Hic Rhodus non andrà alla manifestazione indetta dal PD contro il governo

Hic Rhodus (e tutti i suoi autori e collaboratori) sono fortemente e convintamente contrari alle politiche di questo governo e ai valori che i partiti di governo affermano. Nessun lettore abituale ne può dubitare tanto abbiamo scritto contro le proposte 5 stelle e leghiste. Hic Rhodus – tolta di mezzo quest’area grigio-nera – non ha mai espresso preferenze nell’ambito dei partiti attualmente all’opposizione. Certo, chi ci legge sa che ci muoviamo, più o meno, in un’area che si definisce, tutt’ora, di centro-sinistra, e che spazia (senza nominar partiti) da un liberalismo temperato a un socialismo riformista. Nel tempo abbiamo applaudito ad alcune riforme di Renzi, e criticato aspramente altre; perché a noi il gioco “sei con Renzi o sei contro?” non piace, come non piace la litania “e il PD, allora?”, come ci fa cadere le braccia la critica di essere “di destra” se critichi la sinistra o “di sinistra” (o peggio: “comunisti”) se fai una critica a destra. Noi siamo liberi, indipendenti, razionalisti, laici. Crediamo che solo a volerlo un bel po’ di politiche “giuste” si potrebbero mettere in campo, mentre una lunga sequela di boiate, fatte a beneficio del loggione (vale a dire: per piccolo cabotaggio politico) sono sempre state da noi biasimate.

Siamo così recisamente contrari a questo governo da non avere alcuna remora a scriverlo in ogni occasione. Nessun dubbio.

Ma non abbiamo alcun dubbio sul fatto che la manifestazione del 30 settembre, frettolosamente voluta da Martina, non sia una buona idea. Anzi: è una pessima idea. E queste sono le ragioni per le quali noi non andremo:

  1. Ogni azione politica deve avere una logica, un fine. E una probabilità di successo. Fare “qualcosa” tanto per fare, per mancanza di idee, per improvvisazione, per disperazione, è un’idea perdente in partenza. Ci sono ampie probabilità di un disastroso flop che darà incredibile linfa al crescente popolo grigio-nero che appoggia Salvini e Di Maio, con un tremendo boomerang all’autostima, all’orgoglio e alla disperazione dei partecipanti, che avranno giocato le loro ultime carte in una partecipazione priva di consolazioni.
  2. Ma supponiamo che ci siano abbastanza partecipanti per non rimediare una tremenda figuraccia: questo popolo riunito a Roma sarà, semplicemente, un popolo contro. Una cosa abbastanza facile essere contro per chi ha cervello, per chi è minimamente informato, per chi ha atteggiamenti inclusivi e si sente minacciato dai ripetuti annunci di attacchi a elementari libertà. Ebbene, questo afflato di popolo “contro”, cosa produrrà? In piazza si urlerà la rabbia impotente, ci sarà la gara per lo striscione più irriverente, e poi? Poi tutti a casa. Tutto come prima. Si obietterà che non è la manifestazione a dover cambiare le cose, ma noi ribattiamo che, invece, dovrebbe essere proprio così, se no – scusate – cosa si manifesta a fare? Se ci fosse una linea politica chiara, un progetto politico chiaro, si andrebbe a manifestare a favore di tale progetto alternativo al governo, oltre che contro quest’ultimo.
  3. Ma il progetto non c’è. Non importa nulla se ormai, a pataracchio ormai fatto, tutti i principali leader saranno presenti. Si sa che tengono tutti un coltello in tasca: le manovre e manovrine dentro il PD sono deprimenti, piccole battaglie, tatticismi, fra quelli che vogliono Renzi e quelli che lo vogliono eliminare, fra chi osteggia i 5 Stelle e chi ancora rimpiange di non essersi alleati con loro. Ma – domanda lecita – chi va a Roma è pro o contro Renzi, pro o contro il congresso subito, lo scioglimento, il cambio di nome e bla e bla?
  4. Che poi, altro errore strategico, perché diavolo una manifestazione del PD e non di tutte le componenti, in crescita, di resistenza sociale al governo? Il PD è un marchio usurato, perdente, che può trascinare (verbo eccessivo) i militanti, i più stretti simpatizzanti, ma non molti a sinistra; non molti al centro e fra i liberali progressisti… Diventa “la conta” del PD contro Salvini, ma basta guardare gli ultimi sondaggi per sapere come andrà a finire una conta del genere.
  5. Noi non andremo per disperazione; non andremo perché “bisognerà pur fare qualcosa”. Non si deve fare “qualcosa”, si deve fare la cosa giusta. Incominciando a costruire un’idea alternativa a questo populismo, che è fatta di soluzioni per i migranti, per la sanità, per le donne, per il welfare, per la difesa personale, per il debito pubblico, per delle tasse più giuste, per un lavoro dignitoso, per le povertà insopportabili, per le periferie abbandonate… A noi – siamo chiari ancora una volta – del destino personale di Renzi, o di Zingaretti, o di Calenda non ci importa nulla. E incomincia a importare poco del destino del PD, nato da un’idea a partire da principi inclusivi ma nella pratica frutto di una fusione a freddo tra componenti mai davvero conquistati dal progetto di un partito progressista e liberale insieme, tanto che molti si sono poi rivoltati contro il partito e contro i governi da esso sostenuti. A noi importa un programma. Un’idea. Anzi, più idee, vere, capaci di rispondere ai bisogni della gente senza concessioni alla pancia della gente. Per questo siamo disposti a batterci e a scendere in piazza fisicamente o virtualmente.

Auguri a tutti gli amici che andranno. Vi auguriamo una bella domenica senza pioggia, con tanta gente e tanta energia nell’aria. Ma noi non ci saremo.

Claudio Bezzi

Filippo Ottonieri