Vogliono fregare Draghi? Fregheranno l’Italia

Un preoccupato ammonimento di Mattia Feltri sull’HuffPost dà concretezza a un pensiero che mi sta assillando da tempo: vogliono fregare Draghi escludendolo prima dal Quirinale poi, subito dopo oppure a scadenza di mandato (che sarà fra poco più di un anno), dandogli il benservito a Palazzo Chigi. Il fatto che Feltri, intelligente direttore di un quotidiano importante, abbia sentito il bisogno di descrivere le sue preoccupazioni, mi fa pensare che il suo non sia un dubbio da indigestione di panettone ma una logica sintesi di voci, movimenti, affermazioni (e silenzi) che dal suo osservatorio di giornalista indubbiamente può fare assai meglio di me. Bisogna quindi guardare oltre il fumo intenso di dichiarazioni per lo più di commentatori, che attorno alla candidatura di Draghi al Colle hanno detto la qualunque e di più ancora, e guardare quello che dicono e fanno i politici; e cosa dicono e fanno i politici? In sintesi, nulla. A parte l’autocandidatura di Berlusconi, i politici fanno melina, parlucchiano, fanno affermazioni generali buone per qualunque soluzione, mentre sotto traccia, ci potete scommettere, il lavoro è intenso.

Personalmente vedrei con evidente favore la salita al Quirinale di Draghi per una quantità di ragioni che mi permetterete di dare per scontate; dirò solo che per me Draghi è serio e competente; non ricattabile; moderato; europeista. Credo sinceramente che fra i candidati alternativi alcuni, certamente, condividono diverse di queste qualità, ma nessuno le condivide tutte. E se si dovesse eleggere un’altra comunque brava persona alla Presidenza della Repubblica, potrebbe non essere un disastro se si avesse una qualche sicurezza di mantenere Draghi a capo del Governo, ma tale certezza non c’è per la naturale scadenza della legislatura, e nessuno può pensare che Draghi torni a palazzo Chigi subito dopo.

Perché potrebbero fregare Draghi? Per la semplice ragione che l’Uomo è serio e competente; non ricattabile; moderato; europeista. Vale a dire: non è un politico, non si può “trattare” con lui come fra politici. Non parla la lingua dei politici, non va in TV a dire le solite montagne di sciocchezze, non è populista, non è estremista, non ha un passato turbolento, non racconta nemmeno barzellette! Come fidarsi di uno così? Meloni lo detesta; Salvini si sente come il figlioccio scemo; i 5 Stelle vedono in lui la smentita clamorosa del loro populismo qualunquista; il PD vede un interlocutore spigoloso, certamente non “uno dei loro”; la sinistra l’ha bollato come banchiere liberista. A parte i moderati liberali di centro (ma starei attento a Renzi, che ha una compulsione all’intrigo e al colpo di scena), nessuno ama veramente Draghi. Certo, ha un grande riconoscimento internazionale; certo, è molto competente; certo, è riuscito a mediare con discreta efficacia una maggioranza impossibile; certo, certo. Ma non è “uno di loro”.

Allora uno scenario possibile potrebbe essere il seguente: poiché ai primi tre turni occorre raggiungere una maggioranza qualificata dei due terzi dei voti, la destra voterà Berlusconi e gli altri voteranno Draghi. Nessuno dei due, ovviamente, raggiungerà il quorum, ma così la destra potrà dire all’amato leader “Quanto ci dispiace, noi ci abbiamo provato!”, e gli altri diranno, allo scomodo tecnico, “Quanto ci dispiace, noi ci abbiamo provato!”. Fine dei giochi, dopo potranno votare chi pare a loro e, per salvare la faccia, non sarei stupito di una soluzione fumo-negli-occhi, come l’elezione di “una donna” (una qualsiasi); non perché non ci siano brave candidate, anche più brave di molti uomini, ma perché sarebbe una soluzione ingannatrice, per dire “Vedete come siamo stati bravi, moderni, emancipati? Vi abbiamo dato il primo capo/capa della Repubblica donna, una vera femmina al Quirinale!”.

A seconda di come saranno andate le cose, e su quale nome si sarà compiuta la convergenza dei partiti, Draghi potrebbe essere mandato subito a casa o, più probabilmente, lo si farà arrivare a fine mandato, così lui spiccia un altro po’ di faccende, sempre più contrastato e delegittimato da chi non lo può soffrire, e intanto i parlamentari maturano i termini per la pensione. 

Non vorrei fare il menagramo ma, al momento, questo è lo scenario che vedo più probabile, o uno simile, comunque con gli stessi esiti. Se ci fosse davvero (ma davvero) il senso di urgenza per l’elezione di Draghi, non dico Salvini, e certamente non Berlusconi, ma Conte, Letta e gli altri avrebbero da tempo dichiarato con fermezza, chiarezza e senza distinguo che hanno un solo candidato e che non si spostano di un millimetro. L’hanno detto? No. Perché, secondo voi?