Il MoVimento: cometa di Halley o scie chimiche?

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Di certe storie non è difficile capire fin dall’inizio come andranno a finire ma resta solo un dubbio sul “quando”. La storia del MoVimento 5 stelle è una di queste. Salvo un imprevedibile sussulto che potrebbe rimetterlo in gioco in occasione della prossima elezione del nuovo Capo dello Stato, il progetto urlato nelle piazze si è infranto sull’asfalto come avviene a chiunque salga troppo in alto senza alcun appiglio per rimanerci al momento in cui le correnti ascensionali che ti ci hanno portato si affievoliscono. Ma anche in caso di questo ipotetico sussulto, la permanenza del MoVimento in posizione influente nel teatro della politica italiana sarebbe condizionata dal suo trasformarsi in partito e dunque ammettere di aver voluto aprire la scatoletta di tonno soltanto per entrarci e non per svuotarla. Negando se stesso.

La fine della storia sembra facilmente intuibile per una serie di motivi che non starò ad approfondire in questa sede ma solo a farne una sufficiente ma non esaustiva elencazione il cui scopo è di mettere in luce aspetti che io considero in modo critico anche tenendo conto delle fondate aspettative che molti avevano riposto nel Movimento sia in forma di piena ed entusiastica adesione sia in forma di esterno interesse:

  • Le Istituzioni si possono cambiare solo in due modi: sovvertendole con la forza di una rivoluzione o entrandoci per stravolgerne le basi utilizzando le opportunità politiche che le stesse regole istituzionali offrono. Entrarci dichiarando di volerle distruggere e di non rispettarne le regole e rimanendo tumultuante ma vacua opposizione, caratterizzata da violenza di espressione del dissenso a solo uso e consumo dei più esaltati “followers”, è politicamente inutile. Mi risulta peraltro che in sede di Commissioni Parlamentari, chiuse ad occhi indiscreti ma da loro sempre volutamente cercati e sfruttati, i “grillini” hanno lavorato e lavorano spesso con impegno e serietà, dimostrando con ciò che se l’approccio alle Istituzioni fosse stato “normale”, seppure in forma di interazione fortemente critica ma costruttiva, le loro proposte, non più viziate dall’enfasi o dall’ idealità delle promesse elettorali, avrebbero avuto ancor più spazio e gloria di quanto sia realmente stato in alcuni casi di proposte di indubbia utilità e valore assurte a provvedimento legislativo.
  • Una scelta di tipo assoluto e destabilizzante necessita peraltro del supporto costante, e costantemente rilevato, di una base popolare creata nelle piazze esclusivamente grazie alle capacità retoriche e anche istrioniche di una sola persona “uber alles” che ha sempre presentato un progetto politico di mera demolizione corredato da alcuni punti programmatici realizzabili solo a demolizione avvenuta. Quel supporto però si è dimostrato, se non inesistente, certamente volatile e instabile in occasione di qualsiasi successiva prova elettorale a qualsiasi livello. Questo aspetto, forse non solo a parole inatteso, ha a mio parere incrementato le manifestazioni formali di aggressività, ma ha sostanzialmente indebolito le capacità e possibilità di azione concreta dei “cittadini” deputati e senatori, fornendo una minore vulnerabilità ad altre forze politiche sia di maggioranza e governo, sia di quella opposizione timorosa di essere definitivamente messa ai margini dallo tsunami grillino.
  • grillo-movimento-5-stelleUn’altra scelta inusuale e inadeguata nei fatti è stata quella della dichiarata supremazia della Rete intesa come interprete e protagonista del concetto di “Democrazia Diretta”. A prescindere da considerazioni di fondo in ordine a tale concetto, a me sembra insostenibile un’affermazione di democrazia diretta esercitata da un limitato numero di registrati in Rete corrispondenti ad una percentuale infinitesimale dei votanti che forse avrebbero preferito uno strumento rivoluzionario ma partitico (nel rispetto anche formale dell’art.49 della Costituzione); sulla debolezza della democrazia elettronica rimando a un testo già apparso qui su Hic Rhodus. Non utilizzo a sostegno di questa tesi l’argomento, pur non di scarsa rilevanza sociologica, del livello culturale, civile e “democratico” di molti appartenenti a questa base “qualificata” che, oltretutto, in sede di consultazione, esterna opinioni quasi mai unanimi e spesso non uniformate, se non addirittura critiche, contrariamente all’atteggiamento “omologato” dei cittadini portavoce e dunque teoricamente rappresentanti anche delle diversità di opinioni esistenti nella base. Un esempio illuminante è stata la reazione alle inaccettabili posizioni assunte da Grillo sull’argomento Immigrazione. E’ comunque a tutti chiaro che la dialettica democratica consentita dalla Rete non è poi tollerata se usata da qualche eletto, la cui sorte è inappellabilmente segnata (le votazioni del Gruppo sono una farsa). In tal modo è palesemente inesistente all’interno del gruppo presente in parlamento la dialettica maggioranza-minoranza.
  • La repubblica (non il giornale) è corrotta, come ben sanno i 5 stelle e come Grillo ha urlato in ogni piazza e in ogni circostanza e sede. La corruzione ha un unico obiettivo e insieme strumento: il danaro. Tutta la politica nasconde dietro apparenze etiche interessi economici di cui sono portatori (non tutti sani) i politici stessi, individualmente o in gruppi organizzati. La sola ipotesi che si possa essere “cittadini” fingendosi non “politici” e non confrontarsi con le connessioni economiche è un’ipotesi di scuola priva di consistenza realistica. La vera consistenza realistica è sotto gli occhi di tutti e ha già ridotto la consistenza partitica del MoVimento, sebbene la loro lodevole scelta di bandiera di devolvere parte degli emolumenti da parlamentari a scopi di sano investimento imprenditoriale resti di rilievo più che altro ideale.
  • La presenza di una guida politica incombente ma presente a sprazzi come Grillo o metafisica come Casaleggio ha fornito numerose occasioni di disorientamento di una truppa francamente inadeguata non solo politicamente. Questo disorientamento si è manifestato in quasi tutte le pubbliche manifestazioni di pensiero dei cittadini definitisi “portavoce” ma poi rivelatisi troppo spesso incerti e balbettanti nella pappagallesca funzione. Talché il Capo ne ha proibito la libera esibizione mediatica, se non di sfuggita in alcune occasioni. Ciononostante vi sono alcune personalità che hanno avuto spazio e modo di emergere e quindi di distinguersi in certi casi in negativo, ma in altri casi in positivo apparentemente in contrasto concettuale sia pure parziale con l’assioma identificativo dello slogan “uno vale uno”. Sarei tentato di dire che questo concetto si sostanzia inevitabilmente nell’espressione di voto, ma non certamente nel giudizio di valore che siamo altrettanto inevitabilmente portati a formulare. Come avviene peraltro nei confronti dei rappresentati di tutti i partiti.

L’insieme di questi elementi, e di altri che tralascio ma non trascuro, mostra almeno in parte l’eziologia e la misura della crisi attuale del MoVimento 5 stelle, il cui fallimento non è forse positivo per il Paese ma almeno serve a dare conferma e consistenza ulteriore alla raccomandazione periodicamente apparsa su Hic Rhodus: NON OMOLOGATEVI!

Contributo scritto per Hic Rhodus da Manrico Tropea
Calabrese nato a Milano; mi vanto di aver preso le caratteristiche
migliori da entrambe le circostanze!

4 commenti

  • c’è poco da dire, hai detto tutto tu!!

  • Ho letto questo articolo temendo si trattasse del solito sproloquio antigrillino, ne ho trovato invece degli spunti di riflessione interessanti, molto.
    Ce ne fossero di più di critici simili a lei, in giro per la repubblica (giornale compreso).

  • La ringrazio per l’attenzione e l’apprezzamento per la mia “critica”. A un anno di distanza, mentre si assiste alla ripresa di un notevole “consenso sondaggistico” si conferma anche il problema di un progetto più idealistico che pragmatico, che definirei ideologico ma senza un’ideologia di base (che imporrebbe anche una diversa qualità dei protagonisti!) e senza una struttura democratica reale di riferimento che invece fornirebbe una forza politica veramente capace di riforma (non rivoluzione) del sistema.
    Comprendo tuttavia che tale impostazione costringerebbe i “capi” a delegare democraticamente buona parte del loro potere in un confronto (reale, non di slogan di piazza) con una base unita nella protesta ma palesemente frammentata e divisa nelle scelta programmatiche e nei metodi della loro attuazione.
    Peccato!

  • Da sostenitore e simpatizzante del movimento, che ho seguito fin dalla nascita, mi trovo concorde con lei nel rilevare diverse imperfezioni all’interno della compagine, ma vi scorgo anche numerose possibilità.
    La realtà parlamentare e governativa effettiva del movimento è comunque risultata ben diversa da quello che la rappresentazione “populista” aveva paventato, basterebbe andare ad analizzare il lavoro fatto nei comuni e in parlamento per accorgersene.
    Certamente esistono molti dei problemi da lei sottolineati, non tutti, perchè comunque un dialogo con la base esiste, benchè alcune modalità siano ancora in via di evoluzione.
    Mi trovo a leggere quasi quotidianamente articoli denigratori da una stampa superficiale che ha teso a screditare il movimento intero ricorrendo ad una teoria di “screenshot”, o di fatti insignificanti, che a loro volta hanno generato delle pseudo-opinioni che di concreto hanno molto poco.
    Quello che trovo, analizzando tali opinioni (quando ce ne sono), è che per il grillismo sono stati usati gli stessi argomenti che furono usati per l’analisi berlusconiana o leghista, le stesse accuse, ammodernate vagamente con argomentazioni rubacchiate sul populismo.
    Analisi statiche e stracche che vengono ribadite fino a diventare esse stesse degli slogan.

    Non so se questo sia dovuto alla polarizzazione forte causata dall’epoca berlusconiana, ma mi pare che la sua assenza faccia ora apparire tremendamente deformati proprio i suoi detrattori, che concedono ad un non eletto perfino il potere di rimuovere il senato senza battere ciglio, mentre rimproverano agli oppositori anche il più ingenuo tentennamento.

    Non credo che un governo grillino andrebbe molto al di là di una serie di riforme, così come non si è spinto molto al di là il “terribile fascista berlusconi” in quasi dieci anni di governo.
    Converrà con me che le preoccupazioni di golpe o distruzione del “sistema italia” rimangono in grossa sostanza delle semplici fole propagandistiche.

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