Cosa succede quando gli scienziati sbagliano, e perché

History_of_the_UniverseA volte, le scoperte scientifiche finiscono sui media “normali”, quelli che normalmente si occupano (un po’ come noi…) di politica, economia, società, e anche (non come noi) di sport, gossip, celebrità.

Qualche mese fa, gli onori della cronaca sono toccati all’annuncio che erano state osservate le tracce delle onde gravitazionali prodotte immediatamente dopo il Big Bang primordiale, e che queste tracce erano coerenti con un’accreditata teoria cosmologica detta “dell’inflazione”. I toni dei commentatori competenti erano entusiasti, e già molti accreditavano gli scopritori di un Nobel quasi scontato. Ebbene, quel risultato era inficiato da un errore, ma il modo in cui l’errore è stato commesso, è stato rilevato ed è stato gestito è istruttivo anche (e specie) per tutti noi che lavoriamo in altri settori.

Cominciamo ricapitolando il contenuto della “scoperta” di cui stiamo parlando: a marzo 2014, gli scienziati che lavorano all’esperimento BICEP2 convocano una conferenza stampa nella quale sostanzialmente annunciano di aver osservato nella radiazione di fondo cosmico (sostanzialmente, una radiazione di bassissima intensità che pervade l’intero universo e rappresenta una debole “eco” del Big Bang) un’asimmetria nella polarizzazione che sarebbe una traccia delle onde gravitazionali prodotte appunto nella fase di rapidissima espansione (la cosiddetta inflazione) che sarebbe seguita al Big Bang. Si tratterebbe insomma di una doppia, importantissima scoperta, che confermerebbe sia la teoria dell’inflazione che l’esistenza delle onde gravitazionali (se non sapete di cosa diavolo io stia parlando, seguitemi ugualmente: i contenuti scientifici in senso stretto non sono essenziali). Il mondo scientifico è ovviamente entusiasta (un “risultato fantastico”, diceva ad esempio il presidente del nostrano Istituto Nazionale di Astrofisica).

Per misurare questo debolissimo “segnale primordiale”, gli scienziati hanno dovuto effettuare una serie di complessi calcoli, che tra l’altro servivano a capire se questa asimmetria possa essere invece l’effetto di cause “non primordiali”, come la presenza della polvere interstellare che può alterare la polarizzazione della radiazione di fondo cosmico. Per calcolare questo effetto (e qui sta l’inghippo) quelli di BICEP2 hanno digitalizzato una mappa della radiazione di fondo pubblicata da un altro esperimento, condotto grazie all’osservatorio orbitale Planck; anche in questo caso, non si trattava dei risultati definitivi di un lavoro pubblicato su una rivista scientifica, ma, appunto, di una mappa resa disponibile in via preliminare.

HFI_SkyMap_143_2048_R1.10_nominal_I_STOKES

La mappa della radiazione cosmica pubblicata da ‘Planck’ – la zona rossa è la Via Lattea

Inevitabilmente, dopo la conferenza stampa e la pubblicazione preliminare di un articolo non ancora sottoposto a una rivista, i colleghi degli autori hanno cominciato a esaminare criticamente (e indipendentemente) il lavoro di BICEP2. Ben presto, sono emersi forti dubbi sull’attendibilità della procedura seguita, fino a che altri astrofisici hanno affermato che l’effetto della polvere interstellare era stato sottovalutato, e che questo rendeva inaffidabili le conclusioni cui erano giunti gli scienziati di BICEP2. La parola definitiva, in un certo senso, è venuta proprio dal gruppo di fisici che conduce l’analisi dei dati raccolti da Planck: in una recente pubblicazione, hanno finalmente ufficializzato i dati effettivi rilevati nei loro esperimenti, e hanno chiarito che gli effetti della polvere interstellare sulla polarizzazione della radiazione possono essere grandi tanto quanto quelli osservati da BICEP2, e che quindi è necessario un approfondito studio da svolgere in collaborazione tra i due team per stabilire se i dati rilevati sa BICEP2 possano essere effettivamente attribuiti all’effetto di onde gravitazionali primordiali.

Perché mai ho voluto raccontare questa storia, e quale insegnamento possiamo trarne? Per spiegarlo, vorrei sottoporvi alcune considerazioni:

  1. La vicenda dimostra che gli scienziati sbagliano, e a volte sbagliano per ragioni “umane”: fretta di rendere nota una scoperta che può essere decisiva per la loro carriera, desiderio di apparire, ansia di sottoporre una scoperta potenzialmente memorabile all’opinione pubblica prima ancora che alla comunità scientifica. Queste sono probabilmente tra le ragioni per cui il team di BICEP2 non ha voluto aspettare i dati definitivi di Planck e ha direttamente annunciato i suoi risultati in una conferenza stampa anziché pubblicarli prima in una rivista “peer reviewed” (ossia i cui articoli sono sottoposti a revisione da parte di altri scienziati).
  2. La metodologia scientifica assicura comunque che, anche in presenza di errori, i dati e i procedimenti usati siano pubblici e trasparenti. Questo ha consentito ad altri scienziati di riesaminare criticamente il lavoro, e di trovarne i punti deboli, che sarebbero probabilmente emersi appunto nella revisione dell’articolo se questo non fosse stato preceduto da un annuncio pubblico.
  3. Gli scienziati che hanno “sbagliato” (come è accaduto anche nel caso dei “famosi” neutrini del Gran Sasso) non hanno tentato né di impedire queste verifiche, né di difendere le proprie conclusioni affrettate con argomenti “dialettici”, dichiarandosi ingiustamente attaccati o simili.
  4. I loro colleghi che analizzano i dati dell’esperimento Planck hanno completato le loro analisi, che non confermano quelle di BICEP2, e hanno proposto di ridurre l’attuale incertezza tramite un’analisi congiunta dei dati dei due esperimenti, il che ovviamente consentirà con ogni probabilità di ottenere risultati più precisi e completi di quelli che ciascun esperimento potrebbe ottenere da solo.
  5. È perfettamente possibile che quello che i team di BICEP2 ha annunciato a marzo si riveli comunque vero: semplicemente, ora come ora non è possibile escludere che la spiegazione dei dati osservati sia diversa da quella proposta in quel momento. Probabilmente, presto ne sapremo di più.
Le asimmetrie di polarizzazione secondo 'BICEP2', in blu o rosso

Le asimmetrie di polarizzazione secondo ‘BICEP2’, in blu o rosso

Ebbene: questo è quello che succede quando qualcuno commette un errore nel contesto di un sistema “sano”, in cui la credibilità è basata sui fatti e non sulle affermazioni roboanti, e in cui lo scopo della ricerca della verità prevale (tendenzialmente, e nonostante le debolezze umane) sugli egoismi che pure esistono. Il risultato è che gli errori vengono (generalmente) corretti, e i risultati vengono successivamente migliorati, grazie al lavoro di diversi gruppi di scienziati, senza che l’errore screditi irrimediabilmente chi l’ha commesso e senza che la correzione dell’errore costituisca motivo di risentimento e polemica (qui sto idealizzando forse un po’ la realtà, ma sono convinto che nessuno degli scienziati del team di BICEP2 nutra rancori verso chi ha fatto loro le pulci).

È inutile (o forse è molto utile) osservare quanto questo sia lontano da quello che accade in altri contesti, non scientifici, o in quei casi in cui un problema scientifico viene affrontato eludendo le procedure di garanzia di cui sopra. Troppo spesso assistiamo a situazioni in cui bufale mediatiche vengono propalate a dispetto delle evidenze (o non evidenze) scientifiche, e ancora più spesso vediamo che, in tutti i campi, si rifugge dal fact-checking per rifugiarsi in argomentazioni e polemiche in cui chi strilla di più ha ragione. Quello che dovremmo chiederci, ogni volta che qualcuno vuole convincerci che una sua teoria è valida, è: questa persona ci sta mettendo a disposizione gli strumenti per dimostrare (eventualmente) che ha torto? Se no, vediamo di essere diffidenti, e cerchiamo di “costringere” costoro a sottoporsi alla stessa disciplina degli scienziati, piuttosto che obbligare questi ultimi a sopportare le invasioni di procedure inaffidabili, “politiche” e mediatiche, come purtroppo siamo stati costretti a vedere anche recentemente in campi delicatissimi come quello sanitario.

HIC RHODUS cerca nuovi autori. Se volete sottoporre alla redazione un vostro testo leggete le norme per gli autori (https://ilsaltodirodi.com/norme-per-gli-autori-di-hic-rhodus/) e scrivete a redazione.rhodus@gmail.com.
La sottomissione di un testo non comporta per Hic Rhodus alcun obbligo di pubblicazione.

2 commenti

  • Un bell’esempio di lavoro scientifico ai limiti delle possibilità d’indagine odierne, condotto con la scrupolosità che le difficoltà di accertamento impongono. Veniale e immediatamente corretta l’intempestività della divulgazione. Un altro mondo rispetto all’empirismo e fantasiosità dilaganti, opinioni che diventano dogmi attraverso un’efficace mediaticità.

  • Mi sembra di respirare meglio a volte quando leggo certe cose🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...