Cosa succede se la Russia va in default?

Gli analisti finanziari guardano al default russo come imminente. Simon Waever, responsabile globale della strategia di credito sovrano dei mercati emergenti di Morgan Stanley, si sbilancia addirittura con una data: il 15 aprile, quando il governo russo dovrà far fronte a un ingente pagamento di obbligazioni in dollari (fonte), ultimo di una serie; solo in questo mese: il 16 marzo scadono 117 milioni di dollari relativi a una cedola, il 21 marzo 66 milioni, il 28 scadono 102 milioni, il 31 altri 447 milioni per un totale di 732 milioni di dollari. Intanto Fitch ha declassato il rating russo a C, che equivale a spazzatura, il rublo precipita, e tutto lascia abbastanza chiaramente pensare al peggio per l’economia putiniana, già poco brillante prima della guerra.

Se non sapete bene cosa voglia dire, per uno stato sovrano, andare in default, e quali conseguenze ciò comporti, vi consiglio questa pagina.

La minaccia di Putin – di natura ritorsiva – di pagare in rubli (ovvero in carta straccia) il debito che ha in Euro e dollari, non ha senso, perché generalmente chi ha concesso i crediti si è premunito con clausole ad hoc contro questa possibilità, che di per sé rappresenta una spinta della Russia verso il default. Alla notizia del pagamento in rubli dei bond, questi sono immediatamente schizzati all’insù. Come riporta il Corriere, i credit default swap che assicurano 10 milioni di dollari di debito russo per cinque anni costano circa 5,8 milioni di dollari in anticipo e 100.000 dollari all’anno, pari a un 80% di probabilità di insolvenza, secondo i dati Ice Data Services citati da Bloomberg. Soltanto una settimana fa erano sufficienti quattro milioni.

Se questi numeri vi hanno venire un po’ di capogiro semplifichiamo: ogni giorno che passa, in particolare grazie alle sanzioni che si aggiungono agli ingenti costi di guerra, che gravano su un’economia già originariamente debole, la Russia procede verso un default che significa bancarotta di Stato, con gravi conseguenze che provo a riassumere.

Diversamente dal 1998, quando una crisi disastrosa stava portando la Russia al default, né l’Europa né altre potenze economiche andranno questa volta in suo aiuto, perché l’azione internazionale congiunta è appunto finalizzata a questa crisi (fonte) che avrebbe conseguenze rilevanti per alcuni creditori (non rilevantissima, tutto sommato, perché il debito russo non è così ingente – fonte), ma complesse e di non facile decifrazione per la Russia. Generalmente, in caso di default, lo Stato debitore cerca di accordarsi coi creditori; questi ultimi perdono qualche cosa, ma attendono il pagamento (almeno parziale) di quanto dovuto in seguito a misure di austerità, di misure a favore del pareggio di bilancio, e ogni altra cosa che il debitore si vede costretto a fare per rimettersi in riga. Qui però il caso è diverso; come fa notare Kate Marino in un recente articolo, il default è sostanzialmente voluto, o favorito, dalle nazioni contrarie alla politica aggressiva russa; la Russia è già fuori dai mercati (che è una conseguenza ovvia per chi fa bancarotta) e in questo momento non si vede come si potrebbe negoziare alcunché con Putin per indurlo a politiche di risanamento atte a pagare i suoi debiti. Certo, ci sarebbero cause legali che – credo – farebbero solo sorridere Putin, e lo stesso pignoramento dei beni russi all’estero (altra possibile conseguenza di un default) è qualcosa non poi molto dissimile dal blocco già attuato dagli occidentali come misura sanzionatoria.

In sostanza, quindi, dobbiamo immaginare due scenari temporali: nel brevissimo periodo, considerando la personalità di Putin, il rischio di default potrebbe non spaventarlo troppo. In un momento in cui tutto – per la sua popolazione – volge al peggio, l’eventuale default potrebbe non essere, poi, così significativo; non tanto da non fargli finire quello cha ha iniziato in Ucraina. Ma già nel medio periodo (qualche mese) e lungo (diciamo un paio d’anni), il default, unito al momento di stagflazione che sta attraversando la Russia (stagnazione economica + inflazione galoppante), all’isolamento internazionale e al deficit reputazionale, tutto assieme, potrebbe provocare una tempesta perfetta di collasso economico, gravissima crisi sociale, perdita di mercati, che a quanto pare è sostanzialmente ciò che maggiormente preoccupa la Cina.

Qualora questo scenario apocalittico si avverasse, spero sia chiaro a tutti, sarebbe una durissima lezione per la Russia (per il popolo russo) con conseguenze a catena specialmente in Europa. La follia di un uomo avrà, alla fine, prodotto un buco nero nel pianeta, e servirà un’intera generazione e un nuovo piano Marshall per aiutare la Russia a risollevarsi. Se nel frattempo Putin sarà sostituito da un governo sufficientemente democratico. Ma questa è una possibilità tutta da vedere…