Italia: collasso istituzionale

La crisi che sta vivendo l’Italia è un unicumrispetto a quelle che si stanno svolgendo in questi mesi in Europa. Non è solo l’ascesa di partiti lepenisti, fascistoidi, sovranisti come in altri paesi in Europa, non è come la crisi dei sistemi elettorali novecenteschi che necessitano di lunghi negoziati per definire i nuovi governi come la Germania — e prima ancora Belgio qualche anno fa; Spagna e Grecia che hanno votato due volte — non è come la secessione catalana, non è come la Brexit che, infatti, sta avvenendo nel faticoso quadro di regole comuni condivise.

In questo senso la crisi italiana è la più grave di tutte perché è una crisi di sistema, in cui tutto si incarta e tutto collassa. Si andrà a nuove elezioni? Ma se come sembra, perché hanno la maggioranza in Parlamento, il Presidente della Repubblica verrà licenziato, chi scioglierà le Camere? E chi dovrà essere/verrà rieletto per primo: il Parlamento o il Presidente della Repubblica?

Quando ho sentito dell’impeachment, la prima cosa che ho pensato è stata: come i genitori che picchiano il docente che boccia il loro figlio. Mattarella ha bocciato il loro candidato e loro lo picchiano, istituzionalmente parlando. A nulla è valsa la puntigliosa rivendicazione del Presidente Mattarella di ciò che ha pazientemente fatto in questi 80 e passa giorni e del suo comportamento da buon padre di famiglia, premurandosi, tra l’altro, di difendere il risparmio (“la roba”) degli italiani.

Questo è il punto di rottura cui siamo giunti.

Sono, è già stato detto molte altre volte, saltate tutte le regole. Soprattutto – in questa drammatica circostanza – quella che «il potere appartiene al popolo, che lo esercita nei limiti posti dalla legge». È questa subordinata che s’è persa per strada, che viene omessa nelle recriminazioni.

La domanda è perché tutto questo, come si è potuto giungere fino a questo punto.

Sechi ieri sera in televisione si chiedeva se fosse possibile che al Quirinale non avessero valutato appieno le conseguenze della bocciatura del candidato ministro Savona. Cosa mai è successo ad un paese dove il suo ceto medio, i tanti a reddito più o meno fisso, tradizionalmente moderati e che vedevano in Mattarella un faro, ieri sera ne chiedevano con rabbia la messa il stato d’accusa?Una reazione stile no vax  — opinioni e prerogative istituzionali sullo stesso piano —contro una personalità come Mattarella, percepita come un pezzo del sistema incentrato su di sé, impegnato a blindare il proprio potere contro la volontà del popolo italiano.

Personalmente mi sono chiesta in questi giorni cosa mai sia successo se un uomo come il prof. avv. Conte, ricco e arrivato professionalmente parlando e che si è detto di sinistra, sia stato disponibile — pur sapendo di tutte le difficoltà che lo aspettavano e che gli si leggevano sul viso al momento della accettazione dell’incarico — a mettersi in gioco per un governo del genere; quale cambiamento profondo sia mai avvenuto in Italia perché tanti papabili ministri, a leggere i loro CV pienamente inseriti nel sistema, abbiano accettato che il loro nome venisse accostato a un governo così composito e “originale” sotto il profilo politico e ideologico, oltre che programmatico. Penso si sbagli a considerarla solo ambizione personale.

Penso che quanto successo ieri sera sia il punto di arrivo delle paure, delle difficoltà, della disillusione diffusa e articolata tra gli italiani e che investe anche i garantiti: non solo i meridionali che attendono una nuova edizione dell’assistenzialismo, non solo gli operai delle fabbriche in crisi che non sono disposti a riconoscere l’impegno di un ministro come Calenda nelle crisi aziendali, ma anche — come scrivevo in risposta a Baldissera dopo le elezioni di marzo — la disillusione e forse a questo punto anche l’insofferenza di quelli che lavorano, che producono, che pensano, le tante competenze sprecate negli uffici (pubblici) e nelle università, i tanti talenti mantenuti ma ad ammuffire e per niente valorizzati e che ben saprebbero invece come e dove modernizzare il paese. E che si sentivano a un passo dal poterlo fare.

Forse i sociologi potrebbero aprire un dibattito su questo e aiutare a capire grazie a una disciplina tanto negletta quanto trasversale.