Barillari, altrimenti detto: la democrazia nella scienza

Davide Barillari, miracolato del circo Casaleggio-Grillo, oggi consigliere 5 Stelle alla Regione Lazio grazie ai 1.000 voti 1.000 ricevuti alle regionarie, è il tipico, tipicissimo, assolutamente normale (nella norma) grillino medio: diplomato informatico, banale curriculum di impolitico honesto (non c’è alcun disprezzo, in me, per i banali curriculum), folgorato sulla via casaleggina e notissimo esponente grillino grazie alla sua tipica prerogativa grillesca: aprire bocca e dar fiato su mille questioni più una, sulle quali non può vantare alcuna competenza specifica, né scientifica né professionale.

Conoscere Barillari:

Poiché ne avrete già lette tante di cose su Barillari, incluse critiche all’ultimissimo suo intervento sulla democrazia nella scienza, utilizzerò questo spazio per spiegare cosa sia la scienza, come non c’azzecchi nulla col concetto di democrazia (state per capire perché abbiniamo democrazia a scienza) e perché i grillini siano fanatici pericolosi. Tutte cose da non spiegare a Barillari (o a Taverna, Toninelli, Grillo, Di Maio, Fico, …) perché non capirebbe nulla di nulla. Mi rivolgo ai non fanatici. Mi rivolgo ai non pazzi furiosi che devono avere argomenti, che devono capire che la lotta ai grillini non è una fisima, non è un’esagerazione ma, al contrario, una questione di vita o di morte.

Barillari scrive un lungo post su Facebook, il 6 agosto, in cui afferma:

Schermata 2018-08-08 alle 09.49.18Scienziati intelligenti contro politici ignoranti?

Quando si è deciso che la scienza fosse più importante della politica? Chi l’ha deciso e perché ?
A questo siamo arrivati.
Visto che i politici sono tutti ignoranti, allora mettiamo medici e scienziati a scrivere le leggi, piuttosto che fargli perdere tempo a fare ricerche, ad analizzare dati e numeri, e ad occuparsi di curare i loro malati.

L’incipit, sapientemente, dà il taglio a tutto il suo post a partire da un sillogismo (artatamente) errato. Sono certo che i nostri lettori se ne accorgeranno da soli e corro verso le parti più importanti del barillari-pensiero, a iniziare da questa, cruciale:

Perché gli scienziati dello stampo di Burioni, cioè legati a doppio filo sia alle multinazionali del farmaco che ai partiti del passato bocciati alle urne dagli italiani, sono davvero convinti di detenere l”unica verità possibile, eterna ed inconfutabile….e sono davvero convinti che la politica si debba inchinare supinamente a loro.

A parte “il filo doppio alle multinazionale” che è, semplicemente, patetico (dichiaro subito, a scanso di equivoci, che Hic Rhodus è pagato da Soros, così non ci pensiamo più), per sostenere la sua argomentazione il Barillari deve (sotto il profilo logico) fare un’affermazione apodittica e straordinariamente falsa: “gli scienziati sono convinti di detenere l’unica verità possibile, eterna e inconfutabile”.

Ciò è talmente falso che qualunque scienziato sul pianeta sorriderebbe di tale ingenuità. Ma il Barillari, perito informatico, essendo un presuntuoso ignorante (questa è la miscela che dobbiamo combattere, una sorta di fatica di Sisifo) spara affermazioni pericolose che, ovviamente, possono piacere al popolino frustrato e ignorante.

Nessuno scienziato, mai, in nessun caso, ritiene che le sue conoscenze siano vere, eterne e inconfutabili.

La storia della scienza mostra come ogni scoperta scientifica sia ritenuta “valida” (mai, assolutamente mai, vera) solo fino a prova contraria, e la secolare storia dell’astronomia è l’esempio palmare di questo continuo superamento di paradigmi ad opera di studiosi che hanno progredito, migliorato, perfezionato le teorie precedenti grazie a nuovi strumenti e nuove intuizioni. La scienza si basa sulla dimostrazione di falsità; vale a dire: ogni teoria vale fino a quando non si riesce a stabilire che sia difettosa; altro che inconfutabilità. Ciò vale, si badi bene, per le scienze hard (fisica, biologia, …), figuratevi per le altre.

Data quella premessa Barillari fa il suo affondo:

Cospargendosi il capo di cenere per ammettere la loro incompetenza di fronte a siffatta intelligenza suprema.

Senza più valutare, senza più fare scelte per definire quale sia la direzione giusta, senza pianificare.

BISOGNA CREDERE.

Qui c’è l’errore categoriale col quale aveva iniziato il suo sproloquio: no, non è così: le categorie della politica e quella della scienza sono distinte. Così come la scienza deve progredire senza imposizioni dalla politica, così la politica si occupa, appunto, di scelte e di pianificazioni, sulla base dei valori espressi dalla maggioranza che governa. Però, c’è un “però”. La politica decide se investire nello sviluppo collinare o marino, non se la legge di gravità sia adeguata ai desideri dei cittadini; la politica decide se investire nella ricerca sulle malattie rare o sulla prevenzione di massa, non se il bosone di Higgs sia onesto o disonesto; la politica decide se sostenere l’impresa o aiutare i lavoratori in difficoltà, non se il Big Bang sia da sottoporre a referendum abrogativo.

I dominii della scienza e della politica sono distinti.

I punti di contatto sono quelli del macrosistema sociale: così come il ricercatore, nel suo laboratorio, non può infrangere le leggi (sperimentando su cavie umane, per esempio), così la politica non può mettere in discussione le logiche e le scoperte scientifiche, ma semmai utilizzarle a proprio vantaggio.

Sul tema vaccini si è scatenato il peggio. Io, insieme a tanti altri, abbiamo posto domande, dubbi, e abbiamo formulato proposte. Che possono non piacere. Ma si è scatenata una guerra. Non sui contenuti, ma sempre e solo sul piano “voi siete ignoranti mentre noi sappiamo tutto”.

Barillari mente, naturalmente, e forse manco lo sa. Lo scontro è sicuramente sui contenuti. Molteplici scienziati e medici (Burioni e non solo) hanno portato dati ed evidenze, statistiche internazionali e dichiarazioni di importanti organizzazioni come l’OMS (filiale di Bilderberg, certo…); i contenuti sono stati tutti, assolutamente tutti, messi sul tavolo ma – esattamente il contrario di ciò che afferma Barillari – i grillini non capiscono la logica. La logica. Non è che non sanno leggere un dato statistico (la maggior parte non lo sa leggere, ma in questa frazione di secondo mi sento generoso) ma non lo sanno contestualizzare, non sanno trarne le debite conseguente a causa della loro organica ignoranza funzionale.

L’ignoranza funzionale ammantata dalla retorica populista, è una bomba disinnescata che produce danni enormi.

Ed eccola qui, palesata senza ombra di dubbi, l’ignoranza funzionale:

Ci hanno dispensato sotto la definizione di “scienza” le LORO SCELTE POLITICHE: valori soglia, immunità di gregge, obbligo, ricerche post-marketing, analisi prevaccinali, emergenze infettive, dosi e monodosi vaccinali, tempi di produzione e somministrazione, calendario vaccinale.

Queste sono scelte POLITICHE, badate bene. Non metodo scientifico.

Come interpreti i dati. Quali dati consideri e quali non consideri. Quali ricerche consideri valide e quali no. Quali paghi e quali non paghi. Queste sono tutte scelte politiche di qualcuno. E i risultati sono politici, non scientifici. Ma ce li rivendono, ce li propongono, ce li IMPONGONO come scientifici.

C’è una parte di ragione: sì, in parte sono scelte politiche. La scienza mostra il pericolo infettivo, le statistiche indicano con discreta validità e affidabilità i gravi rischi per la salute collettiva e quindi sì, la politica corre ai ripari con pratiche sanitarie adeguate quali i vaccini. Così come i sismologi indicano le aree di rischio e la politica impone leggi per la costruzione di edifici secondo norme anti-sismiche. Così come biologia e chimica mostrano i danni alla salute di certe sostanze e la legge obbliga le industrie al trattamento delle acque, allo smaltimento dei rifiuti tossici con determinate prudenze, e così via. Questa è la buona politica che decide, che sceglie, che programma sulla base anche di conoscenze acquisite. Le case antisismiche non sono un favore alla Big-Edil, come lo smaltimento di rifiuti tossici non sono un favore alla Big-Toxic.

L’affondo patetico, populista al di là del bene e del male, arriva a metà del post di Barillari:

la scienza DEVE ESSERE DEMOCRATICA, e quindi deve ascoltare tutti… compresi ricercatori e scienziati, che con dati alla mano, contestano il dogma ufficiale.

“compresi i ricercatori” significa “anche”, “in aggiunta”, “solo per scrupolo democratico”; è quel “tutti” ad essere scellerato, insensato, crassamente ignorante, colpevole di oscurantismo, demagogia da quattro soldi, ideologismo imbecille.

La scienza non può essere democratica o fascista, ma solo buona o cattiva o, meglio, valida oppure no.

E per questo ci sono standard, c’è la comunità scientifica, c’è la peer review… Sì, strumenti imperfetti che lasciano a volte emergere difetti e imbecillità ma che, nell’insieme, garantisce una equa progressione scientifica.

Cosa diavolo significa che la scienza deve ascoltare tutti? Anche me? Anche Barillari? Anche la casalinga di Voghera e il bracciante di Sgurgola Marsicana? A che pro? Cosa diavolo capisce Barillari di epidemiologia e virologia? E per quale diavolo di ragione “la scienza” deve ascoltare il suo parere sui vaccini (un tema caro al Nostro) e la politica, di conseguenza, tenere conto di tutti e tutto a dispetto delle evidenze?

Guardate: la partita sui vaccini è più che altro simbolica. Si sono sposate le idiozie dei novax alla demagogia populista grillina, e l’uno trae forma dall’altra. Perdere questa battaglia vuole dire aprire le porte all’idiozia al potere; l’ignoranza dogmatica come bussola; l’antiscientismo come ideologia. Nel mondo del Terzo Millennio c’è bisogno di molta più razionalità che nel passato; tutti mescolati, tutti interconnessi… Quali scelte economiche se non si conosce l’abc dell’economia? Quali scelte di sviluppo si fraintendono le politiche industriali? Quale salvaguardia dell’ambiente se si disconoscono le evidenze scientifiche in campo ambientale? Quale politica estera se non si sa nulla della storia e della diplomazia degli ultimi decenni?