Come ho imparato a dimenticare la bomba

Più di una volta ho immaginato l’incanto che seguirebbe a una guerra atomica: finalmente la terra senza uomini! (Emile Michel Cioran)

Siete giovani? Siete troppo giovani per ricordare La Bomba? L’incubo di una generazione addirittura precedente la mia e che io bambino, poi ragazzo, ho assimilato di sfuggita, nella ricca fantascienza americana apocalittica, nell’ormai stracco confronto fra i blocchi cessato repentinamente nel 1989-1990. Il confronto nucleare non c’è mai stato, per fortuna, e adesso che abbiamo un’America così democratica da essere presieduta da un nero (!) e una Russia capitalista governata dal “caro amico” Putin (cit.) nessuno pensa alla Bomba. Non che il mondo sia perfetto, questo no, ma la Bomba… la Bomba no, non popola più i nostri incubi notturni. Male. Personalmente credo che ci si dovrebbe preoccupare molto più adesso che non trent’anni fa. Trent’anni fa il potere della Bomba era in mano a mezza dozzina di persone sul pianeta, soggette a diversi controlli di sicurezza. Oggi chi ha le chiavi degli arsenali nucleari? Perché questi arsenali sono ancora ricchi e pronti all’azione…

Incominciamo quindi da qui: quante bombe nucleari ci sono al mondo? Oggi ci sono cinque nazioni con armi nucleari aderenti al Trattato di Non Proliferazione Nucleare e altre quattro che non aderiscono.

99 Come ho imparato a dimenticare la bomba 1

(Fonte: Wikipedia)

Indipendentemente dai “proprietari” delle testate, queste possono ovviamente essere dislocate altrove; per esempio si presume che – a dispetto dei trattati – ce ne siano 90 in Italia, delle 481 distribuite in vari Paesi europei (fonte; fonti diverse danno cifre inferiori). La stima totale fra attive e “di riserva” è di oltre 17.000, come indica l’autorevole SIPRI,

99 Come ho imparato a dimenticare la bomba 2

(Fonte: Sipri)

che sviluppano una potenza distruttiva incomprensibile per le nostre menti semplici; come sapete tale potenza si misura in megatoni, ovvero l’equivalente di un milione di tonnellate di tritolo; ciò esprime solo la potenza della deflagrazione, e non le conseguenze quali radiazioni, piogge radioattive etc. La bombetta di Hiroshima sviluppava solo 12 chilotoni (12.000 tonnellate di tritolo), una bazzecola ridicola di fronte alle moderne bombe nucleari che sono mediamente di un Megatone di potenza (la più potente americana arrivava a 9, mentre la super bomba sovietica Zar arrivava a 100).

Già verso il declinare della Guerra Fredda, e con più vigore in seguito, Stati Uniti e Russia hanno negoziato una riduzione dei loro armamenti; il New StART (STrategic Arms Reduction Treaty) del 2010, l’ultimo in ordine di tempo, fissa in 1.550 le testate disponibili per ciascuno, oltre a 800 missili balistici, sottomarini lanciamissili e bombardieri. A regime quindi (non oggi) se tali testate valessero, come detto, un Megatone ciascuna, avremmo un potenziale di 3.100 testate alle quali aggiungere le circa 1.100 delle altre potenze nucleari (Inghilterra, Francia, Israele, Cina…) per un totale di 4.200 Megatoni: 350.000 piccole Hiroshima. Ma questo a regime. Al momento, mentre le testate vengono smantellate, le 17.300 disponibili per il globo sviluppano un potenziale ipotetico pari a un milione e mezzo di Hiroshima.

Quello appena descritto è lo scenario tranquillizzante, perché in qualche modo noto e soggetto – in parte – a trattati. Adesso iniziamo a preoccuparci un pochino con queste considerazioni che vi do in pillole per fare prima:

  • il quadrante mediorientale si sviluppa in maniera complessa; fermato il programma nucleare iraniano non si sono certo bloccate le sue ambizioni e i negoziati, com’è noto, sono tuttora in corso; anche alla luce dei troppi sconvolgimenti nell’area, la Turchia potrebbe volersi dotare di armamenti nucleari propri che risponderebbero bene al corso sempre più nazionalista-islamista di Erdoğan. Svolta islamista in Turchia, un Iran – per quanto sotto controllo – esplicitamente anti-israeliano e crescita del potere dei jihadisti fra Siria e Iraq non potrebbero che allarmare Israele, che è già una potenza atomica. Pensare a scenari nucleari nella zona più bollente del globo deve letteralmente terrorizzare, anche in virtù delle alleanze incrociate che alcuni di questi Paesi hanno con Stati Uniti (o in generale la Nato) e la Russia, che non potrebbero assistere silenti;
  • un altro luogo caldo è l’estremo Oriente. Se Pak Pong-ju è un pazzo scatenato e con le sue poche testate non sembra seriamente in grado di minacciare nessuno (però…), la Cina sta investendo in testate multiple di ultima generazione capaci di colpire gli Stati Uniti producendo fra l’altro una risposta inevitabile dalla Corea del Sud. Cina e Stati Uniti hanno, diciamo così, rapporti “amichevoli” e intrecci economici che li rendono in parte interdipendenti, ma sono anche due feroci competitor economico-finanziari che ambiscono alla supremazia globale. Se una resa dei conti nucleare è impensabile in quanto irrazionale ed inefficace (e americani ma soprattutto cinesi, in quanto a razionalità e lunghe vedute, sono campioni assoluti), chi può dire, nelle pieghe di una escalation, cosa potrà succedere?
  • Fra i punti caldi non possiamo non segnalare il confine fra India e Pakistan; nemici irriducibili, entrambi con testate nucleari, periodicamente in guerra, sia pure con armi convenzionali;
  • non dimentichiamo poi che i recentissimi sviluppi in Europa risvegliano desideri di potenza nella Russia putiniana e di autonomia nelle vicine repubbliche minacciate; prime fra tutte l’Ucraina, ex potenza nucleare…

Infine, e lo scrivo alla fine perché siamo a cavallo fra realtà e ipotesi, c’è la possibilità di un terrorismo nucleare: piccoli episodi più o meno oscuri segnalano questa eventualità come reale, la possibilità teorica di acquistare armi nucleari, o materiale comunque radioattivo, la possibilità di realizzare mini-ordigni atomici (backpack nuke), e un assortimento di scenari da film con Tom Cruise, sono possibilità di fatto, anche se al momento nulla più di questo. Al momento. È noto che esiste un mercato nero del nucleare, con menti criminali di cui si conosce nome e cognome, organizzazioni, piccole nazioni che contrabbandano tecnologie in barba ai trattati. E l’apertura del mondo, la globalizzazione, Internet e la circolazione di idee, persone e tecnologie favorisce anche, e sempre più, questo traffico.

E comunque, a pensarci bene, il terrorismo nucleare non è così comodo ed efficace. Oggi come oggi, potendo scegliere, molto ma molto meglio il terrorismi chimico e biologico… Vogliamo parlare di armi chimiche e biologiche?

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