Lo Ius soli e la solita emotività infantile italiana

L’italiano – faceva dire Altan ad uno dei suoi tremendi personaggi – è un popolo straordinario. Peccato non riesca ad essere normale.

La “normalità” – secondo il mio pensiero di assoluta irrilevanza – consiste fra le altre cose nell’azionare i neuroni prima di esprimere opinioni, almeno quelle pubbliche. Prendiamo la proposta di legge sullo Ius Soli, vale a dire il diritto di cittadinanza a tutti gli stranieri nati in Italia. il 14 Giugno il blog 5 stelle ha pubblicato un caotico post, scritto con la mano sinistra, a tarda ora, nella fase acuta di depressione post elettorale, in cui annuncia che il Movimento voterà contro.

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Chi segue un pochino la politica non si stupisce per niente di questa posizione, tipica di un partito di destra populista qual è il M5S e, onestamente, non varrebbe la pena scriverci un post se non fosse per il contorno di prese di posizione pro e contro.

Sul blog “delle stelle” il solito profluvio di commenti obbedienti con una spruzzata di contestatori (non spreco il vostro tempo a mostrarveli), sui social rissa fra gente “di sinistra” a favore dello Ius Soli e gente “di destra” o grillina contraria. Motivazioni? Inesistenti. Chi è favore lo è perché di sinistra e quindi con lo Ius Soli impresso nel DNA, chi è di destra è contro perché, diciamolo, i negri han stufato; quelli di sinistra invocano “Leggi di civiltà” (Finocchiaro) perché è noto che nel famoso librone intitolato, appunto, “Le leggi di civiltà for Dummies”, è scritto a chiare lettere che se non applichi lo Ius Soli sei incivile; quelli di destra ribattono “Giammai! Dovete passare sul mio cadavere!” (Salvini) e dovrebbero stare attenti a questo genere di promesse. Insomma: bla bla bla perché se sei di sinistra… bla bla bla perché gli italiani prima di tutto… bla bla bla… Nel merito, silenzio. Su cosa sia lo Ius Soli, ignoranza. Su eventuali alternative da contrapporre, imbarazzo. La storia è vecchia e ci siamo disperati più e più volte, qui su HR, anche in occasione del referendum costituzionale dove ci siamo affannati a spiegare nel merito la riforma mentre gli italiani votavano semplicemente per mandare a casa l’ebetino. Anche in questo caso, vorremmo dire con voce stentorea: lo Ius Soli è davvero un tema rilevante? Allora: 1) capite bene nel merito cosa preveda la legge, cosa significhi Ius Soli e quali alternative eventuali ci siano; quindi 2) senza nessuna passionalità fuori luogo pensate se convenga, se sia utile, se risolva problemi o se eventualmente ne crei di nuovi; infine 3) aderite o avversate, come vi pare, ma sulla base di argomentazioni.

Partiamo dallo Ius Soli: cos’é? E’ l’acquisizione automatica della cittadinanza italiana per il fatto di essere nato sul territorio nazionale, indipendentemente da altre condizioni, e si contrappone generalmente allo Ius Sanguinis che prevede la cittadinanza a chi abbia “sangue italiano” per parte di almeno un genitore. La legge italiana (91 del 1992) – contrariamente a quanto molti immaginano – è in parte ibrida. Sono infatti cittadini italiani i nati da almeno un genitore italiano (Ius Sanguinis) ma anche

Lo straniero nato in Italia, che vi abbia  risieduto  legalmente senza  interruzioni  fino  al  raggiungimento  della  maggiore  eta’, diviene cittadino se dichiara di  voler  acquistare  la  cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data (art. 4, comma 2).

Parrebbe una forma morbida e dilazionata di Ius Soli, ma ci sono dei problemi. Problemi, ovviamente, burocratici, che portano un numero alto di questi stranieri a passare lunghe e umilianti trafile che spesso durano anni e a volte hanno esito negativo per vizi di forma (su Vice diverse testimonianze a questo riguardo). La legge quindi, abbastanza contorta e strana come, in Italia, sono contorte e strane le leggi che creano imbarazzo (quasi tutte hanno a che fare coi diritti civili) inciampa su pastoie difficilmente applicabili. E occorre dire subito che la legge in corso di discussione non è affatto una sorta di “liberi tutti!”, ma una nuova legge contorta e strana che sembra, e probabilmente è, un passo avanti, ma la cui applicazione nel Pese della carta bollata sembra – almeno a me – di difficile applicabilità, essendo una normativa ricca di controlli, verifiche, eccezioni in capo a burocrati (leggete la sintesi sul Post). Riepilogando: in Italia abbiamo leggi restrittive basate sullo Ius Sanguinis; per ragioni che non credo abbiano a che fare con Leggi di Civiltà, ampiamente calpestate senza particolari indignazioni, si prova a fare una legge che rappresenta certamente un passo avanti se non altro come riconoscimento del tema, ma che non può essere considerata una panacea (ultimamente ci lamentiamo spesso, qui su HR, che si risponde a esigenze civili com mezze leggette, buone per accontentare un po’ tutti e quindi sostanzialmente inutili).

A mio modo di vedere, comunque, nessuno ci dice perché avremmo bisogno di questa legge. Cosa comporta, che benefici e che eventuali danni arrecherebbe al Paese. Per favore seguitemi: lasciamo perdere le ideologie e i sentimenti di pietà e carità che possono appartenervi ma non possono essere motivazioni politiche. Come membro di questa comunità chiedo di sapere quali vantaggi e svantaggi potrei ricevere da questa legge sullo Ius Soli come – sia ben chiaro – su qualunque altra legge che, nel suo universalismo, tocchi anche i miei diritti. Ora dico subito che trovare commenti pacati e distaccati, capaci di fare una sana analisi costi e benefici sullo Ius Soli è francamente impossibile, e sono certo che il solo fatto di pensarla così mi taccia come reazionario amico di Casa Pound. Boh… Eppure in epoca non sospetta quel toscanaccio irriverente di Giovanni Sartori considerava piuttosto stupida la proposta e ne proponeva un’altra, in un precedente articolo, amministrativamente più semplice, abbastanza aperta sia pure senza coinvolgere i Principi di Civiltà:

Da sempre il diritto di cittadinanza è fondato sui due principi del ius soli (diventi cittadino di dove nasci) oppure del ius sanguinis (mantieni la cittadinanza dei tuoi genitori). Vorrei proporre un terzo principio: la concessione della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Chiunque entri in un Paese legalmente, con le carte in regola e un posto di lavoro non dico assicurato ma quantomeno promesso o credibile, diventa residente a vita (senza fastidiosi e inutili rinnovi).

Spiegava Sartori, ragionando in chiave valutativa senza obblighi ideologici:

In attesa di scoprire quanti saremo, se li possiamo assorbire o meno, questa formula dà tempo e non fa danno. Certo, se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga, a rubare, e simili, la residenza viene cancellata e l’espulsione è automatica (senza entrare nel ginepraio, spesso allucinante, della nostra giurisprudenza). Insisto: l’inestimabile vantaggio di questa formula è che dà tempo. Quanti saremo? Quale sarà il punto di saturazione invalicabile? L’unica privazione di questo status è il diritto di voto; il che non mi sembra terribile a meno che i residenti in questione vogliano condizionare e controllare un Paese creando il loro partito (islamico o altro). Se così fosse, è proprio quel che io raccomanderei di impedire.

Non so se la proposta di Sartori sia “buona” e non sto facendola necessariamente mia. Quello che invece voglio sottolineare con vigore è che Sartori, in questo caso, pone il problema nella sua giusta ottica: i) il problema c’è e va risolto, ma ii) non sappiamo né quanti siano i richiedenti né che effetto farebbe assorbirli, quindi iii) attuiamo una misura che dia loro dignità e respiro e a noi la possibilità di riflettere su eventuali future misure di natura più strutturale (oppure, all’inverso, accorgendoci di effetti negativi, su future marce indietro). Perché non dovrebbe essere ragionevole?

Esteso alla malattia infantile italiana, quella della tifoseria passionale senza costrutto, non dovrebbe essere il modo di ragionare su tutto ciò che riguarda i diritti civili? Proviamo, vediamo cosa succede e aggiustiamo. Potremmo aggiustare la distorta legge sull’interruzione di gravidanza, dopo avere visto e sperimentato per decenni il guasto dell’obiezione di coscienza; potremmo valutare – VALUTARE – le molteplici inadeguate riforme scolastiche, se solo i sindacati benignamente lo concedessero, per verificare quale modello sia migliore; potremmo valutare le unioni civili, perché no? Il divorzio breve, l’uso terapeutico della cannabis e ogni sorta di questioni che dividono stupidamente l’Italia, non già rispetto a pareri differenti, che sarebbe sano e giusto, non già di fronte a valori contrapposti, che fungono solo da paraventi, ma per mere appartenenze stereotipate. Chi dice, per esempio, “Sì allo Ius Soli perché è di sinistra”, scusate la franchezza ma per me è identico a dice “No all’invasione, prima l’Italia”.