Il programma di governo del Centrodestra

Francamente pensavo di non sprecare tempo a scriverne. Poi mi sono detto che forse qualche lettore ha amici di destra e vuole leggere qualche argomento per spiegargli che votare destra è come infilare la testa in un termitaio. E allora, bene, ecco qualche desolato suggerimento di discussione. Se volete leggere per intero il documento, che trovate ovviamente ovunque su Internet, potete cliccare per esempio QUI (sito del Sole 24Ore) oppure QUI (Rai News).

Si tratta di 15 punti, tutti trattati con brevi frasi a mo di slogan (sull’efficacia comunicativa della destra rispetto alle pastrugne di sinistra non si discute), di cui è anche interessante osservare l’ordine che riflette, in qualche modo, le priorità. Poiché il programma è piuttosto deprimente, mi permetterete di andare per le spicce segnalando solo le questioni negative più macroscopiche.

Il programma

1. Collocazione internazionale dell’Italia (giustamente al primo punto, perché vogliono, devono, rassicurare le cancellerie europee). La prima riga recita:

Politica estera incentrata sulla tutela dell’interesse nazionale e la difesa della Patria.

Cosa significa? Nulla, ovviamente; nessun programma politico italiano può affermare una politica estera centrata sugli interessi del Belgio, o del Nepal. Ma il sottotesto ci dice: “Prima gli italianiii!”. Infatti, pochi punti appresso, si legge:

Revisione delle regole del Patto di stabilità e della governance economica al fine di attuare politiche in grado di assicurare una crescita stabile e duratura e la piena occupazione.

Attenzione al gioco delle tre carte; nessun tabù, nessuna remora a sedersi a un tavolo europeo e discutere sulla revisione di innumerevoli patti, trattati e regole divenuti almeno parzialmente obsoleti in questi ultimi anni di susseguenti crisi, ma in bocca a un governo di destra (come vedremo meglio relativamente alla loro idea di economia e politiche fiscali) questa “Revisione del patto di stabilità” significa poter fare ampi scostamenti di bilancio, pagare spesa pubblica in deficit che avremmo dovuto pagare noi, e non riusciranno a pagare neppure i nostri figli. Sulla

Difesa e promozione delle radici e identità storiche e culturali classiche e giudaico-cristiane dell’Europa,

permettetemi di non esprimermi.

2. Infrastrutture strategiche e utilizzo delle risorse europee: solo un bla bla vuoto; vi mostro due esempi:

Efficientamento dell’utilizzo dei fondi europei con riferimento all’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime.

Garantire la piena attuazione delle misure previste per il Sud Italia e le aree svantaggiate.

Ottimo, sottoscrivo, ma… come si dovrebbe fare? “Garantire” questo, “Migliorare” quell’altro sono solo slogan. Per fare un esempio chiaro: non garantisci affatto la piena attuazione delle misure (europee) previste per il Sud se non fai una profonda riforma dell’Amministrazione Pubblica, se non risolvi il nodo del Titolo V della Costituzione, se non ti doti di apparati di programmazione/valutazione efficaci e altamente qualificati e via discorrendo.

3. Riforme istituzionali: il primissimo punto è l’elezione diretta del Presidente della repubblica. Seguono altri slogan, alcuni genericamente condivisibili, altri boiate, ma soffermiamoci su questo. Come appena dichiarato da Berlusconi, con l’approvazione del presidenzialismo si vorrebbe cacciare Mattarella per eleggere… indovinate chi? Ma a parte questo: per quale diavolo di ragione dovremmo volere un sistema presidenziale? Vorrei chiarire che non c’è nulla di male in sé; grandi democrazie occidentali sono presidenziali (Francia, Stati Uniti…), ma lo sono entro un sistema, un disegno, un’architettura istituzionale complessivamente costruita per far funzionare democraticamente il presidenzialismo, nel gioco contrapposto di poteri, tutele e garanzie. Dire “presidenzialismo” significa modificare interamente il nostro assetto costituzionale: potere legislativo e giudiziario incluso, con una cautela e una capacità di equilibrio che diventa estremamente difficile in un contesto conflittuale, con la destra che vorrebbe imporre a colpi di maggioranza i cambiamenti graditi e un’opinione pubblica imbrogliata (con la truffa – vedi intervista di Berlusconi – di dare la parola al popolo, che il popolo finalmente deciderebbe da chi essere governato…). Il sistema costituzionale italiano (peraltro già più volte calpestato e malamente modificato) è un delicato sistema di equilibri e garanzie, per non consentire ad alcuna parte (esecutivo, legislativo, giudiziario) di prevalere sulle altre. Quello che vuole fare la destra è distruggere tale equilibrio e mettere un proprio uomo al Quirinale con poteri inimmaginabili.

4. Fisco equo: qui, semplicemente, tutti i punti del programma possono riassumersi nella seguente sintesi: “Bancarotta dell’Italia”. Slogan a parte (meno tasse, semplificazione delle procedure, e altre banalità – ma manca, significativamente, la lotta all’evasione!), ci sono due punti almeno abbastanza chiari e irrealistici. Il primo è la famigerata flat tax (non si dice con quali aliquote) che, deve essere chiaro, oltre a essere probabilmente incostituzionale (perché la flat tax lede il principio della progressività del carico fiscale, a meno di non introdurre complicati meccanismi correttivi di difficile applicazione), ridurrebbe gravemente il gettito e ne beneficerebbero solo i più abbienti (dati chiari in proposito QUI). La seconda stupidaggine è l’idea di politiche fiscali ispirate al principio del “chi più assume, meno paga”. L’idea sottesa a questa sciocchezza è che il mercato del lavoro sia estendibile, entro certi limiti, a piacere, e che basta dare un incentivo all’imprenditore (per esempio una riduzione delle tasse) affinché questi assuma. Ma l’imprenditore assume se ha un mercato espansivo, un progetto in merito, infrastrutture che gli consentono tale espansione; e anche in questo caso, per ragioni dipendenti dalla rigidità italiana in merito al lavoro, ci pensa comunque quattro volte. Quella proposta dalla destra è solo propaganda, come “il milione di posti di lavoro” proposti da Berlusconi all’epoca della sua prima avventura politica.

5. Sostegno alla famiglia e natalità: alcuni slogan, in parte (nella loro insipida genericità) condivisibili; si prevedono altri soldi da spendere, ovviamente.

6. Sicurezza e contrasto all’immigrazione illegale: qui c’è il compendio della fuffologia di destra: “Implementazione della sicurezza nelle città”, “Contrasto alla microcriminalità”, “Lotta alle mafie”, “Combattere lo spaccio delle droghe”, etc., sono solo buoni propositi generici, ovviamente condivisibili al pari di “Favorire la pace nel mondo” e “Volere bene alle mamme”. Ma c’è – dietro queste barzellette – anche qualcosa di tragico che fa capolino: 

Difesa dei confini nazionali ed europei come richiesto dall’UE con il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo, con controllo delle frontiere e blocco degli sbarchi per fermare, in accordo con le autorità del nord Africa, la tratta degli esseri umani.

Lasciando perdere il “come richiesto dall’UE”, cosa significherebbe, esattamente? Smettiamo di soccorrere i barconi? Mettiamo i nostri incrociatori davanti a Lampedusa? O all’insegna del prevenire, che è meglio di curare, li mandiamo direttamente davanti alle coste libiche per attuare un blocco navale? Questi futuri governanti d’Italia si rendono conto che l’idea muscolare della “difesa dei confini” è irrealizzabile, pericolosa, inaccettabile? Ma qui, ovviamente, c’è il biglietto pagato a Salvini…

7. Tutela della salute: a parte la concessione alla libertà di cura (per fare l’occhiolino ai no vax), c’è tutto e di più; manca solo “Aspirina per tutti”. Libro dei sogni irrealizzabile per penuria di risorse e strozzature nel sistema sanitario (per dirne una: la crescente mancanza di medici di base). Ma i vecchietti saran contenti…

8. Difesa del lavoro, dell’impresa e dell’economia: oltre ai soliti slogan vuoti (“Tutela del potere d’acquisto delle famiglie”, “Contrasto al lavoro irregolare”, “Rafforzamento delle politiche attive del lavoro”, …) si capisce che daranno un sacco di soldi a un sacco di gente: taglio del cuneo fiscale, riduzione dell’IVA, detassazioni, decontribuzioni, bonus  e incentivi a gogò. Non vale neanche la pena parlarne. Per capirsi: sottoscrivo ogni taglio del cuneo, ogni riduzione dell’IVA e ogni detassazione, a patto che siano realizzate a parità di bilancio; questo vuole dire che per ognuno di questi interventi mi devi dire dove prendi i soldi: a debito? Fantastico, saprei fare anch’io! Con dei tagli? E dove? Non alla Sanità pubblica, che come si è visto al punto precedente viene incrementata. Non con le tasse, che vogliono ridurre. Quindi? L’unica è stampare Euro falsi sperando che la BCE non se ne accorga. L’argomento per i vostri amici di destra, quindi, qui diventa chiarissimo: questi dicono – in ogni capitolo del programma – che danno più soldi, e da nessuna parte dicono dove li prendono. Poiché i soldi sono un bene limitato, darne di più da una parte significa toglierli dall’altra. Anche la massaia di Voghera, o il ragioniere di Zagarolo, lo capisce chiaramente.

9. Stato sociale e sostegno ai bisognosi: più pensioni, prepensionamenti, tutele, più risorse per i disabili, bla bla, più soldi per tutti!

10. Made in Italy, cultura e turismo: solo bla bla bla.

11. La sfida dell’autosufficienza energetica: dopo un ambiguissimo “Transizione energetica sostenibile” e varie idee generiche (e per questo, come abbiamo già visto, vagamente accettabili da chiunque), c’è una fantastica “Promozione dell’efficientamento energetico” (significa bonus) e l’apertura al possibile nucleare.

12. L’ambiente: un fantastico elenco di punti condivisibili, uno migliore dell’altro. Davvero. È tutto un fare, rispettare, definire, promuovere… Come non essere d’accordo?

13. L’agricoltura: la nostra storia, il nostro futuro: come sopra, un capitolo del programma davvero bello, sin dal titolo. Leggendolo vedevo già una bella foto-opportunity della Meloni, vestita da contadinella, che miete felicemente il grano in Maremma.

14. La scuola, università e ricerca viene al penultimo punto, giustamente, perché prima vengono le concessioni balneari da tutelare (facevano capolino al punto 10) e l’agricoltura, ché con la cultura, lo sappiamo, non si mangia. Insomma: c’è un riferimento al merito (evviva) e poi giù con l’eliminazione del precariato nella scuola (che col merito non c’azzecca, ma sono un bel po’ di voti); dopodiché, vai di ammodernare, promuovere, riconoscere, fino a un esilarante

Favorire il rientro degli italiani altamente specializzati attualmente all’estero.

Immagino gli faranno un fischio…

15. Giovani, sport e sociale: basta, non ce la faccio più.

Il nostro commento

Certamente qualunque programma, senza esclusione, deve essere di facile lettura, comunicativo, tendenzialmente basato su immagini e slogan. Questo lo capisco, certamente. Ma serve un certo equilibrio e una complessità di pensiero almeno accennata. Analizzando i programmi politici (qualunque, di qualunque partito) bisogna sempre comparare la montagna di belle parole con due elementi: la sincerità di dire anche cose scomode e impopolari (in un quadro di coerenza con una certa visione del mondo) e l’indicazione sufficientemente chiara (per quanto lo consente lo stile divulgativo di un programma elettorale) di dove si trovano le risorse per mettere in atto le promesse; se con tagli, tasse, risparmi, altro debito. Questo della destra, invece, dichiara di fare tutto, anche di più, per tutti: bonus, incentivi, più pensioni, più contributi, meno tasse… è una giaculatoria che non può essere catalogata come libro dei sogni ma, più realisticamente, come una colossale bugia, un palese imbroglio. Molto semplicemente, il programma economico, sociale, sanitario, scolastico eccetera di questa destra non potrà essere minimamente realizzato.

Ciò che resta, e che sì, potrebbe essere realizzato, è la riforma costituzionale in senso autoritario; il respingimento dei migranti in puro Salvini-Style; il confronto arrogante con l’Europa per pretendere di spendere come ci pare; diverse mosse tattiche per ingraziarsi settori di opinione pubblica (contributi alla natalità, sostegno all’edilizia, politiche pensionistiche esiziali…) che non inciderebbero strutturalmente sui problemi italiani ma aggraverebbero i nostri fragili equilibri sociali ed economici.

Tutte cose che sapevamo già. Non avevamo dubbi che il programma della destra non potesse essere altro che una montagna di promesse di regalìe, infarcite da derive populiste, sovraniste, massimaliste. Questo ci aspettavamo, questo abbiamo.

Adesso quindi abbiamo un problema: convincere gli anziani che non è vero che avranno più soldi di pensione e medicine gratis; convincere gli artigiani che non avranno una riduzione delle tasse; convincere i cittadini che con la flat tax cresceranno le disuguaglianze e avranno servizi peggiori (una peggiore scuola, una sanità senza mezzi…); convincere insomma tutti che, esattamente come a casa loro non possono permettersi di comperare l’Audi, fare tre mesi di vacanza alle Maldive, eppure pagare il mutuo e le scarpe nuove ai figli, così, allo stesso modo, non ci possiamo permettere di fare la metà della metà delle cose fantastiche promesse da Meloni, Salvini e Berlusconi. Saremo molto più in miseria, ma avremo respinto qualche barcone di africani; saremo sanzionati dalla comunità internazionale, ma avremo le galere più affollate; incrementeremo i privilegi di pochi, ma si smetterà di parlare di finocchi e lesbiche, che il diavolo se li porti.