Il pero dell’inquinamento

inquinamento_aria_europa_2013

Il pero, naturalmente, è quello da cui il luogo comune fa cadere gli sprovveduti che si accorgono che qualcosa non va nell’aria che respiriamo (o nell’acqua che beviamo, o nelle carni che mangiamo…) solo perché gli impongono le targhe alterne. O che le mezze stagioni sono sparite a causa del surriscaldamento crescente. Il problema è talmente reale e grave da far prendere risoluzioni apparentemente abbastanza serie alla recente conferenza sul clima di Parigi, anche se poi bisognerà vedere cosa si farà concretamente e a breve.

In spirito (hicrhodusiano) di servizio eccovi alcune informazioni puntuali che potranno farvi capire meglio, speriamo, di che materia sia fatto il problema.

Scendendo dal pero vediamo subito come le automobili siano indubbiamente uno dei fattori inquinanti, specie nelle città, specie se il clima è asciutto, ma assolutamente non l’unico né il principale (città a parte). Naturalmente l’inquinamento dell’aria (ci occuperemo solo di questo, non perché non siano gravi quelli del suolo e delle acque) è dovuto principalmente alla combustione di carburanti fossili (petrolio, carbone…). Un’altra fonte gravissima è l’uso di ammoniaca in agricoltura per fertilizzanti azotati, pesticidi etc. nonché rilasciata dalle deiezioni animali; uno studio italiano del 2008 rilevava che queste ultime rappresentavano da sole il 59% del rilascio di ammoniaca di fonte agricola (fonte); sempre di fonte animale la produzione di metano intestinale. Uno studio meno recente americano stabiliva che l’ammoniaca rilasciata negli USA dalle deiezioni animali erano stimabili fra il 50 e l’85% del totale (fonte). Una terza fonte importante sono le miniere e le attività minerarie correlate. La quarta fonte di inquinamento aereo è dovuta alle conseguenze di molteplici banali attività umane, come l’uso di pitture, prodotti per la pulizia e solventi. Trovate facilmente su Internet queste informazioni (un riepilogo abbastanza buono QUI) e quindi procediamo col ragionamento.

Le automobili, in sostanza, sono indubbiamente un potente fattore di inquinamento, assieme a molteplici altri elementi. La tabella che segue mostra i fattori di inquinamento atmosferico nell’Île-de-France, indiscutibilmente un’area densamente abitata, trafficata, infrastrutturata (dati 2010; fonte).

inquinamento tabella1

Se il monossido di azoto risulta prodotto dalla combustione per il 53% (insomma: poco più della metà), è facile osservare come sussistano altre e molteplici cause: cantieri, trasformazione dell’energia, residenziale etc. Il problema principale resta la combustione, che oltre a liberare nell’aria le sostanze già menzionate sviluppano diossido di carbonio responsabile del gas serra. La figura che segue (clic per ingrandire) è di grande interesse perché permette di correlare i processi di combustione alla produzione di diossido di carbonio nel mondo.

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L’87% di questa produzione è dovuta alla combustione di carburanti fossili (il restante è causato al 9% dall’abbattimento delle foreste e 4% da processi industriali. Fonte). Bruciare carbone, petrolio e derivati fossili vari è la condizione dello sviluppo di società mature come di economie recenti. L’Italia, per esempio, produce oltre il 70% della propria energia elettrica in questo modo (stessa fonte) e siamo comunque sedicesimi al mondo (mica male!) per emissioni (fonte).

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La mappa mostra bene come la quota industriale sia principale sopra quella del traffico, quanto meno in alcune aree del globo (qui di seguito la mappa dei veicoli per 1.000 abitanti, 2011. Fonte).

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Cina e India, con meno automobili pro capite (ma, naturalmente, con un alto numero totaleFonte) scontano sistemi di produzione obsoleti, leggi carenti e persistenza del problema negli anni, risultando fra i paesi al mondo più inquinati. E qui notiamo come il Pollution Index 2015 Mid Year veda nelle prime 50-55 posizioni, con un paio di eccezioni trascurabili, tutti paesi asiatici e sudamericani. L’Italia si piazza 58^, meglio solo di Serbia (57^), Bulgaria (53^), Malta (36^) e Macedonia (6^) in Europa, ma assai peggio di Romania (67^), Grecia (70^), Spagna (72^) etc. Per trovare il Regno Unito bisogna scendere all’84° posto, Stati Uniti 85°, e sì che sono paesi industrializzati e pieni di automobili! La Germania è 94^ e più sotto ancora altri paesi nordici.

Queste frammentari dati mostrano quanto meno che non si tratta “semplicemente” di automobili, o di industrie, ma di modelli di sviluppo e di comportamento, di legislazioni attente, di culture. In Italia, per esempio, secondo dati ACI 2013 (fonte):

  • viaggia su gomma l’85% del trasporto merci;
  • solo il 2,5% degli autocarri usano alimentazione alternativa;
  • solo il 6,6% delle automobili circolanti sono ecologiche;
  • una minoranza usa carburanti alternativi (4,8% GPL; metano 1,8%).

A livello europeo il trasporto merci su strada rappresenta tuttora i ¾ della movimentazione (fonte) ma con forti differenze interne: 86% in Italia, per esempio e 63% in Germania. Se cumuliamo il trasporto di grandi veicoli con quelli di veicoli sotto le 3,5 t., arriviamo all’88% del trasporto merci su strada in Italia (stessa fonte, ricca di molte altre informazioni).

Dopo questi sommari dati: le misure-tampone quali le targhe alterne, sono efficaci? No, naturalmente. O meglio: un po’ sì lì per lì, nel mentre si riduce il traffico (o per blocco totale o per targhe alterne), salvo tornare a livelli precedenti subito dopo, come mostrano i dati (per esempio questi). Lo capisce anche un bambino che senza risolvere i problemi a monte non si va da nessuna parte: incentivare seriamente il trasporto merci ferroviario; rinnovare il parco macchine obsoleto; immaginare fonti di produzione energetica non basate sulla combustione fossile (ma abbiamo detto e ridetto “No” al nucleare…); imporre norme per ridurre le emissioni industriali e far seguire rigorosi controlli; ridurre l’uso di inquinanti in agricoltura e ripensare il modello di allevamento intensivo. Le cose da fare sono tali e tante che – pur essendo note e stranote – difficilmente vi si porrà mano. Chi potrebbe sopportarne i costi? E quindi via così, sperando che piova e “lavi” l’aria dalle polveri sottili, che è un po’ come nascondere il pattume sotto il tappeto perché quelle polveri non vengono eliminate ma semplicemente disperse nelle falde acquifere.

Insomma: se potete, trattenete il respiro.

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