L’ostinazione italiana sui Click Day

Alla Pubblica Amministrazione italiana piace molto organizzare i click day. Qualche esempio:

  • Click day per il bonus bici del Ministero dell’Ambiente.
  • Click day per gel e mascherine del Commissario Arcuri.
  • Click day 2019 per il bonus “Innovation manager”.
  • Click day 2018 per i fondi europei in Regione Sicilia.
  • Click day 2018 per il tax credit “alberghi” del Ministero Beni Culturali.
  • Click day 2016 e 2019 per i defibrillatori in Regione Emilia Romagna.

Quasi tutti questi appuntamenti hanno generato un codazzo di polemiche e proteste legate a problemi informatici, quando non dubbi sulla correttezza delle procedure; ad esempio, nel click day del 3 novembre per il bonus bici il sito del Ministero è letteralmente crollato sotto al peso di seicentomila persone in attesa, tanto che alla fine un ministro “infuriato” ha telefonato all’amministratore delegato delle Poste ed a quello di Sogei (società pubblica che gestisce il sito) addossando a loro la colpa. Nel click day per gel e mascherine, i fondi si sono esauriti dopo un solo secondo, e c’è stato qualche sospetto quando si è scoperto che la prima impresa ad aggiudicarsi i fondi aveva completato la procedura in 0,000237 secondi dall’apertura del portale.

Ma perché nascono questi problemi? Il problema a mio avviso non è informatico, ma organizzativo e giuridico: non esiste un sito web che possa essere impiantato per un solo giorno di utilizzo e che possa reggere l’assalto di seicentomila richieste, o comunque realizzarlo avrebbe costi notevoli; non esiste un sito web assolutamente sicuro, o comunque la creazione non sarebbe banale. Quindi la responsabilità non va cercata in casa Sogei, o Telecom, o Poste, ma sul lato politico che sceglie questo metodo.

La nostra politica procede così: prima annuncia che verranno distribuiti tanti soldi, creando aspettativa; poi lascia intendere che invece non ce ne sarà per tutti; infine abdica completamente al suo ruolo di selezione, decisione o controllo, e si affida al concetto che i soldi andranno a “chi prima arriva”. Non c’è da stupirsi che i siti vengano presi d’assalto dalle orde barbariche…

In questo modo, il decisore politico è completamente deresponsabilizzato: non è stato lui a scegliere od escludere nessuno; è il cittadino che è “arrivato tardi”. Colpa sua!

Una nota di colore: anche quando viene annunciato che non ci sarà nessun click day e che i soldi ci saranno per tutti, la cattiva abitudine dei cittadini ingenerata dalla politica crea un click day virtuale, nel quale tutti si ammassano a richiedere i soldi nei primi due minuti facendo collassare i sistemi informatici; è successo quest’anno con il famoso bonus per le partite IVA (In quel caso, l’INPS ha dato la colpa a fantomatici hacker). Questo perché non viene chiarito fin da subito se i fondi ci sono e come si sceglieranno i destinatari nel caso di più aventi diritto.

Altra nota di colore: quando il click day è istituzionalizzato, in particolare quello dell’INAIL che ogni anno distribuisce centinaia di milioni di euro “ai primi che arrivano”, nascono aziende specializzate nel cliccare conto terzi; la figura professionale del “cliccatore” riceve apposita formazione e viene pagata per stare davanti allo schermo, nel giorno fatidico, cliccando a raffica sperando di intrufolarsi nelle graduatorie.

Abbiamo bisogno dei click day? Le cento esperienze problematiche passate non ci hanno insegnato nulla? Il nostro genio giuridico non ha saputo inventare niente di diverso? Siamo così sicuri che chi ha passato la notte a fissare lo schermo per essere pronto all’alba sia più meritevole di chi ha potuto collegarsi solo nel primo pomeriggio? E’ inconcepibile che le domande vengano raccolte con calma per tutto un mese (Magari anche quelle cartacee inviate da chi non ha la fibra in casa) e che poi sia il Ministero a stilare una graduatoria od a fare una semplice estrazione a sorte affidata ad una vergine biancovestita?

Ai posteri l’ardua sentenza….

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