Fare politica contro la propria “narrazione”: chi ci rimetterà di più?

Seguendo, come temo tutti, con una certa inquietudine le bizzarre e singolarissime vicende politiche nostrane, che per essere un caso di studio a livello mondiale hanno solo il torto di essere oscurate da questioni di portata storica come la grottesca Brexit di May-Johnson e la drammatica rivolta di Hong Kong, ho notato qualcosa che vale forse la pena di condividere con i nostri lettori.

Per farlo, devo innanzitutto ricordare un articolo che ho pubblicato qui qualche tempo fa, intitolato con concisione wertmulleriana Il perverso intreccio della politica, e perché dobbiamo complicare la narrazione, nel quale tra l’altro citavo un interessante articolo che analizzava la dinamica della comunicazione politica dal punto di vista dello Storytelling archetipale, ossia la tecnica, molto usata nel marketing, di accompagnare la propria proposta (politica) con una narrazione con al centro un personaggio di riferimento modellato su uno dei tipi ispirati dalla psicologia junghiana e applicati alla letteratura prima, e alla comunicazione poi.

Questo articolo esaminava la fase del governo M5S-Lega dal punto di vista dello Storytelling, individuando i “Personaggi” archetipici “scelti” da ciascuna forza politica per comunicare il proprio messaggio:

  • Il Ribelle, per il M5S;
  • L’Eroe Guerriero, per la Lega;
  • Il Sovrano, per Berlusconi;
  • Il Mago, per Renzi e la sua stagione alla guida del PD;
  • Il Saggio, per il PD “non-renziano”.

L’articolo, giustamente, sottolineava che è infruttuoso contrastare la narrazione di un avversario politico facendo leva su difetti che sono coerenti con il suo Personaggio archetipico. Accusare Salvini di brutalità e rozzezza, o i Cinquestelle di incompetenza e inesperienza, è inutile, perché chi è immerso nella loro narrazione accetta implicitamente questi “difetti” che sono caratteristiche intrinseche del Personaggio: è normale che un guerriero non vada tanto per il sottile, e che un ribelle non abbia esperienza di governo.

Quello che può mandare in crisi la narrazione di una forza politica, e quindi minarne il consenso, è invece dimostrare dei difetti contrari allo spirito del proprio personaggio archetipico. Questo è ad esempio accaduto a Renzi con il referendum costituzionale: il Mago ha annunciato un “incantesimo” al quale aveva legato tutta la sua credibilità, e che è clamorosamente fallito.
Ebbene, a me sembra che in questo momento stia accadendo una cosa paradossale: tutte le principali forze politiche stanno agendo contro i principi del proprio Storytelling:

  • Salvini, l’Eroe Guerriero, ha commesso il suo peccato mortale: la Fuga, e ha manifestato il suo difetto inaccettabile, la Debolezza, continuando a corteggiare il M5S facendosi sbattere la porta in faccia;
  • Il M5S, il Ribelle, ha commesso il suo peccato mortale: il Compromesso con i corrotti (secondo la sua narrazione, ovviamente), e ha manifestato il suo difetto inaccettabile, l’Avidità di potere, contrattando col PD sulle poltrone fino allo sfinimento;
  • Il PD, il Saggio, ha commesso il suo peccato mortale: abbracciare l’Ignoranza, e ha manifestato il suo difetto inaccettabile, l’Incoerenza (che per gli altri non è un problema, ma per un Saggio sì!);
  • Berlusconi è ormai di fatto un Sovrano che ha abdicato, e, non avendo “figli” anche per la sua incapacità di accettare la vecchiaia, non è più in grado di controllare la lotta per la successione o contrastare lo smembramento del suo regno.

L’unico che si è mantenuto in linea col suo Personaggio archetipico è Renzi. Il Mago ha effettivamente riestratto la bacchetta magica, rendendo possibile l’impossibile (una coalizione M5S-PD) e creando ex nihilo un nuovo partito. La spregiudicatezza di cui viene accusato, ancora una volta, non può che rafforzare la sua narrazione, secondo cui il Mago sovverte l’ordine della natura e quindi è affrancato dalle leggi che limitano l’azione degli altri. La velocità e l’imprevedibilità sono le caratteristiche del Mago, e Renzi lo sa bene: chi (come me, spesso) pensa che le sue mosse siano intempestive commette l’errore di sottovalutare gli obblighi del suo Personaggio.

Cosa emergerà, quindi, da questa singolarissima fase? Chi pagherà il prezzo più alto per aver infranto il proprio Storytelling? Salvini, da parte sua, dopo la formazione del nuovo governo si è subito mosso per “rientrare” nella sua narrazione, con proclami, pose eroiche, retorica battagliera. Lui è l’unico che possa davvero recuperare credibilmente il suo Personaggio, perché ora ha un nemico (il governo M5S-PD) che con mossa molto logica ha immediatamente collegato, nella sua narrazione, al nemico esterno: la Germania, i Poteri Forti Internazionali, e chi più ne ha più ne metta. L’unico rischio che corre, a mio avviso, è la condizione di Debolezza in cui si è posto da solo. Ha passato la palla agli avversari, costringendosi in una posizione difensiva e reattiva che non gli si addice: gli altri magari faranno autogol, ma nel bene e nel male l’iniziativa ora non è più sua. Una fase di governo altrui prolungata e credibile potrebbe logorarlo, perché il Guerriero ha bisogno di vittorie.

M5S e PD, ciascuno a suo modo, si sono invece messi in una condizione strutturalmente e duraturamente incoerente con la loro narrazione, e avranno grossi problemi. Avranno bisogno di ottenere risultati importanti per poter riscattare agli occhi degli elettori il “tradimento” del loro Personaggio. Se il governo facesse cose davvero buone, il PD potrebbe dire “vedete, noi siamo stati lungimiranti, abbiamo salvato l’Italia servendoci di questi incompetenti”, e il M5S a sua volta affermare “vedete, pur di portare a termine la nostra rivoluzione ci siamo serviti anche dei corrotti facendo leva sul loro amore per il potere”. Ma se il governo dovesse vivacchiare, e magari naufragare su uno qualsiasi degli scogli che nei prossimi mesi dovrà schivare, per entrambi i partiti potrebbero essere davvero dolori.

E Matteo Renzi? La sua condanna è non potersi fermare. Il Mago deve sorprendere ogni giorno, catturare l’occhio, oscurare sia il governo che l’opposizione leghista, facendo la parte di governo e opposizione allo stesso tempo. I giornali devono parlare di lui tutti i giorni, Conte deve svegliarsi ogni mattina e chiedersi quale incantesimo Renzi abbia lanciato, Zingaretti deve essere ridotto a comparsa del copione renziano. Come già gli è accaduto, però, a Renzi potrebbe mancare l’empatia necessaria per trasformare lo stupore del “pubblico” in consensi convinti. Difficile sentirsi legati nel profondo a un David Copperfield, e quando prima o poi anche il Mago sbaglia rischia di non trovare alcuna simpatia intorno a sé.

Quanto a noi, temo che continueremo a subire l’influenza dello Storytelling. L’invito che rivolgevo a me e a tutti coloro che vorrebbero combattere questa comunicazione politica totalmente indifferente alla sostanza dei problemi, per non parlare della credibilità delle soluzioni, era quello di tentare di “complicare la narrazione”, portare in primo piano le sfumature di grigio, rompere l’antitesi bianco-nero, porti aperti-porti chiusi, UE nemica o madre, e così via, rifiutare il terreno della propaganda. Ma questa pratica, che personalmente cerco di applicare, può avere, forse, qualche effetto a lungo termine; nel frattempo, dobbiamo navigare controvento.

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