I russi sono cattivi

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Le vicende dei teppisti russi in Francia rendono evidenti alcuni fatti:

  • si tratta di gruppi neonazisti organizzati e militarmente preparati;
  • hanno il supporto delle autorità russe (parte, almeno);
  • niente di quello che sta capitando è casuale ma, soprattutto, bisogna leggere questi comportamenti in una chiave sociologica non contingente.

Schermata 2016-06-16 alle 17.12.05Il signore qui a fianco, per esempio, è Igor Lebedev, deputato dell’ultradestra che scrive, con riferimento ai disordini francesi: “Non vedo niente di male nel combattere, ben fatto ragazzi!”.

Con molta meno sintesi L!fe.ru segnala come Lebedev, nell’addossare le colpe degli incidenti ai britannici, dica:

non credo che i nostri tifosi abbiano fatto qualcosa di fuori dal comune, e dobbiamo capire che gli appassionati di calcio in 9 casi su 10 vanno alle partite per combattere, e questa è una situazione normale. I ragazzi hanno difeso l’onore del paese e non hanno permesso in alcun modo ai britannici di contaminare la nostra patria. I nostri tifosi devono perdonare e capire (fonte).

Il commento della televisione di stato a uno scontro è stato:

Duecentocinquanta sostenitori russi hanno respinto un attacco di diverse migliaia di inglesi e li ha costretti a fuggire. Tifosi inglesi hanno iniziato la lotta attaccando i nostri sostenitori, ma 250 russi provenienti da diversi angoli del nostro paese non hanno deluso e hanno respinto l’attacco degli isolani pesantemente ubriachi (fonte).

Sono note e documentate le connessioni di questi facinorosi con autorità russe tanto che si ipotizza una “volontà comunicativa” intimidatoria, di settori politici russi nei confronti dei cittadini europei (fonte).

Tutto questo differenzia largamente il fenomeno degli hooligan britannici (verso i quali le autorità UK hanno da anni opposto politiche di contrasto e che sono sostanzialmente alieni da motivazioni geopolitiche) da quelli russi. Per capire il fenomeno russo occorre spostare lo sguardo dal mero teppismo, più o meno inquinato da ideologie di destra (questo lo conosciamo bene anche in Italia) a un contesto culturale più ampio e generale, quello del nazionalismo panslavo, in cui è considerato politicamente accettabile, quanto meno da alcuni settori politici e governativi, andare in Francia con una specifica preparazione militare per alimentare una seria guerriglia urbana e strappare il primato della violenza ai britannici. preview_352x288.jpgIl problema delle tifoserie violente russe è piuttosto complicato e alcuni analisti segnalano la loro funzione di risorsa in operazioni di piazza interne al Paese, ma anche come artefici di una “politica estera” a noi poco chiara, forse, che però viene in qualche modo illuminata dal fatto che mentre il ministro russo dello sport, Mutko, ha dichiarato che i teppisti hanno disonorato il Paese, il ministro degli esteri ha convocato l’ambasciatore francese per protestare contro l’arresto di alcuni hooligans russi. A noi occidentali sembra un atteggiamento schizofrenico se non l’inquadriamo, come detto, nel sentimento panslavo oggetto, in questo periodo, di una costante pressione: dalle sanzioni europee per l’invasione della Crimea alle manovre NATO in Polonia di pochi giorni fa (la più grande dalla fine della guerra fredda) la Russia si sente assediata da un crescente sentimento anti russo che risulta intollerabile. Prego di considerare che da un punto di vista dell’analisi non ha affatto senso indicare chi abbia ragione e chi torto. In occasione della quasi guerra contro l’Ucraina abbiamo analizzato ragioni e torti di entrambe le parti che, anche a scenario bellico sospeso, restano valide e vi invito a rileggere.

Vorrei condividere coi lettori la sostanziale certezza che uno scontro militare con la Russia sarebbe certamente devastante e molto probabilmente perdente per noi europei. Se al bullismo putiniano l’Occidente sa contrapporre solo il bullismo della Nato che esibisce armi e soldati al confine russo, direi che siamo assai improvvidi oltre che sciocchi per alcuni motivi che a me paiono piuttosto chiari:

  1. il terreno dello scontro non sarebbero le lontane steppe russe ma gli assai più prossimi vigneti europei;
  2. i popoli europei sono un mosaico di intenzioni, visioni e filosofie diverse; se, certamente, molte nazioni europee dell’Est non vedono l’ora di accapigliarsi con gli odiati ex padroni, vedo assai difficile una chiamata alle armi di italiani, francesi, tedeschi per difendere la libertà dei lituani o la dignità dei polacchi o la russofobia degli ucraini;
  3. i costi materiali, ben prima che umani, sarebbero insostenibili per gli europei, che già faticano a mantenere delle ben più banali sanzioni;
  4. i russi sono combattenti; gli europei sono (fortunatamente) adagiati su settant’anni di pigra convivenza pacifica.

Abbiamo già perso, chiaro? Il confronto armato – qualora qualcuno lo immaginasse – è una follia anche, e soprattutto, per il fanatismo nazionalistico che alberga nei cuori russi, in quelli militaristi e di destra almeno, e nelle forze armate. Un’analisi di Kurt, l’esperto militare di Mentecritica, indicava, all’indomani del confronto ucraino:

La risposta militare [della NATO contro la Russia] è un’eventualità che gli addetti ai lavori sanno bene essere assolutamente impraticabile. Un confronto diretto con le forze armate russe è impensabile per sproporzione di mezzi, addestramento, uomini e dislocazione logistica. Senza contare la capacità di mobilitare effettivi assolutamente motivati, abituati a operare in condizione di estrema privazione e personalmente coinvolti in un progetto di grandeur patriottica che i giovani occidentali non riescono nemmeno a immaginare. Vi allego un breve documentario della rete satellitare anglofona all news russa. Lasciate perdere le sciocchezze sull’addestramento, si tratta di pratiche comuni e le abilità mostrate nel filmato sono anche di basso livello. Concentratevi sul modo con cui è presentato il servizio dove la “professionalità” che è diventato un valore totale in Occidente è totalmente esclusa e l’aspetto ideale esaltatalo nella più pura retorica sovietica. Io che seguo anche i canali russi, posso testimoniare che sono militarizzati con un dettaglio ed una frequenza che in Europa risulterebbe fuori luogo, politicamente scorretta e sgradevole. In Russia, invece, l’esibizione virile della guerra fa ancora spettacolo e la violenza viene servita a cena come dessert (fonte).

(fonte: Mentecritica)

C’è una cosa che si dovrebbe imparare presto: non si minaccia se non si è in grado di essere conseguenti. Non si minaccia se non si è in grado, poi, di mettere in atto le minacce con ragionevole speranza di vittoria. La Russia minaccia sapendo che l’Europa ha pochissimi margini di manovra, molte paure e poca unità d’intenti. La NATO minaccia sotto la spinta di interessi non europei. L’Europa si accoda, minaccia a mezza voce mentre tratta e commercia, si allea su alcune questioni con la Russia, su altre con avversari della Russia e, in sostanza, l’effetto netto della sua mancanza di una politica unitaria la rende, oltre che impotente, zimbello. Siamo zimbelli, e gli hooligan russi sono venuti a comunicarcelo.

A questo punto più di un lettore, indignato per la mia codardia, penserà che non possiamo abbandonare alla mercé dell’orso russo i nostri fratelli lettoni, ungheresi, polacchi e così via. Certo che no. Probabilmente no. Ma anche qui dobbiamo essere un pochino più attenti nell’analisi:

  1. non pochi paesi dell’Est, membri dell’Unione europea, sviluppano attive politiche anti russe, a danno di minoranze russofone, nella totale inerzia di Bruxelles; questi paesi, ai confini con la Russia e quindi assai meglio monitorati da Putin che da Renzi o Cameron, sono di fatto gli ambasciatori dell’ostilità occidentale contro i russi; tale ostilità viene manifestata, in ogni caso, calpestando diritti civili di cittadini europei, ancorché russofoni;
  2. diversi paesi dell’Est manifestano con discreta continuità una vocazione nazionalista e a volte apertamente reazionaria (basti l’esempio degli atteggiamenti verso gli immigrati e a ipotesi di quote), contrastano le politiche dell’Unione e, in sostanza, a volte non appaiono più nobili della Russia, salvo essere assai più deboli;
  3. trascorsi trattati fra Nato e Russia, per gestire il dopo Unione Sovietica e garantire una pacifica coesistenza in Europa, sono stati disattesi dalla Nato. O almeno è quanto sostengono i russi, non senza ragioni, di fronte a evidenti ambiguità Nato (nel sopra menzionato articolo sull’Ucraina, qui su HR, troverete riferimenti e discussione in merito).

Schermata-2014-03-25-alle-16.50.03-1024x606Non si tratta quindi di codardia ma di lucidità (o almeno così mi piace pensare) che fa i conti (riassumendo) con questi fattori:

  1. l’Europa non è in grado di minacciare la Russia, neppure con l’ausilio della Nato;
  2. l’Occidente ha delle colpe. Usare un bilancino per stabilire chi ne abbia di più è ridicolo, come anche avere una qualche certezza che quelle russe siano più gravi; quando si compete e ci si confronta, poi, è ovvio che ciascuna parte sottolinea le colpe altrui e minimizza le proprie, ma questa finisce coll’essere materia da adolescenti, non da nazioni con arsenale atomico.

Che fare quindi? La storia dell’Occidente, i suoi valori e gli impegni internazionali europei indicano l’indefettibilità della solidarietà verso gli alleati, anche se puzzoni; l’esame della realtà (sia sotto il profilo militare che sotto quello economico) indica la necessità di non arrivare a punti di rottura con la Russia (anche se puzzona). Aggiungete l’indispensabilità della Russia nel risolvere, prima o poi, il nodo siriano, la convergenza di interessi oggettivamente comuni come la lotta al jihadismo e via discorrendo. È evidente quindi che la soluzione sarà solo diplomatica entro un complicato gioco di ruolo in cui si devono concedere delle “mosse” anche a Putin e ai suoi facinorosi connazionali. Arrestiamogli gli hooligan (evitando semmai, un’altra volta, di mettere Russia e Inghilterra nello stesso girone, grazie), dichiariamo pure di voler difendere la libertà degli estoni, ma semmai non esacerbiamo le sanzioni. Sediamoci a un tavolo per la Siria rassegnati a concedere qualcosa (per esempio sul destino di Assad) e semmai pretendiamo la salvaguardia dei confini attuali anche in aree europee russofone. Continuiamo con un proficuo interscambio commerciale, semmai senza usare gli arabi (parlo di petrolio) in funzione anti russa e avviamo trattati per contenere l’espansionismo militare a est assieme alla Cina… Cose così.

Se riusciamo così a guadagnare tempo, chissà… forse riusciremo a vedere l’alba di una politica estera europea autodiretta.

P.S. Questo post è stato scritto prima del forum di San Pietroburgo e delle dichiarazioni di Renzi e Putin.

2 commenti

  • L’Europa vaso di coccio tra vasi di ferro…ma se non possiamo competere a livello militare, perchè non puntare su valori culturali? Quanto sarebbe bello se l’Europa realizzasse completamente quell’unione che sembra oggi così lontana, facendosi faro di civiltà occidentale e mondiale! Molto possiamo dare a Stati Uniti e Russia: pur gravati dalle nostre colpe storiche (le guerre mondiali ed il colonialismo, ad esempio), e riconoscendo gli attuali problemi (egosimi e rigurgiti nazionalisti) siamo pur sempre spesso all’avanguardia nella tutela dei diritti civili, del laicismo, dell’ambiente; e se l’oggi ci pone di fronte a problemi di inaudita gravità e complessità (crisi economiche, politiche, umanitarie) possiamo trovare soluzioni nuove per il mondo (perdonate l’ottimismo alla Severgnini…)

  • Francesco Vitellini

    Al momento la situazione è talmente pessima che alla fine bisognerà sperare che la ‘ndrangheta sistemi il tutto con la mafia russa.
    Questa è solo una provocazione, beninteso, ma vista l’incapacità attuale dei governi europei (questi maledetti stati nazionali) forse qualcuno che abbia una mentalità più simile a quella russa in cui i valori sono onore, forza, la famiglia come società da proteggere (il Paese dal punto di vista russo), il ricorso a mezzi estremi per mandare segnali, potrebbe ottenere risultati migliori.

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