Marino ha cercato di governare Roma, ma non i Romani

marino-310x235Mentre scrivo, imperversano le polemiche relative alle dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma: da un lato le molte fazioni e i molti organi di stampa che negli ultimi mesi hanno cercato di provocare la caduta di Marino ora esultano o, in alcuni casi, cominciano a prendere posizione sui possibili successori del tuttora sindaco; dall’altro drappelli estemporanei ma appassionati di sostenitori del sindaco dimissionario organizzano petizioni e fanno circolare sui social elenchi dei meritori atti compiuti da Marino e mai riconosciutigli. Premesso che non mi sembra ci siano le condizioni né per crocifiggere Marino né per beatificarlo, resta da chiedersi: chi ha (più) ragione?

Per cominciare a rispondere a questa domanda, vorrei cominciare da due punti che, da soli, potrebbero portare a concludere che le dimissioni di Marino siano sacrosante e semmai tardive, uno etico e uno pragmatico.

  • Il primo punto riguarda gli ormai celebri scontrini delle sue note spese; per quanto alcune delle ‘prove’ addotte dai suoi accusatori siano come minimo da approfondire (perché le note spese non le compilava direttamente Marino, come vedremo), ce n’è abbastanza perché esista almeno il fondato dubbio che Marino abbia usato con leggerezza la sua carta di credito, sia pure per importi modesti.
  • Il secondo punto è la pessima qualità della vita dei cittadini romani, che è innegabile e che deriva dal degrado urbano, dal cattivo funzionamento del trasporto pubblico, dalle immondizie che periodicamente strabordano dai cassonetti, dal fitto sottobosco composto da scippatori, venditori da strada, prostitute, parcheggiatori abusivi, eccetera, tra i quali i cittadini devono slalomeggiare ogni giorno.

Inoltre, il sindaco Marino è politicamente inesperto, e sia lui che la sua squadra hanno mostrato in numerosi casi ingenuità e impreparazione dinanzi a un compito arduo e complesso come governare la città di Roma.

Allora diciamo che 2+2=4? Sottoscriviamo le parole che alcuni quotidiani attribuiscono al Presidente del Consiglio: “Era ora, ma è troppo tardi. Da mesi andava cacciato”? In un altro Paese, forse sì, ma l’Italia è l’Italia e Roma è Roma: qui la realtà richiede una lettura meno “matematica”.

marinorenziRoma è una città abituata da decenni a un intreccio apparentemente inestricabile tra politica, malaffare e criminalità vera e propria, feroce e cinica. Sin dagli anni settanta, i tempi della Banda della Magliana, la politica romana è scesa spesso e volentieri a patti con il “mondo infero”, passando attraverso il “mondo di mezzo”, quello dove si ottengono favori innominabili e si contraggono debiti inconcepibili. Ce lo spiega quasi didatticamente un’intercettazione di Massimo Carminati, un simbolo della criminalità romana, l’anello di congiunzione tra la Banda della Magliana e Mafia Capitale:“e allora vuol dire che ci sta un mondo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano. Si incontrano tutti là no? Tu stai lì, ma non per una questione di ceto… per una questione di merito, no? Allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno”.

Cosa ha questo intreccio perverso a che fare con Ignazio Marino? Per capirlo, dobbiamo forse guardare più da vicino da dove arrivano proprio quei disservizi e quel degrado che sono parte integrante delle ragioni della decadenza di Marino.

  1. Trasporto pubblico: l’ATAC, l’azienda di trasporti di Roma, funziona malissimo, come ciascun romano sa, ed è vox populi che durante l’amministrazione Marino sia se possibile peggiorata. All’ATAC, vale la pena di dirlo, Marino ha trovato un’azienda in cui su 11.804 dipendenti solo 5.900 erano autisti, e ben pochi controllori. Il resto? A scaldare sedie negli uffici, o se va bene a vendere biglietti; spesso anche a casa, visto che l’assenteismo nell’ATAC raggiunge livelli imbarazzanti. Vale la pena di ricordare che, secondo un’inchiesta che ha già portato alle prime condanne, l’ATAC prima e durante l’amministrazione Alemanno sarebbe stata usata addirittura come “zecca” per finanziare partiti di destra e di sinistra, una zecca che stampava biglietti non fatturati anziché banconote.
    Dopo l’insediamento di Marino, l’azienda ha dichiarato oltre 300 esuberi e ha poi siglato un accordo con i sindacati per trasformare impiegati in controllori e altri ruoli operativi “su base volontaria” (figuriamoci), e legare una parte del salario a un bonus variabile per contrastare l’assenteismo. Peccato che rilevare gli orari di presenza non sia sempre semplice, come ha dimostrato nello scorso luglio il “casus belli” per l’introduzione della “timbratura” per i macchinisti della metropolitana: circa il 40% dei macchinisti avrebbe rifiutato di timbrare, e si sono verificati tali disagi da costringere il Sindaco stesso a chiedere scusa a cittadini e turisti (i cittadini da parte loro contribuiscono al disastro dell’ATAC viaggiando a sbafo: si stima che il 40% non paghi il biglietto). Subito dopo gli episodi di luglio, Marino ha deciso di azzerare i vertici dell’ATAC e di chiedere le dimissioni allo stesso assessore Improta.
  2. Raccolta dei rifiuti e servizi urbani: anche in questo caso, Marino ha innanzitutto ottenuto le dimissioni dalla carica di presidente di Roma Multiservizi di Franco Panzironi, già AD dell’AMA voluto da Alemanno, che recentemente è stato condannato per la “Parentopoli” che il Corriere definisce “la più consistente assunzione clientelare mai avvenuta a Roma”, con 841 dipendenti assunti senza i requisiti di legge. Panzironi è anche indagato, all’interno dell’inchiesta su Mafia Capitale, per associazione per delinquere di stampo mafioso. Parlando più strettamente di raccolta dei rifiuti, Marino ha finalmente chiuso la discarica di Malagrotta, promettendo di incrementare la raccolta differenziata; su questo punto i numeri sono teoricamente molto positivi, ma la qualità del servizio è stata spesso scadente anche a causa di un livello abnorme di guasti ai mezzi di raccolta, e a livelli di assenteismo elevatissimi. Difficile addebitare al Sindaco questi fenomeni; c’è anzi chi ha parlato di un silenzioso boicottaggio ai danni dei nuovi vertici aziendali e dell’amministrazione capitolina.
  3. Vigili urbani e ordine pubblico: anche qui, Marino è “colpevole” di aver immediatamente provocato le dimissioni del precedente Comandante dei vigili urbani Carlo Buttarelli, nominato da Alemanno; la causa immediata del contrasto fu la richiesta del Sindaco di contrastare i venditori abusivi che invadevano strade e piazze del centro storico. Marino fu immediatamente attaccato dal sindacato della Polizia Locale, che lo accusò di rinunciare a “una figura di spiccata efficienza e riconosciuta professionalità”. Guardacaso, Buttarelli viene poi indagato per concorso in abuso d’ufficio ai danni di un ambulante (toh) che era sommerso di multe perché rifiutava di pagare il “pizzo” ai vigili urbani. Da allora, i rapporti tra Marino e i vigili urbani sono stati conflittuali, con episodi eclatanti come l’assenteismo dei vigili a Capodanno e relativa inchiesta a carico di vigili e medici compiacenti.
  4. Eccetera. Chi segue le vicende romane sa bene che di nemici Marino se ne è fatti molti, a partire da Oltretevere, dove difficilmente possono aver digerito le sue posizioni su bioetica e matrimoni gay, e poi c’è la lobby dei camion-bar scacciati dal Colosseo, i sindacati presi in contropiede in tutte le questioni elencate sopra e in altre come quella relativa al Teatro dell’Opera, gli inquilini abusivi delle case popolari sfrattati dalla giunta Marino (a Roma sulle case di edilizia popolare esiste un ignobile racket), per non parlare del Pd romano stesso. Marino ha scoperchiato il vaso di Pandora che per decenni tutti avevano avuto convenienza a tenere ben chiuso.

marino-papaInsomma: a ben guardare, io credo onestamente che i disservizi di cui sono vittima i romani siano in buona misura frutto di una sorta di guerriglia tra la nuova Amministrazione comunale ed esattamente quei centri di potere che tradizionalmente gestiscono in modo “proprietario” servizi vitali per la vivibilità della capitale. Se è vero che disservizi ci sono sempre stati, e che le condizioni di mezzi, organico, eccetera sono quelle che sono, basta forse anche solo una “cattiva volontà” di alcune categorie chiave per sabotare qualsiasi tentativo politico di cambiare il corso delle cose.

Infine, parliamo della famosa questione degli “scontrini di Marino”. Qui sotto riproduciamo una pagina della Repubblica, attivissima nell’ “antimarinismo”, che riassume le spese contestate al sindaco:

scontrini-marino

Ora, cominciamo da un paio di osservazioni banali:

  • stiamo parlando di 915 Euro, non delle decine di migliaia di cui si favoleggia, sette spese che risalgono al 2013. E non crederei che si tratti di un “campione”, perché Marino ha pubblicato integralmente i suoi scontrini fino al 2015, quindi chi con tanta attenzione gli ha fatto le pulci aveva a disposizione tutto il materiale possibile e non avrebbe, penso, mancato di portare alla luce altre irregolarità vere o presunte.
  • lo stile mantenuto da Marino, come appare anche da queste spese, è sicuramente moderato. Se avete tempo almeno di sfogliare il corposo documento, troverete che in generale pranzi e cene si mantengono su costi dell’ordine dei 50-60 Euro a testa (tra le ricevute che ho visto, fa eccezione una cena offerta a “un Senatore della Repubblica e a un suo accompagnatore”, molto più cara. D’altronde si sa che i senatori sono abituati bene…), i viaggi in Italia sono spesso in treno e in seconda classe, eccetera. Poi Repubblica ha fatto i titoli su una bottiglia di vino da 55 Euro, ma davvero non si può sostenere che Marino si sia concesso chissà quali lussi a spese del Comune.

Peraltro, le note spese del Sindaco sono, logicamente, compilate dalla sua segreteria, e per ragioni tecniche nel 2013 si sono accumulati mesi di arretrati, per cui le causali sono poi state riempite in base a quello che risultava dall’agenda degli impegni del Sindaco (un’analisi più dettagliata e anche polemica è stata pubblicata sul blog Romafaschifo, piuttosto noto localmente). Questo naturalmente non significa che usare la carta di credito comunale per una cena privata non sia un abuso, e, come dicevo all’inizio, qualcosa di cui Marino debba rendere conto, fino eventualmente alle dimissioni. Vuol solo dire che nel grande magna-magna capitolino, di cui ho dato qualche accenno sopra, stiamo parlando di questo: qualche cena forse impropriamente addebitata al Comune. Tanto per mantenere le proporzioni, il precedente Sindaco è attualmente indagato per corruzione (per 125.000 Euro, esattamente) all’interno della melma di Mafia Capitale.

La mia conclusione, quindi, è che Marino sia stato un buon sindaco di Roma? La risposta è no. Un buon sindaco deve non solo porsi obiettivi utili alla cittadinanza, ma anche saper trovare una strada politicamente percorribile per raggiungerli, e mobilitare le competenze giuste per governare. Questo, Ignazio Marino non ha saputo farlo; avrebbe dovuto prevedere l’inevitabile isolamento in cui lo hanno posto le sue azioni “dirompenti” e cercare alleanze là dove era possibile, che fosse nel “nuovo” Vaticano o nella cerchia renziana, tutto sommato a sua volta poco intrecciata col Pd romano. Rinunciare a farlo, per diffidenza o superbia, e anzi fare il possibile per rendersi scomodo a entrambi questi centri di potere è stato un errore fatale, visto che alla fine proprio dal Vaticano e da Renzi gli sono arrivate le coltellate forse decisive. Il fallimento non può mai essere un titolo di merito per un politico, e il martirio si addice solo a santi e rivoluzionari.

Però è anche chiaro che queste colpe si collocano all’interno di un tentativo che nessuno, a partire dagli stessi cittadini romani che avevano eletto Marino, ha mosso un dito per sostenere. Marino ha pensato forse di poter governare Roma senza governare i Romani, senza comprendere che essi da sempre costituiscono quel ventre magmatico della città che quotidianamente se ne fotte della legalità e poi è pronta a flagellare il sindaco per una cena da sessanta Euro, che sostiene di vivere nella città più bella del mondo ma s’incazza se non può parcheggiare l’auto sotto l’Arco di Costantino. Questo ventre di Roma lo conoscono molto meglio appunto quelli che hanno organizzato il martellamento di Marino per farlo cadere, complice il malcontento e quasi il fastidio dei cittadini per uno che arriva e pretende pure di cambiare le cose.

2 commenti

  • Articolo molto interessante. Non essendo di Roma, non avevo un’idea chiara di cosa fosse successo in dettaglio e, probabilmente, mi devo ricredere un po’sulla figura di Marino.
    Ad ogni modo i suoi errori li ha commessi e presentare una città degradata alle porte del Giubileo, nonchè candidata alle Olimpiadi del 2024, gli è stato fatale.

  • Sì, da ex romana posso dire che è giusto, quanto scritto dall’autore. Aggiungo che il lavoro di Marino era comunque improbo e che esistono tante “Roma”. Emblematica fu la vicenda della chiusura del tratto di Via dei Fori Imperiali verso il Colosseo, facendo deviare il traffico verso via Cavour e strade adiacenti (al limitare della zona della suburra). Anche in quel caso, ha fatto bene Marino a valorizzare quella oggi splendida passeggiata, affogando di traffico la zona circostante oppure no? Possibile che la città di Roma non riesca a contemperare le esigenze dei suoi cittadini con la grande bellezza della loro città? Marino ha creduto fosse possibile: mal gliene incolse!

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