Terremoti: natura matrigna e umanità stolta

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l’Italia è arretrata come il Medio Oriente: in un paese avanzato una scossa di magnitudo 6 non provoca crolli e vittime (Mario Tozzi, intervista all’Huffington Post)

L’ennesimo terremoto devasta paesi e miete vittime in Italia. Facile immaginare l’infinita coda di polemiche e rimpalli di responsabilità alla quale non intendiamo accodarci salvo per un aspetto. Occorre sottolineare con vigore che sostanzialmente tutte le calamità che mietono vittime hanno una fortissima percentuale di responsabilità umana. Il terremoto non ha responsabilità sociali (generalmente) ma le case costruite senza norme antisismiche sì. E così è per le alluvioni, le frane e via discorrendo, dove peraltro aumenta la responsabilità sociale negli argini non ripuliti, il consumo del suolo senza criterio etc. Ma salvo casi eccezionali e comunque dubbi (la famosa diga delle Tre Gole potrebbe avere avuto un ruolo nel disastroso terremoto cinese del 2008) il terremoto è causato da ragioni geologiche note, fuori dalla portata umana anche in quanto a prevedibilità, come già spiegò Enzo Boschi sul nostro blog.

Ancorché non prevedibili, dei terremoti sappiamo quasi tutto, o comunque quanto basta per sapere che l’Italia è zona sismica, e specialmente la fascia appenninica.

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Nell’area viola-arancio si sono succeduti negli anni terremoti devastanti, che hanno raso al suolo intere città seminando morte, feriti, distruzione.

Non si può far niente? È una sorta di condanna biblica e a chi tocca tocca? No. Non è affatto così e lo dimostra il fatto che altre aree sismiche nel mondo subiscono terremoti di grande intensità come in Italia producendo meno danni e pochissime vittime.

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L’elenco delle vittime per zona colpita mostra abbastanza chiaramente anche al primo sguardo come i morti a centinaia, o migliaia, si contino in prevalenza in aree povere dove è facile immaginare un’edilizia rudimentale, mentre nell’esperto Giappone c’è voluto un terremoto di magnitudo 9 (scala Richter), nel 2011, per compiere una strage, laddove altri eventi anche rilevanti hanno prodotto poche unità di morti. La tabella richiamata al precedente link è interessante perché possiamo confrontare la forza dei sismi. Un evento di magnitudo 6,6 in Giappone nel 2005, per esempio, causò 1 morto (1 anche nel 2007 con magnitudo 6,9; 1 nel 2008 con magnitudo 6,8, etc.); ma con magnitudo analoghe si contarono 315 morti in Salvador nel 2001, 1.000 in Afghanistan nel 2002, 2.266 in Algeria e 31.000 in Iran nel 2003 e via di seguito. Il terremoto dell’Aquila, ricordiamo, fu di magnitudo 5,9 e fece 309 vittime. Questo di Amatrice e dintorni è stato di magnitudo 6.0 e già le vittime si contano a decine.

Quel che si intende sottolineare, insomma, è la mancanza di prevenzione. I terremoti ci sono sempre stati; sappiamo dove colpiscono, con quale probabile intensità, ma non quando. Dove i terremoti colpiscono ci sono città e paesi che sono destinati ad essere sottoposti alla forte energia sprigionata dai sismi ma le moderne tecnologie sono in grado di contrastare tale energia impedendo – nella maggior parte dei casi – il collasso delle strutture. Lo sappiamo. Sappiamo come si fa. E ci sono leggi che obbligano a farlo. All’Aquila si scoprì, dopo, che le strutture crollate non erano a norma, che non c’erano piani di evacuazione e centri di raccolta degli sfollati (cosiddette aree di ammassamento) e via discorrendo; scommettiamo che è lo stesso per Amatrice?

Purtroppo i terremoti sono infidi, come la grandine. Si sa che potrebbero capitare, ma sperabilmente altrove. Spendere ingenti risorse, pubbliche e private, per contenere i danni di un evento ipotetico futuro non sembra la cosa migliore da fare per amministratori e amministrati, sempre presi da altre urgenze. Poi, ovviamente, prima o poi la grandine arriva da qualche parte, e qualcuno piange per il raccolto andato distrutto. In Italia questo vale per i terremoti, vale per le inondazioni, vale per le frane. Un Paese devastato dal cattivo uso del suolo, dagli abusi, dai furbetti e dai pescecani che sulla ricostruzioni ridono e ingrassano. Sì, la colpa è dei politici. Esattamente quanto dei cittadini.

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