Io sto con Gassman. Un appunto sul primato della responsabilità

005

Nel grande feuilleton dello sfascio romano si è inserito, quasi una piccola storia dentro la storia principale, l’invito-provocazione di Alessandro Gassman a darsi da fare e ripulire la città. L’attore ha lanciato l’iniziativa via Twitter con l’ashtag #Romasonoio e subito – ovviamente – il mondo si è diviso fra politici, attori, VIP assortiti che hanno apprezzato e aderito (a parole) e altrettanti che al grido di “pago le tasse, a pulire ci pensino le Istituzioni” hanno espresso il loro dissenso.

Schermata 2015-07-28 alle 09.21.53

Hanno ragione tutti, come spesso accade, ma in maniera differente, e la diversità consiste – a mio avviso – nella comprensione più o meno profonda di ciò che Gassman ha inteso dire. Devo scrivere diversamente, non potendo ovviamente sapere cosa Gassman volesse veramente dire; diciamo allora che i punti di vista dipendono da come si interpreta il messaggio di Gassman o, più in generale, un appello simile al senso civico dei cittadini.

C’è un solco profondo fra queste due posizioni: 1) poiché pago le tasse io non ho più alcuna responsabilità sugli ambiti economici e sociali strutturali (che, cioè, non riguardano il mio più ristretto ambito personale) di pertinenza delle istituzioni, che come cittadino delego politicamente con le elezioni e organizzativamente provvedendo risorse tramite le tasse, e quindi loro sono responsabili, loro provvedano; e 2) poiché io sono comunque chiamato in causa coi miei comportamenti individuali (come cittadino utilizzo, frequento, uso, spreco, sporco…) devo comunque assumermi una responsabilità, a prescindere dalla presenza o assenza delle istituzioni. La prima posizione trova la sua giustificazione su una pregressa responsabilità delegante (la responsabilità di votare un’Amministrazione efficace; la responsabilità di pagarle, le tasse…) mentre la seconda su una continua responsabilità civica, che prescinde dalle precedenti, nel senso che la responsabilità non si conclude con quelle azioni di delega.

La semplificazione (di questo si tratta) “io pago già le tasse” è stata lanciata abbastanza clamorosamente qualche settimana fa da Cecilia Strada con la replica su Facebook a quelli che, a proposito dei migranti, protestano contro le proposte umanitarie con “ospitateli a casa vostra”. Cecilia Strada, in quell’occasione, scrisse che i migranti hanno diritto a un’accoglienza dignitosa da parte di uno Stato (assente) al quale si pagano già le tasse, e che gli sputa-sentenze lepenisti devono quindi cercare altri argomenti più intelligenti. Il “pago già le tasse” di Cecilia Strada ha preso piede, e immagino che resterà per un po’ il mantra di coloro che preferiscono la delega alla responsabilità.

Occorre distinguere fra un livello che potremmo chiamare “macro”, di interventi economici e sociali di ampio livello, assolutamente al di fuori della portata dei singoli individui (la sanità pubblica, la politica estera ma anche la sistemazione delle buche nelle strade, la raccolta della spazzatura…) e il livello “micro” delle nostre azioni quotidiane e delle conseguenze che queste hanno sulla collettività. Io devo pretendere una buona sanità pubblica perché pago le tasse, ma sono tenuto a non minare la salute del prossimo (interrando scorie radioattive per esempio), a non sprecare i farmaci e ad avere comportamenti non dico salubri ma almeno non palesemente onerosi per il servizio pubblico; io pretendo la raccolta e la differenziazione virtuosa dei rifiuti, ma devo essere un attento differenziatore a casa e non devo gettare rifiuti dove capita. Insomma: il pagare le tasse non elimina il alcun modo le responsabilità individuali.

Quest’ultima affermazione non è affatto palese, specie in Italia, specie in certe zone d’Italia. L’individualismo esasperato degli italiani (ne abbiamo trattato spesso, digitate ‘individualismo’ nel motore di ricerca di Hic Rhodus) ha la tipica forma “ciò che è pubblico non è di nessuno ci pensi il Comune [lo Stato]”. Io non credo che Gassman abbia voluto dire “puliamo noi Roma sostituendoci a chi deve fornire questo servizio”, ma semplicemente – così ha effettivamente scritto – “ciascuno tenga pulito il proprio angoletto”. Pulire davanti a casa propria per un senso del decoro personale, non gettare cartacce, differenziare come si deve e solo dopo pretendere il servizio pubblico pagato con le tasse. Pagare il biglietto dell’autobus, non parcheggiare in doppia fila e solo dopo lamentarsi per la viabilità.

Il concetto ispiratore di una comunità sana è ‘responsabilità’. La responsabilità, ovviamente, riguarda maggiormente chi si è assunto oneri pubblici (politici, dirigenti pubblici); poi riguarda chi – da salariato – deve erogare servizi ai cittadini (dagli autisti Atac ai dipendenti del sito archeologico di Pompei) che non hanno alcun alibi professionale, sindacale o peggio costituzionale nel far male il loro lavoro, creare disagi inaccettabili e approfittare in vari modi di presunti “diritti acquisiti” (ne abbiamo parlato negli ultimi articoli di Alberto Baldissera); ma poi riguarda ciascun cittadino in ciascuno dei molteplici ruoli che esercita. Io sono responsabile come educatore verso i minori della mia famiglia, come contributore del reddito della mia famiglia, come professionista attento e capace verso chi si avvale dei miei servizi, eccetera eccetera, fino alla responsabilità come redattore di Hic Rhodus (non dire falsità, scrivere in scienza e coscienza, curare l’editing dei testi, non offendere i miei lettori…).

Se non partiamo dalle nostre responsabilità non saremo mai veri cittadini, attenti elettori, seri professionisti, bravi padri, buoni vicini… e sinceramente avremo un limitato diritto di critica verso le istituzioni infingarde e distratte che non ci servono i buoni servizi cui abbiamo diritto in virtù delle tasse pagate (ma poi, le tasse, le pagate?). Come scrive Gramellini

Le obiezioni del signor Mi Rifiuto [coloro che “io non pulisco perché già pago le tasse”], formalmente ineccepibili, sono alibi per continuare a rimanere come siamo: inerti e lamentosi. Ignorano l’effetto contagioso dell’esempio. Chi contribuisce in prima persona diventa più geloso del bene comune e più esigente verso gli amministratori. «Pulisci davanti all’uscio di casa e tutta la città sarà pulita», recita un proverbio cinese o forse scandinavo. Sicuramente non italiano.

One comment

  • Se dopo aver pagato centinaia di euro per un servizio pubblico svolto male (o non svolto affatto) mi sentissi dire che dovrei pure prendere secchio e ramazza io, perdona il linguaggio triviale, mi sentirei preso per il culo. Preso per il culo sia dall’amministrazione pubblica che plaude all’iniziativa e nel frattempo incassa imposte sia da chi sporca la città “tanto ci sono quegli idioti che puliscono”. Senza dimenticarsi degli approfittatori, vedi le varie associazioni “pro-decoro”, che sfruttano la cosa per fini politici o commerciali.

    Oltretutto, l’iniziativa di Gassman si potrebbe applicare in tanti altri ambiti problematici: c’è un buco per strada? Invece di lamentarti col comune o l’ANAS, prendi un po’ di catrame e tappalo! Ci sono i ladri e gli stupratori? Invece di lamentarti perché lo Stato non fa niente, imbraccia il forcone e organizza una ronda padana… Per carità!, è bella l’anarchia, almeno sulla carta…

    Ad ogni modo, il problema non è pulire perché sono un cittadino responsabile che saluta sempre il vicinato o non pulire perché pago le tasse al contrario dei millanta evasori italiani e pretendo un servizio eccellente. Se è vero (ed è vero) che “il pagare le tasse non elimina il alcun modo le responsabilità individuali” invece di cominciare a pulire, cominciamo a non sporcare.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...