Prerogative del Capo dello Stato per dummy e per grillini

Apriti cielo! Il Presidente della Repubblica che – ricordiamolo – per la dodicesima volta non è stato eletto dal popolo, si è permesso di rifiutare la lista dei ministri proposta dal signor Conte, l’anonimo fattorino incaricato dal Salvinaio di recapitare la missiva. In particolare, come tutti voi sdegnati cittadini sapete, non ne ha voluto sentir parlare di Savona, noto critico, supercritico, malpancista nemico dell’Unione europea e dell’Euro che doveva andare proprio al MEF (che sta per Ministero dell’Economia e delle Finanze). Colpo di stato! Mattarella servo della Merkel, bla bla [rutti leghisti] bla bla.

I toni usati dal Salvinaio sono inaccettabili. Se la lotta politica non risparmia più nessuno, se demoliamo tutti i poteri a garanzia e tutela dell’ordinamento repubblicano, sarà difficile poi ricostruire qualcosa sulle macerie.

Neanche Berlusconi arrivò a minacciare il ritorno al voto ululando contro il Quirinale quando Oscar Luigi Scalfaro si oppose alla nomina di Cesare Previti alla Giustizia, nel 1994, perché ravvisava un caso di conflitto di interessi, essendo l’avvocato del Cavaliere. Né disse una sola parola Renzi quando Giorgio Napolitano non ritenne opportuna la nomina di Nicola Gratteri, perché ritenne poco opportuno in base al principio di divisione dei poteri, che un esponente di un ordine dello Stato (la magistratura) andasse a ricoprire un prestigioso incarico di natura politica. Questa volta il nome di Paolo Savona, a giudizio di Sergio Matterella, solleva più di una perplessità in relazione a quell’osservanza dei trattati internazionali, di cui si parla all’articolo 11 della Carta, perché non sembra una bella dichiarazione in tal senso il paragone della Germania di oggi col Terzo Reich (De Angelis sull’HuffPost).

Per carità, i moderni costituzionalisti di Feisbuk, che sono legioni, interpretano la lettera della Costituzione (art. 92) come pare a loro, ignorando che oltre a decenni di studi costituzionalistici vi è – parimenti importante – la prassi, vale a dire il “come si è sempre fatto, instaurando un’interpretazione autentica e legittima”. Ora, la prassi ce la spiega bene Openpolis:

In realtà non è solo il presidente del consiglio a dover ottenere la fiducia ma tutto il governo. Secondo la carta il capo dello stato nomina i ministri su proposta del presidente del consiglio. La scelta del termine ha un chiaro significato. Anche se l’iniziativa è del presidente del consiglio, l’inquilino del Quirinale non si limita ad accoglierla passivamente, e mantiene anche su in questo passaggio un ruolo molto importante.

Analogamente altri siti specializzati: Pagella Politica (per esempio il Presidente del Consiglio non può revocarer un Ministro, solo il Capo dello Stato può, specularmente al fatto che quel ministro “ha giurato nelle sue mani” – art. 93 della Carta), Lettera 43, 

Certo, come abbiamo scritto più volte qui su HR la parola inganna, la parola va  interpretata e anche la Costituzione non ha mai avuto pareri e interpretazioni concordi (ce ne siamo ben accorti nel dibattito anche fra costituzionalisti per il referendum del 4 33609010_1697697810315104_6649251660797313024_ndicembre ’16). Su questo punto è girato su Feisbuk il parere di uno di loro, Temistocle Martines, che riproduco. Codesto professore, di analoga fama del Presidente Conte, è stato effettivamente ordinario di Giurisprudenza una trentina di anni fa; è morto nel 1996 (22 anni fa) ed è stato attivo, sempre con incarichi sostanzialmente marginali (vedere nella Wikipedia) in un’epoca distante anni luce dalla nostra, nella quale la prassi sopra menzionata non era mai entrata in vigore, ed esprimendo comunque un parere isolato e – mi perdoni l’anima del buon Temistocle – di non particolare peso accademico e istituzionale.

Occorre capire che la società si muove; evolve. Anche l’incarico di Presidente della Repubblica (e tutti i connessi riferimenti alla Carta costituzionale), si sono evoluti; piccoli esempi: l’incari conferito al Presidente del Consiglio viene formulato oralmente e non per iscritto dagli anni ’50 (fonte); il suo ruolo in contesti conflittuali era inpensabile fino al caso Mancuso (anni ’90 – si veda prossimo link); una disamina dell’evoluzione del ruolo del Capo dello Stato – accelerata dopo Tangentopoli – che il buon Temistocle non può avere considerato, la trovate QUI. Per par condicio segnalo QUESTO articolo contrario di Giuseppe Palma e Paolo Becchi (Giuseppe Palma-Chi? scrive per la rivista L’interesse nazionale fondata da Diego Fusaro-Si spiega tutto, e Paolo Becchi-Sì, quello).

Ultima notazione. Perché mai Mattarella si ostina a porre il veto su Savona? Perché il suo approccio all’Europa è più che propenso a uscire dall’Euro e questo semplice fatto lo rende una mina innescata per i mercati; la semplice presenza di Savona nell’esecutivo, tanto più come ministro del MEF, renderebbe chiaro al mondo che il governo Salvinaio sarà un problema per l’Europa, oltre che per l’Italia stessa; lo spread schizzerebbe alle stelle, i capitali fuggirebbero, si creerebbe un domino incontrollato che – ritiene Mattarella, e noi con lui – tradirebbe l’antica e chiara collocazione europeista del Paese. Dice: “Però l’ha voluto il popolo…”. No. Il popolo ha voluto un governo di destra – su questo non c’è dubbio – che mandasse via i pidocchiosi immigrati, mandasse tutti in pensione a 60 anni, desse il reddito di cittadinanza e la libertà di sparare ai Rom e altre facezie che aumenterebbero esponenzialmente il nostro benessere individuale; il popolo italiano non vuole realmente buttarsi giù dalla rupe come disegnato nella copertina dello Spiegel. E se gli italiani sono stati idioti non per questo deve esserlo un garante come Mattarella. Su Savona, la sua “statura”, e perché sia un pericolo di per sé, vi invito a leggere Beniamino Piccone sul Sole.