Perché mi vaccinerei domattina con AstraZeneca

In fondo, era prevedibile: man mano che il numero di vaccinati in Europa cresce, aumenta la probabilità che si verifichino eventi avversi in coincidenza con la somministrazione dei vaccini. Questo è normale e inevitabile, e tutti sapevamo (o avremmo dovuto sapere) che sarebbe accaduto.

Quello che è meno normale, ma forse altrettanto prevedibile, è che di fronte al verificarsi dell’inevitabile gli organi di comunicazione siano balzati sulla succulenta “notizia” e abbiano alimentato la campagna di terrorismo che sta imperversando, in particolare sui Social, in questi giorni, e che è, secondo ogni probabilità, una delle ragioni non secondarie per cui la somministrazione del vaccino AstraZeneca è stata sospesa in Italia e in altri paesi europei.

Dato che noi di Hic Rhodus vorremmo applicare e incoraggiare l’uso dell’analisi razionale per valutare ogni questione, e in particolare quelle più rilevanti, proviamo a farlo partendo, come sempre, dai fatti e non dalle polemiche. Vedremo presto che i fatti, in sé, sono più eloquenti di ogni argomentazione emotiva.

  1. Il vaccino AstraZeneca è stato ovviamente sottoposto a un trial “di Fase 3”, come tutti i vaccini approvati sinora. Questi trial prevedono la somministrazione del vaccino ad alcune decine di migliaia di soggetti e la verifica dei risultati rispetto a un gruppo di controllo, per verificare sia l’efficacia che la sicurezza del vaccino. Naturalmente, su un campione relativamente ridotto è possibile verificare solo l’eventuale presenza di effetti collaterali non straordinariamente rari: se un effetto si verifica in un caso su centomila, in un trial di Fase 3 non è possibile accorgersene.
  2. Quindi, quando un vaccino (o, se è per questo, un qualsiasi altro farmaco) viene autorizzato per l’uso normale, è ancora possibile che provochi effetti dannosi sconosciuti, se questo accade in un numero molto piccolo di casi. Proprio per questo, oltre ai trial clinici prima dell’adozione, ogni farmaco è sottoposto al processo di farmacovigilanza, che raccoglie le segnalazioni di eventi avversi verificatisi in coincidenza con la somministrazione del farmaco e li sottopone a verifica.
  3. Ma cos’è, esattamente, un evento avverso? In pratica, qualunque evento dannoso, grave o lieve, che si verifichi in un breve lasso di tempo dopo la somministrazione del farmaco. Non si tratta solo di eventi che logicamente possono essere collegati col farmaco, ma in teoria anche quelli che apparentemente non hanno nulla a che vedere con esso. Infatti la segnalazione degli eventi avversi e la loro analisi sono due fasi diverse del processo di farmacovigilanza. Ad esempio, al sistema di sorveglianza europeo sono stati segnalati due casi di persone che, poco dopo aver assunto il vaccino AstraZeneca, hanno accidentalmente subito una scossa elettrica; è ovvio che il vaccino non è la causa di questo tipo di incidenti, ma intanto anche questi vengono a volte segnalati e registrati. Quindi quando leggiamo di eventi avversi associati a un farmaco teniamo presente che questa associazione non indica di per sé alcun legame causa-effetto.
  4. Quindi, quando guardiamo i dati di farmacovigilanza relativi al vaccino AstraZeneca, troveremo:
    • eventi avversi dovuti a effetti collaterali già individuati nei trial clinici (presumibilmente, quindi, non gravi e transitori, come dolore al punto dell’iniezione o febbre);
    • eventi avversi dovuti a effetti collaterali non individuati nei trial clinici ad esempio perché troppo rari, e questi possono essere anche gravi;
    • eventi avversi completamente privi di relazione con il vaccino, e che si sono verificati semplicemente per caso.
  5. Nel caso di AstraZeneca, tra gli eventi avversi segnalati ce ne sono alcuni che potrebbero effettivamente dipendere dal farmaco, anche se questo non è ancora chiaro. Si tratta di casi di trombosi venosa profonda e trombocitopenia, secondo un articolo che, tra l’altro, ricorda che i casi segnalati nell’area economica europea sono una trentina su circa 5 milioni di persone sottoposte a vaccinazione con AstraZeneca.
  6. Attualmente, i casi osservati sono sotto esame da parte dell’EMA, l’agenzia europea per i farmaci, e l’esito di questo esame è atteso per i prossimi giorni.

Ebbene, cosa possiamo concludere da questi fatti? Partiamo innanzitutto da una considerazione preliminare: nel condurre il nostro ragionamento daremo per scontato che i dati di cui disponiamo siano ragionevolmente attendibili e corretti. Se qualcuno pensa che i dati che le autorità pubblicano siano, oltre che spesso (purtroppo) di cattiva qualità, falsati in modo sostanziale per nasconderci la verità, è inutile discutere, perché qualsiasi altra fonte di informazioni sarà meno autorevole e credibile delle autorità competenti. Quindi, se credete che i dati sul Covid siano falsificati state leggendo l’articolo sbagliato.

Premesso questo, è piuttosto facile arrivare a una conclusione. Supponiamo, per cautela, che i casi di cui si sta discutendo siano tutti dovuti effettivamente a un effetto collaterale del vaccino AstraZeneca. Supponiamo anche che, nonostante l’attenzione elevatissima che c’è su questa campagna vaccinale, ce ne siano il doppio di quelli segnalati che si sono verificati ma che siano sfuggiti alla segnalazione. Avremmo insomma 90 casi di gravi effetti collaterali; arrotondiamo pure per eccesso, e diciamo 100.
Ora, 100 casi su 5 milioni equivalgono a 2 casi su centomila vaccinati, il che è compatibile con il livello di sensibilità dei trial clinici di Fase 3, ed equivale a una probabilità dello 0,002% che una persona vaccinata sia poi, per queste specifiche complicazioni, vittima di effetti gravi o addirittura fatali. Per capire se la sospensione delle vaccinazioni con AstraZeneca sia giustificata, questo rischio va confrontato con il rischio che quella stessa persona correrebbe se non si sottoponesse al vaccino.

Ebbene, parlando della popolazione generale, mi sentirei di dire che, data l’elevata contagiosità del virus, se non ci vaccinassimo saremmo pressoché certi di essere prima o poi contagiati, come gli oltre 3 milioni di italiani già accertati come positivi. Naturalmente, essere positivi non significa essere gravemente ammalati: secondo i dati della Sorveglianza integrata COVID-19 in Italia, tra i quasi 700.000 italiani attualmente positivi circa il 4,5% sono in condizioni “severe” o “critiche” (qui, come accennavo sopra, si pone uno dei problemi di qualità dei dati che abbiamo, perché almeno a me non sembra semplice sapere dall’inizio della pandemia quale percentuale dei positivi accertati sia stata in condizioni gravi, e magari uno che ora è paucisintomatico tra una settimana si sarà aggravato. Ma il discorso sarebbe troppo lungo). Diciamo pure, per ulteriore cautela, che ci siano in giro molti asintomatici e paucisintomatici che non sono stati mai rilevati come positivi, e ipotizziamo quindi che la percentuale dei malati seri sia più bassa, diciamo il 2% dei positivi. D’altra parte, se una persona si sottopone alla vaccinazione con AstraZeneca, ha un livello di protezione dal virus che possiamo cautelativamente collocare intorno al 70%, e una protezione ancora più alta (vicina al 100%) dal rischio di contrarre la malattia in forma grave. La capacità di protezione dalle varianti del virus è sicuramente inferiore; per essere ancora una volta pessimisti, valutiamo nel complesso del 50% l’efficacia del vaccino nel prevenire forme gravi della malattia. Naturalmente i rischi sono molto diversi a seconda dell’età che si ha, e i numeri che ho riportato sono quelli medi; d’altronde, in questo momento si stanno vaccinando prioritariamente i soggetti più a rischio, quindi è plausibile che in media il rischio di non vaccinare una persona oggi sia anche più alto di quello che ho indicato.

Riassumiamo. Nella peggiore delle ipotesi, il rischio di una forma grave degli ipotetici (e, secondo me, con molta probabilità del tutto inesistenti) effetti collaterali che si stanno considerando è dello 0,002%; secondo un calcolo piuttosto pessimistico, il rischio di malattia grave che il vaccino può evitare è invece intorno all’1%, ossia 500 volte più alto. Una simile differenza è talmente elevata che, evidentemente, le approssimazioni che abbiamo utilizzato si possono considerare un po’ rozze ma accettabili.

Il verdetto è che, dal punto di vista dell’utilità pratica e sociale, aver sospeso le vaccinazioni con AstraZeneca è un grave errore, e io personalmente mi farei vaccinare di corsa. Allora, potremmo chiederci, perché la sospensione è stata decisa non solo in Italia, ma nella maggioranza dei grandi paesi europei? La risposta sintetica è: per ragioni essenzialmente politiche. Coloro che, a causa della mancata vaccinazione, si ammaleranno gravemente di Covid e magari moriranno, non saranno considerati dall’opinione pubblica vittime di questa decisione politica; al contrario, se questa decisione non fosse stata presa ogni evento avverso grave sarebbe stato imputato ai decisori politici. Non sorprendentemente, questi decisori hanno fatto la scelta che riduce al minimo il loro rischio politico.

È la pressione, molto spesso fuorviata, dell’opinione pubblica che induce i politici a prendere decisioni tecnicamente sbagliate, come in questo caso, e la presenza di Internet e dei Social amplifica a dismisura questa pressione, soprattutto quella esercitata dalle opinioni più estreme. Quindi, prima di scrivere parole pesanti su Facebook, ricordiamocelo e tiriamo fuori la calcolatrice: spesso bastano due calcoli facili per farci capire come stanno davvero le cose.