Alcuni lezioni dalla sinistra a cui piace perdere

Oh mio Dio, voi mi terrorizzate con la vostra incomprensione! (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, I fratelli Karamazov)

Di esponenti della sinistra, dal PD in là, che dicono chiaramente che coi 5Stelle si doveva dialogare (al passato, in funzione fustigatrice) e si deve/dovrà fare (al presente e futuro, in funzione programmatica e quindi marcando il territorio), ne sono pieni i quotidiani e le mie tasche. Le eventuali differenze riguardano la profondità d’analisi. Gli  scarsi d’ingegno vogliono un accordo solo per ragioni affrettatamente chiamate “politiche” a torto, ché è solo questione di potere, di strategiuccola da circolo di scacchi di Schermata 2018-07-20 alle 20.28.33provincia. I fini d’ingegno invece spiegano e argomentano. Uno fine d’ingegno è Franco Monaco, ex PD (la Wiki non è aggiornata), anti-referendum, ora corsivista del manifesto, che il 20 luglio scrive un pezzo sull’errore anti-grillino di Renzi, anzi, per essere chiari in questo millennio delle iperboli: il catastrofico errore di Renzi. Il testo – di punta, nel pensiero pro-grillino di sinistra – è un esempio palmare, chiaro, ben definito, definitivo a modo suo del fatto che il pensiero di sinistra a un certo punto s’ingrippa. L’ingrippamento avviene per un coacervo di circostanze: ideologismo accecante, apriorismo annichilente, tesismo (cioè avere una tesi e volerla dimostrare per forza) soffocante. Ah, e l’antirenzismo, ovviamente, che è l’equivalente del grillista “E il PD allora?”.

Scrive il Nostro (come si diceva un tempo):

Sono convinto che la pregiudiziale chiusura al confronto imposta da Renzi sia stata dettata da una motivazione tutt’altro che virtuosa, di mero potere personale…

Se avete un minimo di sensibilità alla retorica del linguaggio politico già vi potrebbe bastare, perché l’incipit, che informa poi tutto l’articolo, è basato su un a-priori soggettivo: “sono convinto che è colpa di quel puzzone di Renzi”. Un trucchetto per smascherare la vuota (ma pericolosissima) retorica consiste nel cambiare alcuni termini e vedere l’effetto che fa. Per esempio:

Sono convinto che la pregiudiziale chiusura al confronto ai no vax imposta da Burioni sia stata dettata da una motivazione tutt’altro che virtuosa, di mero potere personale…

Sono convinto che la pregiudiziale chiusura alla realtà delle scie chimiche sia stata dettata da una motivazione tutt’altro che virtuosa, di mero potere personale…

Sono convinto che la pregiudiziale chiusura alla realtà degli Illuminati che, attraverso Soros, ci hanno schiavizzato, sia stata dettata da una motivazione tutt’altro che virtuosa, di mero potere personale…

Poiché Monaco ha una personale convinzione, su questa narcisistica base tocca seguirlo in uno sproloquio già capito, già anticipato, già noiosamente predestinato a maciullarci i cabbasisi. E continua:

… ovvero la consapevolezza che non era plausibile fosse lui a capeggiare una fase politica ispirata a una linea opposta alla sua, per quattro lunghi anni imperniata sulla scelta dei 5 stelle (anziché della destra) quale avversario sistemico, nella convinzione di incassare il voto utile. Si è visto come è andata …

Quindi: Renzi invece di battersi contro la destra si è accanito contro i 5 stelle, bla bla.

Ecco: costui (Monaco) è uno di quelli che non crede che i 5 stelle siano di destra. Più avanti fa delle acrobazie apprezzabili (carpiato, doppio carpiato…) per trovare similitudini fra il programma casaleggino e le idee “della sinistra”, con un risultato che a me pare ridicolo ma che evidentemente a lui non fa ridere.

non si può ignorare la sensibilità dei 5 stelle per la lotta ai privilegi, all’illegalità, all’invadenza delle lobby, al conflitto di interessi.

Ommammamia! Anche CasaPound è sensibile a questi temi anzi, ci fanno pure le ronde notturne! Insistere sull’onestà contro i disonesti, strillare per il rinnovamento contro i privilegi è stata la base del fascismo iniziale, e ha entusiasmato folle ingenue nell’inconsapevolezza dei dirigenti della sinistra dell’epoca.

Ne ho trattato direi piuttosto a fondo su HR e non ho neppur più voglia di citare quegli articoli. Sono stufo. Sono Stufo.

Il nuovo discrimine, in questa crisi che stiamo vivendo, non è ormai più destra-sinistra ma populismo-non populismo. Il populismo pervade la sinistra radicale (e una discreta parte di quella moderata) in maniera nefasta, esiziale. Ma davvero c’è chi non vede, in Di Maio e la sua Corte dei miracoli, una grandiosa folla proto-fascista? Nel programma (oddio, ‘programma’…)? Nella prassi (ma il concetto di ‘prassi’, marxista, l’hanno imparato a memoria senza capirlo?)? Nel linguaggio? Il problema, cari compagni, è la folle ideologia che vi acceca, ideologia (altro concetto marxiano, formidabile) che si trasforma, per un allucinante conversione (Freud), in greve populismo (già discusso, su HR, del populismo della sinistra, andatevelo a cercare da voi). Continua il Nostro:

la subalternità alla Lega prova semmai che l’identità irrisolta dei 5 stelle li espone al condizionamento e persino all’egemonia di chi si dispone a interagire con loro. Specie se sa fare politica, facendo leva appunto sui loro limiti e sulle loro contraddizioni.

Questa la capiscono solo i veri comunisti, perché si allude in maniera inesplicita al concetto di “egemonia” (Gramsci); vale a dire: così come la Lega è egemonica sugli stupidi grillini, così lo saremmo stati noi – che siamo fighi, intelligenti, conosciamo la storia, eccheccazzo, siamo di sinistra! – ma ovviamente con tutta un’altra evoluzione, perché loro – che sono scemi – ci avrebbero dati i numeri in Parlamento, mentre noi – che siamo i Giusti – avremmo fatto le buone politiche, alcune delle quali (dice il Monaco) possono anche essere il riadattamento di loro ridicole ricette come il reddito di cittadinanza.

Non sfiora il Nostro che invece avremmo avuto gli spregiudicati grillini nel ruolo che è adesso della Lega, continuamente rilancianti le loro assurdità, e la sinistra nel ruolo del pollo da spennare che ora tocca alla Corte dei miracoli (o miracolata? Mah, l’è l’istess).

Potrei anche risparmiarvi il resto. Monaco “si sconcerta” per

la superficialità dell’analisi di chi legge l’attuale maggioranza di governo come un tutt’uno, un indifferenziato fronte populista, un indistinto schieramento di estrema destra.

Boh? Dove l’ha letta questa? C’è una grande differenza fra Lega di Salvini (fascista) e 5 Stelle di Di Maio (proto-fascista), ma il fatto è che stanno benissimo assieme e non ci sono proprio

le vistose contraddizioni delle sue parole e delle sue azioni.

Avete visto scoppiare contraddizioni, se non su questioni di assetti di potere? Io no. Quando Salvini ha fatto affogare in mare i primi migranti, avete visto Di Maio minacciare la crisi? Quando ci siamo fatti fottere dall’Europa sulla ricollocazione? Quando Meloni ha proposto la soppressione del reato di tortura? Mi pare che con qualche Maalox da parte di personaggi (e militanti) di secondissimo piano, nulla abbia scalfito il Prode Toninelli, l’arguto Di Maio, o il pudico Fico.

Questa sinistra è la sinistra che perde, con la gioia di avere trovata la bella morte contro il nemico, che non è mai la destra ma la sinistra moderata e riformista. Quella sinistra che in Spagna sparava contro gli anarchici anziché contro i franchisti, delle purghe staliniste (in nome dell’ortodossia) e della rivoluzione culturale maoista. Quella che a ogni scissione dell’atomo di sinistra (in nome dell’unità, cribbio!) sente un nuovo impulso emotivo di straordinaria bellezza, perché si coltiva la verità e non il dubbio, e la prima è assolutamente più bella del secondo.

Così continuiamo a perdere.

Perché non si vede la realtà ma un surrogato viziato dall’ideologia.

Perché si è troppo nobili e puri e splendidi per accettare di mescolarsi coi nemici di classe.

Perché l’analisi non esiste, se non come simulacro; prendete questo articolo di Monaco. Le due righe di incipit bastano e avanzano, tutto il resto è fuffa pregiudiziale per confermare la sua tesi.

Così Salvini e il suo stupido alleato governeranno veramente per vent’anni, e il giro di vite alle libertà e ai diritti sarà presto una realtà drammatica.

5 commenti

  • Continuo a (voler) pensare che un partito non é un monolite e che nei 5s ci sia una genuina componente che pensa di poter fare qualcosa di positivo in questo paese senza pensare di essere degli unti dal Dio della politica, ma é probabilmente soffocata dalla volontà di distruzione (cui lo stesso Renzi attinse, non dimentichiamolo) che pare prevalentemente in quel partito ma anche nel sentiment degli Italiani, mi parrebbe.
    Riguardo la sinistra forse il problema va oltre la percezione che la radicale ha della moderata, forse lo si può espandere e ritrovare in altri contesti del sentire: tra vegani integralisti e vegetariani, tra credenti comprensivi e integralisti tout-court, etc. Insomma la questione della purezza.
    C’è anche la speculare visione, da parte di chi considera i propri compromessi ragionevoli, ad avvertire come inutilmente rigidi e a rischio di contraddizione le posizioni più intransigenti
    Ciao

    • Infatti c’erano nei 5S delle origini esponenti animati da ispirazioni progressiste, liberali o semplicemente razionaliste. Uno fra questi, Federico Pizzarotti, è infatti durato ben poco, sommerso dai vertici con palate di fango e infine epurato per sospetta intelligenza col nemico (sic!).
      Mentre l’ultimo giapponese dell’ormai quasi estinto (benchè blando) progressismo pentastellato (Fico), è stato spedito a dirigere il traffico a Montecitorio.

      Col risultato che oggi non c’è più opposizione alcuna ai deliri dell’esaltata frangia destrorsa capeggiata dai Di Maio e dai Di Battista, che presto completeranno la transizione del Movimento verso i maleodoranti lidi del populismo fascistoide già adesso degnamente occupati da Salvini e dai suoi adepti.

  • Io chiederei, a tutti i liberal, social liberali, liberal socialisti e il vario circo barnum al seguito: ma siete proprio sicuri che, se una buona parte del vostro elettorato di riferimento, nonché dei vostri vecchi alleati e del mondo intellettuale, vi schifa, sia davvero perché sono molto schizzinosi e idealisti? Non può essere che quelle che secondo voi sono “piccole impurità trascurabili”, all’atto pratico si siano rivelate il classico sassolino negli ingranaggi del modello di società che (in teoria) si starebbe cercando di sviluppare “tutti insieme” ? Non può essere, semplicemente, la vostra analisi ad essere ingenua e superficiale?

    Cordialità,

    Novat

  • Analisi secondo me incompleta. Se l’assunto di Franco Monaco è quello della “colpa di Renzi”, l’assunto dell’articolista Bezzicante è che il M5S (i.e. il suo personale politico E il suo elettorato) sia un blocco uniforme di destra, incompatibile col PD.

    La tesi di Monaco non è infondata, e l’attività di questo governo lo dimostra. Ci sono evidenti conflitti sulla gestione migratoria (Salvini vs Toninelli e Fico sulla questione dei porti), sulla questione della legittima difesa e sulla riforma del sistema giuridico (Salvini vs Bonafede), sulla riforma del mercato del lavoro (Di Maio vs base imprenditoriale della Lega), su temi simbolici e di memoria storica. La Lega è un blocco uniforme, aggressivo e ben delineato (nazionalista, identitario, conservatore, cattolico, revisionista; alleato con forze simili in Europa). Il M5S ha tante anime, sia nella dirigenza, sia nell’elettorato; ha sia elementi del populismo nazionalista, sia alcuni delle “nuove” sinistre (Corbyn, Podemos, Mélenchon).

    Il vero problema del M5S non sono le scie kimike o i no vax. Il suo problema è il vertice non trasparente e postideologico (Casaleggio), che lo rendono un partito anomalo, imprevedibile e opportunista. Ma anche melleabile in un contesto di coalizione.

    Proprio perché opportunista e anomalo, il M5S è influenzabile una volta arrivato al governo. A mio parere subisce, eccome, l’egemonia della Lega: ai 5S interessano le nomine, e queste vengono distribuite sulla base di compromessi politici. Se il tuo partner di coalizione è la Lega, il compromesso per una quota di potere (Rai, commissioni, agenzie, etc.) sarà sul tema migranti e sicurezza, e al ribasso. Se il partner di coalizione fosse il PD, l’ipotetico compromesso sarebbe su altri temi, e forse con effetti più virtuosi. L’agenda sarebbe diversa. Il PD potrebbe benissimo egemonizzare, in senso positivo, il M5S.

    In base a questo ragionamento, che non è “a prioristico”, la strategia di Renzi è un errore politico, e proietta il PD verso l’irrilevanza – come la sinistra ungherese – se davvero l’indice di Lega e M5S combinati dovesse essere il 60%.

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