si sono messi d’accordo con un blockchain.

Ripresa della visione futuristica con una supercazzola straordinaria. Nessuno va a vedere di cosa diavolo si stia farfugliando qui e se – come me – vi prendete la briga di perderci del tempo su Google vedrete pezzi di cose vagamente vere ficcate in un minestrone come se fosse antani.
12.

Non vi sto a spiegare cos’è la blockchain, non lo so neanche io, ma mi incuriosisce questo mondo che va avanti.

Giusto perché, se invece qualcuno andasse a controllare, va beh, non lo sa neppure lui, non cavilliamo, quel che conta è la visione!
13.

Questi invece che parlano di pauperismo e di giustizialismo, di abbassare le tasse.

Giusto per rimarcare, così en passant, la differenza fra il male (la kasta) e LUI…
14.

Allora i punti di vista, i punti di vista del mondo, a me piacciono i punti di vista nel mondo. Una tartaruga se gli fai vedere il più bel figo del mondo, la tartaruga vedrà due piedi enormi e due buchi di narici in cima. E’ il punto di vista che hai che mi interessa, e voglio andarlo a vedere, voglio intervistare, voglio conoscere, voglio farvi conoscere attraverso la mia mente quello che ci sarà nel mondo e ci sono grandi cose. C’è già un futuro e voglio andarvelo a far vedere, vene prendo un pezzettino e ve lo porto lì,

Qui torna – per preparare un altro artificio retorico – ai punti di vista schifati alla riga 1. Ma qui si tratta di quelli da lui scelti per farveli conoscere. Immaginiamo: i punti di vista che prepareranno il meraviglioso mondo futuro.
15.

poi se non capite allora il problema è vostro.

Capito? No? Riassumiamo:

  1. basta opinioni ma fatti;
  2. i fatti non sono questi miserabili della casta ma
  3. quelli avveniristici che lui sa;
  4. che LUI vi presenterà e che
  5. se voi non capite…

Cosa? Se noi non capiamo cosa? Il problema è nostro? TU comunichi a me, ma se io non capisco è colpa mia? E’ il ribaltamento delle logiche comunicative; è un assunto colpevolizzante per me lettore. Perché Grillo dovrebbe cadere in questa buccia di banana, se non fosse perché NON è affatto uno scivolone ma un modo per tornare a rimarcare (come ha fatto in lungo e in largo col Movimento) un NOI (che condividiamo la meravigliosa visione di Grillo) da un VOI (che non capite, probabilmente perché siete pidioti).

16.

Allora ripeto, come ho già detto, allora qui non è un problema di eleggere delle persone a governare questo paese, allora il problema è eleggere un altro popolo.

Bello. Avrei voluto scriverlo io… Un altro popolo, quello dei giusti, visionari, sognatori…

Bello.

17.

Quindi io sono entusiasta, seguitemi con questa nuova fase del blog, entrerà nel pieno della sua storia e spero che sia una storia piacevole, duratura e soprattutto che serva veramente ad aprire un po’ la testa a tante persone.

Vi abbraccio e vi mando nel futuro già subito dove sono stato io, eccolo lì.

Ecco sto inseguendo un po’ questo futuro che ogni volta che arrivo lui non c’è,  va avanti, va avanti. E’ l’utopia che ti porta ad andare avanti. Adesso sono a Barcellona, abbiamo visto una fiera delle smart city, abbiamo visto tecnologie, come saranno le grandi città, poi magari andrò a vedere altre utopie che sono Arcosanti, che è una città in Arizona fatta da un nostro architetto italiano. Gli italiani sono meravigliosi, perché in tutte le grandi proposte e i grandi sogni, c’è sempre sotto un grande italiano, magari anche sconosciuto. Andrò magari in Norvegia a vedere come è l’assetto dello scioglimento dei ghiacci, perché ci sono 400 città a rischio di inabissarsi, di essere allagate. I server di Facebook sono 40 gradi sotto zero e adesso sono tutti al sole, ci sono 10 gradi. Quindi vorrei vedere un po’, cosa sta succedendo nel mondo, vi riporterò un po’ le mie sensazioni, i miei viaggi, che poi non sono viaggi.

Qui, approcciando la chiusura del testo, fa un po’ il venditore, con toni che echeggiano un po’ quelli della riga 11 ma, a mio parere, con minore efficacia.

Tanto ormai il messaggio è chiaro.

18.

Non so come interpretare, non è un viaggio il mio, è una, è un’allucinazione nella mia mente, che io, che io pongo, vedi sto vaneggiando adesso, non è che posso dirvi quello che potrò fare, beccatevi quello che vi faccio e basta, è tutto in più che potete avere e non dovete essere tutti sulle mie spalle, io non posso essere assolutamente il vostro referente per il vostro futuro, createvelo il vostro futuro.

E la chiusa è semplicemente perfetta. Dopo parole e parole centrate su “IO”, Grillo fa una mirabile giravolta per declinare responsabilità, per diminuire il suo ruolo agli occhi degli speranzosi candidati discepoli…

Qui c’è un messaggio ai 5 Stelle e un riferimento alla sua separazione dalla precedente piattaforma, c’è il gigionismo dell’attore consumato, l’appello alla migliore gioventù che deve caricarsi il proprio destino sulle spalle… Ottimo. Mi tolgo il cappello

Fin qui la lettura può essere stata impegnativa.

Cercherò allora di spiegarvi la struttura del discorso grillino con una figura che spero essere chiara.

Grillo.001

Sotto il profilo comunicativo è un capolavoro. I giaguari da smacchiare, al paragone, scompaiono.

Grillo inizia presentando il blog al quale dà un accento futuristico. Si accredita con delle digressioni sul linguaggio (dicono di me… ma io sono fiero di definirmi…) che serve a irrobustire la credulità del suo discorso. Per non fare cadere questa sorta di giustificazione nel vuoto si contrappone ai cattivi (il caro, vecchio complottismo che funziona sempre). Il discorso futurista inizia allora ad aprire (riga 10) alla vera finalità del testo, che si svilupperà prepotentemente verso la fine. La finalità è… IO. Io che sono quel futuro, che non ho competenze sull’oggi (dicono i detrattori) ma certamente ne ho sul domani, magnifico, già a portata di mano per chi mi voglia seguire.

Chi legge (probabilmente già affezionato al vecchio blog, a Grillo e al Movimento), può quindi sognare le meravigliose sorti e progressive, ma con Beppe, con la sua meravigliosa follia, col suo generoso coraggio, con la sua visione mongola…

Bersani con la sua mucca nel corridoio, Meloni con i suoi ridicoli manifesti ampiamente ridicolizzati, Berlusconi e Renzi con le loro futili promesse… Ma dove vanno? QUESTA, signori, è comunicazione.

E’ manipolazione, è seduzione, è inganno, fascinazione, narrazione, sfida. E’ comunicazione 2.0.

11 commenti

  • Che mal di testa…

  • Ma ci crede davvero in ciò che dice? Intendo vuole manipolare scientemente? So che il margine tra comunicazione efficace e manipolazione é sfumato e questo toglie senso alla mia domanda ma non posso fare a meno di chiedermelo (non vale solo per Grillo me lo chiedo sempre). Forse in Grillo (e in M5s) il paradosso della politica, cioé che dare messaggi pragmatici respinge e la faciloneria dell’ottimismo attrae (meglio se condita con un nemico incapace) trova una espressione compiuta. Grazie dell’analisi del testo

    • Difficile, e forse impossibile, dirlo. La mia opinione (di valore generale, non solo su Grillo) è che a un certo punto si inneschi un autoconvincimento. Prima ci provo, poi alla fine un po’ ci credo…

      • In alcuni studi é dimostrato che se uno prende una posizione (parlandone) e dichiarandolo agli altri, incomincia l’autoconvincimento. Quindi il suo “Prima ci provo, poi un pò ci credo…” è particolarmente azzeccato

    • Non credo che sia un discorso pianificato con intenti manipolatori: troppo approssimato. E poi a lui non serve: il suo è un pubblico di fanatici, basta veramente poco per galvanizzarli. Non serve nemmeno costruire un testo coerente: è sufficiente un’accozzaglia di frasi sconnesse e farneticanti, con alcuni punti chiave (quelli che ha sottolineato ottimamente Bezzicante) in cui gli uditori si riconoscano. Riconoscendo l’imprinting che li ha resi grillini. Meravigliosa follia è un termine che calza a pennello.

  • Molto interessante l’analisi del venditore di fumo Peppino
    Io invece di chiamare questo accrocco del truffatore di Genova comunicazione 2.o
    Lo chiamerei cin il suo vero nome
    Mafia 2.0 ,una semantica al servizio dei soliti noti

  • Bella analisi. Veramente interessante!

  • Bella analisi, ricorda il vecchio Grillo degli spettacoli che portava le stampanti 3d sul palco e paventava futuri meravigliosi e alla portata di tutti, ma rallentati dal governo miope. Ammetto che anche io in passato ero affascinato dalle visioni di Grillo, ma poi vederne la realizzazione mi ha fatto tornare con i piedi per terra, e poi ho capito: non è Grillo in sé ad affascinare, è il futuro stesso, e Grillo non fa altro che cavalcarlo e ti porta ad immaginare ciò che vuole lui. In tutto ciò, di politica, complotti e competenze non c’è nulla che valga la pena seguire.

  • Caro Claudio, mi sono riservata la lettura del tuo articolo per la domenica mattina, subito dopo il caffè : un vero colpo di frusta per i neuroni, e ti ringrazio anch’io per la lucida analisi. Spero ne seguiranno altre, perchè il 4 marzo è vicino e decidere a chi dare il mio voto non sarà facile. Faccio parte, purtroppo e per fortuna, di quella fetta di elettori scettici e senza più illusioni. Più leggo dichiarazioni ed ascolto interviste, e più vedo il buio davanti a me. Sono stanca morta di parole pronunciate da gente con il complesso di Dio, vorrei poter dare la mia fiducia a gente che passi ai fatti e, soprattutto, che mantenga le promesse fatte in campagna elettorale.

  • Stefano Bordignon

    I have a dream
    Ti ringrazio per questo articolo illuminate. Mi pare che questo testo abbia una carica fortemente profetica non solo nel senso che ha l’ambizione di prevedere il futuro. profetico anche per il linguaggio onirico. Grillo non parla con il linguaggio di chi sta esponendo un programma Ma piuttosto come una persona sotto l’influsso di uno spirito che suggerisce visioni in modo imprevisto e che tuttavia convergono verso un’immagine globale che non è tanto una visione del futuro ma una affermazione di se stesso come profeta. Grillo non sarà la guida politica Ma sarà guida carismatica

  • Ma Grillo, oltre a sentirsi profeta e portatore di luminose visioni di futuri improbabili girando pure le critiche a suo vanto, è in grado di considerare che il mondo, attuale e futuro, conterrà sempre anche idee diverse alle quali si deve rispetto? Questo grande affabulatore parla sempre e solo ai suoi, riservando a tutti gli altri atteggiamenti e parole piene di violenza, di derisione e di mistificazione. E questo non lo posso accettare.

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