Buon Natale

Buon Natale 2015

Cari lettori e lettrici, Buon Natale da parte della redazione di Hic Rhodus. Dopo avere passato un anno a discutere di Islam e riforme, di Renzi e di tasse, di necessità di sviluppare responsabilità e senso civico, e un sacco di altre cose noiosissime, concedeteci un post natalizio. Buon Natale ancora! Si sta per concludere il secondo anno assieme, ci avete letti numerosi e, di cuore, un caldo abbraccio a tutti.

Compiuto il (sincero) dovere augurale, noi restiamo hicrhodusiani, e non possiamo fare a meno di segnalare come questa festa, bella per carità! abbia qualcosa di strano. Non trovate anche voi? Abbiamo i panettoni nei supermarket da due mesi, assieme alle pubblicità-fotocopia dei profumi. Ci tocca mangiare in maniera indecente e spendere un sacco di quattrini per regali raramente necessari, dopo avere inutilmente passati gli ultimi 30 giorni a raccomandarci con tutti i familiari “Quest’anno, sul serio, niente regali, al massimo una cosetta utile e basta!”. Abbattuti dal pranzo dalla suocera, dall’ennesima cravatta regimental, dai bambini isterici e dal conseguente mal di testa, dalla cena “solo con gli avanzi” che resta comunque luculliana visto che si era preparato per un reggimento, dall’Alka Seltzer che non si trova e dalla prospettiva di replicare almeno per tutta la fine settimana, sull’orlo dello sfinimento, vi chiedete perché mai tutto questo? Cos’abbiamo fatto di male? Ed è qui che interveniamo noi ricordandovi alcune cose che dovete sapere.

Origini pagane del Natale. È abbastanza noto; nessun documento (i Vangeli, per esempio) indica la data di nascita di Gesù, e ci sono chiare indicazioni che abbiamo sbagliato pure anno! Come potete leggere tranquillamente anche da documenti di fonte cattolica (come quello or ora linkato) il Natale come celebrazione della nascita di Cristo (peraltro non commemorata nei primi secoli) si sovrappone a preesistenti feste pagane, con un processo sincretico che riguarda molte altre festività. In questo caso è probabile che si trattasse del Sol Invictus, una celebrazione “di passaggio” che riguardava la speranza della fine dell’Inverno e dell’arrivo di una nuova stagione primaverile e di rinascita della natura (che avrebbe anche una simpatica simbologia nella nascita del Salvatore). Naturalmente il cristiano sa queste cose, ne coglie la simbologia e non gli importa della correttezza storica della data. Sotto un profilo antropologico, comunque, la sostituzione di una festa pagana di rinascita della natura con una cristiana di rinascita spirituale, a cavallo dell’Inverno, è un esempio di sincretismo estremamente comune in tutte le religioni. Il Cristianesimo ha imposto una sua etichetta nuova a un sentimento preesistente.

Perché fare i regali a Natale? Mistero. I regali a Gesù vennero portati giorni dopo la sua nascita, e questa ricorrenza è l’Epifania, popolarmente la Befana. Era il giorno della Befana che qualche decennio fa i bambini ricevevano doni, o carbone se cattivi, e non per Natale. Oggi la Befana scivola senza speranza in un limbo di scarsa significatività e il 25 Dicembre è stato colonizzato da San Nicola (Santa Claus nel Nord Europa) che si è evoluto in un personaggio più mitico-pagano che cristiano: Babbo Natale; la pagina Wikipedia è più che sufficiente per constatare gli intrecci di tradizioni popolari di svariata natura che sono, negli ultimi secoli, catalizzate in una figura unica di dispensatore di regali per i bambini, figura che solo agli inizi del secolo scorso acquisì l’attuale fisionomia di omaccione vestito di rosso (per scopi commerciali, come testimonial di bibite gassate) e in anni recenti, infine, ha trovato dimora al Polo Nord, un lavoro con folletti e renne, le letterine e così via. Attorno a un business originariamente americano si è sviluppata in tutto Occidente e poi in tutto il mondo l’idea dei regali di Natale. Qui Gesù non c’è più. Non c’è nulla di cristiano o di caritatevole o di “buono” nel rimpinzarsi di cibo e nello scambiarsi pacchetti di cianfrusaglie (o l’abbonamento a PornHub).

Natale festa della famiglia? Sì, in un certo senso. A Natale si sta tutti a casa assieme, i bambini non vanno a scuola, i genitori cucinano cose buone, ci si rivede fra parenti e – se il gesto è privo di bulimia consumista – è anche bello farsi qualche regalo. Se solo riuscissimo, appunto, a evitare tale bulimia. Se riusciamo a non sentirci in colpa per fare solo un regalo utile anziché dieci inutili; se riusciamo a condividere il pasto, e non semplicemente il cibo. Se riusciamo a dedicare queste ore alla reciproca compagnia e comprensione, semmai sfogliando vecchi album di famiglia. Se riuscite a passare un Natale così, bene, siete fortunati e passerete una bella giornata. Per tutte le persone variamente sofferenti, invece, il Natale resterà una pena. Per i malati, per chi ha sofferenze interiori, per gli anziani e specialmente per coloro che vivono in solitudine e difficoltà, le luci, i rumori, i doni e l’ostentazione di bontà e allegria sono una profonda fonte di sofferenza. Ricordiamoci di loro. Ricordiamoci di chi è solo, accettiamo chi non condivide il tripudio consumistico e non ha ragioni di celebrare Gesù. Ricordiamoci del mondo anche a Natale. Crediamo che non si tratterebbe di un’abdicazione ma, al contrario, di una maggiore ricchezza.

Infine: pensate se può valere la pena di regalarvi il nostro libro. Certamente un regalo non consumistico, forse un regalo intelligente. La cravatta regimental potete ficcarla in fondo a un cassetto pensando a chi riciclarla quest’altr’anno, ma il nostro libro resta, potrete fare qualche lettura interessante e trovare argomenti vincenti da esibire nelle discussioni a tavola, dopo il caffè. Ci aiuterete nel nostro lavoro e vi ricorderete di noi.

E quindi: Buon Natale ancora e buona lettura!

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