Mentre a Roma si discute di presepi e sondaggi, a Londra…

bennCari lettori di Hic Rhodus, ovviamente stiamo seguendo con molta attenzione le vicende legate all’offensiva terroristica dell’Isis, al comporsi di alleanze più o meno “naturali” per combatterla, e alle tensioni che si accompagnano alle azioni militari russe, francesi, e ora britanniche. In questi giorni ha avuto una notevole risonanza il discorso tenuto al Parlamento inglese da Hilary Benn, “ministro-ombra” degli Esteri nell’opposizione laburista, che prima di votare a favore dell’intervento militare britannico in Siria ha spiegato il motivo per cui lui (insieme a diversi altri parlamentari laburisti) ha deciso di votare in contrasto con il suo leader di partito Jeremy Corbyn. Noi di Hic Rhodus pensiamo che, indipendentemente dall’opinione di ciascuno, un discorso come questo dimostri un livello di dibattito pubblico che purtroppo non trova riscontro nel nostro Paese, molto concentrato su temi che definiremmo di piccolo cabotaggio. Abbiamo quindi pensato di offrire ai nostri lettori la possibilità di leggerlo, in una versione leggermente abbreviata per ragioni di spazio e tradotta da noi.

[…] Abbiamo avuto un dibattito intenso e appassionato, e giustamente, vista la minaccia chiara e attuale del Daesh, la gravità della decisione che grava sulle spalle e sulla coscienza di ognuno di noi e le vite umane che sono nelle nostre mani questa sera. E qualunque decisione prendiamo, spero che ci tratteremo reciprocamente con rispetto. […]

Il problema che abbiamo davanti in questo conflitto molto, molto complesso è in fondo molto semplice. Cosa dovremmo fare, insieme agli altri, per affrontare questa minaccia ai nostri cittadini, alla nostra nazione, alle altre nazioni e alle persone che soffrono sotto il giogo, il crudele giogo, del Daesh? La strage a Parigi ci ha chiaramente mostrato il pericolo chiaro e attuale che dobbiamo affrontare da parte loro. Sarebbe potuto benissimo accadere a Londra, Glasgow, Leeds o Birmingham, e potrebbe ancora accadere. E io credo che abbiamo un dovere morale e pratico di estendere alla Siria l’azione che stiamo già conducendo in Iraq. E mi è anche chiaro, e lo dico ai miei compagni di partito, che le condizioni che avevamo fissato nella risoluzione votata al convegno laburista di settembre si sono verificate.

Ora abbiamo una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiara e inequivocabile, che al comma 5 richiama esplicitamente tutti gli stati membri a prendere tutte le misure necessarie per raddoppiare e coordinare i loro sforzi per prevenire e reprimere gli atti terroristici commessi specificamente dall’Isis, e per sradicare le roccheforti che hanno stabilito in aree rilevanti di Iraq e Siria.

Dunque l’ONU ci sta chiedendo di fare qualcosa. Ci sta chiedendo di fare qualcosa adesso. Ci sta chiedendo di farlo in Siria così come in Iraq. E fu un governo laburista a contribuire alla fondazione delle Nazioni Unite alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E perché lo facemmo? Perché volevamo che le nazioni del mondo, lavorando insieme, si occupassero delle minacce alla pace e alla sicurezza internazionali, e il Daesh è indiscutibilmente questo.

Dunque, dato che l’ONU ha approvato questa risoluzione, dato che questo tipo di azione sarebbe legittima secondo l’Articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, perché ogni Stato ha diritto all’autodifesa, perché non dovremmo sostenere la consolidata volontà delle Nazioni Unite, in particolare quando c’è un simile appoggio da parte di quella regione incluso l’Iraq? Facciamo parte di una coalizione di oltre 60 paesi che fianco a fianco si oppongono alla loro ideologia e alla loro brutalità.

Ora, signor Portavoce [della Camera dei Comuni, N.d.T.], tutti noi comprendiamo l’importanza di porre fine alla guerra civile siriana, e ci sono ora progressi verso un piano di pace grazie ai colloqui di Vienna. Si tratta della migliore speranza che abbiamo di arrivare a un cessate il fuoco. Questo porterebbe alla fine dei bombardamenti di Assad, conducendo a un governo di transizione e a nuove elezioni. E perché questo è vitale? Sia perché sarà d’aiuto per sconfiggere il Daesh, sia perché consentirebbe a milioni di Siriani, che sono stati costretti a fuggire, di fare quello che ogni rifugiato sogna: vogliono solo poter tornare a casa.

Signor Portavoce, nessuno in questo dibattito mette in dubbio la letale gravità della minaccia che dobbiamo fronteggiare da parte del Daesh, o quali azioni essi stiano commettendo, sebbene a volte troviamo difficile accettare la realtà. Sappiamo che a giugno quattro uomini gay sono stati gettati dal quinto piano di un edificio nella città siriana di Deir ez-Zor. Sappiamo che ad agosto l’ottantaduenne custode delle antichità di Palmira, il professor Khaled al-Assad, è stato decapitato, e il suo corpo decapitato appeso a un semaforo. E sappiamo che nelle ultime settimane sono state scoperte sepolture di massa a Sinjar, una delle quali pare contenesse i corpi di donne Yazidi assassinate dal Daesh perché considerate troppo anziane per essere vendute come schiave sessuali.

Sappiamo che hanno ucciso 30 turisti britannici in Tunisia, 224 russi che viaggiavano in aereo per andare in vacanza, 178 persone in attacchi suicidi a Beirut, Ankara e Suruc, 130 persone a Parigi tra cui quei giovani al Bataclan che il Daesh, cercando di giustificare la loro sanguinosa strage, hanno definito “apostati dediti alla prostituzione e al vizio”. Se fosse accaduto qui, avrebbero potuto essere i nostri figli. E sappiamo che stanno progettando altri attacchi.

Quindi, la domanda per ciascuno di noi, e per la nostra sicurezza nazionale, è questa: dato che sappiamo cosa stanno facendo, possiamo davvero restare in disparte e rifiutare di agire con la massima energia per proteggerci contro coloro che pianificano questi attacchi? Possiamo davvero lasciare ad altri la responsabilità di difendere la nostra  sicurezza nazionale, di cui siamo responsabili? E se non agiamo, quale messaggio invieremmo sulla solidarietà con i paesi che hanno così tanto sofferto, inclusi l’Iraq e il nostro alleato, la Francia?

Ora, la Francia vuole che ci schieriamo con loro e il Presidente Hollande, leader del Partito Socialista nostro fratello, ci ha chiesto assistenza e aiuto. E dato che stiamo conducendo attacchi aerei in Iraq dove la presenza del Daesh è stata limitata, e che in Siria stiamo già facendo di tutto tranne intervenire con la forza, non dovremmo fare interamente la nostra parte?

In questo dibattito si è sostenuto che gli attacchi aerei non producono risultati. Non è così. Guardate come l’avanzata del Daesh è stata arrestata in Iraq. Questa Camera ricorderà che, 14 mesi fa, si diceva “sono quasi alle porte di Baghdad”. Ecco perché votammo per accogliere la richiesta del governo iracheno di aiutarli a sconfiggerli. Guardate come abbiamo messo sotto pressione la loro capacità militare e la loro libertà di movimento. Chiedete ai curdi di Sinjar e Kobani. Ora, naturalmente, gli attacchi aerei da soli non sconfiggeranno il Daesh, ma fanno una differenza. Perché li mettono in difficoltà e rendono loro più arduo ampliare il loro territorio.

Ora, io condivido le preoccupazioni che sono state espresse questa sera sulle possibili vittime civili. Tuttavia, a differenza del Daesh, nessuno di noi oggi agisce con l’intenzione di colpire i civili. Piuttosto agiamo per proteggere i civili dal Daesh, che prende di mira persone innocenti.

Per quanto riguarda il tema delle truppe di terra di coloro che si oppongono al Daesh, si è discusso molto sulla cifra di 70.000, e il Governo dovrebbe, penso, spiegarla meglio. Ma sappiamo che la maggioranza di queste forze è attualmente impegnata a combattere il Presidente Assad. Ma vi dirò un’altra cosa che sappiamo, che qualunque ne sia il numero, 70.000, 40.000 o 80.000, l’attuale consistenza delle forze di opposizione al Daesh significa che quanto più tempo impiegheremo a intervenire, tanto più tempo il Daesh avrà per ridurre quel numero. E per questo suggerire, signor Portavoce, che gli attacchi aerei non dovrebbero aver luogo fino al termine della guerra civile siriana significa, ritengo, non cogliere l’urgenza della minaccia terrorista che il Daesh pone a noi e ad altri, e penso significhi equivocare la natura e gli obiettivi dell’allargamento degli attacchi aerei che si sta proponendo. Certo che dovremmo agire. Non c’è contraddizione tra questo e cercare di tagliare gli appoggi che il Daesh riceve sotto forma di denaro, combattenti e armi; e certamente dovremmo offrire aiuti umanitari, e certamente dovremmo offrire accoglienza a più rifugiati anche in questo Paese, e certamente dovremmo impegnarci a fare tutta la nostra parte ad aiutare a ricostruire la Siria quando la guerra sarà finita.

Io riconosco che ci sono argomenti legittimi, e li abbiamo ascoltati in questo dibattito, per non voler intraprendere questa forma di intervento ora. Ed è anche chiaro che molti parlamentari hanno dovuto interrogarsi e forse, nel tempo che resta, stanno ancora interrogandosi su quale sia la cosa giusta da fare. Ma io dico che la minaccia è adesso, e che raramente o forse mai si verificano le circostanze ideali per schierare forze militari. […] Voglio solo leggere e sottolineare quello che ha detto la settimana scorsa Karwan Jamal Tahir, l’Alto Rappresentante del governo regionale del Kurdistan a Londra: “Nel giugno scorso, il Daesh s’è impadronito di un terzo dell’Iraq in brevissimo tempo, e pochi mesi dopo ha attaccato la regione curda. Rapidi attacchi aerei di Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia, e le azioni dei nostri Peshmerga, ci hanno salvati. Ora abbiamo un confine di 650 miglia col Daesh. Li abbiamo respinti, e recentemente abbiamo riconquistato Sinjar. Anche in quel caso gli attacchi aerei occidentali sono stati vitali. Ma il vecchio confine tra Iraq e Siria non esiste più. I combattenti del Daesh attraversano liberamente quella delimitazione fittizia”. E questo, signor Portavoce, è la ragione per trattare i due paesi come uno solo, se davvero vogliamo sconfiggere il Daesh. […]

Noi qui dobbiamo confrontarci con dei fascisti. Non si tratta solo della loro calcolata brutalità, ma della loro convinzione di essere superiori a ciascun singolo membro di questa Camera e a tutte le persone che rappresentiamo. Disprezzano noi. Disprezzano i nostri valori. Disprezzano la nostra fiducia nella tolleranza e nel decoro. Disprezzano la nostra democrazia e il modo con cui arriveremo a una decisione stasera. E quello che sappiamo dei fascisti è che è necessario sconfiggerli. Ecco perché, come abbiamo ascoltato stasera, negli anni ’30 socialisti, sindacalisti e altri si arruolarono nelle Brigate Internazionali per combattere contro Franco. Per questo, questa intera Camera si levò contro Hitler e Mussolini. Per questo, il nostro partito si è sempre levato contro la negazione dei diritti umani e a favore della giustizia. E la mia opinione, signor Portvoce, è che ora dobbiamo affrontare questa malvagità. È il momento di fare la nostra piccola parte in Siria. E questo è il motivo per cui stasera chiedo ai miei compagni di partito di votare a favore di questa mozione.

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