Che giubilo!

cupolone

Il Giubileo (o Anno Santo) è una pratica cattolica che ricorre ogni 50 anni (ma ci sono state differenze ed eccezioni da quando fu indetto per la prima volta nel 1300) in cui il Papa concede l’indulgenza plenaria ai fedeli che si recano in preghiera a Roma (QUI più informazioni generali); l’elemento più rilevante è l’indulgenza, perché libera il credente della pena temporale, ovvero di quella parte di punizione divina per i peccati commessi che si deve scontare in Purgatorio (ci sono delle regole: bisogna comunque essersi confessati, comunicarsi etc., QUI qualche informazione in più). Il Papa Francesco, com’è noto, ha recentemente indetto un Giubileo speciale, detto “della misericordia”, che inizierà l’8 Dicembre di quest’anno (fra TRE mesi!) per concludersi il 20 Novembre 2016. Così il Papa ha annunciato, alcuni mesi fa, la lieta novella:

Cari fratelli e sorelle, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della Misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. […] Affido l’organizzazione di questo Giubileo al Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, perché possa animarlo come una nuova tappa del cammino della Chiesa nella sua missione di portare a ogni persona il vangelo della Misericordia.

Il caso vuole, però, che il Vaticano si trovi nel cuore di Roma, e che non spetterà al Pontificio consiglio l’organizzazione dell’accoglienza dei numerosi pellegrini e la gestione di una città, caotica e disorganizzata quando tutto va bene e sull’orlo di una crisi di nervi in questi mesi, che dovrà sopportare costi e disagi innumerevoli. L’ambiguità irrisolta dei rapporti fra Stato e Chiesa rende la materia spinosissima, politicamente sensibile e – diciamo con tranquillità – oggetto di sottili ipocrisie di comodo; da quella sponda del Tevere ci si indigna per le polemichette sui costi dichiarando l’evento “puramente spirituale”, fingendo di ignorare che se qualche milione di persone viene a fare esercizi spirituali concentrandosi nello stesso luogo, beh, qualche problema non spirituale viene creato.

Pecunia non olet, e l’arrivo di tanti penitenti profuma di soldoni. Ma a chi andranno i denari spesi da 90 milioni di pellegrini attesi? Certamente alle strutture ricettive della capitale, stando anche a quanto visto nel precedente Giubileo:

Secondo il Rapporto Istat nello scorso Giubileo le strutture ricettive registrarono 78 milioni e 747 mila arrivi per un totale di 331 milioni e 45 mila presenze. Le presenze straniere aumentarono dell’8,3% mentre la clientela italiana aumentò del 6,7%. Nella Capitale si registrarono ben 25 milioni di arrivi, in aumento del 23 per cento rispetto all’anno precedente. La permanenza di pellegrini e turisti fruttò circa 13 mila miliardi di lire, 2mila miliardi in più in confronto al 1999. Sarà per questo che in piazza del Campidoglio oggi c’è già chi sta pensando di stappare lo champagne. Ma queste cifre potrebbero raddoppiare. Rispetto al 2000 il turismo ora viaggi più su Internet. Il web farà da moltiplicatore (Fonte: Il Tempo).

Ma occorre ricordare che

In tutta Italia si contano 200 mila posti letto gestiti da religiosi, con 3.300 indirizzi tra hotel, case per ferie, centri di accoglienza per pellegrini. Il giro d’affari è stimato in 4,5 miliardi di euro l’anno esentasse. Ma questa cifra è destinata a lievitare quasi del doppio in occasione del Giubileo. A Roma sono 5 mila i posti letto ufficialmente disponibili in ex conventi e collegi religiosi. Il giro d’affari del turismo religioso nella Capitale è stimato intorno ai 150 milioni di euro. Oltretutto il calo delle vocazioni ha svuotato abbazie e monasteri, che sono più di 2 mila in tutta Italia, e questo proprio mentre gli ordini venivano chiamati a rispondere ad una nuova razionalità economica. È un boom che ha moltiplicato i cantieri per trasformare antichi conventi e collegi religiosi in case di accoglienza e veri e propri alberghi, soprattutto nella Capitale. All’incirca il 20-22% del patrimonio immobiliare italiano fa capo alla Chiesa. Un quarto di Roma è intestato a diocesi, congregazioni religiose, enti e società del Vaticano. Solo le proprietà che fanno capo a Propaganda Fide (il «ministero degli Esteri» del Vaticano che coordina l’attività delle missioni nel mondo) ammontano a 8-9 miliardi (Fonte: Il Tempo).

Tolti diversi albergatori “laici”, diciamo così, una buona parte di questa ospitalità sarà quindi garantita da istituti religiosi o collegati comunque alla Chiesa, che come è noto godono di un regime fiscale agevolato.

Qualunque vantata speranza di temporaneo boom economico deve essere passata al laminatoio del buon senso e del realismo: il precedente Giubileo del 2000 (anno dell’Euro, l’economia viaggiava, di crisi non si parlava) contribuì a un balzo del nostro PIL del 2,9%. Solo a Roma ci furono finanziamenti pubblici per oltre 3.000 miliardi di lire (fate voi la conversione in Euro) e moltissimi altri un po’ in tutta Italia in luoghi di attrazione devozionale. Ma lo sviluppo a colpi di intervento pubblico resta un ricordo del passato; a tre mesi dall’avvio del Giubileo della misericordia il Comune di Roma ha 50 milioni, e mentre Renzi vorrebbe stanziarne altri 100 il saggio Padoan frena e si attesta sui 30 (fonte: Il Giornale); queste cifre sono oggetto di dibattito e pare stiano cambiando – comunque in negativo – in questi giorni, ma il succo è che si parla di una manciata di milioni che non serviranno ad altro che a piccola manutenzione e contenimento delle emergenze (strade, rifiuti, sicurezza, piccole ristrutturazioni); altro che grandi opere e aumento del PIL! Il quadro complessivo che sembra palesarsi è quindi il seguente: arriveranno milioni di persone in una città difficile; porteranno molti soldi a istituti ecclesiastici e, certamente, anche ad albergatori romani e probabilmente qualcosa al sistema turistico complessivo (qualche pellegrino deciderà pure, già che c’è, di fare un salto a Firenze o Venezia…) a fronte però di spese sopportate dalla città e dal governo: i pochi milioni già accennati, i diversi altri che andranno trovati obtorto collo per garantire traffico, sicurezza etc.

I costi, in sintesi, sono nostri, mentre i benefici saranno ripartiti fra Chiesa e sistema turistico italiano in proporzione che non so dire (e nessuno sa dirlo). Un’analisi costi-benefici sarà virtualmente impossibile ma un’impresa in cui i guadagni sono divisi (non si sa in che modo) fra i due partner e i costi sono di uno solo mi sembra discutibile. Il fatto è che il Papa è sovrano e decide di fare i Giubilei che gli pare, anche perché si tratta – dice lui – di un evento spirituale; ma quei milioni non è che atterreranno a San Pietro e stazioneranno solo entro le mura del Vaticano, e che ci piaccia o no dobbiamo accogliere e ospitare tutti, cercando anche di fare una figura decente. Siamo costretti a fare qualcosa che non abbiamo deciso e voluto sperando di cadere in piedi, sperando di gestire l’emergenza, addirittura sperando che il Giubileo porti qualcosa al nostro PIL, e dato che è intitolato alla Misericordia affidiamoci a lei.

A mio avviso quello che colpisce è questa disparità di rapporti, che nasce da una secolare ambiguità e subalternità dello stato italiano iniziata coi Patti Lateranensi del ’29 e proseguita ininterrottamente fino ai nostri giorni con le concessioni sulle scuole private, sull’insegnamento della religione, finanziamenti vari e specialmente con la scandalosa esenzione ICI per immobili della Chiesa adibiti “non esclusivamente” a scopi commerciali; va ricordato che questa formula, figlia di un machiavellismo ipocrita bipartisan, consente ovviamente a molteplici istituti religiosi dove si praticano, anche, attività di culto o educative o benefiche, di ospitare a pagamento turisti, pellegrini, oranti senza pagare tasse. E il fatto che all’ICI sia subentrata l’IMU non ha cambiato sostanzialmente nulla (e occorre aggiungere in parte la TASI). La Chiesa cattolica quindi, grazie a numerosi alleati nel Parlamento italiano, si sottrae a ogni contributo alla società ospitante, ma pretende e ottiene benefici specifici e unici (nessuna altra religione riconosciuta riceve dallo Stato italiano l’enormità di esenzioni, privilegi, denari che ha la Chiesa cattolica).

A questo punto c’è poco da fare: quello che vuole fare il Papa lo può fare e – come dicono a Roma – a chi tocca nun se ‘ngrugna.

One comment

  • areyoureally sayingthis

    Un articolo alquanto confuso, per somma di temi sovrapposti e per analisi economica. Se è vero, come è vero, che la Chiesa goda di numerosi e non giustificabili benefici in diversi campi, questo non ha nulla a che fare con una analisi dei costi/benefici del giubileo.
    Ciò che con evidenza non viene preso in considerazione è che l’indotto non è solo rappresentato dal turismo nei siti gestiti da organizzazioni ecclesiastiche; giusto per fare un esempio banale, l’esistenza stessa di queste strutture, che hanno una continuità operativa, induce benefici economici continuativi e non limitati al giubileo per chi ci lavora, per le ditte che ne curano i servizi e la manutenzione, etc. La disponibilità di accoglienza favorisce l’afflusso turistico a prescindere dalle ricorrenze religiose.
    Gli investimenti pubblici citati non si traduco certo in un trasferimento verso le casse degli enti religiosi, ma hanno anche essi ricadute (in quale misura, si ignora, e pertanto l’informazione non dovrebbe essere presentata in tal guisa) su aziende e strutture esterne.
    Inoltre, sempre se ci si volesse limitare ad una analisi razionale, l’esistenza di luoghi di culto e di una religione maggiore è da considerare, dal punto di vista di un amministratore, una risorsa economica da utilizzare.
    L’esercizio di dimostrare seriamente se e come Roma trarrebbe beneficio o meno dall’assenza della chiesa cattolica, che sembra essere adombrato in diversi punti del testo, non viene mai compiuto, forse perché le conclusioni sarebbero, data l’incertezza sui modelli da adottare e sula impossibilità della costruzione di un serio scenario storico, esclusivamente ideologiche.

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