L’importanza della classificazione nel pensiero sociale

La classificazione è un pilastro del pensiero sociale, importante e complesso anche se agito il più delle volte inconsapevolmente. Dire “Bezzicante è simpatico” significa utilizzare una forma grossolana di classificazione, relativamente alla proprietà |simpatia|, attribuendo al caso Bezzicante lo stato “simpatico” (entro una gamma di scelta che poteva essere, per esempio, Molto antipatico, Antipatico, ‘na mezza roba, Simpatico e Molto simpatico). Naturalmente usiamo le classificazioni continuamente e in maniera assai più articolata, e la capacità di costruire classificazioni efficaci è un pilastro del pensiero razionale e scientifico.

Ma classificare è difficile; molto difficile.

Proviamo a fare un esercizio: classifichiamo i giochi. Proviamo a classificarli in un modo molto molto semplice, con delle dicotomie (anche a scapito di alcune forzature).

Vediamo…

Se iniziamo con giochi individuali e giochi di gruppo che ne dite?

  • giochi individuali: per esempio il solitario di carte; un videogioco (quando è giocato da soli); le parole crociate (sono un gioco, no?); il cubo di Rubik sempreché fatto da soli; la partita di biliardo giocata fra sé e sé, come allenamento e per ammazzare la noia; …
  • giochi di gruppo (intendendo da due in su): ping pong (in due, in tre o in quattro); calcio, pallavolo e i molti giochi di squadra; bridge; monopoli e risiko; ruba bandiera e mosca cieca; …

Vediamone un’altra: giochi mentali e giochi “fisici”:

  • giochi mentali: parole crociate, cubo di Rubik…; Tetris; scacchi, dama, weichi, …; Trivial Pursuit, gioco dei mimi (o è un gioco “fisico”? Mah?), giochi di società “da salotto”; …
  • giochi fisici: calcio, ruba bandiera, campana (o carampana); calciobalilla; golf; braccio di ferro; …

Ancora: giochi tecnologici e non:

  • tecnologici: tutti quelli che giocate con un computer, sul telefonino, sulla Play Station;
  • non tecnologici: tutti gli altri.

Ancora: giochi che prevedono uno o più attrezzi e giochi che non prevedono alcun attrezzo:

  • con attrezzi: videogiochi (serve un computer); scacchi, dama, …; calcio, basket, …; parole crociate (servono la penna e lo schema da riempire); scopone scientifico, briscola; …
  • senza attrezzi: nascondino, guardie e ladri, strega colore, …; braccio di ferro; giochi verbali (p.es. indovinare parole dicendo una lettera per uno); mimi; …

Ancora: giochi d’azzardo e non:

  • d’azzardo: poker, bestia; roulette; morra; totocalcio ed enalotto; tutti gli altri se soggetti a poste e scommesse;
  • non d’azzardo: tutti gli altri se non soggetti a poste e scommesse;

Infine (ma non perché non si possa continuare): giochi connotati socialmente e culturalmente e non:

  • giochi connotati: la tombola (gioco familiare natalizio); il bridge (gioco della borghesia, o creduto tale); padrone e sotto (chiamato anche Passatella o Filomena: gioco da osteria); gioco dell’oca (per bambini); solitari (per anziani); morra (per contadini); schiaffo del soldato (da caserma); …
  • giochi non connotati: calcio, tennis, scacchi, campo minato e Tetris, mimi, …

Basta perché mi sono stufato, ma se volete si può continuare. Tenete presente che ho fatto delle grosse forzature con le dicotomie, e che alcune delle precedenti classificazioni meglio sarebbero riuscite con più categorie di scelta.

La cosa che appare evidente è la presenza di tutte queste classi (e molte molte altre) per ciascun gioco.

Per esempio:

  • scacchi è un gioco di gruppo (a meno che non lo giochi da solo, per esempio nella soluzione di un problema), intellettuale, non tecnologico, che necessita di attrezzi, non d’azzardo e ormai – direi – non connotato (opinabile, lo so), ma anche da tavoliere e di strategia (due nobili e importanti categorie che non ho considerato prima);
  • nascondino è un altro gioco di gruppo, ma di natura “fisica”, non tecnologico, senza attrezzi, non d’azzardo e connotato come gioco da ragazzini.

I punti di contatto di ruba bandiera con scacchi non parrebbero pochi, no? Eppure non sono neppure lontani parenti.

Ma poi ci sono le aree grigie, la migrazioni.

Prendiamo gli scacchi:

  • nella soluzione di problemi, come già detto, è solitario; generalmente si gioca in due ma – è noto – si può giocare anche in gruppo nella “simultanea”;
  • e se lo gioco al computer?
  • e se ci scommetto sopra?
  • e se introduco delle varianti (p.es. “scacchi cinesi”)?

Insomma: le classificazioni non sono fatti naturali ma culturali. Sono processi intellettuali che hanno senso solo in relazione alle finalità cognitive che abbiamo, non sempre consapevolmente. Ciò vale anche quando classifichiamo le persone (antipatico, intelligente, fico, bel bocconcino, piantagrane, …), il nostro umore, il film che abbiamo visto ieri sera, l’ultimo discorso politico di Renzi, il nuovo programma di governo e una quantità di attività, azioni, procedure che applichiamo in tutta la nostra vita.

Perché è importante saper classificare e saper interpretare semanticamente le classificazioni? Le ragioni sono molteplici e le riassumo brevemente:

  1. il nostro pensiero è pieno di classificazioni: vediamo e interagiamo il mondo con continue procedure di selezione di elementi e loro attribuzione a determinate classi (dal già visto “simpatico/antipatico” a “giusto/non giusto”), non necessariamente in modo consapevole e cosciente;
  2. le classificazioni del mondo, delle persone, delle azioni, non sono ovviamente operazioni meccaniche e “oggettive”, ma frutto di un mix di cultura, personalità, contesto, e così via; ogni “oggetto” può essere classificato in mille modi, tutti giusti, e sono le situazioni immediate, alla luce del nostro modo di pensare il mondo, che fanno propendere per un’attribuzione o un’altra;
  3. tutto questo ha un elevato impatto sulle scelte che operiamo; basterebbe pensare al modo come “classifichiamo” leader e idee politiche per capire subito come certe scelte dipendano dalla visione del mondo e da come lo organizziamo in classi, con diverse priorità, e così via.

In conclusione voglio mostrare una delle più belle liste (le liste sono qualche cosa di prodromico alle classificazioni) del genere umano che ho trovato in letteratura. Serva anche come riflessione sulla capacità della poesia di illustrare concetti per i quali le scienze sociali impiegano volumi.

Da ogni parte della terra eran venuti a me a farsi soccorrere. Esclusi i Primitivi, non c’era razza che non fosse presente, in forza. Tranne gli ainu, i maori, i papuani, i vedda, i lapponi, gli zulù, i patagoni, gli igoroti, gli ottentotti, i tuareg, tranne gli scomparsi popoli della Tasmania e dell’Atlantide, tranne gli scomparsi uomini di Grimaldi, io avevo la rappresentanza di quasi ogni specie esistente sotto il sole. Avevo due fratelli che tuttora adoravano il sole, due nestoriani del vecchio mondo assiro; avevo due gemelli maltesi e un discendente dei maya dello Yucatán; avevo alcuni dei nostri piccoli fratelli bruni delle Filippine e alcuni etiopi d’Abissinia; uomini delle Pampas argentine e cowboy superstiti del Montana; avevo greci, lèttoni, polacchi, croati, sloveni, ruteni, cechi, spagnoli, gallesi, finlandesi, svedesi, russi, danesi, messicani, portoricani, cubani, uruguaiani, brasiliani, australiani, persiani, giapponesi, cinesi, giavanesi, egizi, africani della Costa d’Oro e della Costa d’Avorio, indù, armeni, turchi, arabi, tedeschi, irlandesi, inglesi, canadesi, e branchi di italiani e branchi di ebrei. Avevo solo un francese, che io ricordi, e rimase appena tre ore. Avevo qualche indiano d’America, soprattutto cherokee, ma non un tibetano, non un eschimese: ho visto nomi che nemmeno avrei immaginato e scritture dalla cuneiforme agli ideogrammi cinesi, sofisticati e sorprendentemente belli. Ho sentito mendicar lavoro uomini che erano stati egittologi, botanici, chirurghi, cavatori d’oro, professori di lingue orientali, musicisti, ingegneri, medici, astronomi, antropologi, farmacisti, matematici, sindaci di città e governatori di stati, secondini, vaccai, boscaioli, marinai, ladri di ostriche, stivatori, ribaditori, dentisti, pittori, scultori, idraulici, architetti, spacciatori di droga e procuratori di aborti, mercanti di bianche; palombari, conciateti, contadini, venditori di giacche e cappotti, cacciatori di pelli, guardiani di fari, magnaccia, assessori comunali, senatori, tutto quel che si trova sotto il sole, e tutti quanti a mendicare lavoro, sigarette, i soldi del tram, e una possibilità, Cristo Onnipotente, una possibilità! (Henry Miller, Tropico del Capricorno).

Insomma, ancora una volta: il linguaggio, il nostro pensiero, le nostre agende di valori e le conseguenti azioni che compiamo sul mondo sono il frutto di meccanismi complessi dai quali, a volte, ci lasciamo agire, omologandoci un pochino. Conoscerli può invece diventare un significativo momento di azione consapevole sul mondo.

One comment

  • Le persone simpatiche sono quelle dotate di una grande qualita’: l’ironia ! E con quella si possono fare/interpretare tanti giochi !

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