Abbattere i campi Rom. E dopo?

1045919 INCENDIO AL CAMPO NOMADI DI VIA BONFADINI

I tre giovanissimi Rom assassini di Roma hanno fornito l’ennesimo assist a Salvini che domenica prossima passerà all’incasso. E solo per questo meritano un raddoppio della pena che auspico comunque venga loro severamente inflitta. Perché negare che ci sia un problema specifico, esasperato da una pessima gestione da parte italiana, è più che sciocco: è colpevole. Ma in Italia funziona così (e non ne posso personalmente più): c’è un evento tragico, una parte fa lo sciacallo e l’altra parte lo struzzo. Che Salvini faccia lo sciacallo non stupisce nessuno, sta fondando i successi del suo partito sui sentimenti peggiori che esprime una parte di popolo ignorante, spaventato, egoista. A Salvini (e chiunque altro) va data una risposta politica, intelligente, di civiltà; una risposta però che contenga una soluzione. Invece l’altra parte d’Italia, quella che interpreta lo struzzo, si duole, esprime solidarietà alle vittime, ma poi si concentra sullo sciacallo che non si deve permettere, che va fermato e altre inutili banalità (così Gianluca Peciola, capogruppo SEL in Campidoglio).

Il comportamento degli struzzi, quasi tutti di area cattolica e di sinistra, consiste nella negazione dei problemi sociali spinosi che potrebbero finire col sottolineare delle diversità lette, in maniera sociologistica (che non significa sociologica) come diseguaglianze imputabili alla società cattiva. Perdonatemi se semplifico in maniera estrema questa caricatura di pensiero sociale che ha radici complesse e antiche e che porta a considerare l’individuo che sbaglia una vittima della società; ci sono serissime e valide teorie che arrivano a tale conclusione, vorrei essere chiaro, ma un vizio ideologico nella testa degli struzzi porta verso una semplificazione inaccettabile, che espunge completamente il carattere di responsabilità individuale di cui è in ogni caso connotata la nostra azione, il nostro comportamento. È chiaro che l’anziano sorpreso a rubare due scatolette di cibo al supermercato perché affamato e senza soldi è una vittima della società e delle sue insopportabili ingiustizie. È abbastanza chiaro che nel comportamento del padre violento si ritrovano spesso analoghe violenze subite nella sua infanzia e che quindi riusciamo a comprenderlo, senza con ciò giustificarlo (spero che la differenza sia chiara). È un po’ meno chiaro ma sempre inscrivibile in teorie psico-socio-qualcosa che lo straniero appartenente a gruppi disprezzati possa sviluppare un carattere antagonista, di sfida, semmai di illegalità, tanto più (attenzione, attenzione!) se trova i canali giusti, nella società ospite (cioè in noi italiani), per imboccare quelle strade socialmente devianti (gli africani costretti alla clandestinità che diventano manovalanza per lo spaccio, le moldave sulle strade a prostituirsi, le rumene a farsi violentare nei campi siciliani…).

Gli struzzi, insomma, si trovano in difficoltà ad esprimere un programma su temi di questo genere (ordine, sicurezza sociale, trattamento dei Rom…) lasciandolo interamente alla destra, più o meno come la destra si trova in grave difficoltà su temi etici (aborto, divorzio, eutanasia…) lasciandolo a (una parte della) sinistra. Qualcuno mi sa dire quale sia la politica di sinistra per la sicurezza delle città? Contro la criminalità e lo spaccio? Contro l’accattonaggio con eventuale esibizione di bambini? Non me lo sapete dire perché non c’è. Pensare a presidi sul territorio, controllo, repressione è roba da destra, qua a sinistra siamo internazionalisti, operaisti, sociologisti ed esprimiamo alla bisogna solidarietà alle vittime. Intanto Salvini si ingrassa.

Poiché non voglio annoiarvi troppo corro subito alle mie conclusioni:

  1. una buona parte di Rom proviene da paesi membri dell’Unione Europea (Romania per esempio) e non possono essere cacciati in massa;
  2. i Rom presenti in Italia sono 140.000, pari allo 0,23% della popolazione, enormemente meno che in Spagna, Francia, Grecia eccetera (fonte), quindi cerchiamo di non essere ridicoli;
  3. radere al suolo i campi Rom, come chiede Salvini, è una stupidaggine sesquipedale, perché poi i Rom, dopo, dove li mettiamo? Gli ignobili ghetti chiamati ‘campi Rom’ sono indubbiamente da abbattere dopo che il legislatore avrà pensata e realizzata una seria politica di integrazione (prossimo punto);
  4. qualunque problema di integrazione (in questo caso dei Rom) è sempre un problema delle due parti in gioco: noi non li vogliamo e non li accettiamo, loro reagiscono a modo loro, noi enfatizziamo il disagio e li emarginiamo di più e così via. Che piaccia a Salvini oppure no i Rom legalmente nel nostro territorio devono essere integrati, e quindi occorre pensare ad alloggi decenti, scuole per i bambini, formazione professionale, sostegno all’inserimento professionale e così via;
  5. per chi si adombra parlando di integrazione: ovvio che poi vige per i Rom, come per i non Rom, il principio del rispetto dei Codici. Ma se basta scendere a Termini per fare lo slalom fra donne Rom accattone nell’indifferenza delle forze dell’ordine, di cosa parliamo? Però attenzione: prima si devono predisporre politiche di integrazione reale, e solo dopo si può pensare a reprimere, altrimenti vince la logica di Salvini: radiamo al suolo, mettiamo in galera, rispediamo a casa loro (dove?) e altre favole;
  6. infine: no, gli stranieri non sono tutti uguali; per ragioni sulle quali non spenderò oggi una sola riga abbiamo gruppi nazionali più facili all’integrazione e altri più difficili; gruppi più pacifici e gruppi più violenti. Non è una considerazione di destra. Quando, tempo fa, scrissi un articolo sui romeni in Italia (sto semplicemente facendo un esempio) citai documenti ufficiali del Ministero dell’Interno e del gruppo Abele che sottolineavano l’estrema violenza dei gruppi criminali romeni, molto superiore a quella di altre nazionalità. Ci sono differenze, e negarle non è di sinistra ma solo da minchioni. I Rom hanno consuetudini, stili di vita, valori e comportamenti che possono entrare in conflitto con lo stile di vita di noi ospitanti italiani, e arrivare a un compromesso accettabile è appunto ciò che si chiama ‘integrazione’. Per tutto il resto c’è la repressione, come per gli italiani che delinquono.

Risorse su Rom e loro integrazione:

One comment

  • Perché è così difficile non porsi su una delle due sponde che individuano, da un lato, il becero “a casa loro!” e dall’altro il buonista/minchione “poverini, non é colpa loro…”? Forse perché la politica, da sempre mi parrebbe, individua una precisa e costitutiva appartenenza ideologica su queste sponde. Così diventa quasi insopportabile per gli urlatori di un lato sentire i gemiti puerili dei minchioni dell’altra parte e viceversa. E mettersi a ragionare sulle cose senza cercare di ricavarne un bonus politico o sciogliersi in una pietà autolesionista diviene impossibile. Io per onestà intellettuale, ammetto di pensare di essere meglio di qualcunaltro per fortuna di nascita, per incontri casuali, per imprevidibili collassi delle funzioni d’onda quantistiche dei miei pensieri. Quindi fatico ad attribuire pienamente le responsabilità, ma capisco che non farlo affatto é diseducativo e anti-pragmatico. Ho piena coscienza del mio stato di minchione. Cari saluti.

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