Le stelle polari di Mattarella

Ho letto anche io in queste ore le tesi critiche rispetto alle scelte e al comportamento del Presidente Mattarella. E ho nutrito dubbi, al pari di Bezzicante.

Credo però che l’assunto da cui muovono le critiche sia una visione delle istituzioni e delle norme come qualcosa di fisso, di statico. E credo che questo sia, più che sbagliato, fuorviante; fuorviante nel senso che non fa comprendere la vera dinamica degli eventi e delle scelte razionali che gli attori — in questo caso Mattarella — intraprendono.

Oggi come oggi la Presidenza della Repubblica è una istituzione complessa. Chi ricopre detta carica è al contempo varie cose: garante dell’unità nazionale; arbitro a vario titolo tra i diversi poteri (e dunque supremo custode dell’ordinamento democratico); capo delle Forze armate; capo del CSM; ecc. ecc. Queste plurime vesti, questi molteplici, disparati ruoli possono entrare in conflitto, in particolare in fasi di cambiamento come quella che oggi viviamo.

Noi sociologi rispetto ai giuristi saremmo avvantaggiati, se ci rifacciamo all’azione sociale (Weber ed Elias, in particolare). Si può dunque interpretare, comprendere e spiegare il comportamento di Mattarella nell’ambito della figurazione sociale che la crisi politica italiana sta rappresentando in queste settimane, anche nel mondo.

Mattarella, ritengo, ha fatto delle scelte precise, tra le tante strade che poteva intraprendere. La prima è stata il rispetto della volontà popolare. Mai come in questo caso la sua è stata una scelta non solo ovvia ma saggia, in presenza della spinta populista e con il rischio che questa si infiammasse.

Corollario di ciò è stato rispettare la disponibilità dei partiti: non ha forzato il PD, ad esempio a fare la sua parte trattandosi pur sempre del secondo partito d’Italia. Ciò ha allungato oltremodo i tempi di soluzione della crisi che al momento in cui scrivo non è ancora conclusa. Fosse stato un altro il Presidente, costui avrebbe agito con maggiore risolutezza e posto precise scadenze, magari appellandosi anch’egli alle aspettative dei cittadini, al buon nome dell’Italia all’estero, ai mercati et similia.

La seconda scelta di Mattarella è stata scongiurare un’altra crisi finanziaria analoga a quella di fine 2011, in primisperché non c’è da augurarselo; insecundisperché una seconda Fornero dovrebbe mandare gli italiani in pensione a 75 anni; e lo dico a mo’ di battuta intendendo che non c’è più molta “ciccia” su cui intervenire. Al riguardo Mattarella è stato cauto o eccessivamente allarmista ? È scritto in Costituzione che il Presidente debba prestare attenzione ai mercati? Ne ha voluto prevenire la reazione? Non ci sono altre Istituzioni preposte a ciò? Dunque il suo è stato un intervento politico, più o meno arbitrario? Ha esorbitato dalle sue prerogative?

Ecco qui entrano in ballo: a) i pareri degli esperti (giuristi, politologi, costituzionalisti, storici, sociologi della politica), b) il giudizio politico del singolo cittadino, da quello più pacato fino a quelli scomposti.

Se però si intendono le due motivazioni che ho indicato come le stelle polari di Mattarella, ebbene il Presidente si è posto delle priorità, le ha indicate agli italiani e ha operato delle scelte conseguenti tra le tante possibili che rientrano nelle sue competenze. Basta ascoltare il suo discorso di domenica sera 27 maggio. Egli ha operato una avveduta amministrazione del suo compito di garante della democrazia popolare e ha aggiornato l’istituzione della Presidenza della Repubblica alle esigenze dei tempi nuovi, fornendo un gran servizio al Paese.

One comment

  • Lelio Giaccone

    Perfettamente d’accordo sull’interpretazione dinamica: gli stessi Costituenti, che non erano le mezze figure odierne, sembrano essersi posti il problema e di averlo risolto evitando di porre troppi paletti: gli articoli dal 92 al 94 della Costituzione sono abbastanza vaghi, tanto da prestarsi ad interpretazioni opposte; sull’opportunità, non posso che rimandarla (sempre che venga pubblicato) al punto 1) del commento che ho fatto all’articolo di Bezzicante da lei citato; per comodità lo riporto “visto che il nome del PDC e dei Ministri dipendono da accordi tra le forze politiche, eviterei grosse ingerenze, che poi potrebbero rivelarsi difficili da gestire: una cosa è quello che si può fare, un’altra è l’opportunità di farlo.
    Se il nodo su Savona, del tutto strumentale, (mi sia permesso di osservare incidentalmente che uno col suo passato, rendendosi conto di essere d’intralcio, avrebbe dovuto farsi da parte, per senso dello Stato e, perché no, per orgoglio personale: si vede che è carente di entrambi) non fosse stato sciolto, saremmo andati a nuove elezioni, il cui risultato poteva essere o un rafforzamento dei numeri per M5S-Lega, o una vittoria della destra, per me ancora più deprecabile, con l’aggravante che l’una o l’altra maggioranza avrebbero eletto il nuovo PDR, un perfetto esempio di eterogenesi dei fini; sarebbe stato meglio se Mattarella avesse avvertito Conte e i due dioscuri che tutte le leggi senza copertura, o sospettate di incostituzionalità, o in contrasto con i trattati internazionali sarebbero state inflessibilmente rinviate, mettendoli di fronte all’alternativa di riproporle tali e quali o di emendarle, senza considerare che c’è sempre la Corte Costituzionale, sempre che smetta di fare politica e decida di agire astraendosi completamente dall’agone politico”
    Mi sembra ci sia poco da aggiungere: certi atti possono condurre a risultati opposti a quelli che si voleva conseguire.

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