Come non scegliere per chi votare

Nello stanco dibattito di una campagna elettorale noiosissima (evidentemente sono stati tutti sorpresi dalla fine della legislatura – gli ingenui! – e han perso tempo nei simboli, le liste, il frettoloso rientro dal mare, ma a breve si incarogniranno a dovere) vedo talmente pochi spunti di interesse che non trovo di meglio che inventarmeli da me, a partire da una micro-guida a Come non scegliere per chi votare, nuovo tassello hicrhodusiano nella sua quasi decennale opera al servizio dei suoi lettori.

Naturalmente questa guida non è adatta a chi ha il nonno partigiano e quindi voterà a sinistra, né a chi è tutto un magna magna e quindi voterà 5 Stelle né, tanto meno, a chi se votare servisse a qualcosa non ce lo farebbero fare e quindi non andrà a votare.

Insomma: se nella vostra testa c’è un “e quindi”, non perdete tempo a leggere questa guida, perché ovviamente avete già capito tutto, avete già le idee chiare.

Io, invece, ho capito pochissime cose, ma proprio poche poche, e ve le snocciolo tutte qui (tanto sono davvero poche):

1) Non scegliere in base alle liste elettorali: a parte Meloni, tutti gli altri stupidissimi si sono accorti solo ora di avere votato per dimezzare i parlamentari, sanno di perdere voti (o di non guadagnarne significativamente, nel caso del PD) e chiaramente hanno fatto a spallate per cercare un posto al Sole, fra le segreterie impegnate a ficcare nei posti sicuri i sodali, e gli esponenti delle minoranze fatti per lo più fuori o collocati in collegi difficilissimi (i “renziani” del PD, i giorgettiani nella Lega…). Niente di nuovo. Considerando la povertà generalizzata di nuove leve politiche, le poche novità sono penose, e le vecchie glorie imbarazzanti. Questo gli italiani hanno voluto, e se non l’hanno voluto non l’hanno fatto capire ai loro rappresentanti, che non hanno neppure messo mano a legge elettorale e ai regolamenti delle Camere. Questa è la minestra, non state a far gli schizzinosi, che qualche persona per bene c’è ovunque, qua e là, in mezzo a un mare di capre.

2) Non scegliere in base alle polemichette da ombrellone, tipo quella (così scema che è svanita subito) della fiamma nel simbolo della Meloni, del candidato PD che avrebbe inneggiato alla rivoluzione sovietica o altre stupidate tutte, assolutamente tutte, di natura e sapore pre-politico. Tutti scrivono una scemenza su Facebook, prima o poi; tutti sono legati a simboli e riti poco riflettuti che hanno perso gran parte della semantica originaria e, un’altra volta, quasi tutti sono così scemi che manco si pongono i problemi. Dove sono le scuole di politica, dove il legame coi territori, dove le belle teste pensanti? Accontentiamoci che le punte di diamante del pensiero demente saranno ridotte al lumicino, alle elezioni, dalla loro stessa insipienza (e sì, sto parlando dei 5 Stelle).

3) Non scegliere in base alla simpatia. So che non ce n’è uno, fra i lettori di Hic Rhodus, capace di ammettere quanto la simpatia, invece, giochi un ruolo importante. Ma Salvini vi sembra simpatico? Fratoianni incarna il nipote ideale per qualunque nonna? Ma Meloni, con il ghigno perenne da borgatara che scala il potere e gli occhi alla Marty Feldman, a chi può davvero essere “simpatica”? E Letta pesce lesso? Potete giudicarlo bravo e onesto, ma “simpatico”? E quella coppia di arroganti, burbanti, presuntuosi di Calenda e Renzi, che potranno sembrare simpatici giusto alle loro mamme? Allora: se volete un leader simpatico votate Berlusconi, che sa anche raccontare le barzellette. Se no, ve lo dico, lasciate perdere.

4) Non scegliere per tradizione, che è la più stupida delle ragioni. Se avete sempre votato a destra (o a sinistra) non è per niente detto che non vi siate sempre sbagliati; o che la situazione nazionale e internazionale non sia mutata; o che non ci sia una diversa scelta politica (voglio dire: se avete sempre votato Lega, vi siete mica accorti che adesso c’è Salvini? Se avete sempre votato PCI, qualcuno vi ha informato che il PD non c’azzecca più proprio nulla? Se siete sempre stati di Forza Italia, ma l’avete visto e ascoltato Berlusconi ultimamente? Eccetera). Insomma, cambiare non è obbligatorio, ma non cambiare mai, per principio, assomiglia un po’ alla fissazione ottusa.

5) Non scegliere sulla base delle indicazioni degli influencer, che se possibile è una ragione più stupida della precedente. Se gli influencer che seguite e stimate sono opinionisti, politologi, giornalisti, uomini e donne che hanno competenze di programmazione, gestione delle politiche pubbliche, loro analisi, etc., allora benissimo, ascoltateli e meditate. Ma se ci riferiamo a modiste, calciatori, cantanti, rapper (che è diverso da ‘cantanti’), attori, allora no; costoro possono (presumibilmente) sapere tutto di moda, di calcio, di canzonette e di “Isola dei Famosi”, ma per tutto il resto hanno il vostro stesso sapere e le vostre stesse ignoranze (salvo prova provata del contrario), e dicono cose alla rinfusa per guadagnare dei click sul loro profilo Instagram o, se la sparano grossa davvero, per avere un titolo sui giornali. Diffidate!

Conclusioni: persa ogni speranza sugli uomini, i candidati, che vi vedrete appioppati nei collegi elettorali con criteri incomprensibili e dovrete ingoiare così come sono, eliminate le considerazioni pre-politiche (la simpatia e l’antipatia, la tradizione familiare e il nonno partigiano…), e avendo avuto cura di non leggere le furibonde imbecillità che vengono rimbalzate fra Meloni, Letta, Berlusconi e Salvini (tutte, ma assolutamente tutte, di natura pre-politica), dovrete cercarvi altri criteri per decidere come non disperdere il vostro misero, solitario, unico voto. Nel mio piccolo, vi propongo due suggerimenti:

  • leggete l’oroscopo dei principali candidati per capire chi è il favorito dalle stelle;
  • leggete i programmi politici, sottoponeteli a un esame di realtà, e votate il più sensato.