Come si vota, in epoca di voto utile”

Questo è un post tecnico e non di propaganda. Vi spieghiamo, cioè, come tecnicamente si vota. Ma, già che ci siamo, facciamo una nostra riflessione sul cosiddetto “voto utile” perché, in epoca di legge elettorale nefanda, l’idea di non votare per chi ci piace, ma per chi sarebbe utile votare a prescindere se ci piaccia o no, è diventato un argomento.

Prima le questioni tecniche, rese facili:

  1. si barra il nome del candidato uninominale che campeggia sulla lista o sulla coalizione che volete votare (nell’esempio grafico qui sotto è la croce azzurra); in questo modo il vostro voto sostiene quel candidato (parte maggioritaria del voto) e va a tutta la coalizione (parte proporzionale), e sarà suddiviso proporzionalmente fra tutti i partiti di quella coalizione;
  2. si vota un partito (esempio verde nella figura); in questo modo sostenete il candidato uninominale ma per la quota proporzionale incidete solo sul partito votato (i nomi a fianco dei partiti sono i cosiddetti listini bloccati, perché se quel partito avrà molti voti, oltre all’eletto uninominale si pescano da lì gli altri eletti);
  3. è possibile (ma inutile) votare un partito e mettere una seconda croce sul candidato uninominale;
  4. non è possibile il voto disgiunto (esempio in rosso nella figura), vale a dire indicare un candidato uninominale di una coalizione, ma poi votare un partito di un’altra. In questo caso il vostro voto sarà annullato.

Quindi, riassumendo: o una croce sul candidato uninominale (quello scritto in testa alle varie liste o coalizioni) o su un partito all’interno di una coalizione. Fine.

(La figura è tratta dal sito TGCom24

Come viene fuori la storia del voto utile? Viene fuori da quell’obbrobrio di legge elettorale chiamato Rosatellum, dal nome dell’ideatore Ettore Rosato, all’epoca deputato del PD. Una legge del PD, quindi, che questo partito e il M5S si erano impegnati a riformare come contropartita alla riduzione dei parlamentari (uno sconquasso che ha modificato gli equilibri istituzionali) ma che si son guardati bene dal fare. Il Rosatellum, già pessimo di suo, è nefasto con la riduzione dei collegi.

Ciò premesso, comunque, saprete certamente che questa legge elettorale è sostanzialmente proporzionale (i partiti ottengono seggi in base al numero dei voti) con una forte correzione maggioritaria (dove chi ha un voto in più prende il seggio).

Quando voi elettori mettete la vostra brava croce, il vostro voto vale contemporaneamente per la quota proporzionale come per la quota maggioritaria. Vediamo un attimo meglio:

  • per la quota maggioritaria (che vale per il 37% degli eletti) voi concorrete a far vincere solo un candidato (uno di quelli indicati in cima ai simboli dei partiti; se nel vostro collegio Giovanni Gatto riceve un voto in più di chiunque altro, costui vince il seggio alla Camera o al Senato, e tutti gli altri voti – sotto il profilo maggioritario – sono persi);
  • ma quello stesso voto conta anche per la quota proporzionale (che vale per il 61%; il totale non fa 100 perché c’è un 2% per i residenti all’estero), e assieme a quelli di tutti gli altri elettori va nel mucchio nazionale che viene ripartito per quota fra tutti i partiti.

Ne consegue che proporzionalmente voi concorrete a eleggere il 61% dei parlamentari, anche se non avete eletto il vostro rappresentante nel maggioritario.

Questa formula, che è ancora più contorta rispetto a queste brevi spiegazioni,  favorisce le coalizioni ampie e forti che, nella parte maggioritaria, hanno enormi probabilità di portare a casa il risultato rispetto a liste isolate o a coalizioni deboli. Date le previsioni, sappiamo che la coalizione di centro-destra porterà a casa la maggior parte dei collegi maggioritari; sono forti, sono troppo forti, e avranno quel voto in più quasi ovunque. Ma non dappertutto; c’è un piccolo numero di collegi definiti “contendibili” dove la coalizione di centro-sinistra potrebbe farcela.

Quanti siano questi collegi nessuno lo sa, ovviamente, perché si tratta di speculazioni, speranze, proiezioni statistiche, convinzione di una tradizione “di sinistra” in un collegio, che potrebbe ancora resistere all’avanzata della destra. Fatto sta che di 146 collegi uninominali (per la Camera – fonte) solo una trentina, o pochi di più, potrebbero essere strappati alla destra (i propagandisti si spingono fino a sessanta, ma sono degli illusi).

Ma chi potrebbe strapparli alla destra? Non altri che il PD, ovviamente, che conta su una base elettorale assolutamente più ampia di chiunque altro (M5S e Calenda). Il loro ragionamento è pertanto il seguente: ogni voto dato al M5S, o a Calenda, nei collegi contendibili, è sottratto al PD, unico che può sperare di vincere la parte uninominale del collegio.

Certo, è vero. È vero che la sconfitta inevitabile del centro-sinistra può contemplare un PD molto sconfitto davvero, o invece abbastanza sconfitto, peccato; la differenza è tutta lì e, onestamente, riguarda elementi simbolici e di rapporti interni a quel partito, senza che possa rivoltare il risultato elettorale. Certo – dice Letta – se la destra arriva addirittura al 66% (coi perversi meccanismi del Rosatellum da loro proposto e votato è teoricamente possibile) ci cambiano la Costituzione (dal centro-sinistra cambiata con allegria e conseguenze nefaste in questi ultimi decenni, ma si sa: quello che fa la sinistra è sempre buono) e siamo fregati.

Cosa volete che vi dica? È possibile… Improbabile, difficile, complicato, ma teoricamente possibile. Ciò detto, non credendo, personalmente, che la vittoria della destra sia l’ottava piaga d’Egitto voluta da dio per castigarci, ma semplicemente l’esito di anni di maldestre politiche del centro-sinistra, ritengo di voler mandare in Parlamento quanti più possibili parlamentari che rappresentino i miei valori, il mio orizzonte politico, con buona pace di Enrico Letta.

Il “voto utile”, per un centro-sinistra certamente sconfitto, non è quello utile a Enrico Letta, per ridurre i margini di una clamorosa sconfitta, ma quello utile per il Paese. E ovviamente ciascun elettore di quest’area ritiene che siano utili per il Paese quelli che informano il suo assetto di valori, culture, linguaggi.

Conclusione: votate come vi pare.