Stare coi russi o stare con gli americani? Quale strategia all’epoca dell’entropia geopolitica?

Se, riunendosi nel tempio ancestrale prima della battaglia, si giunge a prevedere una vittoria, ciò è dovuto ai molti calcoli compiuti; se si prevede di non vincere, ciò è dovuto a calcoli insufficienti. L’abbondanza dei calcoli assicura la vittoria, e una loro scarsità la impedisce; che dire di chi nulla avrà calcolato? E’ ponendomi in quest’ottica che posso prevedere il successo o la sconfitta (Sun Zu, L’arte della guerra)

Panebianco pone un problema sul quale io stesso mi interrogo da un po’: nello straordinario caos geopolitico attuale, quale alleanza strategica, in prospettiva, conviene di più agli europei? Dopo avere sommariamente indicati i potenziali problemi a venire dell’epoca Trump (“siamo forse alla vigilia di un cambiamento geopolitico radicale”), Panebianco indica quelli, più visibili e attuali, delle aspirazioni egemoniche russe (la Russia “ha forse conquistato, con Putin, il massimo di democrazia che le sia concesso”). La sua riflessione finale riguarda l’Europa:

È divisa, confusa, spaventata. La sua integrazione è a rischio di sfaldamento a causa della potente crescita al suo interno di forze antieuropeiste. Subisce l’attacco del terrorismo islamico. Abituata per settant’anni a delegare la propria sicurezza agli Stati Uniti non è in grado di farvi fronte autonomamente. Quando arriverà il momento, Putin sarà pronto a offrire all’Europa non solo convenienti accordi commerciali, ma anche aiuti contro il terrorismo. E l’offerta sembrerà credibile tenuto conto anche del ruolo che la Russia si è conquistata in Medio Oriente.

Questa “sirena” russa non può essere ignorata ma deve essere trattata con prudenza:

Non si tratta di negare che una qualche forma di convivenza con la Russia debba essere cercata. Ma si tratta di capire che Russia e America non sono equivalenti e che stabilire un accordo con la prima senza la protezione e la garanzia della seconda significa rassegnarsi ad avere un’Europa per sempre debole e divisa (l’integrazione europea non conviene ai russi) e soggetta alle pressioni di un mondo illiberale. È vitale che gli europei si rendano pienamente conto del cambiamento geopolitico innescato dal declino americano e accelerato dall’elezione di Trump (e da Brexit). Per non essere impreparati, per cercare di strappare agli americani il massimo possibile di garanzie politiche, quando Trump e Putin cercheranno di accordarsi.

Fin qui l’analisi di Panebianco che, da bravo liberale, diffida della democrazia autoritaria russa e continua a guardare all’America malgrado il suo declino sullo scenario mondiale.

La riflessione di Panebianco, a mio avviso, difetta in due elementi centrali: 1) in che modo l’Europa dovrebbe e potrebbe appoggiarsi a un’America “in declino”, tanto più in epoca Trump; in cosa consisterebbe l’aiuto di Washington se diventa più isolazionista, se comincia a vedere nell’Europa un competiror e non un alleato, se decide lei stessa di dividere le sfere di influenza con Putin tornato a essere amico o, quanto meno, un soggetto con cui trattare? 2) Se l’Europa “divisa, confusa e spaventata” è anche “sempre più debole”, quali reali possibilità di scegliere, incidere, governare questi equilibri internazionali potrà avere? In sintesi: il ragionamento di Panebianco include una pars destruens che ne mina la possibile sintesi. Perché dovremmo accettare la seduzione di Putin, illiberale e autoritario? Ma anche: perché dovremmo sperare in Stati Uniti sempre meno capaci di offrire protezione, dimentichi delle origini del Patto Atlantico e avviati lungo il declino dell’autoreferenzialità? E infine: Cosa mai potrà fare un’Europa che potrebbe avere segnato in questi ultimi anni il fallimento del suo originario progetto politico? Il quadro tracciato da Panebianco è sì un monito generale necessario, ma mi pare incerto sulla risposta, perché qualunque indicazione è soggetta a limiti, insidie, effetti collaterali…

Se c’è un elemento certo, da utilizzare come stella polare per una qualunque analisi, tale elemento è la crescente entropia del sistema: cresce il caos (cambiano i confini, si ribaltano le alleanze, mutano le priorità…) e quindi l’informazione (ingestibile, complessa, contraddittoria) e quindi le domande alle quali dare risposte. Quale strategia all’epoca dell’entropia geopolitica? Certamente non una strategia pianificata con cura e alimentata a lungo da informazioni coerenti, come fu negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso: i blocchi, il mondo libero e i cattivi comunisti, meglio morti che rossi, una partita a scacchi infinita e tutto sommato abbastanza lineare. Nell’epoca dell’entropia occorre molta cautela, molto cinismo, molto senso dell’opportunità; legarsi, ma non troppo; comprendere, ed essere pronti a cambiare le prospettive della nostra comprensione (relativizzando, considerando il rapido cambiamento dei momenti storici). Non si può trattare più di difendere dei “valori fondamentali”: la Russia di Putin non è più comunista come l’America di Trump vedrà la fine del liberalismo. La Russia di Putin è “democratica” più o meno quanto l’America vagheggiata da Trump “ugualitaria”. La Russia è imperialista e feroce esattamente quanto l’America. Di cosa parliamo, quindi?

Quello che dobbiamo fare, come Europa divisa, confusa e spaventata, è naturalmente massimizzare i vantaggi e minimizzare le perdite, spogliandoci di ogni residuo ideologico, alla luce di questi elementi:

  • la Russia è qui, proprio qui, ai nostri confini; l’America no;
  • la Nato è in profonda crisi, ed è difficile immaginare un ruolo futuro pari a quello avuto fino alla fine del secolo scorso;
  • la Nato è principalmente uno strumento di dominio americano, nato e alimentato dalla comune paura della Russia sovietica prima e di quella putiniana ora; non poche delle decisioni europee di questi ultimi decenni sono state ancillari delle strategie americane (l’ingresso frettoloso dei Paesi dell’Est nell’EU e quindi nella Nato; le sanzioni alla Russia…);
  • i pericoli maggiori oggi provengono da Isis (Daesh) e turbolenze mediorientali (Turchia inclusa) e non da possibili invasioni dell’Armata rossa;
  • la Russia sta stringendo un’alleanza strategica con la Cina guardando al Pacifico; quella sì che sarà un’area calda, caldissima, a breve;
  • la Russia è un partner economico e commerciale altrettanto importante dell’America, specie per il gas e non solo;
  • l’Europa, infine: anche nello scenario peggiore i vari membri sono destinati a marciare più o meno assieme, più o meno infastiditi uno dall’altro, più o meno alle prese coi populismi, i problemi di crescita, i tentativi di uscita; siamo deboli e divisi, ma siamo legati; nessuno può seriamente pensare di smantellare l’UE con un decreto.

In questo quadro complessivo trovo sciocca ogni pulsione anti-russa; stupide le sanzioni; irrazionale la protesta per l’intervento in Siria; irrilevanti gli attestati di oligarca fatti a Putin; non pertinenti le accuse di autoritarismo; non si tratta di essere filo-qualcosa; nel caos disincantato del nuovo millennio nessuno può più permettersi di essere filo-qualcosa. Credo fermamente che i principali personaggi di questa vicenda internazionale siano dei bulli che tiranneggiano i più deboli vicini, che usano spregiudicatamente mezzi a loro disposizione per trarre vantaggi illeciti, che non hanno a cuore i loro popoli ma gli interessi di ristretti circoli di privilegiati. Penso insomma tutto il male possibile di Putin, temendo che Trump – in modo diverso – non sarà meglio. Penso lo stesso di Xi Jinping, di Temer, di al Sisi, di Sadat, di Erdogan, di Nieto, di al Sarraj e via discorrendo, con molte e significative differenze, la prima delle quali è che molti di costoro non possono minacciare concretamente l’Europa, o possono farlo solo in modo molto indiretto, mentre Trump e Putin sì, potrebbero farlo in maniera dolorosa. E’ necessario ragionare senza schemi. Se l’Europa è debole (e lo è), e se Usa e Russia sono forti (e lo sono) occorre tenere una potenziale equidistanza, equilibrata, flessibile, possibilmente rigorosa, ma consapevole di vicinanze geografiche, di interessi commerciali, di reali forze in campo.

L’Europa deve trovare una propria strada, una propria autonomia. Autonomia dalla Russia ma anche autonomia dagli USA. Alleanza con gli USA, ma anche rapporti amichevoli con la Russia. Putin, che ci piaccia o no, è già un interlocutore inevitabile sulla scena internazionale. Fare i conti con lui solo con sanzioni e atteggiamenti ambigui (molte cancellerie europee, italiana inclusa, sono di fatto assai ambigue) non darà alcun frutto. Fra possibile collasso Turco, crisi siriana, crisi libica, imminente crisi nel mar cinese, populismi e nuovi fascismi emergenti, caos in Sud America, Africa allo sbando… in questo caos crescente la bussola da tenere ferma è quella dell’integrità dei confini europei, della risposta al terrorismo internazionale, della ripresa economica, della fine delle più stridenti disuguaglianze. Per una nuova politica europea di questo genere tutto ci serve, tranne percorrere strade atlantiche antiche e obsolete, colme di testosterone rossofobico, e questo lo si può fare anche senza gettarsi, acriticamente, fra le braccia dell’ex agente KGB, ora zar di tutte le Russie.

Concludo con un’altra frase esemplare di Sun Zu:

Il vincitore prima vince, poi dà battaglia.

Il perdente prima dà battaglia, poi cerca il modo di vincere.

One comment

  • Nel tuo articolo non c’è un cenno sulle politica di difesa europea. In mancanza, equilibrismi equidistanze Sun Zu ci serviranno assai poco. Trump ci chiederà di aumentare il nostro contributo alla NATO. Una buona occasione per ripensare la difesa europea. Il Regno Unito va coinvolto, malgrado la Brexit.
    E poi vedremo: quanto durerà Trump, quali conseguenze avra la Brexit, se Merkel resterà in sella, se il M5s vincerà le elezioni in Italia e Le pen quelle francesi. Nulla è scritto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...