Mentre la disoccupazione cresce, cosa fa il governo per i giovani?

L’Istat ha appena diffuso dei nuovi dati che indicano un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione (che arriva al 12,6%), e non c’è dubbio che questo sia forse l’indicatore che per tutti noi rappresenta la maggior preoccupazione relativamente alla condizione dell’economia italiana.

Se da un lato questo può costituire un motivo per Renzi per dare priorità al cosiddetto Jobs Act, dall’altro noi anziché parlare di proposte e annunci vorremmo andare a guardare cosa sta accadendo nella realtà a proposito di un’iniziativa già concretamente avviata nel maggio scorso (in realtà si tratta di un programma dell’Unione Europea, deliberato per i suoi aspetti operativi dal Governo Letta) per contrastare la disoccupazione giovanile, e cioè il programma Garanzia Giovani.

Innanzitutto, cominciamo dal principio: cos’è questa Garanzia Giovani? Un’iniziativa dell’Unione Europea (Youth Guarantee, in inglese) che ha lo scopo di offrire ai giovani che hanno terminato gli studi un’occasione concreta di inserimento nel mondo del lavoro, o eventualmente un’ulteriore formazione finalizzata a renderli più “appetibili” per le aziende. In sostanza, i destinatari di Youth Guarantee sono i cosiddetti NEET  (Not in Education, Employment or Training: sono i giovani che non studiano né lavorano, e che rappresentano un problema anche sociale, in quanto sono ad accentuato rischio di emarginazione e povertà. I NEET però sono innanzitutto un problema economico, sia per le loro famiglie, sia per l’economia nazionale, visto che secondo un rapporto dell’UE il mancato inserimento di questi giovani nel mondo del lavoro costa all’Italia almeno il 2% del PIL nazionale. Il problema dei NEET, che è diffuso su scala europea e anche altrove, è quindi particolarmente serio in Italia, dove la disoccupazione giovanile è altissima, e non pochi giovani rinunciano addirittura a cercare lavoro.

L’Italia per questo programma ha previsto di investire 1,5 miliardi di Euro (di cui ben 1,1 provenienti dai fondi europei per l’occupazione giovanile e per le politiche sociali: non sottovalutiamo l’importanza dei finanziamenti europei, visto che spesso di Europa si parla in termini negativi). A differenza del programma generale, che è destinato agli under 25, in Italia Garanzia Giovani riguarda potenzialmente tutti i giovani fino a 29 anni.

In cosa consiste il programma? In sintesi, i giovani che si iscrivono a Garanzia Giovani entrano in un percorso flessibile di consulenza e orientamento che ha l’obiettivo di offrire entro 4 mesi una risposta concreta che può variare da un completamento di formazione (per i giovani che hanno bisogno di arricchire le loro competenze per poter entrare nel mercato del lavoro) a un’occasione di ingresso nel lavoro grazie anche alle agevolazioni per le aziende che aderiscono al programma. I dettagli si trovano ovviamente sul sito dedicato all’iniziativa.

Come funziona Garanzia Giovani (da http://www.garanziagiovani.gov.it)

Tutto questo però, come dicevamo all’inizio, non è solo sulla carta. Garanzia Giovani è partita a maggio 2014, e sono disponibili i primi dati su come sta procedendo. Estraiamo qualche informazione dall’ultimo report settimanale pubblicato sul sito:

  • Al programma si sono sinora iscritti 169.000 giovani (un numero quindi già significativo). Le regioni con il maggior numero di iscritti sono Sicilia (30.823), Campania (24.741), Lazio (11.890). Da segnalare che ci si può iscrivere per cercare uno sbocco nella regione di residenza, oppure in un’altra o altre: quasi il 50% di coloro che hanno indicato la Lombardia come regione di interesse sono residenti in altre regioni.
  • Al momento sono stati resi disponibili oltre 13.000 posti di lavoro, suddivisi per tipologia secondo la tabella qui sotto; vale la pena di segnalare che il 71% dei posti offerti è al Nord.
garanzia giovani offerte

Fonte: 16° report settimanale di Garanzia Giovani

Cosa possiamo concludere da queste prime evidenze su Garanzia Giovani? Vorrei proporre alcune considerazioni che inevitabilmente sono preliminari, dato che l’iniziativa è partita da pochi mesi:

  • L’impostazione del programma è pragmatica e “orientata ai fruitori”. Questo è sicuramente un bene: non si tenta di modificare normative, nuove tipologie di contratti, eccetera, ma semplicemente di facilitare e incentivare il contatto tra offerta e domanda di lavoro, ed eventualmente favorire un adattamento dell’offerta alla domanda.
  • Il programma dispone di un buon livello di finanziamenti, in gran parte europei, ed è essenziale che questi fondi siano usati bene e per lo scopo per cui vengono erogati.
  • Le azioni di competenza della Pubblica Amministrazione sono in gran parte affidate alle Regioni. Questo purtroppo ai miei occhi non è una garanzia di efficacia e soprattutto di omogeneità: le aree più “depresse” in termini di mercato del lavoro sono spesso anche quelle dove le Amministrazioni Locali sono meno efficaci, per così dire.
  • Un efficace coinvolgimento delle aziende è essenziale: le occasioni di lavoro in Italia difficilmente passano tramite i centri per l’impiego.
  • Nel complesso, perché Garanzia Giovani funzioni davvero, specie in una fase di crisi economica che restringe le possibilità complessive, è necessario che sia gestita con agilità e facendo cooperare in modo non burocratico tutti i soggetti interessati, pubblici e privati. Questo è anche quello che dice il commento UE sullo stato di avanzamento del programma in Italia: “la sua efficacia dipenderà largamente dai servizi per l’impiego e dal coordinamento dei diversi soggetti coinvolti”.

Più di tutto: un programma di questo tipo, per valido che possa essere nella sua impostazione e nei suoi obiettivi, ha bisogno di un’efficace e capillare informazione e coordinamento. Ovviamente, se i giovani e le aziende non sono al corrente di Garanzia Giovani non potranno rispettivamente iscriversi e offrire occasioni di lavoro; per com’è fatto il nostro Paese, peraltro, è lecito dubitare che, specie nelle aree più deboli, le Regioni operino con efficacia un’azione di informazione e promozione fuori dei canali istituzionali. Se i NEET sono NEET, significa anche che i “normali” meccanismi per la formazione e l’orientamento al lavoro sono insufficienti, no?

Si potrebbe obiettare che in Italia i giovani sono disoccupati semplicemente perché c’è poco lavoro e le imprese non assumono. Questo è certamente vero, ma proprio in una fase in cui la domanda scarseggia è ancora più importante che le occasioni di lavoro che ci sono siano pubblicizzate e rese accessibili con il massimo dell’efficacia, anche per far capire ai giovani quali siano le competenze e i lavori davvero richiesti dal mercato (su questo argomento può essere interessante leggere un articolo di Pietro Ichino). Ecco di cosa vorrei che il Governo si occupasse, visto che Renzi ha scelto la via del “passo dopo passo”: di assicurarsi che quel miliardo e rotti di soldi europei sia speso seriamente, e di lavorare perché la distanza tra domanda di professionalità e competenze e offerta formativa per i nostri giovani si riduca davvero. Non sempre c’è bisogno di idee geniali, ma c’è sempre bisogno di lavorare bene, anche quando si tratta di rendere fruttuose idee altrui, e per rendere fruttuosa questa occorre innanzi tutto renderla visibile.

Anche per questo abbiamo voluto proporre questo post: Garanzia Giovani si occupa di quello che a molti di noi appare come il più grave problema del nostro Paese: la disoccupazione giovanile strutturale. Indipendentemente da ogni altra considerazione, la visibilità del programma è un fattore decisivo per il suo successo, e non vorremmo che passasse sotto silenzio, magari sommerso dagli annunci di quello che il Governo si propone di fare nei prossimi mille giorni. Garanzia Giovani, pur non costituendo un cambiamento epocale, può essere efficace, è già attiva ora, e si rivolge esattamente a quel segmento di giovani che è in maggiore sofferenza sul mercato del lavoro. Facciamola funzionare, e chiediamone conto a chi ha la responsabilità di metterne in atto le azioni sul territorio; anzi, se qualche lettore fosse entrato in contatto col programma sarebbe bello leggere le impressioni che ne ha tratto.

2 commenti

  • Salve, vorrei solo raccontare brevemente l’esperienza di una ragazza che conosco. Non riguarda Garanzia Giovani bensì un paese straniero, l’Olanda. Paola, laureata in Italia in lingue, è partita per L’Aia dove ha frequentato un corso di specializzazione della durata di due anni. Prima del conseguimento della specializzazione è stata convocata da varie aziende per sostenere colloqui di lavoro e subito è stata assunta a tempo indeterminato da una di esse. Ciò deriva dall’ottimo coordinamento tra i luoghi di studio e formazione e il mondo del lavoro. Dopo un anno e mezzo l’azienda le ha comunicato che era necessario che apprendesse anche altre lingue: ha speso, per il completamento e il miglioramento della sua formazione professionale, 8000 euro. Paola ha un lavoro sicuro, può permettersi una casa in affitto e adesso aspetta un bambino. Inutile dire che anche le mamme, all’estero, sono tutelate e sostenute e non hanno timore di crearsi una famiglia.

    • Grazie Mila del contributo, che mette in evidenza appunto uno dei punti deboli del nostro sistema, ossia la “cinghia di trasmissione” tra imprese e sistema formativo. Su questo è necessario lavorare, ma con un coordinamento centrale, non delegando alle Regioni o ai centri per l’impiego. Se questo governo deve essere propulsore di un cambiamento, certe azioni devono essere promosse e monitorate direttamente dal ministero del lavoro.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...